Pagina:Una sfida al Polo.djvu/17

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i due rivali 11


costole od a fracassarsi il viso pei begli occhi, e più pei milioni, della bella americana.

Il brigadiere dei policemen si era alzato e dopo d’aver reclamato, con un gesto energico, un po’ di silenzio, gridò con voce poderosa:

— In nome della legge ed in forza del mandato di cui sono detentore, mi oppongo al combattimento. Obbedite!... —

Un urlo spaventoso accolse quelle parole.

— Morte ai policemen!...

— Al fiume!... Al fiume!...

— Accoppiamoli!... —

Prima cento, poi mille uomini, invasi da un vero furore, si erano scagliati contro l’automobile.

Il brigadiere, che forse si aspettava quel colpo, d’un balzo fu a terra prima che il cerchio si chiudesse, e si gettò disperatamente attraverso la pista, manovrando energicamente la sua mazza, senza badare se rompeva delle teste o fracassava delle costole.

I suoi compagni, sorpresi da quell’improvviso assalto, erano rimasti sull’automobile, certissimi di aver facilmente ragione in nome della legge.

Avevano però fatto male i conti. In un baleno cento mani robuste li afferrarono, li trassero giù stringendoli al collo, alle braccia, alle gambe, e li scaraventarono brutalmente a terra, disarmandoli prontamente delle loro mazze.

I disgraziati, subito ben pesti, avevano appena toccato il suolo che si sentirono gettati in aria, colle divise a brandelli.

La folla voleva la sua parte.

Quei poveri diavoli, intontiti, ammaccati, contusi, quasi spogliati, passavano sulle teste degli spettatori, rimbalzando come palle di gomma. Erano sopratutto i yankees che si mostravano i più feroci.