Poesie sparse/L'incrinatura
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Perché nel vetro di Boemia antica,
dopo un'ora, già langue l'aromale
fior che m'offerse la mia dolce Amica?
Ché la verbena vi languisce, quale
la Donna amante il biondo Garcilaso 5
già martoriata dal segreto male.
Io so quel male: il calice del vaso
la bella mano - o gran disavventura! -
col ventaglio d'avorio urtò per caso.
E pur bastò. La lieve incrinatura 10
è insanabile ormai; il morituro
fiore s'inchina, stanco, nell'arsura,
ché la ferita del cristallo duro
tacitamente compie tutto il giro
per cammino invisibile e sicuro. 15
Vanisce l'acqua e muore il fiore. Io miro
il calice mortifero che serba
quasi non traccia di ferita in giro,
e una assai trista simiglianza e acerba
sento fra il vetro e il calice d'un cuore 20
sfiorato a pena da una man superba.
La ferita da sé, senza romore,
il calice circonda nel rotondo
e il fior d'amore a poco a poco muore.
Il cuor che sano e forte pare al mondo 25
sèrpere senta la segreta pena
in cerchio inesorabile e profondo.
E pur la mano l'ha sfiorata a pena...
Perché nel vetro di Boemia antica,
dopo un'ora, già langue la verbena 30
che vi compose la mia dolce Amica?
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