Pagina:Una sfida al Polo.djvu/27

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una partita di “boxe„ 21


Lo vedo, gentlemen, — rispose l’americano. — Eppure dobbiamo ben finirla.

— Lo desidero anch’io, ma per ora non ci rimane altro da fare che di battercela prima di venire arrestati.

— Lo vedo bene, by-good!...

— Sì, andiamo, — dissero i due partners, — e lasciamo che se la sbrighino i vostri ammiratori. —

Si erano affrettati a raggiungere l’automobile, il quale pareva impaziente di riprendere lo slancio.

— Salite dunque? — chiese miss Ellen. — Ormai non vi è più nulla da fare qui e la forza non tarderà ad aver ragione.

Sarà per un’altra volta.

— Siamo disgraziati, miss, — disse Torpon.

— È proprio vero, master, ma che cosa volete farci? Cercheremo un altro luogo dove potrete battervi.

— Sì, dovessimo recarci al polo, — disse il signor di Montcalm. — Là almeno non ci troveremo sempre dinanzi questi odiosi policemen.

— Su, salite, gentlemen. Approfittiamo di questo istante di sosta, — disse la giovane americana. — Usciremo dall’altra parte della pista. —

I quattro uomini si arrampicarono sull’automobile, coprendosi frettolosamente coi loro soprabiti bene impellicciati e si misero dietro alla miss impugnando quattro grosse rivoltelle Colt.

— Avanti!... — gridò mister Torpon.

L’automobile ebbe un sussulto, poi si scagliò attraverso la pista verso il lato sgombro, filando colla velocità d’una rondine marina.

Il passo era libero, poichè tutti gli spettatori si erano rovesciati verso l’entrata del recinto che stava per essere forzato dai poliziotti e dai dragoni del 3.° Reggimento della Regina.