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ragione dell’opera IX


mondo shekspiriano e se più tardi ho cercato altre cose nei suoi volumi e ho trovato altre emozioni fra i suoi eroi, nessuna certo è stata così pura e così spontanea come quella di un amore infantile, nato nel tedio delle ore di studio, dentro una grande villa toscana sui colli di Signa, arsi dall’estate. E forse è in quel ricordo lontano che debbo ricercare il senso quasi religioso che io ho avuto sempre per il grande poeta inglese. Col crescere degli anni e degli studii la prima sensazione puramente fantastica si è naturalmente modificata, ma anche oggi non posso rileggere i versi divini del «Midsummer night’s dream» senza provare un poco l’antica nostalgia e ritrovare come in un angolo riposto del mio cuore qualcosa dell’amore di altri tempi. Per questo quando il Gaffuri di Bergamo mi propose di tradurgli quella divina fantasia per una edizione italiana delle illustrazioni di Arturo Rackham io accettai con gioia e mi accinsi al lavoro con tale un impeto di entusiasmo che i versi della traduzione mi vennero quasi naturalmente come in un accesso del «brevis furor» oraziano.

Pubblicato il volume io non pensavo certo a farlo seguire da altri, quando sopravvennero due fatti nuovi che fecero nascere in me una idea — ancora indeterminata — dell’opera a cui mi sono accinto. Il primo fu un articolo di G. S. Gargano, sul «Marzocco» di Firenze, articolo che oltre a parole