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Parte I. 7


pia, quanto in esse fosser versati gli Egiziani. O fosse, come alcuni hanno pensato, l’acutezza del loro ingegno e la positura stessa delle loro provincie, o fosse, come sembra più verisimile, il lungo commercio, che ebbero cogli Ebrei, egli è certo, che deesi lor questo vanto di essere stati o i primi, o almeno i secondi, che allo studio delle più nobili arti si applicassero; e quindi, se dagli Egiziani discendean gli Etruschi, egli è verisimile, che seco ne portassero in Italia l’amor delle scienze. Ma o dagli Egiziani o da’ Fenicj, come a molti piace piuttosto, o da qualunque altro popolo essi venissero, par certo, che cogli Egiziani avessero commercio ed amicizia. Troppo chiare sono le pruove, che noi ne abbiamo. Strabone osserva[1], che le muraglie de’ Tempj Egiziani erano messe a varj lavori di scultura in maniera somigliante, egli dice, a quella, che presso i più antichi Greci e presso gli Etruschi era in uso. Solevano gli Egiziani rappresentare ne’ lor monumenti de’ Grifi, de’ Lioni alati, ed altri somiglianti capricciosi mostri; e tali sculture noi veggiam pure ne’ monumenti Etruschi. I monumenti Etruschi de’ tempi più antichi hanno una grande somiglianza cogli Egiziani, come ha osservato il celebre antiquario Winkelmann[2]. Le Piramidi sì famose presso gli Egiziani usate erano ancor fra gli Etruschi, e ne abbiamo certissimo testimonio in ciò, che Plinio ne dice[3] del sepolcro di Porsena uno degli antichi loro Sovrani. Tutto ciò, conchiude l’erudito Conte di Caylus[4], non ci permette di dubitare, che commercio reciproco non fosse fra gli Egiziani e gli Etruschi, e che col commercio l’amore ancor delle scienze si tramandasse dagli uni agli altri. Quindi il soprallodato Winckelmann[5], il qual per altro sostiene, che gli Etruschi senza la

  1. Spagnuola, si è riguardo al cattivo gusto, ch’io ho detto, che da alcuni di essa fu introdotto in Italia. Ma io ho detto finalmente ciò, che da molti altri era già stato detto; né vi era ragione, per cui contro di me ei rivolgesse quell’armi, che ad ugual diritto avrebbe potuto rivolgere contro tanti altri, i quali ancora han detto assai più che non abbia detto io.

  2. Geogr. lib. XVIII.
  3. Histoire de l’Art t. I pag. 181 edit. d’Amsterd.
  4. Hist. Nat. lib. XXXVI cap. XIII.
  5. Recueil d’Antiquit. t. I pag. 78.
  6. Quando io pubblicai la mia Storia, aveasi solo la prima edizione della Storia del Winckelmann, e io non potei