Pagina:Una sfida al Polo.djvu/42

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36 capitolo iii.


— E che cosa vorreste fare di tante stanze?

— Avete mai assistito a nessuna seduta di spiritismo?

— Io no: lascio in pace le anime dei trapassati. Già non verrebbero qui nè a mangiare, nè a bere, nè tanto meno a lasciarmi dei dollari.

— Bene, si vede che siete un uomo pratico e mi congratulo con voi, — disse Torpon, un po’ ironicamente. — Dunque io affitto tutto l’ultimo piano del vostro hôtel per eseguire una serie di esperimenti, avendo condotto con me un medium d’una potenza straordinaria, già ammirato perfino dal nostro presidente.

Siccome gli spiriti non vogliono essere disturbati, voi mi darete la vostra parola d’onore di lasciarci assolutamente tranquilli. Quanto?

— Cinquecento dollari.

— Siete ancora onesto. —

Levò dal suo portafoglio una manata di biglietti di grosso taglio, contò la cifra, riaccese il sigaro e raggiunse il canadese ed il secondo partner, i quali chiacchieravano tranquillamente sottovoce, facendo di quando in quando girare la bottiglia di champagne immersa fino al collo in un vaso pieno di ghiaccio.

— È fatto, disse. — Per quarant’otto ore noi saremo liberi di gettare anche all’aria tutte le trenta stanze.

— E di scannarci con tutto il nostro comodo, — aggiunse il canadese, beffardamente.

In quell’istante il partner che era uscito per acquistare le armi entrò, portando un pacco.

— Marca di casa celebre, lame solide e capaci di troncare, con un colpo solo, la spina dorsale ad un bisonte. — disse.

— Sturiamo, — disse il canadese, traendo dal recipiente ge-