Pagina:Una sfida al Polo.djvu/8

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2 capitolo i.


— No, sono i due aspiranti alla sua mano.

— Cento dollari che è miss Perkins!... Chi accetta?

— Mille che sono Montcalm e Torpon!...

— Cinquecento che sono dei noiosi policemen che verranno a proibire anche qui la partita di boxe!...

— Se sono ancora essi li prenderemo a pedate.

— No, li getteremo nel S. Lorenzo, colle mani legate dietro il dorso!...

— Avanti i più forti!...

— Morte ai policemen!...

— Stupidi!... È l’automobile di miss Ellen!... Siete diventati ciechi? Ho vinto cinquecento dollari!... Posso andare a prendere un crabmeat cocktail!...

Hurràh for miss Ellen!... —

Su una immensa strada diritta, fiancheggiata da una doppia fila di pini giganteschi, un punto nerastro che ingrandisce a vista d’occhio, spicca vivamente sul leggiero strato di neve, lasciandosi indietro una nuvola di nevischio.

Non può essere che un automobile lanciato a velocità fantastica, forse a cento chilometri all’ora, se non di più.

I diecimila spettatori, dopo aver urlato come una banda di lupi affamati e dopo aver perduta quasi completamente la voce a forza di hurràh così spaventosi da vincere tutti i cosacchi della Russia e della Siberia, si sbandano a destra ed a sinistra, schiacciandosi contro le cinte e rovesciando, nella loro fulminea ritirata, più d’un banco colle relative bottiglie.

Diamine!... Non vi era da indugiare un solo minuto se si trattava dell’toaumobile della bellissima Ellen Perkins, la più indiavolata sportman di tutti gli stati dell’Unione Americana e già perfino troppo nota anche nel Canadà dove aveva storpiate, nelle sue pazze corse, una mezza dozzina di persone.

— Largo!... Largo!... — si gridava da tutte le parti.