Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2503

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[p. 278] fare a meno, e non viene da altro se non da un parlare ritirato alquanto (piú o meno) all’uso ordinario, sia nelle parole, sia ne’ loro significati, sia ne’ loro accoppiamenti, nelle metafore, negli aggiunti, nelle frasi, nelle costruzioni, nella forma intera del discorso ec. Or come dunque il barbarismo, ch’é un parlar pellegrino, il barbarismo dico, quando anche non ripugni dirittamente, anzi punto, all’indole generale e all’essenza della lingua, né all’orecchio e all’uso de’ nazionali, in luogo di riuscirci elegante, ci riesce precisamente il contrario, e incompatibile coll’eleganza? Ecco com’io la discorro.

I primi scrittori e formatori di qualsivoglia lingua, e fondatori di qualsivoglia letteratura, non solo non fuggirono il barbarismo, ma lo cercarono. [1]Tolsero voci e modi e forme e metafore e maniere di [p. 279]stile e costruzioni ec (e questo in gran copia) dalle lingue madri, dalle sorelle, e anche dalle affatto aliene,

Note

  1. Vedi Caro, Apologia, p. 23-40. cioè l’introduzione del Predella.