Pagina:Una sfida al Polo.djvu/22

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16 capitolo ii.


nadese un formidabile fist-shoke che, se l’avesse colto giusto, gli avrebbe fracassata almeno una costola o mandati alcuni denti a passeggiare nella pista.

L’avversario, quantunque in apparenza sembrasse molto meno robusto, aveva parata la botta con tale velocità e maestria da strappare, agli spettatori, un vero urlo d’entusiasmo.

Perfino miss Ellen si era degnata di approvare con un gesto del capo.

By-good! — brontolo l’americano, sconcertato. — Non vi credevo così forte, signor di Montcalm.

Mi tenevo sicuro di spazzarvi via subito, mentre ora mi accorgo d’aver di fronte un boxer di prima forza.

Bah!... Vedremo la fine!... —

Il canadese si limitò a sorridere ed a lanciare uno sguardo rapido verso miss Ellen.

La giovane americana, in piedi dietro al volante, conservava una immobilità assoluta. Solamente i suoi occhi pareva che si fossero accesi.

— Attento, signor di Montcalm, — riprese l’americano, il quale si era rimesso prontamente in guardia. — Vi avverto che io proverò contro di voi un colpo terribile, insegnatomi dal mio maestro, che se riesce vi spaccherà la fronte e vi farà, nel medesimo tempo, schizzare gli occhi dalle orbite.

Lo chiamano il colpo di Tom Powell.

— Chiacchierate meno e agite di più, signor Torpon, — rispose il canadese. — Non sentite dunque quest’aria frizzante?

— Bah!... Noi yankees siamo ben corazzati contro il freddo e anche contro il caldo. Non per niente ci chiamano mezzi uomini e mezzi coccodrilli.

Sfondate le mie scaglie, se ne siete capa.... —

La frase fu bruscamente strozzata da un urlo di dolore. Il