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un duello all’americana 33


— Vi preme di sopprimermi?

— Potreste essere invece voi il fortunato.

— Continuate, mister Torpon. —

L’americano sgusciò il suo dodicesimo gambero, lo inghiotti d’un colpo versandoci dietro un bicchiere di vino, poi disse con voce grave:

— Accettereste, signor di Montcalm, un duello all’americana? —

Il canadese era rimasto silenzioso, mentre i due partners erano diventati assai pallidi.

L’americano lasciò trascorrere qualche mezzo minuto, poi disse:

— Signor di Montcalm, attendo una vostra risposta. —

Il canadese si scosse.

Vuotò lentamente il bicchiere che gli stava dinanzi, guardando fisso nel fondo, poi rispose:

— Avrei preferito un duello alla spada, alla sciabola od alla pistola, mister Torpon.

— E il destino che ci sta sempre addosso? Sarei sicuro che con quelle armi una partita d’onore non avrebbe buon esito per noi.

Proviamo a batterci nell’oscurità. Si dice che la fortuna sia cieca; chissà che non lo sia anche il destino.

— Lo volete proprio, mister Torpon? — chiese il canadese, con voce tranquilla.

— Sì, signor di Montcalm. Noi siamo giunti ad un tal punto che è meglio che uno di noi scompaia per sempre dalla superficie del globo.

— E dove ci batteremo?

— Qui.

— Quando?

— Questa sera stessa, se non vi rincresce.

3. E. SALGARI ― Una Sfida al Polo.