Pagina:Una sfida al Polo.djvu/18

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12 capitolo i.


Forse non si erano mai trovati a tanta festa!...

— Su la legge!... — urlavano.

— In alto!... In alto!... Su, un’altra volata!... Hurràh!... Hurràh!...

— Un’altra volata!... Su, intonate l’yankee Dodle!... —

I cinque policemen, più morti che vivi, balzando e rimbalzando sopra le tube lucide degli spettatori, andarono a rotolare sul banco d’un bar, fracassando bottiglie, vasi, bicchieri e facendo scappare il proprietario ed i suoi garzoni.

Un’idea infernale era sorta in un cervello esaltato.

— Diamo loro da bere!...

— Sì, sì!... Ubbriachiamoli!... — urlarono mille voci.

— Sì, ubbriachiamo la legge!... — risposero altri mille, sghignazzando.

— No, rimpinziamoli di crab-meat cocktail fino a farli scoppiare!...

— No, no!... Diamo loro del gin cocktail!... Farà meglio!

— E del wisky!...

— Bene!... Presto!... —

Sette od otto bookmakers, i più furibondi di tutti, poichè in quell’inaspettato intervento della polizia vedevano compromessi i loro interessi basati esclusivamente sulle scommesse e sulle quotazioni dei due campioni, piombano sui cinque disgraziati, e li inchiodano, per modo di dire, al suolo, tenendoli ben fermi.

Altri prendono delle bottiglie, le poche rimaste intatte, bottiglie del contenuto d’un litro, e le introducono a forza nelle bocche dei policemen.

I poveri diavoli stringono disperatamente i denti e fanno degli sforzi sovrumani per liberarsi dalle mani di ferro che li tengono inchiodati?

Tutto è inutile. Delle dita brutali afferrano e stringono i loro nasi. Non vi è altro da fare: o bere, o morire asfissiati.