Sommario delle cose della città di Lucca

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Niccolò Machiavelli

1520 S Letteratura letteratura Sommario delle cose della città di Lucca Intestazione 5 giugno 2008 75% Letteratura

La città di Lucca è divisa in tre parti, delle quali l'una è nominata da S. Manine, l'altra da S. Paolino, e la terza da S. Salvadore. Il primo e supremo magistrato che sia in essa, sono nove cittadini, eletti tre in ciascuna di dette parti, i quali insieme con un altro, il quale infra loro è capo, che nominano gonfaloniere di giustizia, si chiamano la signoria, ovvero, volendoli nominare per uno antico nome, si chiamano Anziani. Hanno appresso a questo un consiglio di trentasei citadini, il quale è nomato dal numero; hanno di più un consiglio di settantadue cittadini, il quale chiamano il consiglio generale. Sopra questi tre membri si gira tutto il pondo del loro stato, aggiunte quelle circostanze che particolarmente nel ragionare di queste membra si diranno. L'autorità della signoria sopra il contado loro è amplissima, sopra i cittadini è nulla; ma solo dentro la città raguna i consigli, propone in quelli le cose che si hanno a deliberare, scrive agli ambasciatori e riceve lettere, raguna le pratiche, che loro chiamano colloqui, de' loro più savi cittadini; il che fa scala alla deliberazione che si ha a fare nei consigli; vigila le cose, ricordale, ed in fatti è come un primo motore di tutte le azioni che si fanno nel governo della città. Siede questa signoria due mesi, e chi siede ha divieto due anni. Il consiglio de' trentasei con la signoria distribuiscono tutti gli onori e gli utili dello stato, e perché ei vogliono che sempre mai a distribuire si trovino trentasei cittadini a sedere almeno, oltre alla signoria, ogni signore in ogni ragunata di consiglio può chiamare due arroti, i quali seggono con quella medesima autorità che i trentasei. Il modo del distribuire è questo: eglino imborsano ogni due anni tutti quelli signori e gonfalonieri che nelli due anni futuri debbono sedere; e per fare questo, ragunati che sono i signori con il consiglio de' trentasei in una stanza a questo ordinato, mettono in un'altra stanza propinqua a quella i segretarj dei partiti con un frate, ed un altro frate sta in su l'uscio che è infra le due stanze. L'ordine è, che ciascuno che siede, nomina uno il quale gli pare. Comincia adunque il gonfaloniere a levarsi di sedere, e va e dice nell'orecchio a quel frate, che è in su quell'uscio che entra ai segretarj, quello a chi ei rende il partito, ed a chi ei vuole che gli altri lo rendano. Dipoi ne va innanzi ai segretarj, e mette una ballotta nel bossolo; tornalo che è il gonfaloniere a sedere, va uno dei signori di più tempo, poi vanno gli altri di mano in mano: dopo i signori va tutto il consiglio, e ciascuno quando giunge al frate domanda chi è stato nominato, ed a chi egli debbe rendere il partito, e non prima; tale che non ha tempo a deliberarsi, se non quel tempo che pena a ire dal frate ai segretarj. Renduto che ciascuno ha il partito, e' si vota il bossolo, e se gli ha tre quarti del favore, egli è scritto per uno dei signori; se non lo ha, è lasciato ire fra i perduti. Ito che è costui, il più vecchio dei signori va e nomina un altro nell' orecchio al frate; dipoi ciascuno va a rendergli il partito, e così di mano in mano ciascuno nomina uno, ed il più delle volte torna loro falla la signoria in tre tornate di consiglio; e ad avere il pieno loro conviene che gli abbiano centotto signori vinti, e dodici gonfalonieri: il che come hanno, squillinano infra di loro gli assortitori, i quali assortiscono, che questi siano i tali mesi e quelli i tali, e così assortiti ogni due mesi si pubblicano. Nella distribuzione degli altri ufficj e' tengono diverso modo da questo. Fanno lo squillino di essi una volta l'anno, in modo che a quell'ufficio che sia sci mesi e' fanno in ogni squillino due uffiziali. Tengono nello squillinare quest'ordine: mandano prima un bando, che avendosi a fare gli uffiziali dell'anno futuro, chi vuole uffici si vada a fare scrivere. Qualunque adunque vuole ire a partilo, va a farsi scrivere al cancelliere, e quello mette tulle le polizze de' nomi di quelli che si sono fatti scrivere in una borsa. Dipoi, ragunato che è il consiglio per fare gli ufficj, il cancelliere comincia a trarre da quella borsa un nome: se colui che è trailo è presente, dice: Io voglio ire a partito per il tale ufficio: così va il partito: se si vince per tre quarti, e quell'ufficio è fatto, e mettesi da canto, e per quell'ufficio non ne va a partito più; se non è vinto, la polizza si straccia, e non può più ire a partito e trassi un'altra polizza, e quello che è tratto, se egli è presente, dice a che ufficio e' vuole ire a partito, e se non è presente, ha ordinalo chi lo dica per lui; e così si seguila di fare, tanto che siano fatti tutti gli ufficj dell'anno futuro, facendone, come io dissi, due per ognuno di quelli ufficj che stanno sei mesi. È da notare pertanto la differenza di quesyi modi dallo squiltinare dei Fiorentini, e gli altri, perché nello squillino della signoria, chi squiltina va a trovare il bossolo; ed altrove si usa che il bossolo va a trovare chi squitlina. Nello squillino degli ufficj altrove si propone quale ufficio si ha a squillinare, e dipoi si traggono gli uomini che vi hanno ad ire a partilo, e vogliono che molti vi concorrano, ed ancora che i molti vincano, e sia dato a chi ha più favore. Ma i Lucchesi fanno il contrario: traggono prima l'uomo, e poi dichiarano a quale ufficio egli abbia ad ire, e vogliono che tal dichiarazione stia a colui che è tratto, e chi è tratto misura le forze sue, e secondo quelle elegge l'ufficio. E se gli eleggo male, e' si ha il danno, e perde per quell'anno la facoltà di andare più a partito; e se vince, egli è suo, né vogliono che ne vada a partito un altro per darlo a chi ha più favore, perché parrebbe loro che fusse ingiuria che un altro gli potesse torre quello che una volta gli è stato dato. Quale pertanto sia migliore di questi due modi, o il Lucchese, o il vostro, o quello de' Veneziani, ne lascerò giudicare ad altri. Il consiglio generale, come io dissi, sono settantadue cittadini, i quali con la signoria si ragunano, e di più ciascuno de'signori può nominare tre cittadini, i quali ragunandosi con loro hanno la medesima autorità di loro. Sta questo consiglio un anno, quello de' trentasei sei mesi, ed hanno solamente questo divieto, che non possono esser rifatti del nuovo quelli che sono del vecchio. Il consiglio de' trentasei rifa se medesimo; il generale è fatto dalla signoria e da dodici cittadini squillinoli dai trentasei. È questo consiglio generale il principe della città, perché fa leggi e disfalle, fa triegue, amicizie, confina, ammazza cittadini, ed infine non ha appello, né alcuna cosa che lo freni, purché una cosa sia vinta per i tre quarti di esso. Hanno, oltre i soprascritti ordini, tre segretarj, i quali stanno sei mesi. L'ufficio di questi è, come diremmo noi, spie, o con più onesto nome, guardie dello stato: questi possono un forestiero, senza altra consulta, cacciarlo o ucciderlo; vegghiano le cose della città; se intendono cosa che sia per offendere lo stato, e che riguardi i cittadini, e' la riferiscono al gonfaloniere, alla signoria, ai colloquj, accio che la sia esaminata e corretta. Vero è che devia dall'ordine delle passale repubbliche, perché in quelle il numero maggiore ha distribuito, il mezzano consigliato, il minore eseguito; e a Roma il popolo distribuiva, il senato consigliava, i consoli e gli altri minori magistrati eseguivano; a Venezia il consiglio distribuisce, i pregadi consigliano, la signoria eseguisce. In Lucca sono confusi questi ordini, perché il numero di meno distribuisce, il minore ed il maggiore parte consiglia e parte eseguisce; e benché nella repubblica di Lucca e' non torni male, nondimeno non deve uno che ordini una repubblica imitarlo. La cagione perché ci non torna male e, perché gli onori egli utili in quella città sono cerchi con poca ambizione, perché dall'un canto e' son deboli, dall'altro chi gli arebbe a cercare è ricco, e stima più le sue faccende che quelli, e per questo si viene a curarsi meno di chi gli amministri. Ancora il poco numero dei cittadini che vi sono, e il non essere i consigli a vita, ma per sei mesi, fa che ciascuno ne chiede e spera essere; dipoi quella autorità che i signori hanno di nominare in ogni consiglio due o tre per uno, fa quietare di molti amici, perché molti che non credono vincere i partiti, credono avere amicizia con uno che ve li faccia ragunare, in modo che importa loro meno che distribuisca quel dei trentasei o quel dei settantadue. Hanno ancora in ragunare questi consigli un altro ordine, che serve a satisfatione del popolo e ad abbreviare le faccende; che se quando e' si raguna il consiglio e' son passali i termini, Ira i quali i consiglieri vi debbono essere, e ve ne manchi alcuno, la signoria può mandare fuori i suoi sergenti, e i primi cittadini che trovano condurre in consiglio per riempiere i descritti del numero. È ancora bene ordinato che il consiglio generale abbia autorità sopra i cittadini, perché è un grande freno a gastigare quelli si facessero grandi. Ma non è già bene ordinato che non vi sia ancora un magistrato di pochi cittadini, come dire quattro o sei, che possano gastigare, perché qualunque l'uno di questi duoi modi che manchi nella repubblica, fa disordine; il numero grande serve a gastigare i grandi e l'ambizione de' ricchi; il numero piccolo serve a far paura agli ..... ed a frenare la insolenza de' giovani, perché ogni di in questa città occorrono cose, che il numero grosso non può correggere; di che nasce che i giovani pigliano audacia, la gioventù si corrompe, e corrotta può diventare strumento dell'ambizione. Lucca adunque mancando di questo grado che frenasse la gioventù, conobbe questa insolenza essere cresciuta, e causare cattivi effetti nella città, donde che per frenarla fece una legge molti anni sono, che si chiama legge de' discoli; che vuole dire degli insolenti e male costumati, per la quale si provvide, che in consiglio generale ogni anno due volte di settembre e di marzo, tutti quelli vi sono ragunati, scrivano quale pare da confinare fuori del loro stato; leggonsi poi gli scritti, e qualunque è nominato dieci volte e più, va a partito, e se il partito si vince per i tre quarti, e' s'intende confinato per tre anni fuora del paese loro. Fu questa legge benissimo considerata, ed ha fatto un gran bene a quella repubblica, perché dall'un canto ella è gran freno agli uomini, dall'altro non può fare moltitudine di confinati, perché dai primi tre anni che la fu fatta in fuori, tanti ragguagliati ne ritorna, quanti ne esce. Ma quella non basta, perché i giovani che sono nobili, ricchi e di gran parentado, rispetto alla strettezza del partito, non ne temono, e vddesi che in questi tempi vi è stato una famiglia, che si chiamano quelli di Poggio, dalla quale nasce ogni di esempli non buoni in una repubblica buona, e per infino ad ora non ci hanno trovalo rimedio. Parrà forse ad alcuno che sia disordine che tutti i partiti de' Lucchesi si abbiano a vincere per i tre quarti; al che si risponde che travagliandosi le cose nelle repubbliche sempre da il si al no, è molto più pericoloso in quelle il sì che il no; e più hanno da avvertire a coloro che vogliono che e1 si faccia, che a quelli che non vogliono che si faccia, e per questo si giudica meno male, che i pochi possano facilmente tenere che non si faccia un bene, che e' possano facilmente fare un male; nondimeno se questa difficultà sta bene, la non sta bene generale, perché sono di molte cose che sarebbe bene facilitarle; e questa di gastigare i loro cittadini è una; perché se la pena loro si avesse a dichiarare per i due terzi, i parentadi e le amicizie potrebbero con più difficultà impedirla. Questo è in effetto quanto si può dire del governo dentro di Lucca, e ciò che in esso sia di buono e di reo.