Pagina:Una sfida al Polo.djvu/10

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4 capitolo i.


bruno e baffuto, d’aspetto distinto, e l’altro biondastro, un po’ tozzo e sbarbato come un prete anglicano.

Più indietro ve n’erano altri due, d’aspetto terribile, massicci come bisonti, di statura gigantesca, con certe mani e certe braccia da mettere un senso di terrore anche agli uomini più muscolosi degli Stati Uniti ed anche del Canadà.

L’automobile, guidato dall’intrepida miss con una sicurezza e destrezza meravigliosa, si slanciò con velocità fulminea nella pista, descrisse sempre in volata due giri fra gli applausi clamorosi degli spettatori, poi si arrestò proprio nel centro, quasi di colpo.

Miss Ellen, che doveva possedere dei muscoli proprio americani, aveva frenato a tempo, strappando ai diecimila uomini che si stringevano addosso alla rozza cinta ed ai bars improvvisati, un vero urlo di ammirazione.

— Signor mio, — disse un giovanotto di ventiquattro o venticinque anni, coi baffetti biondi, di forme quasi erculee, ad un grosso americano tutto chiuso in una monumentale pelliccia e con tanto di cilindro in capo, alto quanto la canna d’un camino, che pure urlando non cessava di centellinare un bicchiere di gin cok tail (acquavite fortissima). — Quella splendida creatura maneggia il suo automobile meglio del più famoso chaffeur d’America e d’Europa. —

L’americano, che stava per lanciare il suo centesimo hurràh, si volse verso il giovane e lo guardò quasi con compassione.

Bevette un’altra lunga sorsata del suo gin cok tail, poi gli chiese un po’ ironicamente:

— Ma di dove venite voi?

— Dall’Inghilterra.

— E siete giunto a Quebec od a Montreal?

— Da solo quarant’otto ore.

By-good!... Allora comprendo la vostra ignoranza, —