Pagina:Una sfida al Polo.djvu/25

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una partita di “boxe„ 19


E sopratutto sbrigatevi poichè temo sempre una nuova sorpresa da parte dei policemen.

— Pronti? — aveva chiesto il partner dell’americano.

— Pronti!... — avevano risposto ad una voce i due rivali, rimettendosi prontamente in guardia.

L’americano era diventato prudentissimo, mentre invece il canadese aveva subito cominciato ad eseguire una serie di finte con una velocità così fulminea, che certi momenti gli spettatori non riuscivano più a distinguere i suoi pugni.

Incalzava violentemente, come se fosse impaziente di finirla, costringendo il suo avversario a rompere senza posa ed a balzare indietro.

Il suo maestro, che funzionava da partner, lo incoraggiava collo sguardo.

L’americano, sconcertato, non osava più tentare il suo famoso colpo. Batteva invece sempre in ritirata suscitando, fra i suoi compatriotti, dei mormorii poco benevoli a suo riguardo.

— Fugge! — borbottavano, pensando ai dollari che avevano scommesso. — Che abbia paura? —

Ad un tratto un grido scoppia dietro le ultime file della folla, subito seguìto da cento, da mille altri.

— I policemen!... I dragoni della Regina!... —

Un immenso urlo di furore risponde:

— Ancora loro!... —

Tre automobili, lanciati a tutta velocità, montati ognuno da una dozzina di poliziotti, divorano la bianca via. Dietro di essi galoppano disperatamente due squadroni di dragoni.

Gli elmi luccicano e luccicano pure le sciabole di già sguainate.

La legge la vuole vinta a qualunque costo ed arriva con forze imponenti.