Poesie sparse/L'esilio
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- per una "demi-vierge"
I.
Non ti conobbi mai. Ti riconosco.
Perché già vissi; e quando fui ministro
d'un rito osceno, agitator di sistro
t'ho posseduta al limite d'un bosco.
Bene ravviso il sopracciglio fosco 5
le bande fulve... Chi segnò di bistro
l'occhio caprino gelido sinistro?
Or ti rivedo in un giardino tosco,
vergine impura, dopo mille e mille
anni d'esilio. Tu, fatta Britanna, 10
scendi in Italia a ricercarvi il sogno.
Sono tre mila anni che t'agogno!
Ma com'è lungi il sogno che m'affanna!
Dove sono la tunica e le armille?
II.
Dove sono la tunica e le armille
d'elettro che portavi a Siracusa?
E le fontane e i templi d'Aretusa
e l'erme e gli oleandri delle ville?
Del tempo ti restò nelle pupille 5
soltanto la lussuria che t'accusa,
vergine impura dalla fronte chiusa
tra le due bande lucide e tranquille.
E questa sera tu lasci le danze
(per quel ricordo al limite d'un bosco?) 10
tutta fremendo, come un'arpa viva.
Giungono i suoni dalle aperte stanze
fin nel giardino... O bocca! Riconosco
bene il profumo della tua genciva!
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