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6 EMILIO SALGARI


— Eppure, fratello, sono sicuro che quell’indiano, che per tre notti ha tentato il passaggio, approfitterà di questo uragano per scendere nel Colorado e portare qualche importante messaggio a qualcuna delle tre tribù insorte.

— Ed io, fratello, sono certo di abbatterlo con un buon colpo di rifle (carabina), — rispose Harry. — Che si mostri, ed avrà finalmente il suo avere.

— Ma tu lo sai che i Chayennes non hanno paura del fuoco, fratello. Li abbiamo già veduti più volte alla prova sulle praterie.

Ho marcato dieci tacche sul calcio del mio fucile, Giorgio, e ognuna vale la vita d’una pellerossa.

— Ed io ho sette segni e due ferite guarite molto lentamente, — rispose Giorgio, ridendo. — Apri, apri gli occhi, fratello: il colonnello Devandel deve sentire il nemico.

— Ed io sento l’indiano che si ostina a forzare la gola del Funerale, — rispose Harry. — Il cuore mi dice che questa sera rinnoverà il tentativo.

— E che lo ammazzerai?

— Se vi sarà un bel lampo in quel momento!... Tieni asciutte le polveri, Giorgio?

— Tutta la mia casacca di pelle è avvolta intorno alla batteria del mio rifle. Corpo d’un bisonte!... —

Un lampo accecante era brillato in mezzo alle tempestose nubi che un vento furioso cacciava dal Wyoming al Colorado, seguito da un tuono spaventevole il quale si ripercosse lungamente in mezzo alle cupe foreste che coprivano i fianchi della catena dei Laramie.

I due scorridori, quantunque inondati dalla testa ai piedi, avevano lasciata la roccia che in parte li proteggeva, balzando verso lo sbocco della gola del Funerale.

Un cavallo, tutto bianco, con una superba criniera ed una coda lunghissima, montato da un indiano adorno di penne e che pareva stringesse contro il suo petto qualche cosa, era comparso a soli cinquanta passi dallo sbocco.

— Fuoco, Harry!...

— Fuoco, Giorgio!...

Due spari erano rimbombati, formando quasi una sola detonazione e strappando, alle sentinelle veglianti nei furgoni, dei furibondi «All’armi».

Il cavallo, colpito dalle infallibili palle dei due cacciatori di prateria, i quali non mancano quasi mai i loro colpi, aveva fatto un salto immenso, poi con una rapida volata aveva salito l’ultimo tratto della gola del Funerale e dopo essersi impennato quasi verticalmente, si era lasciato cadere di quarto mandando un lungo nitrito.

L’indiano che lo montava era stato sbalzato d’arcione di colpo, insieme all’essere che stringeva fra le braccia.