Pagina:Una sfida al Polo.djvu/9

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i due rivali 3


Quel magnifico viale, tutto bianco, tutto diritto, metteva capo appunto allo spazioso recinto occupato da quella massa di scommettitori furibondi e di sportmen accorsi da tutte le città canadesi e della vicina frontiera americana.

L’automobile, che s’avanzava colla velocità d’un treno diretto americano, non doveva fermarsi che in mezzo alla pista e dato l’impeto non era improbabile che succedessero delle disgrazie.

Intanto l’entusiasmo degli spettatori aumentava con un crescendo inverosimile. Pareva che le gole, eccitate dai bicchieri di wisky, di gin, di grogs brandy, avessero ripresa una forza straordinaria, poichè gli hurràh ormai salivano al cielo.

Il rumoreggiare del vicino S. Lorenzo non si udiva ormai più. Il fiume era stato vinto.

Hurràh for miss Ellen!... Hurràh!... Hurràh per Montcalm!... Hurràh per Torpon!... —

E tutte quelle voci, quantunque ormai diventate rauche, si confondevano in un frastuono impossibile a descriversi. Nemmeno l’oceano Atlantico, nei suoi cattivi giorni di grande tempesta, avrebbe potuto vincere in un concorso di grande, spaventevole fracasso.

L’automobile ormai era in vista. Era una magnifica macchina tutta scoperta, a dieci posti, dipinta in giallo, montata da sole cinque persone.

Al volante stava una bellissima giovane, dai capelli biondissimi, con riflessi d’oro, occhi azzurri stranamente variegati, dai lineamenti un po’ forse troppo energici per essere una donna, dalla vita sottile come una vespa, che indossava un ampio gabbano di seta cruda adorno di pizzi di gran valore e che guidava con una sicurezza meravigliosa.

Dietro di lei stavano due giovani, seduti ad una certa distanza l’uno dall’altro, fra i venticinque ed i trent’anni, l’uno