Pagina:Una sfida al Polo.djvu/12

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6 capitolo i.


mans dell’America del nord. Se non fossero tali, avrebbero potuto rinunciare subito a qualsiasi speranza di conquistare il cuore di quella indiavolata fanciulla.

— Chi sono? Ma.... scusate, finchè gli altri continuano a sfiatarsi sarebbe meglio che voi accettaste, se non vi spiace, un crabmeat cocktail, tanto più che il vostro bicchiere è vuoto.

— Un yankee non rifiuta mai, giovanotto, — disse l’americano, avviandosi sollecitamente verso il banco più vicino.

L’inglese gettò dinanzi al proprietario del bar improvvisato una sterlina fiammante, non senza mandare un sospiro, gridando per coprire il frastuono che faceva rintronare sempre la vasta pista.

— Due crabmeat.... presto.... non abbiamo tempo da perdere. —

Non aveva ancora terminato di parlare che un garzone negro, dai grandi occhi che sembravano di porcellana, spingeva dinanzi ai due un vassoio con due grossi bicchieri incrostati di ghiaccio e colmi d’un intruglio di vari colori che tramandava dei profumi strani.

Un europeo avrebbe forse esitato a mandar giù quella robaccia, ma che delizia pei palati americani, sempre avidi di bevande e di cibi stravaganti!... Che cosa c’è di meglio d’un crabmeat?

Pensate che per comporlo ci si mette insieme della carne di granchio di mare ben triturata, della salsa di pomodoro, del pepe rosso, del marsala ed infine un mezzo bicchiere di gin-cocktail.

Si capisce come un simile intruglio possa, anzi debba soddisfare la gola d’un yankee!...

Mentre l’americano pescava avidamente nel suo grosso bicchiere gelato per raccattare i frammenti della carne del granchio, non cessava di chiacchierare e d’informare il giovane in-