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Parte I. 7


pia, quanto in esse fosser versati gli Egiziani. O fosse, come alcuni hanno pensato, l’acutezza del loro ingegno e la positura stessa delle loro provincie, o fosse, come sembra più verisimile, il lungo commercio, che ebbero cogli Ebrei, egli è certo, che deesi lor questo vanto di essere stati o i primi, o almeno i secondi, che allo studio delle più nobili arti si applicassero; e quindi, se dagli Egiziani discendean gli Etruschi, egli è verisimile, che seco ne portassero in Italia l’amor delle scienze. Ma o dagli Egiziani o da’ Fenicj, come a molti piace piuttosto, o da qualunque altro popolo essi venissero, par certo, che cogli Egiziani avessero commercio ed amicizia. Troppo chiare sono le pruove, che noi ne abbiamo. Strabone osserva1, che le muraglie de’ Tempj Egiziani erano messe a varj lavori di scultura in maniera somigliante, egli dice, a quella, che presso i più antichi Greci e presso gli Etruschi era in uso. Solevano gli Egiziani rappresentare ne’ lor monumenti de’ Grifi, de’ Lioni alati, ed altri somiglianti capricciosi mostri; e tali sculture noi veggiam pure ne’ monumenti Etruschi. I monumenti Etruschi de’ tempi più antichi hanno una grande somiglianza cogli Egiziani, come ha osservato il celebre antiquario Winkelmann2. Le Piramidi sì famose presso gli Egiziani usate erano ancor fra gli Etruschi, e ne abbiamo certissimo testimonio in ciò, che Plinio ne dice3 del sepolcro di Porsena uno degli antichi loro Sovrani. Tutto ciò, conchiude l’erudito Conte di Caylus4, non ci permette di dubitare, che commercio reciproco non fosse fra gli Egiziani e gli Etruschi, e che col commercio l’amore ancor delle scienze si tramandasse dagli uni agli altri. Quindi il soprallodato Winckelmann5, il qual per altro sostiene, che gli Etruschi senza la

  1. Spagnuola, si è riguardo al cattivo gusto, ch’io ho detto, che da alcuni di essa fu introdotto in Italia. Ma io ho detto finalmente ciò, che da molti altri era già stato detto; né vi era ragione, per cui contro di me ei rivolgesse quell’armi, che ad ugual diritto avrebbe potuto rivolgere contro tanti altri, i quali ancora han detto assai più che non abbia detto io.

  2. Geogr. lib. XVIII.
  3. Histoire de l’Art t. I pag. 181 edit. d’Amsterd.
  4. Hist. Nat. lib. XXXVI cap. XIII.
  5. Recueil d’Antiquit. t. I pag. 78.
  6. Quando io pubblicai la mia Storia, aveasi solo la prima edizione della Storia del Winckelmann, e io non potei