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Parte I. 17


nondimeno ne pensano altrimenti. E certo le due statue dell’Aruspice Etrusco e della Chimera, delle quali oltre altri parla lungamente il chiarissimo proposto Gori[1], statue, che certamente sono di artefici Etruschi antichissimi, come dalle Iscrizione sopra esse incise raccogliesi chiaramente, e statue, che in bellezza, in simmetria, in grazie alle più pregiate di tutta l’antichità possono a giusta ragione paragonarsi, ci fan conoscere, qual fosse in questa parte ancora il valor degli Etruschi. Plinio ancor ci rammenta una gigantesca statua meravigliosa d’Apolline, opera Etrusca, che fino al suo tempo vedevasi in Roma. Videmus certe Thuscanicum Apollinem in bibliotheca templi Augusti, quinquaginta pedum a pollice, dubium ære mirabiliorem an pulchritudine[2]. Un altro testimonio ne abbiamo nella gran quantità di monumenti Etruschi, che sappiamo essere stati un tempo per l’Italia e per l’Europa tutta dispersi; che non sarebbon già essi stati con sì gran desiderio ricercati, se bello e pregevole non ne fosse stato il lavoro. Due mila statue furono da’ Romani tolte e trasportate a Roma nella espugnazione della Città de’ Volsinii, oggi Bolsena, come ne assicura Plinio[3], il quale nel luogo stesso afferma, che sparse erano pel mondo tutto le loro statue. Signa quoque Thuscanica per terras dispersa; quæ in Etruria factitata non est dubium.

XV.

Lora Vasi, Urne, Lampadi ec.

Aggiungansi i loro vasi, le sepolcrali loro urne, le lampadi, e tanti lavori singolarmente di creta, in cui gli Etruschi erano più che altri famosi ed illustri. Quindi Plinio col testimonio di Varrone afferma[4], che con più fino lavoro fu quest’arte esercitata in Italia, e nella Etruria specialmente. Præterea elaboratam hanc artem [ait Varro] Italiæ, & maxime Etruriæ. Non vi ha Museo alcuno di antichità, che una gran copia non abbia di tai lavori Etruschi. Il museo Etrusco, il Fiorentino, ed il Cortonese, l’Etruria Regale del Dempstero, la raccolta del Conte di Caylus, ed altre somiglianti ce ne somministrano quantità prodigiosa, la quale ancora ci dà motivo di conghietturare, quanto maggior sia quella, che ne è perita. Aggiungansi per ultimo le pietre, che da essi incise o scolpite ancor ci rimangono, e che il valor degli Etruschi anche in questa parte ci scuoprono chiara-

  1. Mus. Florent. Stat. pag. 81. Mus. Etrusc. tom. II p. 289.
  2. Lib. XXXIV cap. VII.
  3. Ibid.
  4. Lib. XXXV cap. XII.