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IGNOTO
| 37 | Sec. xiii |
TAPINA me, ch’amava uno sparviero:
Amaval tanto ch’io me ne morìa!
A lo richiamo ben m’era manero,
Ed unque troppo pascer no ’l dovìa.
Or è montato e salito sì altero,
Assai più alto che far non solìa;
Ed è assiso dentro a uno verzero:
Un’altra donna lo tene in balia.
Isparvier mio, ch’io t’avea nodrito,
Sonaglio d’oro ti facea portare,
Perchè dell’uccellar fosse più ardito;
Or se’ salito sì come lo mare,
Ed ha’ rotti li geti e se’ fuggito
Quando eri fermo nel tuo uccellare.
ANSELMO DA FERRARA
| 38 | Sec. xiii |
DE Tomeo le rade penne
Eran sdrucite e torpenti,
Quando venne,
Senza aprir porta o balcone,
Cristo dentro a la magione.
Ei toccar volle con mano
Ogni piaga al Re soprano,
Chè credevala menzogna
De’ Discipuli credenti:
Perciò n’ebbe gran rampogna.
Beato chi non vede,
O serra gli occhi et crede.
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