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28 EMILIO SALGARI


— Un indiano ancora?

— Si, colonnello, — rispose Giorgio il fratello dello scorridore.

— L’avete fulminato?

— Non si passa sotto i nostri rifles senza cadere, signore, — disse Harry. — Sarebbe troppo grossa per uno scorridore che mancasse al bersaglio. Ah!... To’!... Giorgio!...

— Fratello!...

— E l’Uccello della Notte?

— Non vi è più!...

— È stato portato via sotto il nostro naso senza che noi ce ne accorgessimo.

— Possibile!... — esclamò il colonnello, impressionato.

— Guardate anche voi, signor Devandel, — disse Harry. — II fucilato non si trova più appeso alla roccia alla quale l’avevamo legato.

— Notte dannata!... — grido l’indian-agent. — Succede la fine del mondo?

Dov’è l’indiano che dite di aver fulminato?

— È qui, coricato sul fianco del cavallo bianco. —

Il colonnello fece colle mani portavoce, gridando:

— Attenti: gli Sioux ci sono vicini! Aprite gli occhi!... —

Poi prese la grossa lanterna di marina che teneva in mano il gigante e si curvò sul famoso cavallo.

Un indiano, nudo come un verme, di mezza età, colle membra unte d’olio di semi di girasole e di grasso d’orso, per poter sfuggire più facilmente alle strette degli avversarii, giaceva presso l’animale, tenendo una mano nascosta sotto la grossa gualdrappa di panno azzurro che serviva da sella.

L’indian-agent, prima ancora che il colonnello avesse pronunciata una parola, era piombato sul cadavere ed aveva afferrata quella mano.

— Ah!... — aveva subito esclamato. — Ecco quello che cercava di far sparire questo verme, e che noi non abbiamo pensato a cercare. Qui troveremo la chiave del segreto! —

Aprì a forza la mano destra del morto e strappò una carta che stava stretta fra le dita appena irrigidite.

Aveva appena mandate un grido di trionfo, quando in fondo alla gola del Funerale, che la nebbia avvolgeva, si udirono echeggiare dei fischi acuti, un po’ stridenti.

— Gli Ikkiskota!... — avevano esclamato i volontari della frontiera, impallidendo.

Nel silenzio della notte, quel fischio che si ripeteva ad intervalli e che veniva emesso col fischietto di guerra degli Indiani, formato con una tibia umana, aveva prodotto in tutti una profonda sensazione.

Erano dunque vicini gli Sioux, quei terribili guerrieri che valevano da soli le tribù riunite dei Chayennes e degli Arrapahoes?