Sopra la ricchezza della lingua italiana ne' termini militari

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Francesco Algarotti

1791 S Saggi letteratura Sopra la ricchezza della lingua italiana ne' termini militari Intestazione 11 agosto 2008 75% Saggi

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Sopra la ricchezza della lingua italiana ne' termini militari
1791

AL SIGNOR FELICE SALIMBENI.

Non pare certamente che si possa recare in dubbio, che la lingua tedesca non abbia i termini suoi proprj per esprimere le cose della guerra, senza aver bisogno d’accattargli d’altronde. Ella è lingua madre, e forse la più antica di quante si parlino oggi in Europa; e finalmente è lingua di una nazione, che fu d’ogni tempo bellicosa. E se ora i Tedeschi, repudiando i termini loro nativi, adottano gli altrui, che si ha egli da dire; mentre, essendo armati di armi proprie, amano meglio corrompere la propria lingua con voci straniere che servirsi delle proprie? Ma che la nostra lingua italiana abbia per le cose della guerra voci e maniere sue proprie, si può affermare con sicurezza. Che se le nostre bocche, e le nostre scritture medesime sono anche per questo capo infette, dirò così, di francesismi; ciò deriva non dalla povertà della lingua, ma dalla povera condizion nostra, la qual fa sì che pochissimi Italiani sappiano la lingua italiana: e quel grandissimo nostro capitano del Montecuccoli, benché si scorga da più luoghi aver egli letto i buoni autori, pur si vede, che possedeva anche meglio l’arte della guerra, che le finezze della lingua: e un solo fu Giulio Cesare da far fronte, per così dire, alla grandezza delle cose, e alle minuzie delle parole. Ma venendo a quelle particolari maniere, che mi proponete da trasportare in nostro idioma; étre coupè en deux par une riviere, harceler une armèe, faire des magazins, marcher à l’ennemi sans rompre les rangs; faire des marches forcées, avoir des bons quartiers; voi direte esser tramezzato da un fiume; pizzicar l’esercito, tenerlo tribolato infestato; far canova magazzino fondaco, o far munizione di vettovaglia; ire a trovare il nemico serrando gli ordini; camminare a grandissime giornate, marciare a corsa; aver grassi alloggiamenti. E abbiate pur fede, che non peccherete contro alla Crusca. E per esprimere con una voce sola les defiles, noi diremo le strette, se tanto o quanto vale l’autorità del Petrarca,

   Ma Maratona e le mortali strette,
che difese il Leon con poca gente.

E il segretario Fiorentino dice, che Castruccio deliberò, per le poche genti che menava seco, di affrontarsi co’ Fiorentini nello stretto di Serravalle: e si potrebbe ancora dire angustie dei passi, forre bocche gole fauci, secondo che tornasse. Ma per darvi un saggio del valore della nostra lingua anche in presenza de’ nemici, ecco che io vi fornirò d’una mano di maniere, parte che mi si presentano alla memoria, e parte che ne ho fatto canova in certi miei zibaldoni. Con esse potrete batter la cassa, soldar gente [1], scernere quelli che abbiano buona presenza, o che si conoscano di più spirito e di più vita, armare esercitare ordinare capitanare l’esercito, squadronare ne’piccioli e ne’ grossi ordini, insegnare alle vostre genti adoperar l’armi, dar fuoco, tener le file in ogni qualità di moto e di luogo, raddoppiar le file, distendersi [2], attestarsi, insegnargli a combattere ordinati, a combatter rotti, a riordinarsi se nemico o sito gli perturbi, a osservar gli ordini [3] facendo qualche vista d’assalto, a girare sulla destra sulli sinistra, a voltarsi in un tempo, a fare dei fianchi fronte, o rimutar testa per fianco, far spalle della fronte o del capo coda e della coda capo , a ubbidire a’ segni a a’ suoni e alle voci del capitano; e i soldati nuovi fargli pratichi, come se più e più volte veduto avessero il nimico in viso. E in evento che voi moviate [4] o vi sia mossa guerra; provvistovi di vettovaglia, ed apparecchiato il traino e la munizione dell’artiglieria così da campo come della grossa da muro, potrete ragunar l’esercito, far massa delle genti [5] in luogo comodo alle vostre guarnigioni, far la rassegna o la mostra; e visto che le vostre genti sono a numero, sortire in campagna [6]. E perché la riputazione è sempre di chi assalta, stimandosi ch’egli abbia prima delle comuni forze fatto ragione, e trovato le sue superiori; dovrete procurare di far la guerra in casa del nimico. In camminando spartirete l’esercito in avanguardia battaglia e retroguardia, ovvero in due o tre punte, o vogliam dire colonne [7], secondo che ’l consentirà il paese, di cui fa di necessità conoscere i siti, e intender le difese: tra una colonna e l’altra qua metterete le artiglierie e là le bagaglie; mandando innanzi spianatori a diboscare il cammino,a rassettar le strade, a far ponti e ghiajate a’pantani; e gente espedita a fare la scoperta, a batter la strada [8] a riconoscere i boschi, pigliare i colli e i passi, per dove dee tragittar l’esercito: camminerete, quanto si può, per luoghi aperti, e farete di schivar le stretture, dove conviene affilarsi, o almeno pochi vi possono ire in ordinanza, di mantenere in andando il passo uniforme, di mutar forma di cammino secondo la qualità del paese, di essere ordinato in modo da rispondere da ogni parte, se nella marcia il nimico venga ad assalirvi da fronte da’ fianchi o dalle spalle: spaccerete il cammino: marcerete, se bisogna, ratto senza posare; traendo a quel luogo, che per la comodità de’ fiumi, copia de’ viveri, per essere nel cuor del paese e simili, avrete scelto per piazza pianta o sedia di tutta la guerra. Quivi potrete far punta o testa, e piantarvi il campo [9] ,dove non si patisca d’acqua, non ci sia caro di legna e dove non siate comandato né dal luogo né dal nemico, e vi abbiate il vantaggio del paese e del terreno. Il campo lo potrete fortificare di tagliate d’alberi, o cavando terra munirlo d’argini di trincee di fossi [10]; dare il nome, metter le sentinelle, ordinar le poste. Le terre, che avrete alle spalle del campo, procurerete di conservarle, come quelle, che parte vi debbon fornire della vettovaglia; e il paese accasato e aggiardinato non guasterete per modo niuno. Quindi con la cavalleria leggieri potrete spargervi per la campagna, cavalcare il paese che vi è innanzi, foraggiarlo predarlo [11]; bezzicar di continuo i nemici; affrontato sguizzare e rigirare alle spalle, e sempre con qualche fazione il nemico annasare: e con ogni mezzo da’ desertori e dalle spie farete di sapere i disegni e gli andamenti di lui, per non cadere nella sentenza del proverbio: chi è povero di spie è ricco di vituperio. Ancora potrete imboscar fanti in più d’un luogo, e mandar innanzi cavalli con ordine, che appicchino scaramuccia, e voltino le spalle sino al saltar fuori l’agguato. E se voi odorate un simile inganno del nimico; potrete ordinare a destra e a sinistra i vostri ajuti, e farne stare alcuni alle riscosse, voi far vista d’inseguire i nimici; e come vi vengono addosso gl’imboscati, cedere passo passo, condurgli nelle forbici, accerchiargli, e le astuzie del nimico rivolgere in capo di lui. Se vi convenisse passare un fiume; provvedutovi di barchereccio, o guidatovi i pontoni, potrete piantar batterie in sulla riva del fiume per ispazzar di nimici la riva opposta; volteggiare, sbrancar l’esercito per tirare da più lati il nimico, e dove vi dà la via gittarvi il ponte, e fortificarlo; ovveramente tastare i guadi, riparare a quelli il nimico avesse sfondati, guazzare il fiume, e passarlo dove la grotta più benigna più riceva. In ogni modo poi dovrete stringer la guerra [12] con lo impedire i disegni del nimico; fargli andar svanita ogni impresa, fronteggiarlo costeggiarlo disalloggiarlo [13] straccarlo, tenerlo sempre in sull’armi, non dargli mai sosta, e a vostro potere consumarlo colla difficoltà del vivere. E in ogni fazione dovrete stare insieme, quanto più si potrà, con l’esercito, e non dividerlo; che, come dice il Montecuccoli, i più gran fiumi, se si diramano, si guadano. In fine, se convenga venire a giornata [14], massime se il nimico aspetti d’ingrossare di nuova gente, farla a vostro vantaggio e comodità; procurare di sorprendere il nimico, di assalirlo alle tende, sforzar lo ascolto anzi il tempo del batter della diana, ingrossar gli ordini, andare stretto in battaglia , e urtarlo prima ch’ei possa toccare all’arme [15] porsi in ordinanza [16] e mettersi in punto di ricevervi e di ributtarvi. E s’egli esce ad incontrarvi ordinato alla zuffa, spiegar la fronte dell’esercito cosicché e’non vi possa circondare e rinchiudere [17]; metter le ale in sicuro, fattovi spalla di un maroso, di una macchia, di un qualche ciglione o argine, di un luogo murato o d’altro; in campagna rasa fasciarlo di costa di bande di granatieri, onde non sieno nudati i fianchi; ordinarvi in modo a ricevere una schiera nell’altra, acciocché bisognando si possa sovvenire a quelli che sono alla prima fronte, succedere in loro scambio, né obbligar l’esercito ad un impeto e a una fortuna; sceglier terreno, dove possano giuocar l’armi nelle quali voi confidate il più; conoscer l’ordine del nimico, e schierarvi di maniera, che le più gagliarde delle vostre genti vengano a combattere con le più deboli loro; sonare a battaglia, ingaggiar la zuffa, occupar le artiglierie del nimico, difender le vostre, e bilanciarle a dovere, cosicché i tiri non sieno costieri ma diritti, o andando troppo alto non trovino il nemico, o andando troppo basso non lo arrivino e percuotano di ficco. Se vi accorgete di un qualche disordine tra’ nemici; ivi dar dentro, non intendere se non a rompere la cavalleria nemica co’ petti de’destrieri senza ferir colpi; non vi lasciar traportare alla fuga, ma con alcuni squadroni dar la caccia a quei che fuggono, coi rimanenti, fatto de’ fianchi testa, percuotere il nimico di costa [18] Vedete intanto la vostra fanteria guadagnar terreno mantenendo le file diritte e ferme, dar fuoco essendo ben bene a tiro, indi assalire con la bajonetta in canna, affrontarsi urtarsi darsi di petto con quella de’ nimici [19] Ecco che e’ piegano, s’ingarbugliano insieme, son rotti, non reggono, e voltan bandiera; invano procurano di rannodarsi, e di rimetter la zuffa; alcuni tengono ancora la puntaglia, e combattono spicciolati; ma in fine e’ sono spinti da ogni parte, cedono rinculano nettano perdono il campo. Voi gli date alla coda con la cavalleria intanto che siegue parte della fanteria: se alcune bande de’nimici restassero ancora intere, le caricate [20], usate la vittoria, proibite il predare, ormate da per tutto l’inimico, gl’impedite la ritirata, sicch’egli non possa rifar testa e aver rifugi, e se gli sbandi l’esercito. Finalmente sonate a raccolta, alloggiate pascete e riposate le vostre genti. Tolta all’inimico la campagna, potrete dipoi campeggiar le terre che si tengono per lui; investire steccare e affossare una fortezza per modo, che non vi si possa metter vettovaglia; levarle il fornimento il soccorso le difese, stringerla d’assedio, e batterla per modo, che niuno degli assediati possa mostrarsi su’ ripari, far sì, che le linee de’ vostri approcci non sieno imboccate dalla piazza; rispinger le sortite, dare degli assalti o veri o finti, insignorirvi della contrascarpa, far breccia, minar la fortezza, scalarla, averla a forza o d’accordo, spianarla o spiantarla, e che so altro. Ed egli sarà ormai tempo di ridurvi alle stanze, svernare, taglieggiare il paese, vettovagliar la terre, ben concatenare i quartieri, sicché l’uno faccia scala all’altro, far battere il cammino a varie bande di cavalli per avere avvisi del nemico, licenziare i soldati che hanno finito il soldo, rinfrescare e rifar l’esercito [21] e via discorrendo; se pur vorrete continuar la guerra, o veggiate non essersi in una sola campagna fatto del resto. Le quali cose tutte potrete fare esprimendole in pretto italiano con mille altre che lascio nella penna. Che già non intendo io di compilarvi un lessico militare, o di vuotar gli arsenali del Villani del Segni del Guicciardini del Davanzati del Davila del Montecuccoli e del Segretario fiorentino, il quale delle cose della guerra, massimamente nella vita di Castruccio, ne scrisse come Cesare e Senofonte. Crederei però non aver fatto torto con questo picciolo saggio alla nostra lingua, a cui non mancano tinte per colorire ogni disegno. E notate, che molte voci, e modi di dire, per esempio cerne, congregar l’oste, osteggiare, guerriare, codeare, far gualdane e simili, io gli ho lasciati a bella posta da canto, come troppo antiquati. E il medesimo ho fatto di peditato, impedimenti, vallo, ossidione, lustratori, per commissarj delle mostre, tergiduttore, inferir guerra, speculatori, copie, far deletto, descrivere uomini, instaurar la milizia, contraer l’esercito, e di altri parecchi, che sanno troppo di latino: ed ho voluto in ogni maniera darvi moneta corrente e senza lega. In somma, il mio caro Salimbeni, piacesse a Dio, che noi avessimo armi proprie, come non ci manca termini proprj per esprimere tutto ciò, che si appartiene ad un’arte, per la quale gli antichi Italiani divennero padroni del mondo.


Note

  1. Invitar fanti, far fanti e cavalli, arrolare, levar milizie, far leva.
  2. Spiegar gli ordini.
  3. Mantenersi, stare negli ordini.
  4. Romper la guerra.
  5. Raccozzar le genti.
  6. Campeggiare, uscir a campo.
  7. Schiere, squadroni.
  8. Far la scorta, scoprire il paese, batter la campagna, il cammino, ec..
  9. Porre, mettere il campo in tende, far gli alloggiamenti, attendarvi, accamparvi, ec..
  10. Bastionar di zolle, afforzare, steccare, trincerare, ec..
  11. Dare il guasto al paese, guastarlo, saccheggiarlo, ec..
  12. Essere espedito e presto in sulla guerra, non esser freddo nella guerra.
  13. Fargli levare il campo, o le tende.
  14. Venire a giornata campale, far fatto d’arme, dare, far battaglia, venire alle mani, battagliare, pugnare, ec..
  15. Dare all’arme, chiamare all’arme, essere in arme, sotto l’armi ec..
  16. Assettar l’ordinanza, schierarsi, far le schiere, ec..
  17. Mettere in mezzo ec..
  18. Ferirlo di fianco.
  19. Attestarsi.
  20. Le investite.
  21. Rifornirlo, svecchiarlo.