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(1472-1473-1474) pensieri 181





*    Non hanno torto i padri e le madri che amano la vita metodica, senza varietà, senza  (1473) commozioni, senza troppe fatiche, la pace domestica ec. I loro gusti, le loro inclinazioni possono ben difendersi, e v’é tanto da dire per la morte come per la vita, dice la Staël. Ma il gran torto degli educatori è di volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità; che la vita giovanile non differisca dalla matura; di voler sopprimere la differenza di gusti di desiderii ec. che la natura invincibile e immutabile ha posta fra l’età de’ loro allievi, e la loro, o non volerla riconoscere, o volerne affatto prescindere; di credere che la gioventú de’ loro allievi debba o possa riuscire essenzialmente, e quasi spontaneamente diversa dalla propria loro, e da quella di tutti i passati presenti e futuri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi, e la forza della necessità suppliscano all’esperienza ec (9. Agos. 1821).


*    Quel giovane che fu d’animo eroico nella virtú (come sogliono essere tutti quelli che nascono con grande e forte immaginazione e sentimento), se per forza dell’esperienza, delle  (1474) sventure, degli esempi, disingannato della virtú, arriva a lasciarla, diviene eroico nel vizio, e capace di molto maggiori errori, che non sono gli altri ec. Non già per una continuazione di entusiasmo applicato al male, ma per un eccesso di freddezza che è sempre compagna della malvagità. Egli diviene un eroe di freddezza, e tanto piú intrepido, duro, ghiacciato, quanto era stato piú fervido. Come quei vapori che si convertono in grandine, i quali non si stringerebbero nel piú duro, denso, e sodo ghiaccio che possa formarsi nell’aria, se straordinario calore non gli avesse innalzati a straordinaria sublimità. In tutte le cose gli eccessi si toccano assai piú fra loro, che col loro mezzo, e l’uomo eccessivo in qualunque cosa, è molto piú inclinato e proclive al-