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Sonetto XI
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<dc:title>Rime di Vittoria Colonna, marchesana di Pescara; colla vita della medesima scritta da Giambattista Rota, accademico eccitato.</dc:title> <dc:creator opt:role="aut">Vittoria Colonna</dc:creator> <dc:date>1760</dc:date> <dc:subject></dc:subject> <dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights> <dc:rights>GFDL</dc:rights> <dc:relation></dc:relation> <dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Rime_(Vittoria_Colonna)/Sonetto_XI&oldid=841048</dc:identifier> <dc:revisiondatestamp>20110419211404</dc:revisiondatestamp> //it.wikisource.org/w/index.php?title=Rime_(Vittoria_Colonna)/Sonetto_XI&oldid=841048 20110419211404
Rime di Vittoria Colonna, marchesana di Pescara; colla vita della medesima scritta da Giambattista Rota, accademico eccitato. - Sonetto XI Vittoria Colonna
1760 1490 1547
SONETTO XI
MEntre scaldò ’l mio Sol nostro emispero,
Qual occhio da soverchia luce offeso,
E qual da cieca invidia tinto e preso,
Non scorser del gran lume il raggio intero.
Or c’ ha lasciato il mondo freddo e nero,
Di bella voglia ogn’ alto spirto acceso
L’ adora, e molti han con lor danno inteso,
Che ’l proprio error non li scoperse il vero
Valor, a cui la Morte fama aggiunge;
E se ’l tempo vorace i nomi asconde,
Sua gloria a questa legge non si strinse.
L’ opre chiare d’ altrui non ben seconde
Seguon le sue tant’ alto, e sì da lunge
Lo scorge quei, che più l’ ardir sospinse.