Trento con il Sacro Concilio/Libro primo

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Sonetto Libro secondo
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TRENTO

DESCRITTION HISTORICA

Libro Primo.


LA Città di TRENTO, secondo Tolomeo, è posta ne’ Cenomania, Sito generale della Città di Trento. Paese di Lombardia; ò secondo Strabone, seguito da Leandro Alberti, nella Marca Trevisana. Ma dalle Mappe sì antiche, come moderne si trova esser’ in Germania, rispetto a Confini, e come Città Imperiale.

Hebbe origine, come scrive Trogo, da’ Galli Sennoni sotto il Duce Brenno, che al dir di Cronologia di Trento.Paolo Diacono nell’Historia de’ Longobardi, partito dalla Gallia, per isfuggir le Guerre continue di quel Regno, venne con trecento milla Huomini alla [p. 10]volta d’ltalia per l’Alpi Retie, e invitato dalle conseguenze del sito, fabricò Trento circa l’Anno del Mondo 4810. avanti la nascita di Christo 389.

Altri scrivono, che questa Città prima di molto venisse fondata da Reto Capitan de’ Toscani, quel Reto, che dominò, e denominò la Retia, e pose qui un tempo la sua sede, munendosi tra l’apertura di questo Passo, all’hora Bosco, per via di Torri, che vi piantò, fin che, poi vi s’accrebbero fabriche dal prefato Brenno; il qual a punto, superato de’ Toscani il Dominio, conquistò l’ltalia, e signoreggiò in Roma fin’ al tempo del Dittator Camillo, da cui espugnati i Galli Sennoni, tutti furono mandati a fil di Spada, come narra Plutarco, e Tito Livio. Morte di Brenno. Brenno però, secondo Giustino Historico, e Valerio Massimo rimase estinto nella Grecia, all’hor che volendo depredar il Tempio d’Apolline in Delfo, colpito stranamente da un fulmine, per non più sopraviver al dolore, si diè co’l ferro la Morte. Di che nulla fa mentione Paolo Diacono, se non che afferma, da Popoli Sennoni venuti dalla Transalpina Gallia per queste parti, essersi denominata la Gallia Cisalpina, che è la Lombardia, dove costrussero le principali Città. Ne devo tralasciar, che questi Galli si chiamorono Sennoni dalla Provincia Sens loro Paese; Senoni onde detti. overo, come scrive Verio, e l’approva Polibio, si dissero in Latino Senones quasi Caenones, ò Caenomanes, che in greco da Kynos significa nuovo, come nuovi popoli di Francia [p. 11] ò Gallia, che capitorono.

Antico essere di Trento. Hor Trento da principio sortì varie forme di Governo per se medemo, fin che doppo la Vittoria di Caio Mario contro i Cimbri, stette lungo tempo sotto Plmperio de’ Romani, e servì loro per tenervi anche Presidij, over Legioni. Declinata poi la Romana Potenza, per l’invasione de’ Goti, venne questa Città in poter del Re Teodorico, che la cinse di mura l’anno di Christo 515 come consta per Editto dello stesso Rè Teodorico fatto à Feltrini, e lo narra Gian Pirro Pincio Mantovano nelle sue Croniche.

Scacciati li Goti se n’impadronirono sotto il Rè Alboino i Longobardi, che la tennero con titolo di Ducea fin’al tempo dell’Imperator Carlo Magno, sotto la cui ombra si ristorò la Città, e Trentina Chiesa.

Città di Trento, e sua positura. Giace Trento nel piano di Valle in sito nobile, cinto d’ogn’intorno da Monti, o Alpi, a piè de quali siedono da Ponente, e Levante alcune Colline fertili, e sparse in Luoghi di Delicia. E bagnata la Città dal Fiume Adice, che vi scorre trà Ponente, e Settentrione, servendo di molto con la navigatione, che fa trà Bolgiano, e Verona, benche disservi altresì con le sue piene.

Fiume Adice, e sua origine.Nasce l’Adice ne’ Confini d’Intal in Val Venosta su’l Luogo detto Resaen da picciola sorgente; e ingrandendosi co’l ricever’in se tra l’altre Acque montane il Fiume Passern sotto Merano; indi il Talfer, & Eisac fin’ Brongiolo, di là poi reso [p. 12]navigabile almen di Zatte pervien’ a Trento; e qui placido, e gonfio portando Barche, & altri Legni scorre a Verona; scaricandosi per fine nel Mar’Adriatico. Ponte sul'Adice descritto. Si passa a Trento questo Fiume sopra Ponte di legno di lunghezza 120 Passi, e larghezza proportionata, il tutto benissimo costrutto, e coperto all’uso di Germania, e oltre la frequenza del Passo per Brescia, e Milano, vi si gode una prospettiva, delle più nobili.

Figura della Città di Trento, e di lei recinto. La figura della Città di Trento è in foggia di Cuore con recinto di Mura a merli più forte, che regolare, tramezzato da Torri, il tutto di viva pietra senza però ne Fosse, ne Bastioni: se non che le Mura, stante la lor grossezza servono insieme di Terrapieno, sopra di cui caminan due dal pari; e in ogni modo l’Antemurale di Trento sono i Monti.

Porte. Ha quattro Porte, che la racchiudono, cioè Porta d’Aquileia detta dell’Aquila con Torre; Porta Santa Croce, o sia Veronese armata di Balouardo; Porta S. Lorenzo, o sia Bresciana con Torre detta Tor Vanga, dove sta anche il Ponte sudetto; e Porta S. Martino, dove sta la Tor Verde, il Porto, il Datio, e la Dogana.

Borghi. Fuori delle quattro Porte alloggiano tre Borghi, che sono, Borgo Santa Croce, dove si fa Fiera; Borgo Sant’Apollinare, o Piè di Castello, dove sta l’Abbatia; e Borgo S. Martino, ch’è il più popolato con un’antica Chiesa in honor del Santo. [p. 13]Si nomina anche per quarto, Borgo nuovo: ma questo per esser effettivamente in Città, non merita portar nome di Borgo.

Contrade, e Fabriche di Trento. Ha questa Città molte nobili, e spatiose Contrade irrigate quasi tutte da qualche rivolo, che vi scorre per mezzo con diversi Palaggi, e Casamenti, che le spalleggiano di fabrica per lo più rinovata: benche ve ne siano ancora d’antichi, & questi adorni curiosamente di Pitture, ò historiche, ò simboliche, ò favolose, che parleranno. Le finestre delle Case si alte, che basse sono à vetri, e christalli communemente. Il suolo della Città è lastricato di selci, che lo rendono proprio al caminare, senza ne polvere, ne fango, e li tanti rivi servono per tener monda la Città da ogni lordura. Non vi sgorgano, che due Fontane publiche: ma li Pozzi frequenti, & inessausti suppliscono al bisogno commodamente. Essendovi poi l’Alveo di Fersina assai copioso, che da Ponte Cornichio scorre in Città, e serve per Molini, e altri Edificij; e caso che quest’Acqua, come di Torrente potesse essaurirsi, vi scorre unita quella di Silla, ch’è perenne.

Acque di Trento quando introdotte. Fu arricchita d’Acque questa Città, come nota il Pintio, al tempo del Cardinal Bernardo Clesio, sotto di cui s’annobilirono le fabriche, si salicorono le Contrade, e si diramorono li ruscelli, che vi susurrano. Dirò, & è in fatti, che in tutta Lombardia non viddi ancor Città, che più abbondino d’Acqua, e più delicijno, quanto Brescia, e [p. 14]Trento; quella di Fontane; questa di Rivoli.

Piazza di Duomo descritta. Non hà Piazza Trento, che sia più considerabile di quella di Duomo à positura di nobile simmetria perfettamente in quadro, polita, propria, & signorile; degna perciò del Concorso di Nobiltà, e che vi salti nel mezzo una Fontana, come hà un Alveo, che vi scorre à lato. Oltre la Facciata à torno de’Palaggi con il prospetto di Duomo, e di Contrada Larga, tiene contigua una Torre di viva pietra à statura quadra, e forte, dove nell’alto si mostrano, e batton l’Hore, servendo il fondo per li Prigioni; & à piedi d’essa si tien’ogni di mercato di Comestibili, il Sabbato in particolare.

Piazzola. Doppo la Piazza di Duomo si fà nominare la Piazzola, ch’è un’imboccatura di passo regio, e ben posta di Case, e d’Habitanti.

Cantone. L’altra Piazza in Capo al Quartier di S. Pietro, chiamasi Cantone, & è come un Bivio di quattro strade su’l maggior passo, dove si fà ridotto continuo di frutti, herbaggi, e altri viveri, e vi si vede matina, e sera una confluenza di Gente non ordinaria.

Altre Piazze. Si dà anche la Piazza denominata del Macello, à causa de’ Carnaggi, che Vi si fanno in sito proprio, e luogo non men commodo, che capace.

V’è poi davanti il Castello un’altra Piazza, detta Mostra, che all’occorrenze si fà servire per Piazza d’Armi, ò per essercitio di Giostra, e torneamenti. Sito per altro di passeggio nobile, [p. 15]& favorito.

Parochie di Trento. Abbraccia la Città di Trento quattro Parochie, cioè il Duomo; Santa Maria Maggiore; S. Pietro Apostolo; e S. Maria Maddalena, che à suo luogo si diranno. Et questi sono anche i quattro Quartieri, in che resta divisa la Città per ogni buon ordine.

Circuito di Trento quale. E città di buon’aria, e di molta Popolatione, rispetto al Circuito, ch’è picciolo, quanto alle Mura, non eccedendo un miglio: grande però, se con i Borghi si comprende Padiacenza, massime a Levante, d’alcuni siti, che contigui, civili, e popolati fanno come un’estensione di Città. V’è frequenza d’habitationi alte d’ordinario, e ripiene à più Famiglie, calcolandosi, che il numero dell’Anime possa far dieci milla Persone senza li Forastieri, che, come in Città finitima d’Italia, e Germania vi si riducono frequenti. Trento, e suo essere moderno. A causa poi dello Studio, che qui fiorisce, Vi saran per il meno 500. Scolari di Natione per lo più Alemanna; e anni fa, concorrevano non meno d’Italia, massime di Stato Veneto, prima che colà fossero ritornati li Giesuiti.

Nobiltà in Trento. Vi si trova gran numero di Famiglie nobili, e molte anco titolate, che saria troppo lungo il registrarle, come stanno per grado, & antichità; bastando dire, esser una Città questa, che, rispettivamente parlando, più abbonda di nobiltà, e persone illustri, come meglio altrove si toccherà. [p. 16] Traffico in Trento quale. Fiorisce in Trento il traffico mercantile meno assai, di quello richiederebbe una Città di sì gran Passo, e qualità di Posto; tanto più che hà la navigatione del Fiume Adice, e gode franchiggia di commercio con altre conseguenze di cose favorabili; che tal’è l’avantaggio delle Città di Confine.

Vi si tengono però Mercanti di polso, e molto credito tanto per Italia, che per Alemagna, & altre parti, trafficando su le Fiere, massime di Bolgiano, e contribuendo quì alla Città il commodo delle Merci, e del Cambio. Se ben la Vicinanza di Bolgiano, e Venetia lor dà su’l Capo.

Lane, e Sete in Trento come stiano. Vi si fanno Sete in gran quantità, e riuscita: ma non si lavorano, come già tempo, che tra gli altri caminò un Filatoio di straordinaria grandezza, & maestria, e faceva Vivere molte maestranze. Hora vanno buona parte à Bologna, dove han credito.

Anco le Lane vi abbondano à segno, che meritano haver’ un Edificio, qual certamente rispetto al Paese riusciria molto, per l’Acqua in particolare della Fersina, che havendo dell’untuoso, e del pingue non meno, che del purgante, saria propria.

Acque di Trento quali. Si come quella, che sbocca dalle Fauci Velane, ò Bus di Vela, e serve per un Edificio di Carta, valeria non poco per le Tinture anche di Cremesino, à quel che intendo; ne l’aria mancarebbe contribuirvi con la sua gentile proprietà. [p. 17]Riuscendovi anche il lavorar di Creta molto bene, come, oltre i Vasi, si vede ne’ Fornelli delle Stufe; e riusciria parimente il fabricar Maiolica, e Vetri, come s’è fatto il saggio più d’una volta.

Tempra d'Armi notabile. Servono poi quest’Acque, oltre i Molini diversi, & alcuni Edificij di Polvere, per Tintorie, Garbarie, e tempra d’Armi, che vi si fanno, di taglio in particolare; e trà l’altre si stiman le forbici, e temprarini di Trento, publicati de’ più fini dalla rarità del Secreto; e l’Acqua di Fersina è il principale. Ne manca di valer l’aria Trentina, e l’Acqua medemamente per i Conditi, e Confetture, che s’introducono farsi à perfettione, anco li Cinnamomi: ne osta la lontananza de Zuccari, per renderle men’ qualificate: se più care; e Venetia è vicina.

Acqua di Fersina utile, e dannosa. Manca in somma, che una tal’ Acqua di Fersina tanto di natura sua utile a diversi usi, non s’impieghi assai più, se non altro, per farla compensar i gravi danni, che reca tal hor al Campo suburbano con le sue furie: quali restano però gran parte frenate da gli Argini reali di Pont’Alto, dalle diversioni valide di Ponte Cornichio, e da i grossi ripari, e Dighe fatte per allontanarla di Città, e tenerla à segno. Che per inanzi, à quel che vedo, la Fersina sboccando liberamente à tutto impeto, fabricava rovine prima di minacciarle, & era un Torrente il più indomito, sacrilego, e furioso; mentre al dir di Pintio, che n’essaggera a lungo, non perdonava ne men alle Case di Città, e Chiese stesse.


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Fiere di Trento. Quattro volte Fanno vi si fà Fiera consistente per lo più in Drappi, Formaggi, e Lini; come pur in Cavalli, e Bovi Tedeschi principalmente, e il luogo di tali Fiere col’essere spatioso, e commodo di Piazza aperta, hà un lungo Corso per le Merci tutto coperto. Campo di Fiera di Trento. Fu fatto propriamente questo Luogo per un Quartier di Soldati d’Infanteria, e per tale servì nell’ultime Guerre.

E fama, che in Trento si celebrassero già le Fiere di Bolgiano, & è probabile, mentre questa, in riguardo al sito, riesce una Città forsi anche più commoda, almen per le due Nationi Tedesca, & Italiana, che fanno il nervo di tal Emporio.

Trento, e suo Raccolto. Raccoglie questa Città Grani parcamente: Vini in gran quantità; corre perciò il Detto: Grano per tre Mesi: Vino per tre Anni. E questi Vini con farsi senza studio tali quali nascono, si tengono in credito, per esser la rendita principale; spacciandosi non solo per il Tirolo: ma per altre parti ancora di Germania, e nella Polonia, come dirò più à lungo à suo luogo.

Trento come abbondi di Viveri. Gode poi questa Città di tutte le cose concernenti l’humano vivere si per se stessa, e per il suo distretto, ch’è molto amplo, e non poco fertile: ma più, perche confinando Trento con la Germania, e con l’Italia, di là capita abbondevolmente, quanto occorre. Quindi in tempo del Sacro General Concilio, si calcola, che soggiornassero molti anni in Trento circa sei milla Persone [p. 19] Cosa notabile in tempo del Sacro Concilio. di più, attesi li Prencipi, e Personaggi Ecclesiastici, e Secolari, tutti con la loro Corte, Famiglia, e Treno; e ad ogni modo rimase la Città proveduta sempre d’ogni cosa bastantemente. Et questo, oltre la fama publica, vien comprobato da Giorgio Braunio nella sua geografica descrittione delle Città d’Europa.

Altro notabile de viveri. Da certo registro, ò diario, che trovai in Casa Dema, per cosa notabile osservo, come la terza volta, che in Trento s’aprì il Concilio, nell’anno 1561. li viveri abbondorono sì fattamente, che il Pesce anco migliore, e fatto in pezzi fù venduto due Carentani la libra, che son tre soldi, poco più; & il Pesce ordinario un Carentano. Trà i frutti le Armeniache, si dettero fin 24. al quattrino, e per un quat- trino s’hebbero 30. Persici, che adesso a pena si danno per 30 quattrini, almen i più belli.

Prencipi in Trento. E nel 1649. (anno più tosto di Carestia) per cinque mesi continui, che soggiornorono in Trento sette Prencipi, tra quali due Rè di Corona, cioè l’Infante Cesarea Maria Anna destinata Sposa del Rè Catolico; e il di lei Fratello Ferdinando quarto Rè de’Romani. Li tre Arciduchi d’Austria, Ferdinando Carlo, Sigismondo Francesco, e Isabella Clara; il Cardinal d’Harrach, & il Duca di Terra nuova. Oltre poi il Duca di Mantova, il Prencipe Trivultio, e altri Personaggi, ciascuno con la sua Corte, che in tutto facevano più milla Persone di ferma, [p. 20]senza tante altre di passata, che concorrevano, massime di Nobiltà Venetiana, Abbondanza notabile. abbondò sempre la Città di quanto si seppe desiderare à segno, che non solo s’havevano à miglior mercato fino le cose estere: ma quasi eran fatti domestici li Selvaggi. Tanto è vero, che se il danaro corre, dove stà il Prencipe, la robba vola, dove và il danaro.

Pesce in Trento. come venga. Trà li Comestibili però il Pesce, che abbonda in Està, scarseggia nel Verno, per i vicini Laghi, che restano aggiacciati; il che saria di non picciol’aggravio, massime in Quaresima, se non fosse, che l’Ova, e i laticinij ivi permessi, oltre quei del Paese, capitano tanto più dalla vicina Italia, dove son vietati. Adice, suo Pesce. Per cosa rara dall’Adice s’hanno famigliari i Temeli, Trutte, Barbi, e Bulbari con 12 altre spetij di pesce assai buono. Da i Torrenti Laviso, e Fersina vengono le Truttelle di qualità, e dal Lago di Molvegno i Salmarini; ne mancano à suo tempo Trutte, e Carpioni dal Lago di Garda.

Grano come venga in Trento. Che se il grano, come dissi, non arriva farvi, che per tre mesi: dal Vicentino ne vien quanto occorre, e dal Veronese: e quando questo, come estero, potesse mancare, Val di Fiemme supplirebbe, e Val di Nonn che si fà dir il Granaio di Trento, e chiamasi, creddo, Val Nonia, o Annonia, quasi Annona. L’Oglio, che vi occorre, vien dal proprio Territorio buona parte: il più da Venetia. Poco, ò nulla vi si fà di Lino, e molto Canape; il Lino venendo dal Bresciano, come fà il Ferro, & il Cascio communemente.

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Carnaggi in Trento quali. Li Carnaggi in Trento s’hanno insieme pretiosi, & à buon prezzo in tutto l’anno. La Stiria, e Pusteria fornisce i Bovì, che si vedono venir à Caterve di quando in quando. Dalle Valli capitano i Vitelli, trà quali si stimano quei di Rendena, e quei di Leder: se bene però questi, che per grandezza, & qualità, sono come Selvaticine, fanno per il più l’ali per Venetia. Consumo di Carnaggi notabile. Li Montoni, e Capretti s’hanno in conto, e se ne fà strage, come anco de’ Pollami, non ostante, che questi vengano quasi tutti dal Vicentino. Potendosi dir, che il consumo, massime de’ Carnaggi in Trento, per Città picciola, è molto grande.

Lingue Salite. Vi si trovano frequenti, e rare le Lingue di Bue condite. co’l Sale, che vengono da Terra Tedesca, e. sogliono andar’ anche in Italia, dove tali Lingue Tedesche s’intendono facilmente senz’altro interprete.

Selvaggi in Trento. Tra le Selvaggine, che vi abbondano, sì Quadrupedi, come di volo, sono in voga li Francolini, e le Coturnici, quali facendo copia ne’ Monti vicini, oltre quelle, che restano in Paese, vanno una gran parte à Venetia, dove si stimano.

Frutti. Trà i frutti poi, che non vi mancano dal Paese, & anche altronde, s’hanno in tutta Està Fraghe di Monte, e si fan per rarità goder l’Ampomole. Nasce questo frutto in luoghi per lo più silvestri, e matura in Sol Leone. E spetie di Mora: ma sempre rosseggiante con di sopra via certo tal’albore, come di ruggiada. Passa le Fraghe in [p. 22]delicatezza, e salubrità. Ampomole e lor qualità. Refrigerando costringe le Viscere, e conforta il petto; e con il sapore, che ha giocondo, rende odor gratissimo.

Il Siroppo d’Ampomole riesce così cordiale, che quasi vien equiparato a’ frammenti pretiosi. Chiamasi l’Ampomola Rovo Ideo dal Monte Ida, dove nasce propriamente; benche sia molto famigliare anco nel Tirolo, e più in Boemia. Nel Territorio Trentino nasce singolarmente, come pur nel distretto di Rovereto.

Bacche di mirtillo dette Giasine, e lor qualità. Godesi anche in Està il frutto di Mirtillo detto Giasine. Nasce communemente in Germania, & in Boemia, dove non nasce Mirto, e serve quello a’ Speciali in luogo di questo. Hà il Gambo, come di Mirto: ma più gentile, benche silvestre. Fà i fiori rossi, e i frutti neri, come Bacche di Ginepro: ma più molli assai. Tra ’l dolce, e brusco riesce di sapor grato senza altro odore. Corrobora il petto, e conforta il Cuore mirabilmente, giovando, come afferma il Dottor Matioli, al tremor di quello.

A Trento s’ha famigliare in Està, e s’usa mischiarsi con le Fraghe, come per Correttivo, essendo di quelle più salubri assai; benche costi meno, e poco si stimi questo frutto da chi no’l conosce. Il Cardinal Carlo Madrutio, che l’amava singolarmente, se ne fece trasmetter sopra due Cavalli una quantità di Piante sin à Roma, dove poste nel suo Giardino, fecero riuscita, per quanto intendo.

[p. 23] Giardini quali Si danno anche in Trento varij Giardini nobili, & ameni: benche però si coltivino di frutti più, che di fiori. Non regnandovi studio, ò traffico d’odorato, come in altre Città d’Italia, Francia, e Fiandra in particolare, dove tal Cipolla, ò Germe di Fiore costarà peso d’Oro, ne si perdona à spesa, per chi hà genio. Fiori, lor preggio. In fatti i Fiori, se non fossero Effimere, sono pompe della Terra; son ritratti, ch’esprimono il bel di Cielo.

Per cosa notabile de’ frutti in Trento, questi, rispetto alle tante Convalli, e siti più, e men calidi, Vengono maturati à tempo, e Successivè; Così, che danno campo di godersi à lungo, quanto si vuo- le. Cosa notabile de frutti in Trento. Anzi un medemo frutto, che da un luogo giungerà ultimo, da un altro verrà Primitia. Et io dirò d’haver veduto in Settembre portar Cerase. Per luogo topico di frutti d’ogni sorte, e singolare, si dà trà gli altri Albiano.

Cavoli bianchi, e Crauti; loro uso. Trà gli herbaggi vi s’hanno li Cavoli bianchi, detti Capussi, quali abbondano furiosamente, e vengono quasi tutti dalla Montagna di Pinè, che ne trasmette sin 40. Carri alla volta. Di questi Cavoli si fanno i Crauti; Cibo, che vi s’usa molto, e più in Terra Tedesca, dove entra nelle mense à segno, che senza Crauti non si fà quasi Pasto in tutto l’anno. E ciò è probabile, si faccia per poter bere più liberalmente, & alla libera; correggendosi dal Cavolo, ò Brassica la forza del Vino per natural virtù, come nota Levino Lennio Medico Zirizeo.


[p. 24]Clima di Trento quale E posta la Città di Trento in gradi poco più di 45. e se bene, stando su la metà del Polo, doverebbe di natura sua più tosto essere un Clima temperato: accidentalmente però vi fanno e freddi, e Calori in eccesso: freddi per la presenza delle nevi sù i vicini monti, e per i venti Aquilonari, che vi predominano; calori, rispetto al riverbero de’ monti medemi, e de’ soffij Australi, che vi pervengono. Ai due estremi accidentali di caldo, e freddo, s’aggiungono li due altri di secco, & umido, che sogliono regnar’ in Trento. Tal’è il bell’humore di questo Clima, che vanta perciò d’essere costante.

Siccità memorabile. Et io posso dir, d’haver veduto nel principio di Novembre 1668 farsi in Trento Processioni, e Preci pubbliche, per ottener pioggia. E quest’anno 1671 nel fine di Maggio per due mesi continui di siccità, si sono mosse tutte le vicine Terre a Processione in habito di penitenza con farsi anche in Città tutte le divotioni del Clero, e del Popolo con gran fervore, per impetrar refrigerio à un’arsura grande tanto più, quanto che, essendo accompagnata da freddo, non lasciò cader ne meno la ruggiada: doppia figura di siccità, e à ricordo de’ vecchi non s’è visto tal’effetto in Primavera. Il che se sia castigo di Cielo, ò costellatione di Cause secondarie, chi ’l può indagare? Riflesso particolar. Questo si sà, tali influssi permettersi dal Primo Motore, acciò gli Huomini riconoscano in vece della lor propria industria, la di lui Previdenza, che con esser universale, è infinita, e con farsi conoscere la Sovrana [p. 25] del tutto, vuol’ essere supplicata. Et ecco, che nel principio di Giugno cadendo una pioggia congrua, & salutare, hà fatto, com’era debito, mover di nuovo Processioni in ringratiamento; tanto più per tema ancora, non eccedesse l’humidità seguita di molti giorni, danno questo per esser assai maggiore sì contro la maturanza di Biade, e Frutti, sì per l’escrescenze de’ Fiumi, e Torrenti, che soglion farsi, come quì appresso si dirà.

Siccità prodigiose. Trovai da certo Diario, ò Manoscritto antico in Casa Roveretti, come dal principio di Novembre l’Anno 1539 fin’alli 7 Aprile 1540. non piovè, ne nevicò mai; onde in tanta aridità ricorsi con lagrime i Popoli a visitar’ i Corpi Santi della Città da tutti i Contorni implororno una pioggia copiosa di molti giorni; qual cessata continuò di nuovo la siccità per nove mesi continui, ciò è dal fin d’Aprile 1540. fin’al principio di Febbraio 1541. senza mai altro piovere, ò nevicare. Dovevano all’hora forsi credere i Mortali, essere tornato il tempo del Profeta Helia, che durò per tre anni continui la siccità.

Stagioni in Trento come si trovano. Le quattro Stagioni in Trento, à dirlo, come sta, regnano per lo più di due faccie, cioè la Primavera, e l’Estate fanno un’Individuo; l’Autunno, e l’Inverno ne fanno un altro; alludendosi forse al segno di Gemini, Dominatore. Non è però, che tal’anno non si distinguano di punto le Stagioni, come si può veder, quando continge.

Fieri d’ordinario vi fanno i freddi; più però [p. 26]estesi, che intensi: Freddi e giacci quali se non è che tal’Anno la stranezza di Borea fa non solo fermar lungamente le nevi: ma prender il Fiume, e fino arrestar’ i rivoli della Città, quali facendo i piè di giaccio, perdono con il moto il mormorio, ne d’altro servono insieme con la gelata neve, che di piede lubrico alle Slitte, molto contribuendo anche li stillicidij.

L’Adice à Trento come s’aggiaci. L’Adice però in riguardo forsi al declivio della Corrente (se anco si passa gelato in altri luoghi) non gela à Trento in modo, che possa servir di Ponte, come sogliono i Fiumi di Germania, dove non solo si traggettano: ma si viaggiano à piede asciutto. Il che tal’hor avvien’ anco in Italia, almen verso l’Alpi Aquilonari; mentre l’Adice stesso, non ha molto, restò in Verona sequestrato dal giaccio. Cosa notabile del gelarsi il Pò. Et io in Genaro l’Anno 1664 viddi a Ferrara passarsi il Po senz’altro Ponte; & era in vero prodigioso, che fino i Carri, e Cocchi s’assicurassero su’l gelo, come seguiva al Ponte di Lagoscuro, Luogo chiaro all’hora, per i Ponti, che v’erano di christallo. Laghune dell’Adriatico aggiacciate. Et il passato Anno 1670. le Laghune Adriatiche furono talmente prese, che per più giorni si poté entrar’in Venetia senz’altra Barca; e pur, come si sà, fino al Continente sono cinque miglia di tratto d’acqua. Tal’Anno che à Trento l’Adice gela sù le sponde, vi si riducono le genti à danzar sopra, come s’usa in Paesi, dove regna giaccio, che vi si fanno scherzi, e giochi strani. Vita humana simile al giaccio. Ma purtroppo l’huomo è labile senza che voglia rischiarsi sopra il giaccio; e pur troppo ogni huom, [p. 27]che vive, va sopra il giaccio, qual dileguandosi al Sole di questa vita insensibilmente, vien’à mancare sotto i piedi nel più bello.

Inverni miti notabili. Per cosa rara in Trento passano tal’hor Inverni al tutto senza neve, come tra gli altri seguì l’Anno 1649 che fu placido, e sereno à segno di rendere stupite le Maestà de Regi, e Prencipi, che vi soggiornavano; non essendosi mai rotto il tempo, ò fatta veder la neve, che nel di ultimo di Carnevale, come per dar campo alle regie Feste. E l’Anno 1668 io stesso vi provai il Verno, non solo senza neve: ma senza freddo in modo, che in Genaro viddi fino spuntar Viole di campo. Dalla clemenza però di tali Verni nascono rigori strani di Primavera; Tanto è vero, che non mai il Tempo la perdonò al Tempo. Nevi in Trento sono accidentali. S’aggiunge, che le nevi in Trento, cadono portate per lo più da Venti esteriori, di Borea cioè, ò della Marina; sì che per se stesso il Clima di Trento non è nevoso; mentre ciò saria una grand’implicanza con le Viti, che vi regnano felicemente, e co’ i Vini, che vengono maturi, e stagionati.

Errore del Conte Scoto S’inganna perciò nel suo Itinerario d’Italia il Conte Scoto, scrivendo, non potersi l’Inverno, habitare in Trento per i troppo gran freddi, e li Trentini Monti essere sempre nevosi, e così alti, e inaccessibili, che sembrano toccar il Cielo, dall’haverli, creddo, misurati co’l Cannocchiale in tempo di Verno; perche in altre stagioni li sette Gioghi, che fan corona a Trento, vanno anzi coperti [p. 28] il Capo di verdura, che di canitie; se non fosse per avventura quella de’Sassi, ò Dirupi, che mostrano alcune Cime. Monti di Trento quali E con tutta la loro altezza questi Monti il più, che fanno, tolgono alla Città due hore di Sole la Matina, e due la Sera in tutto l’Anno; servendo perciò l’ombra non men di Parasole contro il Levante, e Ponente Estivo, che di Solar’Horologio perpetuo infallibile.

Montagna Sanuccia, ò Filadonna e suo essere. Questo sì, che la Montagna Scanuccio, ò Filadonna, come più alta, vicina, e posta in faccia di mezzogiorno, trattien nel tergo con la Tramontana anche le Nevi; e tutto Inverno cinta, si può dir, di Zona fredda, reca horrore. Così che, se fosse una tal Filadonna gravida di qualche Metallo, ò Marmo, come potria essere, tornarebbe conto a popoli del Trentino sviscerarla co’l ferro per trarne Oro, e insieme togliere un tal’ingombro. Perche all’hora la Città goderebbe su’l vantaggio naturale del Polo una temperie di Stagioni molto mite, e non invidiarebbe a qualche Riviera.

Stufe in Trento, e loro uso. Quanto a i freddi, che vi fanno, per eccessivi tal’hor, che ponno essere si riparano bellamente con le Stufe, che come in Alemagna vi sono in uso. Si scaldano però mediocremente, e si tengono nette, proprie, e polite con molto studio, usando anche fumentarle con Bacche di Ginepro, & Incenso. La stanza dove si fà Stufa, và tutta armata di Legno del più nobile con intessitura di Figure, & altri ornamenti à Oro appresso Signori di qualità, che usano poi, per profumarle in vece di [p. 29]Ginepro Pasta d’aromati. Li Fornelli per riscaldarle, sono fatti di Creta à color verde per lo più, e si vedono sorgere à misura delle stanze grandi, e piccioli in foggia di Piramide, ò di Torre.

Stufe quanto utili. E per dir il vero, l’inventione delle Stufe non può essere più propria, ò meglio intesa, perche se stando al fuoco, ne si scaldano perfettamente le membra, ne ponno operar’ alla libera, obligate guardar’ il camino con pregiudicio anche dell’occhio; nelle Stufe, godendosi l’ambiente caldo, s’ha campo di far le funtioni della vita senza punto d’incommodo, e con tutta libertà. E le povere genti in tal modo passano l’Inverno tutto senza freddo con poca spesa di Legne; e men di Drappi. Oppositione alle Stufe. Ne altra oppositione io trovo à queste Stufe, parlando in genere, se non che, quando siano scaldate senza modo, come si fà da’ Tedeschi communemente, è forza, che la Testa vi s’infiammi, e si distemperi. Quindi malamente vi ponno durar gli Italiani, che han dell’adusto, e non son’ avezzi; oltre di ciò, dilatandosi li Pori del Corpo tra quel caldo racchiuso, nell’uscir poi fuori all’aria aperta, si corre pericolo di Pleuritide, ò à tutto meno di sfreddimento.

Caldi in Trento, come si passino. I caldi poi che à Trento si possano far sentire, si passano d’ordinario co’l ritirarsi à i Masi in Collina, ò su le Montagne, trà quali si nomina Pinè, & si frequenta, come pur’il Covelo, & Sovramonte: se bene stando anche in Città, quando non sia acceso [come tal’hor avviene] il riverbero [p. 30]de’ vicini Monti, ò sbandita affatto l’Aura Etesia di Tramontana, son sopportabili; ne ivi la Canicola, ò il Sol Leone per essere trà luoghi di Montagna, fà gran fierezze.

Aria di Trento quale. Quanto all’aria questa regna in Trento, gentil, purgata, e salubre generalmente: così portando la qualità del Sito, ch’è libero in vicinanza di Colli, e Monti su’l corso dell’Adige ne lungi di Fersina. Si riserva tal’hor in Està qualche crassitie, che domina di vapori, almen nel sito più basso di Città, all’hora massime, che prevalendo Austro, resta perdente l’Aquilone. Inondatione dell’Adige, e suoi effetti. E si riservano in particolar que’ tempi, che inonda l’Adice le Campagne, perche all’hora, tornando il Fiume nel suo letto, lascia sù le Terre il lezzo causato dall’Acque; onde poi il Sole’ fabrica in aria vapori, che son’ infetti. Anno notabile d’infermità. Per altro vi regnano di rado influenze di Febri acute, o altri morbi di gran pravità, se non è qualche Costellazione di caldo, ò altra impressione straordinaria, com’è avvenuto nel passato Anno 1669 che in Agosto furono in campo Febri così strane, che la Morte rapì senza le triviali, varie persone anche di grado, in età prospera.

E poi che hò toccato l’inondationi dell’Adice, queste seguono tal’hora così grandi, che il Fiume prendendo forma di Lago occupa da un Monte all’altro tutta la Valle. Scrive il Pintio d’una furiosissima inondatione seguita à Trento, circa l’anno del Signore 583 regnando l’Imperator [p. 31]Inondatione d'Adice furiosa Mauritio, che invasa la Città, tentò sommergerla; e fu quell’Anno, che l’Adice stesso, assalita Verona con tutto impeto la spogliò di mura in gran parte, Gonfiezza del Tevere horrenda. come non meno il Tevere quel medemo anno si gonfio a segno, che doppo haver fatto strage grande in Roma di Case, e d’habitanti, portò à nuoto di sue piene un Drago di terribil grandezza, dal cui halito poscia, e da quel di tanti cadaveri nata la Pestilenza fé morir con il sommo Pontefice Pelagio secondo un numero senza numero di Cittadini.

Altre Inondationi d’Adice notabile. Del passato Secolo si notano a Trento scolpite due memorie; l’una cioè vicino alla Portella di primo Ottobre l’Anno 1512 l’altra presso il Datio di 30 Ottobre 1567 altezza furiosa, e che sin hora non è più giunta à quel segno: benche però di poco sia mancato l’ultime volte in particolare, che fù l’Anno 1666 e 1667.

Cause perche inonda l’Adice. La causa di tali Inondationi s’ascrive da alcuni al Lago di Caldar, che sbocca fuori tal’hor’ accidentalmente: ma non è probabile, che un Lago di sì poco ambito, com’è quello, potesse allagar tutta una Valle, qual è l’Atesia, e Trentina, che trà l’ampiezza di circa 2. miglia n’haverà 30. e più di longitudine. La vera natural causa sono, ò le nevi disfatte, ò le piogge dirotte, con quali se sbocca poi anco un qualche Lago, fa più figura. Quindi s’osserva, che sogliono venir’ inondationi nel fine d’Autunno per lo più, e di Primavera, in questa perche il Sole ogn’or più valido fà risolver le nevi [p. 32]Tempi, che suol’inondar l’Adice. sopra de’ Monti; in quello perche le pioggie cadono più facili, e più assidue, massime, se regnando Austro non lascia nevicar al monte. E se tal’hor avviene, che unitamente calino pioggie, e colino nevi ad un tempo, all’hora è, che. con quella del Cielo, datanti seni di montagne sboccando Acqua, e ingrossandosi li Torrenti, nascono le maggiori escrescenze, & inondationi.

Adice come inondi, suoi effetti. Hà però questo di proprio il Fiume Adice, che di natura placido, e quieto, alterandosi và fuori: ma non infuria; inonda: ma non estermina. Le Terre, non hà dubbio, patiscono assai, in tempo massime di Primavera; perche, oltre il guasto delle Biade, resta non poco sterilito il fondo; & i luoghi più soggetti sono i migliori, cioè Campo Trentino, Centa, la Penisola S. Lorenzo, la pianura di Lidorno, e Mattarello; siti questi, che mandano poi anco vapori all’aria, doppo la decrescenza.

Danno notabile dell’Adice. Male trà più notabili si è, che l’Adice all’uso de’ Fiumi, e di Fortuna dà, e toglie, e trahendo seco legni, travi, e grossi alberi, questi dove urtano, fanno gran crollo; & il Ponte di Città prenominato se ne risente in modo, che per difenderlo, e tenerlo, che non vadi via, conviene caricarlo di sassi, carri, & altro peso. Ponte di Trento fù per essere di pietra. Che però un tal Ponte, ancorche solido, e benissimo costrutto sopra sette Basi di legno forti, vorria essere di pietra, come più volte si proggettò, e, pochi anni sono, fù in procinto sù’l trattato di quaranta milla Talleri, & io ne hò veduto il disegno. Per altro nelle piene dell’Adice [p. 33] si pescano legnami in quantità, con uncini, & ordigni che stan’ in moto.

Està salubre, e perche. Nella Primavera di quest’Anno 1671. se la siccità, che dissi, continua di due mesi non fosse venuta co’l freddo, portava pericolo non ordinario d’inondatione. Che così le nevi montane (per altro in gran quantità) si sono dileguate a poco, a poco; e’l Fiume Adice con essere stato sù l’orlo per più volte, non è mai uscito da’ confini. E quindi nella seguita Estate non si son viste ne men febri in campo, ò altri mali: ma con istupori de’ Medici s’è goduta una sanità quasi universale, come io stesso, lodi a Dio, posso di ciò scrivere l’esperienza.

Mezzo per ovviar all’inondationi dell’Adice. Il Taglio, che si medita far sotto la Città verso Lidorno, sarà rimedio unico, per troncar i piedi all’inondatione dell’Adice, che scorrendo libero per il suo Vaso, darà luogo all’Acque. Così oltre l’avanzo di tante perdute Terre, si preservarà l’aria; e la navigazione non sarà ritardata da Remore, che si trovano, di tante Volte.

Costitutione de’ Corpi in Trento. quale. Del resto, per rivenir al Clima, le Genti vi sono communemente ben complesse, e vi godono, come dissi, aria purgata, e salubre trà Valli, e Monti, lungi da paludi, e presso al Fiume: Benche però rispettivamente non vi si vedano Vecchi in quantità, almen di decrepitezza; il che s’attribuisce, ò alla libertà de’ viveri, ò à i Vini, che (attesone la copia, e l’occasione) bevuti liberalmente validi, e sempre puri vanno alle viscere, e accendon la Bile. Onde le Febri, che regnano famigliari, son le terzane [p. 34] Osservatione notabile. solite dar fuori quei Anni massime, che l’Inverno è stato men rigoroso: & questo s’hà per prattica, e osservatione de’ Medici, quali vedono anche non poco dominar l’idropisia, l’ipocondria, e la Podagra: Mali questi da grande per lo più, e fatti communi alle Città, dove regna l’abbondanza, e il lusso.

Vantaggio notabile di Trento. Ha però di vantaggio notabile la Città di Trento che, oltre vi fiorisce la Medicina, l’Herbe, ò Semplici medicinali, rispetto à i Monti, e Valli, si trovano in copia de’ più rari, e valenti, e se ne fa studio particolare.

Terme, & Acque Acidule. Rispetto poi alle varie Miniere, che regnano nel Trentino, si scoprono di quando, in quando Terme, e Acque salutifere, e purganti, come sono quelle di Val di Sole, di Val di Rabi, di Val di Fiamme, di Val Giodicaria, e di Pergine. Ne io qui sarò più lungo in ridir tutte ad una per una le virtù di tali Acque, Solandre massime, e Rabiesi, lasciando, ne parlino le tante Persone sì estere, come del Paese, che ogn’Anno le provano efficacemente ne’ giorni di Canicola, e Sol Leone, che è il vero tempo.

Dell’Acque Acidule di Val di Sole, hà scritto latinamente il Dottor Fisico Arnoldo Blanchembach di Colonia; & il Dottor Fisico Alessandro Colombo. E di quelle di Val di Rabi il Dottor Fisico Gio: Giovanni Giovanni Gasparo Passi; come ultimamente il Dottor Fisico Gio: Giovanni Giovanni Antonio Roveretti ne hà scritto in fonte a’ Medici di Padova la relatione.


[p. 35]

Osservatione notabile del Clima di Trento. Per cosa poi notabile del Clima di Trento s’hà, che nevica tal’hor al Monte anco in Està, senza però, che con lasciarsi veder le nevi, faccian pausa. E si tiene, che nevicando nella lunatione di Maggio, come hà fatto quest’Anno 1671. caschi neve almen su le cime de’monti in tutti i mesi; il che corre per trita osservanza de’Contadini in modo, ch’è sino passato in Proverbio.

Grandini di rado regnano, e perche. Quanto alle grandini, ò altre male Impressioni dell’aria non vi regnano così facilmente: E pur questo, come si notò, passa per sito trà Lombardia, dove le tempeste sono facili da cader’ ogn’Anno in Està, e minacciano quasi ogni giorno. Ciò deriva, ò perche il Sole non ha campo d’attraher così facilmente vapori trà Montagne, come in Pianura; o se li attrhae, non sono tali, che giungano alla seconda region dell’aria; ò giungendo non si forma perfetta l’Antiperistasi; ò formandosi, e cadendo il colpo, scoppia per lo più su le vicine altezze de’ Monti, che fanno scudo, come de’ Fulmini scrive Seneca:

Feriunt celsos Fulmina Montes.


Altra osservatione notabile. Così li Monti servono per difender i Paesi non meno, che per dividerli, come credo l’intenda Giuvenale. Ragion’anche potissima si è, che, regnando Costellatione, ò di somma siccità, ò di somma humidità, come s’è detto, se nella prima mancano vapori alla Terra; nella seconda mancano forze al Sole; e l’un e l’altro tempo non è atto, per formarsi l’Antiperistasi, come quella, che si genera [p. 36] contrarij. E tutto ciò s’intende di natural causa di Meteore; perche quanto à’ Grandini, Temporali, che si concitano in aria per Arte nera de’ perfidi, e sacrileghi Prestigiatori, se n’havessi da scrivere per invettiva, pregarei, che la mia penna si convertisse in Fulmine essorcismale. Grandine caduta, e suoi effetti Nel principio d’Agosto di quest’Anno 1671. è caduta grandine assai fiera, e benche minuta, e passata tosto, ha in ogni modo danneggiati non poco i migliori siti a torno la Città; onde con deprimer l’Uve, hà fatto in Trento saltar’ i Vini tanto più, per haver poco prima grandinato affatto su’l tenere di Caldar in lungo l’Adice, come pure ne’ Contorni di Merano, e ultimamente di Brescianone, dove la grandine per tre di successivamente ha dato il Sacco alle Campagne non solo: ma a i tetti, e finestre delle Case non senza pericolo evidente di grand’inondatione alla Città.

Scorpioni non offendono nel Trentino, e perche Si può anche soggiungere del Trentino Clima, che essendo famigliari li Scorpioni, non portano alcun nocumento; e quindi non se ne può far l’Oglio, che si fà tanto usitato; perche mancando di veleno, mancano in conseguenza anche l’Antidoto. Del che, a discorrere co’l Padre Eusebio Nieremberg nel suo libro Spagnolo della simpatia, e Antipatia naturale, si potria dire, che l’Aria, ò Terra Trentina fosse antipatica. col morso de’ Scorpioni, ò havesse tal qualità, che lo Scorpione stesso non vi potesse portar veleno. Nel modo, che in Malta; nell’Irlanda; in Augia alla Palude Costantiense; e in Spagna nel Distretto di Toledo [p. 37] Paesi notabili non soggetti à Veleno non si trova serpe, ò altro Animal velenoso, che possa offender. Il che Pausania afferma del Monte Elicona; e similmente Eliano dell’Isola di Creta.

Herbe simpatiche contro Veleni. O vero si può ascrivere à secreta Virtù di qualche Pianta; ò Herba, come del Tesifono si scrive valer contro i Scorpioni per simpatia, havendo una tal’Herba la radice simile allo Scorpione. E Teofrasto ciò afferma pure d’altre Herbe per ragion di simpatica simboleità; come la radice di Scorzonera Africana contro la Vipera; la radice d’Enzina contro il Serpe Drijno. Il Dragoncio maggior, e minor, la Serpentaria, e altre, come mette Dioscoride.

Altra causa probabile perche i Scorpioni non offendono su’l Trentino. Si potrà anche dir quanto à’ Scorpioni, che gli Habitanti del Trentino havessero stessi natura] virtù contro quel morso; in quella guisa che Pitagora l’haveva contro i Serpenti (se ben si dubitò in questo d’Arte Magica) e, come dice Avicenna di quel Padre, e Figlio nella Provincia di Danafacia, che non potevano esser tocchi impune da’ Serpi, o altri velenosi Animali.

Ragion notabile Ma meglio si risolve co’l prelato Padre Nieremberg, ciò provenire da virtù più tosto sovranaturale. E quindi di Malta s’ascrive a gratia di S.Paolo; dell’Irlanda a i meriti di Gioseppe ab Arimatia, che vi predicò l’Evangelio; overo a virtù del Tutelar S.Patricio; dell’Augia si tien per intercessione del Santo Vescovo Pirminio; e del Distretto di Toledo si crede per gratia speciale dell’Arcivescovo S. Ildelfonso. E così a Trento de Scorpioni si riconosce per i meriti del Protettor S. Vigilio, come saggiamente osserva il Matioli.

E per la stessa ragione in Val Giodicaria Territorio [p. 38] Cosa notabile della Terra di S. Giuliano in Giodicaria. Trentino nella Terra di S. Giuliano, non vi ponno viver serpi, ò altri velenosi animali, e capitandovi d’altronde, vi moion subito, come se n’è fatto esperienze; e trà l’altre narrasi di quel Ciarlatano, o Circolatore, che nel voler far publica mostra di Vipere, e altre Biscie, che seco haveva colà portate, le trovò tutte morte. E la causa di ciò s’ascrive per à punto à San Giuliano protettor del luogo.

Scorpione, e suo simbolo. Per altro, parlando de’ Scorpioni, non si sà veder, come tali Animali non potessero haver la loro natural forza di veleno, dove l’hanno le Vipere, e altri Insetti. E per tutto il Paese Trentino hà nome di valer contro i Scorpioni, e in fatti vale. E lo Scorpione simbolo dell’Adulatore; mentre, se lusinga di faccia, punge poi con la coda; e ciò vuol forsi denotar, che vi regni nelle Genti franchezza d’animo.

Etimologia di Trento varia. Quanto all’Etimologia del nome di questa Città, si dice Trento quasi tre Torrenti, Saluga cioè, Fersina, e Salè; il primo scorre per Città, gl’altri due fuori delle Mura, e ambi tre sboccando da’ Monti verso matina s’uniscono a Ponente co’l Fiume Adice. Tre Torrenti e loro essere E sì fatti Torrenti se concorrono in dar nome à Trento, cospirano altresì a togliergli le fabriche, e sostanze, quando non si ponessero più che grandi ostacoli al loro impeto, da cui in ogni modo si danno tal hor danni irreparabili.

Overo si dice Trento, quasi tre Denti à causa di tre Dossi, ò Colli, cioè S.Rocco, Sant’Agata, [p. 39]Tre Colli di Trento, e loro sito. e Dos Trent, che da vicino sorgendo in Triangolo à torno la Città, quasi dissi, tre Denti la serrano tra le loro fauci.

Trenta Longobardi O pure si dice Trento dal numero trenta in memoria cioè di trenta Longobardi destinati anticamente dal Rè Clefo al governo delle Città, tra quali uno fu Evino, quello, che resse Trento con gran valore, per quanto scrive Paolo Diacono e lo riferisce il Pintio.

Tridente Geroglifico de’ Trentini Ma meglio si denomina Trento in latino Tridentum, in riguardo che anticamente adorasse il Dio Nettuno, e porgesse sacrificij al di lui Scettro, ch’è un Tridente. Quindi negli Archi Trionfali, ò Imprese, ch’ergono i Trentini, sogliono a punto valersi di questo Simbolo: e nel luogo di Communità vedesi trà l’altre Pitture un Quadro della Fucina di Vulcano, dove i tre Ciclopi fabricano un gran Tridente.

Pietra notabile su’l Duomo di Trento Conferma tutto ciò una Pietra antichissima posta, come dicono, nella facciata del Duomo verso il Foro, che, quantunque logora, e rasa dal tempo, non lascia di mostrar la forma d’un Tridente con far credere d’haver servito à quella falsa Deità.

Statua di Nettuno, e suo essere Avanzo indegno di star nelle mura d’un Tempio del vero Dio, se non fosse, che vi si tien più tosto per segno d’Antichità, e di derisione. Si come il Busto d’un’antica Statua di Nettuno, che si trova per Terra in Castello sù’l Gioco del Pallone, è in Sito proprio.


[p. 40]

Antichità di Trento. Nel resto dell’antichità di Trento parlano, oltre le Statue, le tante Torri vetuste, e Porte delle Case, che di superiori al Suolo hormai si vedono sotterranee; Cosa notabile di Marmi scoperti. anzi che si scoprono sempre più reliquie d’antichi Tempi, come novamente s’è fatto, in Man su’l Maso Cazzuffi, per un Volto, o Tempio d’Idoli con Marmi, Alabastri, e vestigi di Statue gentilissimi, ch’io hò veduti, e certo meritariano scavarsi con più calore, per forse rinvenir tra quelle antichità qualche Tesor sepolto.

Varie Antichità. Scorgo in Città una Pietra nel muro di Casa Bennassuti vicino al Duomo, dove doppo la prima riga trucidata da barbara ignoranza, si legge scolpito come segue:


Patri
M. Cornelio M. F. Fausto
Fratri
Q. Cornelio Constanti Filio
Pastor Suis

Inscritione notabile. E poco lungi su la Porta di Casa Travaglioni sta in Marmo:


Saturno
Aug.
Sacrum
Nonius
Sabinus
V. S. L. M.

Nel luogo di S.Apollinare, ò Piè di Castello, vedesi una Pietra co’l Motto:


Faustina

[p. 41]

Augusta
D. D.

Et altre ancora, come si notarà.

Nelle Fosse poi del Palazzo già Madruzzo si trovano in Pietra Varie Inscrittioni antiche, trà quali questa:

Altra inscrizione notabile.


C. Valerio C. F. Pap.
Mariano
Honores omnes
Adepto Tridenti.
Flamin. Rom. &
Aug. Praef. Quinq.
Augur. Adiecto
Annon Leg. I I I
Italic. Sodalisa
Cror. Tusculanor.
Iudici Selecto
Decur. Trib. Decurioni
Brixiae Curatori Reip. Mant.
Equo Pub. Praef.
Fabritio Patrono Colon.
Publicè
Magno, & Invicto
Imp. Caes.

Et questa stessa Inscrittione trovasi anche in Casa Mantij nel libro, che vidi intitolato:


Inscriptiones Sacrosanctae Vetustatis
Ex Petro Appiano,
Math. & Bartholomaeo Amantio.

Memorie tutte d’antichi Romani, i quali, come [p. 42]Antichi Romani e loro memorie in Trento. accennai, doppo la Vittoria di Caio Mario contro i Cimbri, nel conquistar, che facevano la Germania, tennero Presidij, ò Legioni in Trento, come in altri Luoghi proprij di Frontiera, e posti su’l Passo di vie più promovere l’Imprese. Val Iudicaria, e Val di Sol onde dette. E perciò stanno Lapidi, e Romane memorie anche in Val Giodicaria, Territorio Trentino, Valle detta Iodicaria quasi Iovi dicata, perche vi fosse il Fano di Giove hora convertito in Tempio di S. Giovanni: si come Val di Sole si nomina dall’essersi adorato l’Idolo del Sole, in quella guisa, che a Trento, il Dio del Tridente, cioè Nettuno. E di queste Etimologiche congetture parlai co’l Pintio.

Con tutto che Trento sia Città di Passo molto celebre, trovasi nondimeno, come s’è visto, quanto alle Mura, picciola di Circuito più di quello richiederebbe una Città tanto considerabile tra le Confinanti. Città di Trento come si possa ampliare. Si potrebbe però ampliare senza gran difficoltà, ò dalla parte di Fersina, dove i ripari del Torrente serviriano di recinto alla Città; ò, come fu già disegno del Cardinal Bernardo Clesio, dalla parte dell’Adige verso Dos Trent, gettandosi sopra il Fiume un’altro Ponte, che venisse congiunger’ al Borgo S. Martino la Penisola S. Lorenzo. In tal modo togliendo à Trento la Figura di Cuore, se gli darebbe l’anima; e all’hora crescendo il numero de gli Habitanti, converebbe di necessità instituir qualche nuovo traffico, e commercio; Che così anco i Vini non fariano in premura d’andar lontano, e farsi strada.

[p. 43] Forastieri in Trento, come trattati. In Trento si ricevono li Forastieri d’ogni stato, e Natione, che vi sono ben visti, e vi provano grato soggiorno; vi acquistano grado di Cittadinanza, e vi godono piena libertà, sì di vivere, come di trafficare. Non vi si tolerano però Heretici, e molto meno Hebrei, che sono sbanditi in perpetuo di Terra, Luogo, da che fecero morire sì empiamente il Santo Fanciullino Simone l’Anno 1475. Cosa notabile degli Hebrei in Trento. E se bene di passaggio s’ammettono per tre dì questi Giudei, obligati in tal tempo portar il segno, ciò serve, per farli anzi ricever fischiato, e rampogne per tutta la Città, come lor intraviene. Così rendesi ogn’hor più esemplare il castigo di que’ perfidi; così trionfa vie più l’honor di Christo nel suo Figurativo Martire Innocentino.

Cittadinanza di Trento quale Quanto al farsi Cittadini gli Esteri, ciò segue con le debite forme, & requisiti; essendo la Cittadinanza di Trento molto stimabile, per Prerogative, che ha, & Privileggi, e per antico decoro, in che vuol tenersi.

Fuorusciti in Trento come ammessi. Che poi la Città di Trento, come scrive il predetto Conte Scoto, sia il rifugio de’ Tedeschi, & Italiani, quando lor’avviene qualche disgratia, ciò si deve intendere con riserva; mentre, per quanto io in tre Anni di prattica osservai e s’usa rigor’ in conceder Salvicondotti à Fuorusciti, e s’invigila in tolerarli. Ne è vero che Trento sia la Sentina de’ Tedeschi, ciò che si scriva certo Autor Anonimo in una latina descrittione senza discretione [p. 44]sostenuta, non sò come, dal Maggior Atlante; perche anzi ogni Podestà inquire contro i Vagabondi, e mal viventi, e tien mano sollecita in questo punto; che così ordina il municipale Statuto.

Scienza in Trento, come regni. Come dunque in Trento non si trovano scandali, o mali publici: così (toltane qualche privata fattione) si vive con quiete, e libertà, e se ben milita l’uso dell’Armi, ne ha luogo il Fisco, non nascono uccisioni, respectivè; molto men regnano Caporioni, Sicarij, ò altri perturbatori: Briganti, e facinorosi perduti à Trento. E se tal’un ne capita per hazardo, tosto per Bandi publici, convien, che sgombri, perche occorrendo ad un tocco di Campana posti in arme tutti li Cittadini, è forza, che i Rei, ò paghin’ il fio in Città, ò sian prigione trà’ monti senz’altro scampo. Dissi, che vi milita l’uso dell’Armi, & è vero nelle forme, che dà il municipale Statuto; e dissi, che non vi hà luogo il Fisco, il che s’intende della general confiscatione di Beni, come consta dallo stesso Statuto municipale.

Giustitia iin Trento quale. La Giustitia in Trento regna essatta. La Civile, rispetto a i tanti Causidici suol haver’ il suo luogo per via lunga: se bene però, per abbreviarla, si dà il Tribunale delle Concordie. Le cause tanto nell’ordine, che nel merito tutte si trattano in scritto, e non in voce, eccettuate tal’hor quelle di poco momento. Le Criminalità pur si trattano di penna senz’altre Renghe. I Rei si puniscono a dosa di delitto essemplarmente, così che, se i Giudici procedono a rigor [p. 45]di Giustizia, il Prencipe come Ecclesiastico inclina usar clemenza con giusto arbitrio.

Cosa notabile della Criminal Giustitia. Prima d’essequirsi le Capitali Sentenze, si legge in faccia del Popolo un Manifesto di reità, da cui risultan le ragioni, perche la penna devenghi à farsi pena. Il Carnefice si tien sù la sua, come fà in Germania, e con quei, che devon esser decollati, rota la Spada. Il Luogo di far ciò è la Piazza di Duomo, quabessendo, come dissi, di nobile simmetria, vien’ a essere nello stesso tempo anco diforme: se non che, servendo alla Giustitia, è vie più bella.

Doppo l’essere di Trento seguirò il ben essere, con insieme toccar’ il vivere, e costumi de gli Habitanti. Questi si vedono ordinariamente di bel sangue, ben fatti, e che trattano con molta civiltà; potendosi dire, che posta la Città di Trento ne’ Confini di due diverse Nationi, da i Tedeschi imbeve la cordialità, e da gl’Italiani la gentilezza.

Vestito, & Idioma de Trentini. Vi s’usano le Stufe scaldate, come dissi, mediocremente. Si veste all’uso delle mode francesi, pratticate in Italia, & in Germania. Si parla Italiano; benche si prattichi ancor l’Idioma Tedesco sì per i molti Nationali, che vi stanno, come perche s’usa mandar figliuoli in Alemagna à tal’effetto, con riceverne altri in concambio. La lin- gua, che si parla, se non è della più scielta, è almen assai buona, rispetto ad altri luoghi d’Italia, e Germania, con esservi solo per l’Italiano [p. 46]qualche affettatione d’accento, & alcune parole, che han dell’heteroclito. Gli Horologi vi battono all’Italiana, & alla Tedesca, ò sia Francese, ch’è lo stesso; e la moneta vi corre Tedesca, & Italiana indifferente. Uso de Brindesi. Benche poi la moda del vivere, sia mista, per la copia però de’ Vini rari, vi regna il bere schietto a mense laute; e l’uso de’ Brindesi (communemente parlando) non vi toglie la libertà, come in Germania: ma si lascian gl’inviti a beneplacito, come in Italia. Ne si trascende co’ Beliconi.

Ingegni, e Studij in Trento come fiorisce. Vive in Trento copia di bell’Ingegni, e di Studiosi, di Legge in particolar’, e Medicina, che vi fioriscono: ne mancano amatori anche di belle lettere in Prosa, e Verso, come si fan conoscer’ alle occasioni in voce, e stampa. Hanno i Trentini, oltre il Collegio de’ Giurisperiti, di cui si dirà, un’Academia publica literaria con nome de gli Accesi, che fu instituita l’Anno 1628. e se ne fé prima solenne Apertura su gl’occhi del Prencipe con Oratione detta dal Dott: Dottor Dottor Fisico Gio: Giovanni Giovanni Battista Scienza, assistito dalla recita di diversi altri Soggetti, come di tutto vanno i Componimenti in luce publica.

Academia publica, e suo essere. Ma mentre s’andava render celebre quest’Academia ogn’or più da se stessa, e per le corrispondenze d’Italia, perdè il grido a causa del sopragiunto Contagio l’Anno 1630. che la rese sopita: se non estinta. Meditano però ridurla di nuovo all’attività; seben pare, che manchi il fuoco della risolutione preoccupato dalle Fattioni, ò dall’otio. E di fatto quest’Anno 1671. s’è risvegliata per [p. 47]opera principalmente del Nobile Carlo Mattia Saracini, havendo à punto fatto stampar un dotto Svegliarino alla gloria sotto l’aura del Principe.

Impresa della Trentina Academia. L’Impresa di tal’ Academia è un Globo di Meteore ignite col Motto: Fit AEmula motu; come di ciò vedesi tutt’hora l’erettione in Casa Alessandrini, dove in una Sala appartata pendono d’ogni intorno le Imprese de gl’Academici, che parlando ingegnosamente a motto, taciono: ma però tacciano, se più si lasciano predicar’ al deserto.

Famiglie Nobili, in Trento e loro essere Quanto alle Famiglie nobili di questa Città, che già accennai, trà le estinte, & quelle, che vivono, faranno in circa ___, comprese le moderne; e meritariano essere qui nominate ad una per una con distinguersi trà loro di Grado, di Merito, e di Sangue: ma pure risolvo tralasciarle tutte senza eccettione; le viventi, perche già sono conte da se medeme: le estinte, perche non oso metter mano nella Falce di morte. Oltre che, trattandosi di Privileggi, Prerogative, e Preminenze di tante Case, de’ quali molte sono di Conti, Baroni, & altri Cavalieri di titolo, e rimarco tanto Secolari, che Ecclesiastici, e tanto in Patria, che fuori, Riguardo notabile dell'Autore. non mi basta l’animo navigar’ un tal mare con la penna senza urtar qualche scoglio di partialità, che devo sfuggire. Bastando haver veduto in fonte, per quanto si può vedere, l’essere, che han le Trentine Famiglie di nobiltà con il ben essere di Grado, e di Matricola.

Del resto, benche nati in Valle, nodriscono i [p. 48]Trentini spiriti gentili, & elevati; e con essere di natura pronti, e risentiti, perdonano facilmente di fatti più, che di lingua. Trentini, e lor qualità. Sanno esser franchi, & ingenui di trattare. Amano con la virtù il puntiglio di gloria, non senza però amar’ anche il lucro, e riescono in specie buoni Economi. Si fanno honor alle occasioni, e professano generosità. Seguono la Commensal Conversatione, meno di quel che si soleva con cordialità. Nella divotione, e riverenza in Chiesa più risentono d’Italia, che di Germania, e assai rispettano gli Ecclesiastici. Sono trattabili, e si degnano volontieri senz’altro fasto, le Persone anche grandi, e titolate, quali ne usano essorbitanza d’habito, ne di seguito.

Riflesso per il Forastiere, in Trento. Se vanno fuori li Trentini ò in Guerra, ò alle Corti, fanno gran passata: ma facilmente si lascian lusingar da gli agi della Patria, & libertà; contentandosi veder di buon occhio il Forastiere, a cui mostrano in effetto la Figura di lor Città, che è il Cuore. Con questo ancora, che à favor, ò disfavore, quando più occorre, come in Città di non gran Circuito, Vanno quasi tutti uniti in Catena di parentaggio: norma per lo Straniere, come fia d’huopo reggersi, e diportarsi.

Se poi i Trentini di trattare riescono franchi, di parlare sono sciolti: non dissoluti rispetto alla prattica, che han di due Nationi, & hilarità; ne questa suole sbandirsi da Bestemmie, ò essecrationi, per quanto viddi. In fatti egli è un gran cativo pronostico di Cielo, quando sù la Terra [p. 49]s’ode linguaggio d’Averno.

Donne Trentine, lor habito, lor portamento. Le Donne di Trento vestono con pompa, e senza prammatica in modo, che à pena si distinguono nel loro grado. Si tengono trà l’affabilità, e la modestia; procedono con vivacità, e con la libertà guardan l’honore. Le Nobili amano quasi tutte la moda Francese, eccetto, che contra l’uso d’Italia, Germania, e Francia vanno scoperte il Capo per fino in Chiesa, dove in ogni modo appaiono devote senz’apparenza. In occasione di duolo si ricoprono con gran Manto vedovile fin’à Terra. Cosa notabile delle Donne Trentine. In Viaggio portano Capello a piume, di cui tal’hor’anche in Città usano il Cimmiero. Le matrone sogliono andar in habito di Giubba, e Collaro armato all’antica schietto, e nobile. Conchiudendo, che le Gentildonne Trentine seguono la politezza: ma senza fuco, ne amano pinger maschere à Belletti, ò abbellirsi di macchie, portando Nei.

Vivere, e Vestir delle donne Tedesche. Le Nationali Tedesche, Tirolesi, che vi si trovano, vivono per lo più à modo di lor Paese, ch’è assai libero, ne mai divariano nel vestire, parlo delle plebee. Portano Sottana a falde, Collaro a trippe, gran Capello in testa; & un breve Tabarro da gli homeri fin’alla Cintura, da questa facendo pendere vagina, e chiavi à catena d’Argento; e tal riesce l’habito di solennità. Il Mantello lungo richiede Nobiltà, e grado di prosapia. Il Capello, che in Està serve d’ombrella, e l’inverno si suol convertir in Berettone di pelle, [p. 50]non si leva mai ne per strada, ne in Chiesa, anco quando s’accostano alla Sacra Mensa, valendosene, come fanno, in luogo di Velo.

Costumi, e procedere della Trentina Plebe. La Trentina Plebe, e Persone agresti sono docili, e devoti a loro pro. Vanno tra la simplicità, e la finezza, con la qual accompagnano la rusticità; e se non altro, sono industri, essatti, & assidui nella fatica de’ Campi senza lasciar otioso ne pur un palmo di terra; si che trà le Trentine Alpi si vedono fruttar per sino i sassi. E ciò è vero, perche, oltre i Ronchi, e siti scoscesi, che si riducono a coltura, fruttano nello stesso tempo varie miniere di viva Pietra, che serve alle fabriche, come di fatto vicino la Città si scava in quattro diversi luoghi, alle Laste, cioè; in Piazina; alle Predare; e sotto Civezzano; essendo però li primi di riuscita questi due ultimi. Miniere di Pietra, notabili. Perche alle Predare stà la vena di pietra bianca, solida, netta, e facile al lavorìo; e sotto Civezzano si trova la Pietra rossa tendente al Marmo con macchia nobile, ne senza lustro, come mostrano ordinariamente di quest’una le Chiese: di quell’altra le Case; e di continuo si vedono far colpo li Tagliapietra. Senza dir quì della Pietra d’Alabastro di Val di Fiemme; della Pietra di Paro in Val Giodicaria, & altre d’altri luoghi sù’l Trentino; come ne meno dirò delle varie Miniere di Vitriolo, e di Metalli, massime di Pergine, delle quali parlo a lungo in altra Opera.

Che se de’ Trentini si può dir, habbiano genio [p. 51]Genio e attività de' Trentini. e attività per Armi, Lettere, Traffico, & Agricoltura, questa prevale certo generalmente; perche, oltre al Territorio, che tutto si fà render à ragion di sito, il Piano di Valle, ò Canale, dove giace la Città, si vede à fondo di coltura fruttifera: & i Colli all’intorno vanno così ben vestiti di Vignali, e Campi, che nulla più. Et essendo, come Luoghi posti à falde in riguardo à i tanti dossi, e Seni, rendono ad usura, rispetto all’occhio. Coltura de Campi quale. Li Monti poi, che spalleggiano la Valle, se non tutti di Vigne, e Campi, servono di praterie, e pascoli considerabili; come pur di legnami, che vi abbondano. Gli Armenti perciò hanno campo d’allevarsi in gran numero, come si vede, acciò non manchino laticinij à misura de’ Fieni, che si fanno in quantità: e più in qualità.

Cosa notabile dell'essere di Trento. Quindi, se al dir di Pincio, il Sito di Valli, e Monti, dove hora è Trento, fù per avanti Bosco inhospito, e selvaggio, habitato da fieri rustici, Briganti, e Malandrini, che infestavano furiosamente il Passo, ne vivevano che di ratto, insulti, & uccisioni, è cosa mirabile il vedere, come sia ridotto un Paese di fertilità, delicia, e sicurezza, dove si vive d’entrata, con ogni legge, e commodo, e dove regna singolarmente la soavità de’ costumi, la civiltà, la religione, lo studio, l’honorevolezza, & il lustro. Tanto fà con il Tempo la Fortuna de’ Luoghi; tanto può l’humana industria, e necessità.

Hor quanto à’ Rustici, ò Coloni Trentini, questi [p. 52] Rustici Trentini, e loro Carri. usano nel condur fieni, legne, ò altro, certi Carri agili, che vanno su, e giù per balze, & avezzi non meno gli Animali, che li conducono. Anco in Città si vedono i frequenti tali Carri a condur robbe, il Sabbato in particolare, che essendovi mercato, non riposano li Contadini in tutto quel giorno.

Cocchi, e Carozze in Trento. Li Cocchi poi, ò Carrozze, che si trovano in Trento varie, tutte vengono tirate à Cavalli, de’ quali si fa studio in copia, & anche scelti, valendosene per il Passeggio non meno, Slitte à suo tempo, e Sedie rolanti, che son’ in uso.

Tabacco come s’usi in Trento. Usano quei della Città il Tabacco in polvere, e foglia: ma non in fumo; che di ciò non si dilettano i Trentini. Dallo spaccio, che hà grande tal mercantia anco fuori in varie parti, si fà credere di buona fabrica, & qualità. Infatti il Tabacco, quando non sia adulterato nel suo essere, ò alterato da odori troppo acuti, e calidi, e venga preso à tempo, e dosa, si tien’ un Purga Capo valido, e sovrano, come prodotto da un’Herba, la Regina dell’altre. Tabacco, e suo essere. Ma hoggi mai il Tabacco si và prender per habito: non per bisogno; per lusso: non per rimedio. Scrive à pieno di quest’herba con l’uso, abuso, e virtù del Tabacco Neandro Bremano Medico, che fu a Trento co’l Duca di Terra Nova l’anno 1649.

Duomo di Trento descritto. Tra le cose notabili della Città di Trento s’annovera in primo luogo il Duomo dedicato al Protettor Vescovo, e Martire S.Vigilio. Egli è un [p. 53]Pilastroni notabili. Tempio di struttura Gotica, e venerabile, che porta seco un misto d’oscurità, il tutto di viva Pietra ben travagliata, con diversi Archi molto grandi e 14. Pilastroni che lo sostengono; quali posti sette per parte costituiscono le tre Navi del Tempio. Sono di straordinaria grossezza, altezza, & maestria, formati a 16 angoli tra acuti, e ottusi con Basi à solido di gran torno, e Capitelli fatti à fogliame. I Volti tutti del Tempio sono posti in pittura à Ciel stellato.

Cuppola del Choro. Dalla parte del maggior Ingresso à ponente vedesi nell’alto un Poggio, ò Atrio interiore, che attraversa; e dalla parte del Choro sorge una gran Cuppola ottangolare molto notabile d’altezza à proportione coperta di Piombo, come è parimente tutto il Duomo. Choro, e suo Altare. Si và sù la Cuppola per via di Scale à lumaca, con cento gradini di pietra, e altretanti di legno, e nell’Apice della maggior sommità stà una Campana di voce argentina, qual serve per convocar l’Hore Canoniche, e le Diete Capitolari; come pur ogn’altra Funtione, Elettione, e Riduttione di Stato della Chiesa di Trento; si che una tal Campana con esser picciola di corpo, fà la maggior figura.

Il Choro, essendo posto in alto, si rende cospicuo, e vi si và per due commode Scale di rossa pietra, fasson di marmo. In dietro stanno i sedili per quei, che officiano, e sù’l davanti sotto il Ciel della Cuppola stà in Isola piantato l’Altar maggiore, con à torno Parapetti di ferro dorato, che lo difendono. Fu questo il sito per inanzi, dove si officiava, [p. 54] fin che l’anno 1629. vi si eresse l’Altare in vista come và, di tutto il Tempio, e molto proprio.

Altare, ò Chiesa di Santa Massenza. Tra gli Altari di Duomo, che in tutto sono 14 è notabile quel denominato di Santa Massenza, posto sotterraneo in un sito di Capella, ò Chiesa grande a misura del Choro. Vi stanno per sostegno de’ Volti 18 Colonne di viva pietra con un tramezzo di Balaustri, che difendon l’Altare. Questa Capella fu fabricata dal Vescovo Udalrico secondo circa l’Anno del Signore 1022.

Corpo di Santa Massenza. Giace qui (senza che consti preciso dove) il Corpo di Santa Massenza madre di S. Vigilio, ripostovi dal Vescovo Altemanno, quello, che collocò anco più decentemente il Corpo di S. Vigilio, e le Reliquie de’ Santi Sisinio, Martirio, Alessandro, & altri, come nota il Pincio. Vedesi à destra di questo Altare la Statua d’essa Santa Massenza con à piedi li due Figli Magoriano, & Claudiano, ambidue Santi, e de’ quali quì riposan le Reliquie probabilmente. Cosa notabile di questo Luogo Sì che questo Luogo arricchito anco di Privileggi, e grandi Indulgenze, vien’ à essere, come un Santuario, Cripta, ò Catacomba venerabile tanto più, che vi si tiene l’adoranda Presenza del Santissimo; benche ciò paia improprio, per esser in sito oscuro, e sotterraneo: se non fosse, che Dio da per tutto habita luce inaccessibile in se medemo.

Nel prospetto di questo Luogo tra due Statue di S. Vigilio, e di S. Massenza leggonsi à lettere d’oro memorie del Sacro Concilio, che principiato, [p. 55] e proseguito in Duomo per due volte, la terza fù conchiuso nella Chiesa di S. Maria Maggiore, di cui si dirà.

Altare del Crocifisso. Si fà poi osservar trà gli altri l’Altar del Crocifisso, che si vede in capo al Tempio à destra della gran Porta. Egli è un Crocifisso grande à rilievo più del naturale, che altre volte si trovò nell’alto del Choro. Vedesi spirante: ma così al vivo con atti divini, e compassionevoli, che cava lagrime di compuntione, e tutta la Città ne vive devotissima, tanto più, che ne riceve continuamente gratie, come fanno fede i Voti, che vi pendono. Ogni Venerdì dell’Anno, doppo il Vespro vi si porta il Clero della Catedrale à meditar la Passione, recitandosi l’Hinno, Vexilla, & altre Preci, solito anche farsi un devoto sermone.

Cosa notabile del Crocifisso in Duomo. Fù à piedi dello stesso, che si publicorono tutti i Decreti del Sacrosanto Ecumenico General Concilio, come se ne vede registrata nel basso memoria con Inscrittione latina à lettere d’oro; che parla così: Ad Pedes huius Sanctissimi Crucifixi, à Choro hùc translati, fuerunt publicata omnia Decreta Sacrosancti Concilij Tridentini.

Gli altri Altari, che già tempo, stavano eretti à Pilastroni, hora posti per ordine à torno il Tempio cercano di spiccare con maggior lustro. Vorriano alcuni esser à marmo, come molti sono à oro, e tutti à pittura, tra quali quello di Santa Massenza è stimabile di tratti, e di colori; benche non in sito di luce, e di riflesso, si come quello di [p. 56]Sant’Anna, che hà l’aria propria, per fatto à guazzo, è in eccellenza. L’Altare poi di S. Biagio Chiesa antichissima, come si dirà, e compresa in Duomo, hà una Pala delle più fine, che m’habbi visto: mà per l’oscurità, e bassezza del luogo, è un tesor sepolto.

Porte di Duomo. Si serra il Duomo da quattro Porte, che s’aprono à quattro Venti, due delle quali, cioè à Oriente, e Settentrione stanno armate ciascuna da Lioni di marmo; uso antico di custodir i Tempij; vedendosi anche varij Geroglifici di Serpi, Griffi, & altri misteriosi Animali. Il Frontispicio della Porta maggiore del Duomo formato d’un Fenestrone, quando fosse finito nella sommità, richiederebbe un’altra Torre, ò Campanile, come dà il disegno, e se ne vede fatta buona parte.

Inventione di Scale nel Duomo di Trento. Si và sù le Torri per via di Scale incognite scavate nelle mura laterali di dentro al Tempio, senza, che punto ingombrino, anzi fanno ornamento con inventione, che non viddi altrove. Le Campane, che sono di buon metallo, riescono di concerto, e trà l’altre si fà sentir la maggiore, ch’è grossissima, e pesarà 400 e più libre la lingua sola. Campana di S. Romedio notabile. Per suonar le Messe, che son feriali, si dà dietro la Sacristia il Campanile di S. Romedio, così detto, ò perche stà vicino all’Altar del Santo; ò perche la Campana, vogliono, suonasse da se medema nel transito d’esso Santo; havendo anche questa tal Campana, se ben picciola, gran virtù contro i mali tempi.

[p. 57] Poggi notabili. Caminasi a torno il Duomo al di fuori per via di, certi Poggi, e Colonnati di marmo, he servono d’ornamento non meno, che di commodo in occasione di spettacoli, ò altra curiosità, & essendo il tutto à doppio ordine di picciole Colonne, queste si contano al numero di 225. di pari altezza: se non che alcune, com’ eccedenti, si son’ aggroppate.

Santo Collegio ò Capitolo di Trento quale. Risiede in questa Catedrale un Collegio, ò Capitolo insigne di 18 Canonici, trà Nobili, e Graduati, con il loro Decano, ch’è la prima Dignità; essendovi poi la seconda di Preposito, e la terza d’Arcidiacono con un Officio di sommo Scolasticato.

Canonici di Trento, e loro preggio. Questi Canonici, oltre le rendite, possiedono grandi Prerogative, e à loro stà elegger’ il Vescovo, quale non suol’ essere formato, che della loro Pasta. Quindi li Cardinali stessi, & altri Prencipi si preggiano esser Canonici di Trento, come ultimamente lo dimostrò l’Arciduca d’Austria Sigismondo Francesco; il Cardinal Federico d’Hassia, hora eletto Vescovo d’Vratislavia; il Cardinal Ernesto Adalberto d’Harrach, Arcivescovo di Praga; e il Cardinal Guid’Ubaldo di Thunn Arcivescovo di Salzburg Vescovo di Ratisbona.

Habito de' Canonici di Trento. Portano l’Almutie di molto Decoro, e se le mettono à modo di Cappe; nel resto comparendo tutti in habito nero: se non che da certa Pittura antica vedo il Decano portar in Cappa di Gibellini, [p. 58] Beretta rossa con l’habito, che mostra il medemo colore, e fà creder haver servito anche à gli altri Canonici.

Fanno residenza à beneplacito, non tenendosi in rigor’ obligati venir in Choro, se non la Vigilia della Natività del Signore à primi Vespri; così che chi manca quel dì all’hora determinata, perde i frutti di tutto l’anno: & è contra; E ciò per Consuetudine immemorabile. Ne osta il Concilio Trentino Sessione 23 Cap. de Reformatione, perche (come nelle Capitolari Chiese di Germania) non s’è accettato sù questo Punto. In ogni modo però si vedono frequentar’ il Choro almen quei, che si trovano in Città, e corrispondono degnamente al loro Stato.

Ogni Venerdì dell’anno si riducono nel Luogo di Conclave à far Capitolo; e in tempo di Sede Vacante fanno più frequenti le Sessioni secondo l’emergenze, e bisogni per il Punto d’Elettione, e per il Governo Spiritual, e Temporale, che all’hora reggono, e a lor s’aspetta, come Elettori, che sono del Vescovo, e in un Successore.

Il Sacro Collegio, ò Capitolo di Trento, quanto al suo essere, si fà Coetaneo con la Chiesa stessa piantata da Sant’Hermagora Patriarca d’Aquileia, che pose la Sede Episcopale sotto Giovino, il primo Vescovo di Trento, come si dirà. Quanto al berfessere, lo riconosce in gran parte dal Vescovo Altemanno de’ Conti Bavari, da cui [p. 59]venne arricchito di molte liberalità; Si chiamorono i Canonici con titolo di Fratelli Venerabili, e oltre le Canonicali Prebende, che havevano, ottennero l’assegnamento d’alcune Pievi, ò Parochie. Qualità singolari del Trentino Capitolo. E poi cresciuto sempre più di titolo, e di stima, per i Soggetti di gran Nascita, merito, e Virtù, che hà avuto, e tutt’hora tiene; di questo Grembo essendo stato, oltre i varij Prencipi, Prelati, e Cardinali, un sommo Pontefice, che fu Pio secondo, di primo nome Enea Silvio Senese, di Casa Picolomini; quel grand’Huomo, come leggo da i Commentarij di Gio. Giovanni Giovanni Gobelino. L’Arma del Trentino Capitolo, è la figura del Duomo.

Officiar del Duomo di Trento. L’Officiar del Duomo di Trento, è decoroso. V’intervengono, oltre i Canonici, & à suoi tempi il Vescovo 26. Beneficiati. Ogni dì doppo l’Hore Canoniche si canta oltre la Conventuale qualche altra Messa. Ne’ Riti, e Rubriche si pretende osservanza di stil Romano. S’usa il Canto Fermo diretto in Choro da due Mansionarij; essendovi però nelle Festività la sua Musica in Organo per lo più à concerto. Le Messe private vanno dirsi per ordine, e sono privileggiati Altari, quel di Santa Massenza, e del Crocifisso.

Anniversario notabile. Trà gli Anniversarij, e Funebri Officij, che frequenti corrono di Vescovi, Prencipi, e Personaggi, è rimarcabile quello, si celebra li 2 Maggio per il Rè di Boemia, Henrico, Conte del Tirolo; quell’Henrico, che, doppo haver restituito alla Trentina Chiesa, quanto erasi alienato da Meinardo suo [p. 60]Messa Regia in Duomo di Trento come instituita, e da chi. Genitore, usò di più real munificenza, e instituì per Legato espresso sotto l’anno 1334. il cantarsi ogni giorno in perpetuo nella Catedrale una prima Messa in Aurora, che a punto chiamasi Messa regia.

Uso notabile in Trento di dispensarsi il Pane. Per qual Fondatione vennero dallo stesso Rè assegnate alla Mensa Episcopale, e Capitolare l’entrate di Tramen, effetti grandi: con obligo al Capitolo di dispensarsi ogn’anno una volta il Pane al Clero, e Popolo di Città, con l’ordine, che segue, cioè: che (doppo essersi distribuita la portione del Clero alle Case) il primo tra il Popolo a presentarsi habbia quattro Pani; il secondo tre; il terzo due; il quarto uno, con quest’ultimo andando tutti gli altri.

Il giorno della Santissima Trinità si fà la Funtione in Duomo à suon di Campana grande. Et è notabile, che per haver l’avantaggio d’esser il primo, o almen de’ primi, s’affollano talmente le Genti, che non potendo capir’ in Terra, s’appendono fino in aria non senza pericolo. E quest’anno 1671. vi si sono contate più di quattro milla Persone.

Cosa notabile d’una Giovane Hebrea. Ma se fù grande una tal confluenza per interesse, fù altretanta quella dello stesso giorno per curiosità di vedersi lavar’ al Sacro Fonte Battesimale una Giovine Hebrea venuta alla Santa Fede con nome di Lucia Arcangela. Conversione applausibile tanto più, quanto che la Neofita, essendo di Genitori molto ricchi in Riva di Trento, si fà [p. 61]creder mero impulso di Divino Spirito, e Virtù veramente di volere: non di necessità. Quindi è stata soccorsa da’ Cittadini con grosse limosine la Giovine, che trà tanto ricovrata in Casa Balduini, si crede, haverà presto la Dote, per Conventarsi.

Corpi Santi nel Duomo di Trento. Riposano nella Basilica di Trento otto Corpi de’ Santi, cioè de’ sette prenominati, e quel del Beato Vescovo Martire Adalpreto; come si vede dalla prospettiva di due Volti laterali del Choro, dove stanno effigiati li Santi stessi, che sono: verso Ostro S. Vigilio, S. Sisinio, S. Martirio, e S. Alessandro Martiri; e verso Aquilone Santa Massenza, S. Magoriano, S. Claudiano, e Beato Adalpreto.
Sacre Reliquie nel Duomo di Trento. Trà le Reliquie Sacre si conserva del Legno di Santa Croce.
Una Spina della Corona del Redentore,
L’Ossa di S.Vigilio in Cassa d’Argento; & uno de’ di lui Bracci in Ostensorio distinto.
Il Capo di Santa Massenza.
Due Deti in Carne de’ Santi Apostoli Filippo, e Giacomo,
Un Piede ancor in Carne di S.Girolamo, Dottor della Chiesa.
Il Capo con i Capelli d’uno de’ Santi Innocentini di Betelemme,
L’Osso del Collo dell’Anacoreta S. Romedio, & altre molte.
Stanno queste Reliquie sotto Christalli, con le [p. 62]loro Autentiche in Altare di S. Romedio notabile. un Altare eretto in Sacristia a S. Romedio, dove si dice Messa; & è, come un Atrio à Cuppola sostenuto da quattro Colonne di Marmo con in fronte a lettere d’Oro il Distico:


Relliquias fovet Ara, Sacram Romedius Aram;
Vos Dominum in Sanctis mirificum colite.

Effigie miracolosa di Maria Vergine. Si tiene poi in Choro ad un picciol’ Altare l’effigie d’una Beata Vergine Ritratto di S. Luca, che fù da Papa Benedetto secondo benedetta con titolo di Cento giorni d’indulgenza à chi la visita. In occasione di Siccità, ò altra mala influenza, s’espone in publico, e se ne vedono, mediante la viva Fede, effetti miracolosi. Fù donata dal Vescovo Giovanni, come risulta dall’inscrittione.

Organo di Duomo quale. L’Organo di Duomo non è de’ più grandi: ma però sonoro, e ben’inteso con Cassa nobile dipinta a chiaro scuro dell’Arti Liberali, e Armi del Vescovo, e Prencipe Giorgio di Naidech. Il Pulpito, che stà in mezzo al Tempio ad uno de Pilastroni, è stimabile di fama, se non di fabrica; mentre si suole cavalcar da Soggetti di primo grido fatti venir d’Italia.

Pulpito, e modo di Predicar in Trento.’ Le Religioni di Città sono quelle, che forniscono ogn’anno ciascuna per Turnum i Predicatori, a riserva de’ P. P. della Compagnia di Giesù, quali predicano in vece nella Parochiale di S.Pietro, e nella Chiesa della Commenda Teutonica. Non si predica in Trento à competenza d’altre Chiese; onde l’Auditorio di Duomo vien à essere [p. 63] uno de’ primi d’orecchio, e de’ più floridi; ne di manco naso.

Sacristia di Duomo. La Sacristia con essere superior di sito allo stesso Choro è ampla, lucida, e molto propria. Vi stanno Paramenti, e Argenterie corrispondenti al commodo, e decoro. E perche il tutto stia con ordine, e vadi bene, vi assiste di continuo il Sacrista senza far moto. Serve la Sacristia per luogo anche di Conclave, e vi si fanno pur le Diete Capitolari. Dietro la Sacristia stà l’Archivio della Catedrale, custodito, come va da Porte di ferro, e vi sopraintendono due Canonici.

Riguardo notabile dell'Autore. Qui avverto, chi legge, che il notarsi da me in Duomo, & altre Chiese di Trento i Depositi, e Tombe d’alcuni Huomini singolari, fù perche mi parvero memorabili, e altresì in pericolo d’abolirsi le loro inscrittioni consumate dal Tempo, come di molte ho durato fatica in rilevarle. Del resto chi volesse registrar le Tombe di tutte le Persone sepolte in Trento, e qualificate sì Patricie, come anco estere, converria, scrivesse un libro intiero tutto di Lapidi, e insieme facesse parlar l’Ossa di tanti Soggetti di Merito, che non han Epitafio.

Varij Depositi in Duomo notabili. Trà i Depositi dunque che si trovano in questo Tempio, cominciando da Porta orientale, vedesi quel del Beato Vescovo, e Martire Adalpreto, che và tra Corpi Santi. Fù quello, che circa l’anno del Signore 1161 in difendendo le ragioni [p. 64]Vescovo Adalpreto, ucciso, e come. di questa Chiesa, restò ucciso da’ Castrobarcensi in Val di Lagaro presso Rovereto, dove per memoria parla in Pietra l’inscrittione: Locus Martyrij B. Adalpreti Episcopi Tridenti. Da Ambrogio Franco da Arco cavo tal’ Historia, nella quale variano il Sansovino, & il Pincio. Qui sù’l Deposito in lasta di bronzo vedesi l’effigie del B. Vescovo, che per incontro a Cavallo resta traffitto d’hasta.

Deposito del Conte Paris di Lodron. Segue il Deposito del Conte Paris di Lodron, che si segnalò nella Guerra Navale contro il Turco l’anno 1571 come si legge in marmo dal Deposito trà due Colonne di Paro, e Stemma appeso. Del Decan Ernesto, E caminando per ordine vedesi con l’effigie il Deposito del Canonico Decano Ernesto de’ Conti di Bolghenstain, benemerito di questa Chiesa da lui fatta herede.

Di Roberto da Sant Severino. Segue quello di Roberto da S. Severino Generale dell’Armi Venete, che qual Fulmine di Guerra rimase estinto nell’Adige sotto il Calliano; e rihavutosi dal Fiume il di lui Corpo, fu portato a Trento con grande honore, per trofeo, non sò, se più di Vittoria, ò di pietà. Vedesi la di lui Effigie in piedi al vivo di rossa pietra, basso rilievo, con sotto l’Epitafio, a Lettere Gotiche.

Del Vescovo di Liectenstain. Vicino si ritrova Udalrico di Liectenstain d’alta memoria, ne di bassa Tomba scolpita à rilievo con sopra un Quadro della Passion di Christo, fattovi ergere vivente da lui medemo. Inclito Prencipe, e Pastor’ ottimo, come attesta il Marmo dove riposa.

[p. 65] Del Canonico Decano di Thunn. Non lungi stà sepolto il Conte Simone di Thunn Canonico Decano di questa Chiesa in tempo del Sacro Concilio, senza però haver qui altro titolo, ò honore d’Epitafio, che dal proprio merito: se non che si vedon l’Armi, e và parlar la Pietra di Monumento.

Tombe de’ Conti di Kinigsegg. Alla Porta d’ostro stà la Tomba antica de’ Conti di Kinigsegg, de’ quali sono vissuti in questa Chiesa Soggetti grandi: ma perche non mi consta preciso il nome d’alcun di loro, tutti li lascio riposar senza turbarli. L’Armi, che stan’ erette sopra la Porta, parlando del Conte Giorgio di Kinigsegg, che ve le fè rinovare l’anno 1662 in tempo, che fu Governator per l’Arciduca d’Austria Sigismondo Francesco, Eletto di Trento.

Altre Tombe notabili. Vicino giace Giuseppe Roveretti Giurisconsulto Cavalier, e Protonotario Apostolico; Huomo segnalato in Patria, e fuori, massime alle Corti Cesarea, e Catolica per servitio del Cardinal Lodovico Madrutio, da cui fu eletto Canonico, Vicario, e Consigliere. Nominato poi Preposito di questa Catedrale dall’Imperator Rudolfo, cessò di vivere, rapito da Morte accerba. Lo piange l’Epitafio.

Non lungi sta sepolto Giacomo Banissio Dalmatino, fù Decano d’Anversa, e di Trento; Huomo insigne per scienza, & esperienza. Hebbe l’honor d’essere Consiglier, e Secretario di Cesare Massimigliano primo, e di Carlo quinto, e fù in gratia, e stima di Papi, Regi, e Prencipi, trà gli [p. 66]altri di Francesco secondo Duca di Milano; come cavo dal sasso, in Lapide sepolcrale, che con esser oscuro parla chiaro.

Deposito del Cardinal Bernardo Clesio. Si fà poi osservar il Deposito del Vescovo Cardinal Bernardo Clesio tanto benemerito della Chiesa, e Città di Trento, nella cui memoria s’è eretto più degno di gran lunga, e più nobile Mausoleo. Sopra l’Armi Gentilitie vedesi in alto la vera effigie d’esso Cardinale, a piè d’una Beata Vergine, Pittura rara.

Con il Cardinal Clesio stà sepolto il Vescovo e Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio, che rapito di morte subitanea l’Anno 1658 co’l haver in se estinta la Linea Madrutiana, hà insieme lasciato Vedova per otto anni continui susseguenti la Trentina Chiesa.

Altre Tombe. Vicino stà il Conte Girolamo di Lodron, fu Generale d’Infanteria Tedesca sotto il Re Catolico Filippo secondo nella speditione di Portogallo, e Commandante supremo nella Gallia Narbonese, e nella Borgogna. Heroe, che, doppo essersi segnalato da per tutto in Campo di Marte, cedendo finalmente alla prepotenza di Morte l’anno 1600. e ridottosi alla Tomba più non guerreggia.

Ne lungi spicca la memoria del senior Canonico, Arcidiacono, e Sommo Scolastico Gio: Giovanni Giovanni Battista Melchiori, Soggetto di sperimentata virtù in ardui negotij, e Legationi sostenute per la Chiesa di Trento; come risulta in marmo a lettere d’oro.

[p. 67] Varij Depositi notabili. In capo al Duomo giace in Urna marmorea il Giurisperito Calapino de’ Calapini, Famiglia di Trento estinta: se non che Vive per memoria di dottrina, Valor, & integrità. E l’effigie d’un tanto Huomo riposa in habito Togato di gran decoro. Nel Muro a destra della gran Porta vedesi l’effigie in Pietra à basso rilievo del Medico, e Consiglier Cesareo Pier’ Andrea Matioli Senese: Quello, che doppo haver commentato Dioscoride con molta lode, e indagato la Virtù de’ semplici Medicinali, senza mai poter trovar’ Herba, ò Dittamo contra il Velen di Morte, qui stà sepolto.

A canto della Porta dall’altra parte sta il Deposito del Conte Leonardo Nogarola, Consiglier del Re Ferdinando, Capitano di Trieste, e Huomo segnalato in molte, grandi Ambascierie appresso Prencipi.

Trovasi poi in Marmo la memoria di Giulio Alessandrini di Neustain Protomedico di tre Imperatori, cioè Ferdinando primo, Massimiliano secondo, e Rudolfo secondo; come chiaro si scorge dall’inscrittione.

E si nota la Tomba di Girolamo Roccabruna senior Canonico di Trento, Arcidiacono, e sommo Scolastico, Huomo d’insigne merito, e pietà. Nell’alto spicca da stemma Gentilitio una Rocca à punto imbrunita d’Oro. E più basso stà dipinta la di lui effigie con un S. Girolamo, che ode la Tromba del Giudicio, & appresso Unica Verità. il motto della scrittura: Vanitas vanitatum, & omnia vanitas. [p. 68]Unica verità del mondo.

Tombe rimarcabili. Alla porta laterale verso Aquilone stà sepolto il Canonico Decano Antonio Fati, Tabarello, di cui vive il ritratto su’l muro a piedi d’una Beata Vergine, d’un S.Vigilio, e Santa Emerentiana, Figure nobili. Di sotto parla l’Epitafio d’esso Decano, nominato decoro della Patria, e sù la Tomba vivono le di lui Armi.

Vicino stà la Lapide d’Arma Cazzuffi con Epitafio consunto da Calpestio; Ne s’è perdonato al Nome del Canonico Francesco Cazzuffi, che vi si tiene con titolo di Decano di Duomo, e di Vicario Generale, Honor’, e Carico sostenuti egregiamente.

E poco lungi si ritrova il Canonico Alberto Alberti di Denno, fu Vicario Generale del Vescovo Cardinal Bernardo Clesio. L’Armi su la Tomba mostrano l’antico Scudo di Sbarra, o Fascia obliqua con una Stella: benche il moderno sia inquartato con le mezze Aquile coronate, così fatto ampliare dal Canonico Giorgio Alberti, sepolto dove. Canonico Giorgio Alberti del medemo Ceppo, che senza Epitafio riposa con detto Alberto suo Pro Zio. Questo Giorgio, Inviato dal Cardinal Lodovico Madrutio per la Chiesa di Trento alla Corte Imperiale, colà in dieci anni continui, li più ardui, diede tali prove di fede, valor’, e desterità, che à Nomina poi, e Moto proprio della Maestà Cesarea di Rudolfo II venne intavolato in Roma Auditor di Rota, e n’hebbe anco vivi impulsi dallo stesso Cardinal Lodovico, [p. 69] di cui fù Consiglier, e Cancellier di Stato.

Della prefata Famiglia Fati con essere sepolto poco lungi vive anche doppo il Fato il Conte Cavalier Cesareo Paolo Tabarelli, segnalato in Preture cospicue, & Ambascierie appresso i Cesari, & i Duchi di Milano, come si legge in Lapide vicino al Battisterio.

Depositi notabili in Santa Massenza. Notasi nella Capella sotterranea di santa Massenza, oltre diversi altri Vescovi, che vivono in Pietra, l’Urna, o Cripta a sinistra dell’Altare, dove riposa il Vescovo Alberto secondo. Quell’Alberto, che non havendo havuto bastanti lagrime, per pianger le calamità del suo tempo sotto Lodovico Bavaro, morì alla fin consolato in veder questa Città di oppressa, e desolata, ch’era, rimessa nel suo pristino decoro, & libertà.

Davanti poi l’Altare si fà intendere la Tomba di quel grande Uldarico di Frumsperg, che nelle maggiori difficoltà da lui incontrate difese non solo costantemente la dignità, e ragione di sua Chiesa: ma l’ampliò. Degno per tanto dell’Inscrittione fattagli riparar dal Cardinal Lodovico Madrutio, e della Statua in Pietra, che vedesi eretta dietro l’Altare, dirimpetto a quella del Vescovo Giovanni Hinderbach.

Altre Tombe notabili. Nel mezzo del Duomo stà sepolto il Pincio Mantovano, che scrisse la Cronica, ò Historia de’ Duci Trentini, e meritò esser fatto Canonico della Catedrale sotto il Vescovo Cardinal Bernardo Clesio, che gli fu Mecenate. Leggo però nel Libro [p. 70] il Nome di Giano Pirro: la dove sù la Tomba trovo lucio Lucio Lucio Romolo; e questo mi fa creder, che il Pincio, che qui giace non sia quel della Cronica, ò non sia più quello, come passato dall’Habito alla Privatione.

Tomba notabile. Trà le due Porte laterali in faccia al Choro giace il Canonico Gio. Giovanni Giovanni Francesco Gentilotti Patritio di Trento, fù Consiglier, e Visitator Generale dell’Arcivescovo di Salzburg, Preposito infulato in Volchenmorcht nella Carintia, & Arcidiacono; Soggetto d’antica pro- hità, e Virtù, e di cui afferma l’Epitafio:

Vir sanè Morti negandus,
Si post acerba Funera Virtus non viveret.

Vedesi la di lui Arma Gentilitia inquartata di Gigli, e Armelini co’l motto:

Malo mori, quam faedari.

Opinione circa il Corpo d’Henrico Rè di Boemia. Scrive l’Aventino, che morto in Trento l’anno 1335 riposi quì il Conte del Tirolo Henrico Re di Boemia prenominato, Padre della Contessa Margherita Maultasch. Fù quella, che dopo la morte di Lodovico di Baviera suo secondo Marito, e di Meinardo suo Figlio unico, l’anno 1363 nella Dieta di Merano rinunciò il Tirolo a Rudolfo quarto di Casa d’Austria, come si scrive altrove tal’Historia. E quanto sia d’Henrico, non è certo, che sia qui.

Finalmente in Duomo, Parochia prima, e principale della Città, oltre la Gente bassa, che vi giace in folla, estinti vivono in gran numero Soggetti [p. 71]getti d’alta nascita, dignità, e Virtù d’animo, e di corpo; essendosi, non è molto, scoperte fino Ossa come di Giganti, che ne men’ essi potero contro la Parca, sù l’essempio di quelli, che al dir della Divina Scrittura, erano avanti il Diluvio sopra la Terra.

L’Origine del Duomo di Trento, quanto alla Fondatione di prima Chiesa, si deduce al tempo di Sant’Hermagora, Discepolo dell’Evangelista S. Marco, e Patriarca d’Aquileia.

Cronologia del Duomo di Trento. Questi l’anno del Signore 78 piantata in Trento la Christiana Fede, il Tempio, che vi trovò dedicato a Nettuno, o Giove Capitolino, lo ridusse a colto del vero Dio in titolo del Salvatore; Chiesa, che almen’ in parte credesi tutt’hora in piedi sotto le Scale di Sacristia, dove trà l’altre Pitture antichissime, si vede à punto una Figura grande del Salvatore. Ducento, e più anni così durò, fin che S. Vigilio, qual secondo Apostolo, stabilita in Trento la Santa Fede, risolse con una parte della propria Casa ivi contigua ampliar questa Chiesa stessa, per il numero cresciuto de’ Fedeli troppo angusta, e la dedicò in honor de’ Santi Martiri Gervasio, & Protasio, come nota il Pincio. Et io ricavo, che dove hora è la Chiesa, ivi fosse la Casa a punto di S. Vigilio, come leggo in Choro nel basso del sommo Altare: Ubi olim fuit Domus S. Vigilij, ibi nunc eius Basilica, & Sepulcrum. Constando però, essersi fabricata per i meriti: ma non al tempo di S. Vigilio la Mole di questo Tempio. [p. 72] In prova di che ne’ due Archi laterali presso il Choro stanno Pietre, che mostrano l’Anno della fabrica; e fuori del Choro a Levante lessi in Pietra scolpito a lettere Longobardiche, Choro di Duomo fabricato e da chi come l’Opera di tal fabrica s’eresse l’anno del Signore 1212 essendone Architetto Mastro Adamo da Ronio, sotto il Vescovo di Trento Friderico Vangen, ò Vanga, che morì in Tolemaide nella Siria l’Anno 1219.

Si che bisogna dir, com’è in fatti, che la Casa di S. Vigilio, almeno in parte, fosse convertita in Chiesa dal medemo, e consecrata in honore de’ Santi Martiri Gervasio, e Protasio; & in questa venisse sepolto esso Santo Vescovo, dicendo perciò le Lettioni del di lui officio: Sepultus est in Basilica ab ipso erecta. Di qual medema Chiesa come dissi, si tiene ancor residuo la Chiesa, sotto la Sacristia, che hora porta titolo di S. Biagio, e portò anche quel di S. Gio. Giovanni Giovanni Battista, senza che consti la causa di tali mutationi di Nome, se non che così porta il Tempo, e la devotione de’ Popoli.

E se ben’ al presente non si trova ne Altare, ne Imagine de’ Santi Martiri Gervasio, & Protasio: s’ha però questo per traditione, e anticamente si soleva d’essi far commemoratione nell’Officio, come si faceva di Sant’Hermagora, e credo, si sia intermesso per Bolla di Urbano ottavo. Servì dunque di Basilica quella stessa Chiesa fin che, essendosi ampliato il Vigiliano Patrimonio, per le Donationi massime dell’Imperator Carlo Magno, [p. 73]doppo l’anno di Christo 800. che si scacciorono ancora i Longobardi, fù eretto in questo medemo sito il presente Duomo della struttura, e magnificenza, che si vede in honor del Santo Vescovo, e Martire Protettore.

Castrobarcensi nella fabrica del Duomo Contribuirono buona parte à quest’Opera li Castrobarcensi per causa della Morte del prelibato Vescovo Adalpreto; e fabricorno l’Ala verso Ostro, come mostrano l’Armi in Pietra, e parla l’Inscrittione posta nell’angolo dell’altra Torre ò Campanile non ancor finito.

Cosi (ciò che ne scriva superficialmente il Pincio) è il fondo di questa Cronica, come concordano i Tempi, e le notitie da me raccolte non senza difficoltà. Il Tempo, che durò a fabricarsi, come parimente il costo, non mi consta: dirò solo, ch’essendo tutto di viva pietra, e ben lavorata, vi sarà voluto una Montagna intiera di sassi, per costruer da fondamenti la mole d’un tale Tempio, il quale, se non va tra le Chiese d’Europa di prima Classe, come sono S. Pietro di Roma; S. Paolo di Londra; S. Maria di Milano; e Santa Sofia di Costantinopoli: si tiene facilmente trà quelle di secondo grado, qual’è il Duomo di Parigi, quel di Lione, quel di Genova, quel di Ferrara, quel di Siena; & altri d’Italia.

Chiesa in Trento di Santa Maria Maggiore e suo essere. Doppo il Duomo è notabile in Trento la Chiesa Parochiale di Santa Maria Maggiore. Non è delle più grandi di fabrica: ma però sontuosa, d’ordine Dorico; l’esterior in particolare è tutto incrostato [p. 74] di rossa pietra tendente al marmo con frontispicio nobile alla gran Porta, mà non finito: si come quel della Porta d’ostro è adorno di statue in pietra, e intagli a perfettione. Vi sono in tutto sette Altari assai riguardevoli, Altar Maggior quale. trà quali il maggiore dedicato alla B. V. Assunta, come mostra la Pala in Pittura trà Colonne di marmo, sorge di Tabernacolo costrutto in marmi, & Alabastri, dove sta di rilievo l’Imagine miracolosa di nostra Dama. Si disegnano le statue, che vanno à i lati, come pur si faranno i Balaustri per armar il Choro, à torno il quale stanno posti nuovamente Sedili nobili, e ben’intesi.

Pitture rare. Trà gli Altari, quel de’ quattro Dottori della Chiesa è il più stimabile di Pittura, man del Moroni, come quel di S. Gio: Giovanni Giovanni Battista a dirimpetto, è ricco d’oro; e si stima pur di Pittura quel de’ tre Magi. Il volto di questa Chiesa à un solo Arco sarebbe tanto più riguardevole, se fosse dipinto a misura del Choro, dove altamente spicca a guazzo il Trionfo in Cielo di Maria trà una gloria d’Angioli.

La Sacristia, ch’è troppo angusta, si và ingrandire, essendovi sito proprio, e capace dietro il Campanile, Torre notabile. ch’è d’alta struttura in quadro, tutto di Pietra viva ben lavorata, e servì per una delle antiche Torri di Città.

A Destra del Choro sta eretto quell’Organo tanto famoso, e non passa alcun Prencipe, ò Personaggio, che non habbia curiosità di sentirlo. [p. 75]Organo di trento quale. Hà tre tastature con 36. Registri uno più artificioso dell’altro; essendovi voci di diversi stromenti, e canti d’Augelletti, e risposte d’Echo, che incantano. Trà tutti è mirabile quel del Timpano, e del Tremolo, che si contempera da un concerto di flauti, Cembali, e Tromboni con grand’armonia, servendo a ciò una turba di Pedali, & un picciol’ Organo annesso, per far vie più spiccare la varietà.

Cosa notabile del sonar quest’Organo Tutto il Corpo Organico, ch’è animato da nove Folli, in vedendolo per entro, sembra, come un Campo piantato d’una Selva di Canne, che in tutto trà grandi, e picciole saran da tre milla. Quindi per suonar’un tal’Organo perfettamente vi vuole per il meno studio, e prattica di dieci anni; così soleva dir il defonto Organista Simon Martinelli, Cittadin Veronese.

Cassa dell’Organo di Trento, quale La Cassa di quest’Organo, cioè il fondo, è tutta di bianco marmo à sublime intaglio di Figure in campi divisi da Sibille, con sotto à basso rilievo tre Profeti in Bronzo, tra quali Davide, il Regio Cantore. E l’alto trà le Canne spicca nobilmente à Oro di fiorami, e freggi; con esser poi ammirabili di pittura le due Porte, opera del Romanino. Il tutto fabricossi a borsa di Gio: Giovanni Giovanni Antonio Zurlet, Cittadin di Trento l’anno 1531 come si legge dall’Inscrittione in marmo, che scritta si fa credere in Carta da due Amorini, che la fiancheggiano con additar’ insieme, un tal’ Organo esser in tutte le sue parti una meraviglia dell’Arte, [p. 76]com’è in effetto.

Organo di Trento, qual fosse già. Fù già l’Organo di Trento così sonoro, e forte che si faceva sentir il di lui Ripieno per fin’ in Piazza di Duomo; & il Tremolo fu così terribile, che faceva tremar le viscere co’l suo rimbombo. Hora resta moderato il tutto notabilmente, in riguardo, dicono, di farlo servir’ alla musica, con essersi perciò mutato il primo Sommiero, e gli antichi Folli, come pur’ alcuni Registri anco di Voci humane. Il che se sia stato meglio, lo giudichino quei, che sanno.

Oratorio di S. Filippo Neri in Trento. Stà eretta in questo Tempio tra l’altre Divotioni la Confraternità dell’Oratorio di S. Filippo Neri, di cui vedesi l’Altare, con alcuni quadri dipinti della di lui vita, e posti à Oro intorno la Chiesa. Ogni domenica per lo spatio d’un’hora vi si radunano in buon numero li Confratelli tra Sacerdoti, e Laici, quali vanno promuover sempre più quel Santo soave Instituto à gloria di Dio e beneficio dell’Anime: ma per vederne i frutti maggiormente, vorria essere piantata la formal Congregatione su l’essempio hormai di tutte le Città d’Italia.

Alla Porta d’ostro vedesi l’antico Stemma Madrutio co’l nome d’Azone in rossa pietra scolpito a lettere Longobardiche, e servì di sepolcro nella Chiesa sotterranea, che qui si trovò prima, si fabricasse la superiore. Indicio chiaro, che la Madrutiana Famiglia fiorisse in questa Patria fin’ al tempo de’ Longobardi; Cosa notabile di Castel Madrutio. mentre all’hora pur’era in essere Castel Madrutio, qual poi distrutto fù [p. 77]riedificato da Gompardo, ò Gomperto Madrutio l’anno 1161, come consta da Scritture originali, per quanto m’affermò D. Vigilio Vescovi di probata fede.

Trà le Lapidi Sepolcrali, che servono di Pavimento, si fà veder’ à destra della gran Porta la memoria in Marmo di Girolamo Mirana, Dottor celebre, e segnalato per la Patria in una Legatione appresso il sommo Pontefice Gregorio terzo Decimo, da cui fù creato Cavaliere l’anno 1581. Come parla in muro l’Inscrittione.

Tombe rimarcabili. Dall’altra parte sta la Tomba di Antonio Dorigati Conte Palatino, Giurisconsulto, e Consiglier di tre Vescovi, e Prencipi successivamente, cioè di Giorgio di Naidech; di Bernardo Clesio; e di Cristoforo Madrutio con titolo d’haver sempre sostenuto degnamente una tal Carica. Così m’afferma l’Inscrittione su gli occhi d’una Simia, che fà lo Stemma.

Trovasi poi la Tomba di Nome Pompeati, dove riposano un Tenente Colonello, & un Giurisperito, un Andrea, & un Giovanni; ambi Soggetti di vaglia in suo genere, e capiti bravamente da una sol’Urna, senza che qui l’Armi contendano con la Toga.

Nè si fà tralasciar davanti l’Altar de’ Dottori la memoria trà gli altri di Lodovico Alberti in Arma, ò Scudo à campo d’Aquila, con sotto alcune Sbarre, e per sopra l’Elmo un Albero. Fù Soggetto di gran spirito, e studio, Dottor di [p. 78]Legge bravissimo, & Avocato: benche però non potesse vincer la fatal Causa con la Morte, che lo spossessò di Vita nel florido Ius de gli anni;

Ne val’haver ragion contro la Parca.

Tomba notabile. Quì vicino in Lapide si tien sepolto il Giurisconsulto Antonio Quetta, Consiglier dell’Imperator Carlo V e di Ferdinando, di cui fù anche Orator’ alla Repubblica Veneta; e si tenne in Carica di Cancellier del Cardinal Bernardo Clesio, e di Christoforo Madrutio. Scrisse il dotto Volume de centum Consilijs, che va in Stampa; e lasciò una ricca heredità di Manoscritti Legali, che van dispersi. Tanto è Vero, che l’Oro più'si stima della Virtù; e pur è vero, che: Vilius Virtutibus Aurum.

Epitafio Laconico notando. Altre Tombe sariano da notar quì d’Huomini celebri tanto nella Chiesa, che in Cimiterio: ma le tralascio, per non isturbar tant’Ossa, che riposano, e per non destar forse puntiglio di precedenza anche trà Morti; rimettendo chi vive à sentir’ una Lapide di Sepolcro, che posta novamente à mezzo della Chiesa così essorta:

Vive moriturus, morere victurus.

Ritratto in pittura del Sacro Concilio. In questa stessa Chiesa si celebrò il Sacro santo Concilio, qual principiato, come dissi, in Duomo, e proseguito, restò conchiuso in Santa Maria Maggiore; come se ne Vede à destra del grand’Altare il Ritratto in Quadro di Pittura, mano d’Helia Nauritio, & è lo stesso Disegno, che si premette in Carta delineato.

[p. 79] Di tal Concilio, che senza comparatione fà il preggio, e la gloria della Città di Trento, l’Historia, s’è già scritta da varij Autori, e ultimamente dal Padre Sforza Pallavicino della Compagnia di Giesù, che fu poi Cardinale. Ne io qui esporrò, che in Epilogo à scurcio il Ritratto del medemo Concilio anche di penna, ne fuor di rombo, mentre siamo nella Chiesa, dove seguì.


RITRATTO

IN

RISTRETTO

DEL

SACRO CONCILIO.


IL Sacro Concilio di Trento Ecumenico ultimo Generale fù senza dubitatione un Capo d’Opera della Destra di quel Dio, che dal permettersi in causa un gran male fà nascer’ in effetto un maggior bene.

Causa impulsivante del Concilio di Trento. L’Heresia di Martin Lutero suscitata circa l’anno 1518. fù la Cagione potissima di tal Concilio, si come anco l’altre Sinodi Generali nella Chiesa di Dio seguirono, per ovviar’ a qualche Heresia, Scisma, ò altro grave disordine, che fosse [p. 80]insorto. Ciò si vede chiaro dall’essito, e motivo delli stessi Concilij cominciando dal tempo de gli Apostoli sotto S. Pietro, che seguì la Sinodo in Gerosolima, per condannar l’Heresia de Farisei, quali credevano, doversi far la Circoncisione; come mette il P. Mauritio di Gregorio nel suo Giacinto. E proseguendo de’ Concilij Ecumenici, questi, compreso il Trentino, sono al numero di 18. conchiusi formalmente, & approvati; cioè:

Concilij Ecumenici nella Chiesa di Dio. Il Concilio 1. Niceno contro Arrio.

Il Constantinopolitano 1. contra Macedonio.

L’Efesino 1. contro Nestorio.

Il Calcedonese contra Eutichio.

Il Constantinopolitano 2. contro gli Heretici asserenti in Christo una sola volontà.

Il Constantinopolitano 3. contro i Monoteliti.

Il Niceno 2. contro gl’Iconomachi.

Il Constantinopolitano 4. contro Fotio.

Il Lateranese 1. contro li Saraceni per la ricupera di Terra Santa.

Il Lateranese 2. contro gli Antipapi, e per la ragion del Clero.

Il Lateranese 3. per la riforma del Clero; & contro li Waldensi.

Il Lateranese 4. contro varie Heresie; e per la speditione in Terra Santa.

Il Lionese 1. contro l’Imperator Friderico; e per la medema Terra Santa.

Il Lionese 2. contro gli errori de’ Greci.

Il Concilio Viennese contro varie Heresie.

[p. 81] Il Fiorentino parimente contro gli errori de’ Greci.

Il Lateranese 5. contro i Scismi, e per altre Cause.

Il Concilio Trentino contro l’Heresia di Lutero, e per l’Ecclesiastica riforma. E tutto ciò si cava dal P. Francesco Longo di Coriolano nel suo Trattato, che fa de’ Concilij Ecumenici espressamente.

Mali dell’Heresia di Lutero. Hor, per proseguir l’assunto da me intrapreso, il Tosco di Luteranismo instillato nelle coscienze con l’oro potabile della libertà erasi hormai così furiosamente dilatato nella Germania, massime in Sassonia, che n’è il Cuore, con dar’ anche mano al Calvinismo in Francia, & altre parti, che, facendo temer di Contagio universale, mise al punto i sommi Pontefici d’applicarvi l’Antidoto.

Rimedio medemo da Romani Pontefici. Clemente VII. potè disegnare tal’Impresa: ma distratto dalle Guerre, e Fattioni d’Italia, e dall’Invasione, c’hebbe nella stessa Roma dall’Armi di Borbone con altre sciagure, che avvennero à suo tempo, non gli fu dato ansa d’acudirvi.

Heresia, & altre sette in Campo. In tanto l’Heresia facendosi ogn’or più forte dall’ammutinamento de’ Luterani Seguaci; che facevano gioco della disunione de’ Christiani Prencipi, al calor’anche dell’infame rivolta d’Inghilterra per il Re Henrico VIII. il quale con apostatar’ indegnamente à causa delle Nozze d’Anna Bolena, si fè Capo della Chiesa Anglicana. [p. 82]E nello stesso tempo infuriando la Setta horribile de gli Anabattisti nella Vestfaglia con altri mali, che da ogni parte traheva à suo prò l’infellonito Lutero, fece applicar le maggiori Cure del Sommo Pontefice Paolo III successor di Clemente.

Luterani instano per un Concilio. E perche i Luterani protestanti, per colorar vie più la loro diformata Riforma di Religione, instavano vivamente per l’Institutione d’un General Concilio, à questo s’indusse l’animo dello stesso Sommo Pontefice sù l’istanze massime dell’Imperator Carlo V à cui premeva indicibilmente vedersi alterar di torbidi, e tumulti lo Stato della Germania.

Ostacoli al Concilio di Trento, quali & quanti. Le difficoltà, che insorsero contro una tal’impresa, come, à ben considerarle, furono insuperabili humano modo: così fecero conoscer, questa essere assolutamente Opra tutta di Cielo. L’Inferno congiurato, come che à se stesso ne prevedeva ultimi scorni, si scatenò più volte, per frastornarla. L’Heresiarca Lutero instigò il livor di tutte le Furie, e fù egli stesso un’Hidra di cento Capi.

Mantova e Vicenza Città nominate per il Concilio. Prima d’eleggersi il Luogo del Congresso, passarono anni intieri di contrasto; perche, dopo essersi proposte varie Città, e tutte rigettate, come trà l’altre Mantova, e Vicenza, dove erasi anche già promulgato, ben si vidde, che gli Heretici non altro più chiedevano, che un Concilio: non altro men volevano, che un Concilio, [p. 83]ò se pur lo volevano, era a modo loro.

Papa Paolo terzo cosa dica di Trento. Trovato alla per fine il Luogo, cioè Trento, come Città contermina, e promiscua; e, secondo la Bolla di Papa Paolo III. Sito commodo, libero, e a tutte le Nazioni opportuno, si disputò lungamente del tempo, e modo. E dovendovi convenir, oltre gli Ecclesiastici, tutti li Prencipi Secolari del Christianesimo, per via d’Ambasciatori, ogni ostacolo tentò opporsi, e un ritardo non aspettò l’altro.

Inventione di correr le Poste ritrovata novamente. Per poi metter’à segno la riduttione de’ Padri, e de’ Soggetti, quante prattiche, quanti motivi, quante mosse? Quali spese, quali speditioni, quali messaggi? L’humano ingegno, anzi la Divina Providenza fè all’hora trovar’ il modo di Correr le Poste; non già per via semplice di Tabellarij, uso antichissimo: ma per viaggio celere straordinario di mutar Corrieri, e Cavalli ad ogni tratto; così che’ correndosi con piè fresco sempre à nova lena, si fan fino 10 miglia per ciascun’hora. E l’Inventor, essendo stato un Fiamingo di Casa Tassis, fu perciò fatto General delle Poste da Carlo V.

Intimato il Concilio l’anno 1542 per la sudetta Bolla di Papa Paolo III tre anni passorono d’intervallo à dar principio. Tante furono le Remore di difficoltà in un tal Mare; e ciò à causa de gli Heretici principalmente, che vedendosi fatti li Ponti d’oro, per venir’ à Trento facevano nascer Montagne d’intoppo nel maggior [p. 84]Piano; e non valendo ricusar’ una Città, che tanto havevano richiesta, e ricercata per quest’effetto, si sottrahevano bellamente con dilationi; e in tanto il Tempo faceva per lor nascere qualche Fungo; già che essi à punto soliti pescar nel torbido altro più non affettavano, che novità.

Heretici à che assomigliati. Erano costoro a guisa d’Anguille, che se le fermi da un capo, guizzan dall’altro; ò, dirò meglio, erano tanti Aspidi, che si schermivano dall’Incanto sù i colpi maestri del perfido inviperito Lutero, che essendo ancor’in vita, serviva d’anima al Mostro d’heresia, e d’iniquità; e presumeva d’haver tanto più fidi, e costanti li suoi Seguaci, quanto più abdicati dal fermo di vera Fede.

Cominciamento del Sacro Concilio, quale. Finalmente sù i Validi, auttorevoli impulsi del Papa, e dell’Imperatore principiatosi il Concilio nel fine dell’anno 1545. e proseguito costantemente per due anni con otto Sessioni, & i Decreti, o Dogmi, restò sospeso dalla Peste sopragiunta à Trento, che lo fece trasportar’ à Bologna, dove seguirono senza verun Decreto due Sessioni.

L’Interim Augustano seguito, e come. Fremevano in tanto gli Heretici, che in Italia si continuassero Diete Sinodali à lor pregiudicio, e, vedendosi tolta, com’essi dicevano, la Città di Trento da loro eletta, il tutto mettevano in disordine, cercando ogni via, e pretesto di sfogar la lor diabolica rabbia, e mal talento. Che però l’Imperator Carlo V per tenerli à freno, trovò modo di far ridur’ un’Assemblea publica nella Città d’Augusta, nella quale si dichiarò, che [p. 85]tutte le cose di Religione fin’all’hora fluttuanti, fossero rimesse all’Auttorità del futuro Concilio, e tal riduttione Augustana chiamossi Interim.

Morte di Papa Paolo 3. E in tanto à punto morì il Sommo Pontefice Paolo III il Promotor, e Proseguitor, che andava essere dell’Impresa. Manco male, ch’era prima sgombrato dal Mondo Martin Lutero con morte degna à punto di sua vita. Morì Costui, come nota Genebrardo l’anno 1544. sopito dal vino, e soffocato, la notte di 18. Febraro.

Morte di Lutero seguita, e come. Scrive Bossio De signis Ecclesiae lib. 23. fig. 96. cap. 3. come Lutero fù visto in letto essere strozzato effettivamente, per impulso, se non altro, del suo Achate Demonio, e della Sinderesi. Sia com’è; non hebbe sorte d’attender il Concilio seguito Panno dietro; che ne poteva, ne doveva una Talpa d’Abisso veder un tal Sole di Verità. Causa probabile della morte di Lutero. Et io direi, che la sola Intimatione del Concilio fattasi poco prima, e l’apprensione altresì di dovervi venire fossero Dardi à punto di vero Apollo, che saettorono a morte il Luterano Pithone.

Da questa morte traffitti nel cuore, e schiacciati nel Capo gli Heretici, non restorono in ogni modo di dibattersi a guisa di Serpi; e trà gli altri cercò far testa Filippo Melantone, uno de primi Seguaci, e de’ più felli.

Heretici quanto renitenti in venir’ al Concilio. Ridotto, doppo quattro anni di nuovo à Trento il Concilio per Bolla di Papa Giulio III. à instanza dell’Imperator Carlo V per far venire da Germania li Protestanti, vi vollero li più ampli [p. 86]Salvi Condotti, e più sicuri; così che à favor di franchiggia, come à forza d’Argini vi si trahevano.

In due anni, che durò il Congresso, cioè 1551 e 1552. Seguirono in tutto sei Sessioni publiche, e loro Decreti: ma nel più bello di proseguirsi una tal’opera, furono in campo tumulti, e Guerre fierissime suscitate in Germania, che si vidde ardere di ferro, e fuoco à causa principalmente dell’Heretica pravità, e della perfidia, e prepotenza non men del Turco, quel gran perturbator’ in ogni tempo della Christianità.

Ne mancorono altresì torbidi civili di Francia, e moti, e rumori anche d’Italia nella Toscana, per la rivolta in particolar della Città di Siena, come scrive il Panvinio. Onde, (per usar le parole del Sacro Concilio) quando hormai le cose con gran concorso de’ Fedeli procedevano felicemente alla gagliarda, non senza buona speranza, che li suscitatori di novità, venendo al Concilio, fossero per rendersi alle vere ragioni della Chiesa; e per via diceria propitia luce, hormai vedevasi levar’ il Capo la per inanzi sbattuta, e afflitta Christiana Republica, di repente, per malignità, e fraude del Commun Nemico s’accesero nel Mondo tali Guerre, che il Concilio restando, come arenato, s’interruppe nel suo Corso, senz’apparenza di più oltre potersi promovere in simil tempo, che non lasciava dar Vela à Venti sì borascosi senza evidente pericolo d’urtar in Scoglio.

Fini d’accrescersi l’estremo de’ mali dal Duca di [p. 87]Duca di Sassonia, e sue furie. Sassonia Mauritio, che ribellato all’hora dalla Fede Catolica, e dalla Divotione di Carlo V. scorrendo con grosso Essercito sopra Norimberga, di là per l’Alpi Retie invase la Città d’Insprugg, o sia Eniponte, e mise in tal terrore tutto il vicino Paese, che à Trento si stava hormai, come se fosse Annibale alle Porte: Ne in vano temeva il più le furie d’Essercito Heretico una Città, che serviva di ricetto alla Santa Sinodo.

Concilio interroto la seconda volta. Si sciolse dunque ogni Congresso nella sesta Sessione li 28 Aprile 1552. E li Padri, doppo due diverse volte, che havevano intrapresi, e fatti tali viaggi, incommodi, e dispendij, si viddero astretti sospendere la continuatione dell’Opera, e si ridussero partire, Re Infecta, con essortazione publica à tutti li Christiani Prencipi, e Prelati, per l’osservanza intiera ne’ loro Dominij d’ogni Sinodal Decreto fin’ all’hora emanato, e Statuito.

Trentini afflitti à causa di sciogliersi il Concilio. Rimasero i Trentini tocchi sensibilmente nel cuore à questo colpo, sì per il Ben’ interrotto della Christianità; come per la svenuta speranza di vedersi coronar di glorie la loro Città da un ottimo fine di tal Concilio; e per l’utile non men considerabile, che lor cessava, del soggiorno di tanti Personaggi, e Prencipi.

Animosità de gli Heretici. Partiti li Cardinali, gli Ambasciatori, e tutti li Prelati, e Vescovi, che ritornorono alla residenza di loro Chiese, gli Heretici Protestanti, quasi liberati dal Fascino, e sciolti dal freno, gonfij [p. 88]Duca di Sassonia come disfatto. di superbia, e d’ardimento, non si può dir, quanto dilatassero le loro fimbrie, e rilasciassero più che mai le redini al loro protervo livor’, e libertinaggio; qual però rimase tosto compresso notabilmente in veder poco doppo il Duca Sassone trucidato in Guerra dal Duca Henrico di Brunsvich, quel gran Campione de’ Cattolici, come nota il precitato Panvinio.

Speranza suanta di Concilio doppo la morte di Giulio terzo e Carlo quinto. Doppo li due anni statuiti di sospensione, non cessando per questo le Guerre, e contrarietà, che tutta via incalzavano furiosamente, passorono altri otto anni d’intervallo; e in tanto nata la morte del Sommo Pontefice Giulio III. l’anno 1555. e seguita nello stesso tempo la Rinuncia de’ stati dell’Imperator Carlo V. in Brusselles, che indi à due anni passò all’altra vita nell’Escuriale di Spagna, parve al Mondo, che, mancate due sì ferme Colonne, fosse diroccata ogni speranza di più rimettersi in piedi l’altro Concilio; E che la Chiesa Catolica, come al tempo d’Arrio, gemendo, havesse da veder trionfante il Luteranismo.

Pro udenza di Cielo à favor del Trentino Concilio. Ma la mano onnipotente di Dio, che fa fin dalle tenebre nascer ogni gran luce; e l’Oracolo d’eterna Verità, che in edificando sopra Pietra stabile la sua Chiesa disse: Et Portae Inferi non praevalebunt adversus eam, fece, che tenendo le redini del Sacro Romano Imperio un Cesare Ferdinando primo; E sedendo al Timone della Navicella di S. Pietro un Sommo Pontifice Pio IV ne il ricalcitrar de gli Empij, per indomito che fosse, potesse [p. 89]far colpo: ne i flutti, e Cavalloni anche li più horribili d’Heresia valessero portar naufragio.

Pio 4. promove il Concilio, e Ferdinando primo ne fa instanza. A i moti proprij dunque del Pontefice Pio IV aggiunte le vive instanze dell’Imperator Ferdinando primo, intimossi per Bolla espressa la nuova riduttione di Concilio in Trento, come di fatto si publicò li 16 Dicembre 1560. nel qual giorno si fè publica Processione in Trento, e s’apri per Indulto del Papa il Giubileo; Concilio publicato in Trento e come. si come d’ordine della Città si fece festa sotto pena di 25. Marche, in Proclama publicato da Stefano Approvino.

Arrivo del Nuncio del Concilio. Venne poi da Roma li 14. Febraro 1561. Il Nuncio Apostolico del Sacro Concilio, per dar gli ordini proprij, & opportuni, e incaminar le cose al loro principio, come seguì nel corso di quell’anno.

Vie tentate per far venire gli Heretici. Convocati li Padri, e convenuti che furono gli Oratori de’ Prencipi, & altri Ministri, per una volta ridurvi, gli Heretici, e Protestanti, che non si fece? Convenne, invitandoli fabricar loro nuovi Ponti d’oro per via di Salvi Condotti li più speciosi, piani, e pieni di Clausule in modo, che da queste si vede, quanti fossero i vani loro pretesti, e sutterfugij: trà quali però era unico il troppo esser’ in dolo.

Concilio ripigliato la terza volta e proseguito Nell’entrar dell’anno 1562. si cominciò finalmente; e li 18. Genaro giorno della Catedra di San Pietro, seguita la prima publica Sessione, continuorono poi altre otto: ma di tempo in tempo; mentre convenivano maturarsi prima ad una per una, e digerirsi al calor di previe [p. 90]Calor notabile del Sacro Concilio. dispositioni, e particolari Conferenze, Visite, Consulte, Ufficij, e negotiati: non senza ad ogni passo iterate speditioni di Corrieri, che stavano in continuo moto tanto per Italia, che per Germania, & altre parti, à segno, che ben si vedeva, esser all’hora sù’l tapete il più importante Affare del Christianesimo in faccia dell’Universo.

Lettere de’ Prencipi al Concilio, e lor rilevanza Dalle Lettere de’ Christiani Prencipi, e risposte del Concilio compilate da D. Gio: Giovanni Giovanni Lorenzo Ponte Massaro Capitolare della Chiesa di Trento, vengo in chiaro, di qual peso fosse una tal’Impresa, e quanto ardua; e quanto premesse al cuore del Sommo Pontefice, il quale temendo anch’egli di veder prima il fine della vita, che del Concilio; e altresì accalorato sempre più dal proprio non meno, che dal Zelo ardentissimo, e premure incessanti del Cardinal Nipote, S. Carlo Borromeo coopera co’l Papa al Sacro Concilio. Carlo Borromeo, quel gran Cardine di santità, instò talmente coi Cardinali Legati, e persuase così efficacemente l’Imperatore, che questi, per segnalar vie più l’'opera, & assistenza, che haveva impiegata sempre, risolse, troncando ogni via, & ambage à’ Protestanti di Germania, ordinar’ in Trento à’ suoi Ambasciatori, cioè Giorgio Draskovich Vescovo Quinqu’ Ecclesiese, e Sigismondo Conte di Thunn l’accelerarsi, e finirsi il Concilio, giusta la mente, e volontà di Sua Beatitudine espressasi di ciò à bocca co’l Conte Prospero d’Arco Ambasciator Cesareo in Roma.

[p. 91]Lettera spedita da Cesare, e come. Scrisse dunque l’Imperatore da Praga, dove all’hora si trovava, una lettera a’ suoi Ministri in Trento di gran premura, e dubitando, non potesse giunger’ à tempo della prossima futura Sessione, come assolutamente era d’huopo, la spedì con tal’ ordine di celerità, che Celerità di Corriero notabile. il Corriero partitosi da Praga un’hora, e più doppo mezzo giorno li 12. Luglio 1562. come risulta dalla Data, arrivò a Trento la Matina de’ 16. nel cantarsi Messa. Così che in tre dì, e mezzo poco più fece di strada gran parte malagevole 100. e più Leghe Tedesche; 500. e più miglia Italiani. Nel rescritto perciò della Lettera si pose: Redditae die 16 Iulij in Templo inter Missarum solemnia, cum Sessio celebraretur.

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Così trovo notato espressamente à vantaggio di tal Corriere, il cui nome non constandomi, dirò che fosse anzi un Mercurio non favoloso, portante dispaccij di vero Giove.

Proseguimento valido del Sacro Concilio. Così restando il Concilio accelerato vivamente a tutti i modi per parte del Papa, e dell’Imperatore, si finì la vigesima prima Sessione, una [p. 92]delle più ardue, e più rilevanti, e nella qual si prese lena per le quattro ultime promosse, e proseguite doppo successivamente: Ostacoli seri. ma non senza fraporsi que’ ritardi, contrasti, e difficoltà, che si può imaginare per parte di Satanasso, qual, per ostar’ al fine d’un tal Concilio, chiamate à consiglio tutte le Potenze d’Averno, parve, non fosse, per finirla mai. Tratto certamente da quel Serpe antico, che: Insidiatur Calcaneos e da quell’Huomo nemico sopraseminator di Zizania fin tra li stessi Padri, che non poteva pur veder unanimi trà loro, e cospiranti à si santa Impresa. Pericolo di nuove rotture. In fatti fù per ritardarsi, anzi rompersi dinuovo l’Opera sù’l punto di varij colori, e pretesti, che s’affettavano à bello studio, come dalla Lettera stessa di Cesare si scorge chiaro, e già se ne faceva correre voce publica.

Acudimento de' Legati, & oratori al Sacro Concilio. Ma pur alla fine, urgendo la presenza de’ Cardinali Legati, e de gli Ambasciatori de’ Prencipi, sù le insistenze in particolare ogn’or più vive, valide, e pressanti del Papa, e dell’Imperatore, in capo à un anno di proseguimento con ogni premurosa costanza, e sollecitudine, non ostando le contrarietà provenute tutta via dalla rivolta d’Inghilterra; dalle Guerre civili di Francia; dalle invasioni del Turco in Transilvania, & Ungheria; e sopra tutto dalla cervicosa perfidia, e perversità de’ Protestanti Heretici Luterani non men, che Calvinisti, e d’altre Sette, che tutti in se uniti dandosi mano nella libertà [p. 93]di coscienza, e co’l Braccio anche de’ Potentati Prencipi lor Fautori, fecero gli ultimi sforzi, e machinamenti; Conclusione dell’Impresa. non ostando, dico, tali, e tante contrarietà, restò il Sacro Ecumenico Concilio felicemente conchiuso, e terminato li 4. Decembre 1563. à gloria immortale della Fede Catolica, e scorno perpetuo dell’Heresia.

Cosa notabile del publicarsi il Concilio. In tutte tre le volte, che si publicò à Trento il Sacro Concilio, si fece quel dì solenne festa per ordine della Città: Et se bene delle prime due volte non mi consta; della terza è costante, che s’aprì per Indulto Pontificio insieme con il Concilio il Giubileo, come accennai, e ciò per il buon successo della Santa Sinodo, & ogni maggior bisogno della Christianità.

Trentini e loro feste per il Sacro Concilio. Li Trentini poi, che non capivano in se stessi per la sorte beata di tal Concilio, da cui ridondava con l’utile, gloria singolare alla lor Patria, portandone la gioia in fronte, non mancorono di far tutte le maggiori dimostrationi d’hilarità con erger’ Archi trionfali all’arrivo massime de’ Cardinali Legati, e de gli Ambasciatori Cesarei, per contrasegnar vie più la lor divotione verso la Santa Sede, & il Sacro Romano Imperio. Nel resto facendo à gara li Cittadini tutti per l’accoglimento de’ Padri con ceder loro prontamente le proprie Case, & habitationi, e prestar [p. 94]ogni più devoto servigio, ossequio, e rispetto. Ne il Publico mancò di dar sempre gli ordini più proprij, & opportuni di Provedimento al vivere, e ben vivere della Città, come trovo registrato.

Sessioni del Concilio quante, & come seguite. Nel tempo, che durò à Trento il Concilio, circa sei anni, come s’è visto, interpolatamente dal 1545. fin al 1564. seguirono in tutto 23 Sessioni Publiche, e loro Decreti. Cioè la prima volta sotto Papa Paolo III. otto Sessioni con altretanti Decreti (senza qui comprender le due Sessioni di Bologna non decretate). La seconda Volta sotto Papa Giulio III. sei Sessioni con i loro Decreti. E la terza volta sotto Papa Pio IV. nove Sessioni parimente con i loro Decreti.

Concilio di Trento, in qual Chiesa celebrato. La prima, e seconda volta si celebrò il Concilio nella Chiesa Catedrale di S. Vigilio; e la terza qui nel Tempio di Santa Maria Maggiore: benche di ciò non parlino i Scrittori dell’Historia, ne sò la causa. I Decreti di tutte le 23 Sessioni si publicorono sempre in Duomo à piedi del Crocifisso, che si notò.

Resta hora delibar’ in sostanza ogni Sessione del Sacro Concilio, per dar, come una pennelleggiata in scurcio à ciascheduna.

Epilogo di tutte le Sessioni del Sacro Concilio. Nella prima Sessione publica sotto il sommo Pontefice Paolo III. tenuta li 13. Decembre 1545. seguì il Decreto di dar cominciamento al Concilio.

Nella seconda. di 7. Genaro 1546. si decretò il modo del viver, e regolarsi nel Concilio.

[p. 95] Nella terza di 4. Febraro 1546. si decretò del Simbolo della Fede.

Nella quarta di 8. Aprile 1546. si definì delle Canoniche Scritture; della Stampa, & uso de’ libri Sacri.

Nella quinta di 17. Giugno 1546. si definì del Peccato Originale. Del negotio della Riforma Ecclesiastica; e de’ Predicatori della parola di Dio.

Nella sesta Sessione publica di 11. Genaro 1547. si decretò della Giustificatione con sedeci Capi concernenti; e venti tre Canoni; aggiungendo cinque Capi in materia di riforma.

Nella settima di 3. Marzo 1547. si definì de’ Sacramenti in genere con 13. Canoni. Del Sacramento del Battesimo con 14. Canoni; e della Confirmatione con tre Canoni. Aggiungendosi poi di Riforma 15. Capi.

Nell’ottava Sessione di 11. Marzo 1547. si decretò di trasferir il Concilio, come segui, per causa di Contagio.

Nella Nona Sessione seguita in Bologna li 21. Aprile 1547. si terminò di prorogar la Sessione.

Nella Sessione decima seguita in Bologna li 2. Giugno 1547. si terminò parimente la proroga della Sessione.

Nella Sessione undecima la prima sotto il Sommo Pontefice Giulio III. seguita in Trento li 1. Maggio 1551. si decretò di riassumere il Concilio.

[p. 96] Nella duodecima di primo Settembre 1551. si terminò di prorogar la Sessione.

Nella Sessione terza decima di 11. Ottobre 1551. si definì del Sacrosanto Sacramento dell’Eucharistia con otto Capi concernenti, e undeci Canoni; aggiunti poi otto Capi di Riforma de’ Costumi, e Disciplina Ecclesiastica, con altro Decreto, di ripigliar 4. Articoli del Sacramento d’Eucharistia; e di dar Salvo Condotto a’ Protestanti.

Nella decima quarta Sessione di 25. Novembre 1551. si definì la Dottrina del Sacramento della Penitenza con 9. Capi, e 15. Canoni; e del Sacramento dell’Estrema Untione con 3. Capi e 4. Canoni. Aggiunto il Decreto di Riforma con 14. Capi.

Nella Sessione quinta decima di 25. Genaro 1552. si decretò di prorogar la Sessione, e si diede Salvo Condotto à’ Protestanti.

Nella Sessione decima sesta di 28. Aprile 1552. si decretò di sospender’ il Concilio, come seguì ex abrupto per causa delle Guerre preaccennate.

Nella Sessione decima settima, la prima sotto il Sommo Pontefice Pio IV. celebrata li 18. Genaro 1562. si decretò di celebrar’ il Concilio; con intimarsi la prossima futura Sessione per il dì 26. Febraro.

Nella decima ottava Sessione di 26. Febraro 1562. si decretò della scielta de’ Libri, e d’invitar [p. 97]tutti al Concilio con fede publica. Si diede in effetto Salvo Condotto alla Nation Germanica, & si estese anche ad altre Nationi.

Nella decima nona Sessione di 14. Maggio 1562. si decretò di prorogar la Sessione.

Nella Sessione vigesima di 4. Giugno 1562. si decretò di prorogar la Sessione, per causa di Varie emergenti difficoltà.

Nella vigesima prima Sessione di 16. Luglio 1562. si trattò la Dottrina del comunicarsi sotto l’una, & altra specie; & della Communione de gl’Infanti, con in tutto quattro Capitoli, & quattro Canoni; aggiunto il Decreto di Riforma con nove Capi.

Nella Sessione vigesima seconda di 17. Settembre 1562. si trattò la Dottrina del Sacrificio della Messa con nove Capitoli, e nove Canoni. Aggiunto un Decreto delle cose da osservarsi, e schivarsi nel celebrare Messa, & un altro Decreto di Riforma con 11. Capi. Come pur un Decreto circa il negotio della concessione del Calice, che fù rimesso in tutto al Sommo Pontefice. S’intimò poi la prossima futura Sessione per li 12. Novembre 1562. ma fu differita per otto mesi continui.

Nella Sessione vigesima terza di 15. Luglio 1563. si trattò la Dottrina Catolica del Sacramento dell’ordine con quattro Capitoli, e otto Canoni. Aggiunto il Decreto dell’Ecclesiastica Riforma con dieci otto [p. 98]Capi, de’ quali l’ultimo prescrisse a lungo la forma d’ergere i Seminarij.

S’intimò poi la prossima futura Sessione per li 16. Settembre susseguente: ma si differì per due mesi.

Nella vigesima quarta Sessione di 11. Novembre 1563. si definì la Dottrina del Sacramento del Matrimonio con 12. Canoni; e si decretò della Riforma del Matrimonio con dieci Capitoli. Aggiunto il Decreto di riforma Ecclesiastica, in materia massime de’ Vescovi, e Parochi con 21. Capi.

E s’intimò la prossima futura Sessione per li 9. Decembre 1563. ma fu anticipata cinque giorni.

Nella vigesima quinta, e ultima Sessione principiata li 3. Decembre 1563. e finita li 4. si decretò del Purgatorio; dell’Invocatione, e veneratione delle Sacre Imagini, & Reliquie de’ Santi; De Regolari, e delle Monache con 22. Capitoli di tal materia. Aggiunto il Decreto della Riforma, de’ Costumi, & Ecclesiastica Disciplina con 21. Capi. Et si decretò delle Indulgenze; della scielta de’ Cibi, de’ Digiuni, e delle Feste; dell’Indice de’ Libri, del Catechismo, Breviario, e Messale. Del Luogo tenuto da gli Ambasciatori nel Congresso. Dell’accettar, & osservar’ i Decreti del Concilio, e del recitarli in publico, come seguì.

Finalmente si propose di dar fine al Concilio, [p. 99]e di chiederne al Sommo Pontefice la Conferma; e da tutti i Padri fù risposto Placet.

All’hora il Cardinal Giovanni Morone come primo Legato, e Preside dando la Benedittione alla Santa Sinodo, disse: Ite in Pace; à che da tutti fu risposto: Amen.

Ciò fatto il Cardinal Carlo di Lorena levato in piedi proruppe (latinamente però) nelle seguenti Acclamationi corrisposte da’ Padri.

Card. Al Beatissimo Pio Papa, & Signor nostro, e Pontefice della Chiesa Universale molti anni, & eterna memoria.

Risp. de’ Padri:

Il signor Iddio conservi lungamente alla Sua Chiesa il Santissimo Padre, molti anni.

Card. Alle Anime de’ Sommi Pontefici Paolo III. e Giulio III. i per auttorità de’ quali fu cominciato questo Concilio, la Pace del Signore, & eterna gloria, e felicità nella luce de’ Santi.

Risp. Sia in Benedittione la memoria.

Card. Sia in Benedittione la memoria dellîmperator Carlo V e de’ Serenissimi Regi, che promossero, e protessero questo Concilio.

Risp. Così sia; così sia.

Card. Al Serenissimo Imperator Ferdinando, sempre augusto, Ortodosso, e pacifico; & à tutti i Re, Republiche, e Prencipi nostri, molti anni.

[p. 100] Risp. Conservi il Signore il pio, e Christiano Imperatore; l’Imperator del Cielo custodisca i Re terreni, della vera Fede conservatori.

Card. A i Legati dell’Apostolica Romana Sede, e Presidenti in questa Sacra Sinodo con grandi gratie molti anni.

Risp. Grandi gratie: il Signor rimuneri.

Card. Alli Cardinali, & Ambasciatori lo stesso.

Risp. Grandi grazie; molti anni.

Card. Alli Vescovi Vita, e felice ritorno alle loro Chiese.

Risp. Ai Promulgatori di verità, memoria perpetua; all’Ortodosso Senato molti anni.

Card. Del sacrosanto Ecumenico Trentino Concilio confessiamo la Fede, e sempre osserviamo i Decreti.

Risp. Sempre confessiamo; sempre osserviamo.

Card. Noi tutti così credemo; tutti lo stesso sentimo, tutti acconsentimo, & abbracciando sottoscrivemo: Questa è la Fede del B. Pietro, e de gli Apostoli; Questa è la Fede de’ Padri; Questa è la Fede de gli Ortodossi.

Risp. Così credemo; così sentimo; così sottoscrivemo.

Card. Adherendo noi à questi Decreti, rendiamosi degni delle misericordie, & gratia del primo, e gran Supremo Sacerdote, GIESU’ CHRISTO Dio, su l’intercessione insieme dell’inviolata Madre di Dio, Signora nostra; e di tutti i Santi.

Risp. Così si faccia, così si faccia. Così sia; così sia.

Card. Scommunica a tutti gli Heretici.

Risp. Scommunica; scommunica.

[p. 101] Patri soscrivono al Concilio. Doppo, da i Cardinali Legati, & Presidenti fu commandato sotto pena di Scommunica, à tutti i Fratelli, che prima di partir da Trento si sottoscrivessero di mano propria à i Decreti del Concilio, ò per publico Instromento li approvassero. Così tutti si sottoscrissero; e furono in numero 255 cioè quattro Cardinali Legati; due Cardinali non Legati; tre Patriarchi; venticinque Arcivescovi; cento sessant’otto Vescovi; sette Abbati; Procuratori legitimi di Vescovi assenti trenta nove; sette Generali di Ordini di Religione. Così rilevai di punto dallo stesso Concilio stampato, che presi per Originale di questi tratti.

Concionatori al Sacro Concilio. Ne quì lascio di toccare, come nelle prelibate Sinodali Sessioni seguirono, oltre le dispute, Concioni latine declamatorie d’alcuno, ò più Padri à ragione d’incontro, e di materia; si come anco gli Ambasciatori de’ Prencipi, ò per se, ò per altri perororono nel loro arrivo; e n’hebbero risposta da’ Padri. Trà i Concionatori si segnalò notabilmente il Vescovo di Bitonto Cornelio Musso; il P. Giacomo Lainez secondo Generale della Compagnia di Giesù; il P. Eugenio da Pesaro Agostiniano; & il Padre Gasparo Cardillo, qual’in particolare disse un Oratione de Primatu D. Petri con tanto maggior Dottrina, & energìa, quanto che questa era la Massima da gli Heretici più impugnata. (Qual follia! il voler dar di capo in una Pietra così massiccia: altresì trovar’ intoppo, ò scandalo in una Pietra così santa, così appianata). E tal’ [p. 102]Oratione si diede in luce publica; come si fece anche di molte altre.

Cosa notabile de’ Padri del Concilio. Leggo del Padre Lainez, che durò tal’hor fin le tre hore continue in declamare, e per cosa notabile osservo, che, mentre peroravano dal Pulpito i Dottori, e Teologi, era permesso à tutti entrar nel Tempio: là dove, quando parlavano i Vescovi, e conferivano, era vietato. Arcani di Cielo, e Misterij di Divinità si trattavano all’hora in un Supremo, augusto Senato; e quindi si rendevano imperscrutabili. L’ultimo che perorò, fù Girolamo Ragazzonio Vescovo di Nazianzo, Coadiutore di Famagosta, che con Oratione à tutto numero durata per due giorni, chiuse il Sacro Conclave in questo modo:
Discorso per coronide del Sacro Concilio. Audite haec, omnes Gentes, auribus percipite omnes, qui habitatis Orbem. Tridentinum Concilium iamdiù caeptum, aliquando intermissum, distractum varie, atque divulsum, nunc demum, singulari Dei omnipotentis beneficio, summa, atque incredibili omnium ordinum, ac nationum voluntate connectitur, atque perficitur. Dies haec quidem felicissima Christiano populo illuxit, in qua templum Domini disturbatum frequenter, ac dissipatum reficitur, & absolvitur; & Navis haec una bonorum omnium ex maximis, ac diuturnis turbinibus, atque fluctibus tuta in portu collocatur, &c.

Ultimato il Concilio li 4. Decembre 1563. e datone segno à suon di tutte le Campane, Trento si vidde risuonar d’applausi, & acclamationi, e per più giorni festeggiar, come Città [p. 103]vittoriosa, e trionfante. Gloria de’ Padri del Concilio. Haveresti detto, che Trento fosse insieme Campo, e Campidoglio del Christianesimo; e in vedendo uscir di Conclave i Padri, si consideravano, come tanti Campioni di Cielo, che havevano espugnate le forze d’Inferno; e si veneravano altresì, come tanti Simolacri, e Numi, che havevano irrefragabilmente stabiliti i Dogmi di Divina, Catolica Verità.

Nova spedita del Sacro Concilio à Christiani Prencipi. In tanto da gli Ambasciatori de’ Prencipi spedita per Corrieri la nuova, le feste, che seguirono in tutte le Città Catoliche d’Europa, non han qui luogo; come, quanto giubilasse trà gli altri Potentati il Papa, e l’Imperatore, non si può esprimere. Roma, e Vienna (senza replicar di Trento) furono i Teatri più cospicui, dove sù gli occhi di tutto il Mondo Catolico si rappresentò al vero la Scena d’un tale gaudio.

Heretici confusi. All’incontro gli Heretici tanto di Germania, che di Francia, Inghilterra, e altri sorpresi, storditi, e tutti confusi rimasero, come Huomini senza capo, ò come Capi senza mente, che più non sapevano, dove dar di capo. E tanto più si vestivano costoro di confusione, quanto che vedevano allestirsi in Trento il Carro di trionfo da’ Cardinali Legati, per condur’ à Roma debellati i Mostri d’Heresia, fulminati i Giganti d’iniquità.

Vittorie queste tanto più segnalate, & ammirabili, quanto che si riportorono con Armi di Dottrina, [p. 104]di Zelo, e di pietà. Padri del Concilio non mai tennero Guardia. Per altro, già che co’l gran Martire Pontefice di Canturbia: Non est custodienda Ecclesia Castrorum more, s’esposero in così fatto Aringo i Cardinali, Prelati, e Prencipi del Sacro Concilio senza mai tener’ alcuna secolar difesa, o Guardia per propria sicurezza; ne mai tuonarono fulmini, ò Cannoni, che di Sacri Canoni.

Instanza de’ Cardinali Legati per Conferma del Concilio. In fatti partirono da Trento gloriosi, non men che gioiosi i Padri della Sacra Sinodo, e, giunti a Roma i Cardinali Legati, la prima cosa supplicorono il Sommo Pontefice per la Confirmatione del Concilio, com’appuntatamente fecero il Cardinal Giovanni Morone, & il Cardinal Lodovico Simoneta il giorno 26. Genaro 1564. adducendo appresso la Santità Sua il Decreto sopra ciò seguito dello stesso Concilio. Papa Pio 4. conferma il Concilio di Trento. Così che il Papa, doppo previa matura deliberatione, di consenso, e consiglio del Sacro Collegio de’ Cardinali, venne all’atto di tal Conferma, e ne commandò insieme inviolabile osservanza; come il tutto appare per Bolla di Sua Beatitudine emanata in Roma espressamente.

Alla quale successero poi i Moti proprij dello stesso Sommo Pontefice Pio IV. per l’essecutione effettiva del Sacro Concilio; negotio arduo, e di conseguenza tanto più, quanto che si trattava di ridur’, come si fece, all’atto prattico sì gran Teorica; con levar di possesso inveterato tali, e tanti disordini, scandali, & abusi, [p. 105]che dominando à furia, hormai facevano calle di prepotenza.

Paolo Manutio alla prima stampa del Sacro Concilio. Si stamporono dunque la prima volta in Roma per ordine del Papa i Canoni, e Decreti del Sacro Concilio, nel che s’impiegò l’opera di Paolo Manutio, come leggo notato in uno di que’ primi essemplari; e uscirono poi anche riformati il Breviario, e Messale; come pur il Decretato Catechismo Romano: Libro questo di non mai à bastanza lodata pietà, & eruditione; e che serve di necessario real indrizzo ad ogni Paroco, e Pastor d’Anime.

Publicato il Libro del Concilio, Sua Santità di Moto proprio dichiarò del tempo, che intendeva, ohbligassero i Decreti della Santa Sinodo, e prefisse in punto dal primo di Maggio 1564. Indi, per dar’ ogni più vigoroso effetto all’essecutione, appoggiò la mole d’un tanto affare à otto Cardinali, che tutti à punto come tanti Cardini la sostennero. Cioè:

Cardinali deputati all’essecutione del Sacro Concilio. Il Cardinal Gio: Giovanni Giovanni Morone.

Il Cardinal Gio: Giovanni Giovanni Michele Saraceno.

Il Cardinal Gio: Giovanni Giovanni Battista Cicada.

Il Cardinal Michel Alessandrino.

Il Cardinal Clemente in Ara Coeli.

Il Cardinal Lodovico Simoneta.

Il Cardinal Vitellorio.

Et Il Cardinal Carlo Borromeo.

Quest’ultimo andò tra i primi à dar di se medesimo le prove; perche, fatto all’hora [p. 106]Arcivescovo di Milano, quanto colà operasse sì gran Santo per l’essecutione massime del Sacro Concilio, lo confessa a pieno quella Città, e Metropoli; lo sa il Mondo.

Tale in ristretto fu l’essito del Sacro Concilio di Trento, che principiato, e per due volte riassunto sempre co’l cantarsi da uno de’ Cardinali Legati la Messa dello Spirito Santo, farsi Processione publica per Città, e intuonarsi ad ogni Sessione il Veni Creator, restò finito co’l cantarsi parimente Messa Pro Gratiarum actione, andar’ in Processione per Città, e cantarsi il Te Deum solennemente.

Restarebbe dar’ un tratto al nome di tutti i Soggetti, che intervennero alla Sacra Trentina Sinodo nelle tre diverse volte, che si radunò: ma perche ciò farebbe far un troppo lungo Catalogo di Litanie, rimetto chi legge al libro dello stesso Concilio, nominando io qui solamente i Cardinali Legati à latere, come quelli, che vi fecero figura di Sommo Pontefice.

Nome de’ Cardinali Legati, che intervennero al Sacro Concilio la prima volta Li Cardinali Legati di Papa Paolo III. furono Pietro Paolo Parisio; Giovanni Morone, e Reginaldo Polo Inglese.

In luogo però de’ due primi, che si richiamorono dal Papa, vennero il Cardinal Gio: Giovanni Giovanni Maria de Monti; e Marcello Cervino, che ambi poi furono l’un doppo l’altro Sommi Pontefici.

Li Cardinali Legati di Papa Giulio III. furono [p. 107]Marcello Crescentio con li due Assistenti Sebastiano Pighino Arcivescovo Sipontino, e Luigi Lipomano Vescovo di Verona.

Legati in terza volta. Li Cardinali Legati di Papa Pio quarto furono:

Hercole Gonzaga e Girolamo Seripando (ambi morti durante il Concilio.)

Giovanni Morone venuto in luogo del Cardinal Gonzaga.

Bernardo Navagerio in vece del Cardinal Seripando.

Stanislao Hossio di Polonia.

Lodovico Simonetta.

Marco Sitico d’Altemps.

E Christoforo Madrutio, come consta memoria: benche non si trovi notato in Catalogo; e fu Legato, crederei, di supererogatione; stando com’era, Vescovo di Trento, e Principe.

Cardinal Lodovico Madrutio creato Cardinale, e quando. Cardinali non Legati trovo, che in tutto fossero quattro; e altrove leggo solamente due, trà quali Lodovico Madrutio Eletto di Trento; creato Cardinale nel 1561. del qual anno li 9. Marzo comparve la prima volta in Duomo con Beretta rossa; e nel giorno di S. Vigilio lo stesso anno cantò la sua Messa Pontificale. Così nello stesso tempo vestì due diverse Porpore Casa Madrutia. Così Trento si resse nello stesso tempo sù due Cardini; il che sia quì detto per transenna.

Il luogo, che tennero nel Concilio i Padri, si [p. 108]può facilmente scorgere dal Ritratto in Pittura; Li Cardinali Legati sedevano in primo posto a fronte del Concilio, tenendosi nel mezzo i Presidenti.

Li Prencipi, che intervennero di persona, sedettero, secondo il grado, come fecero trà gli altri li due Elettori del Sacro Romano Impero, l’Arcivescovo di Magonza, e quel di Treveri, l’anno 1551. che intervennero al Sacro Concilio.

Trà gli Ambasciatori de Prencipi che si spedirono di tutta Europa, gli Ecclesiastici sedevano à destra de’ Cardinali Legati; li Secolari à sinistra.

Ambasciatori Ecclesiastici al Sacro Concilio. Gli Ecclesiastici furono:

Antonio di Muglitio Arcivescovo di Praga Ambasciator di Cesare.

Giorgio Draskovich Vescovo Quinqu’ecclesiese Ambasciator Cesareo per il Regno d’Hungaria.

Valentino Herbuto Vescovo Premisciese Ambasciator per il Rè di Polonia.

Marc’Antonio Bobba Vescovo d’Augusta in Piemonte Ambasciator del Duca di Savoia, che fù fatto nello stesso tempo Cardinale di Santa Chiesa.

Girolamo de’ Caddi Vescovo di Cortona Ambasciator del gran Duca di Toscana.

F. Martino Roia Portalrosso Amhasciator de’ Cavalieri Gerosolimitani.

[p. 109] Ambasciatori Secolari. Li Secolari furono:

Sigismondo Conte di Tunn Amhasciator di Cesare.

Lodovico di Lansac.

Rinaldo Ferrerio Preside nel Parlam. di Parigi.

Guido Fabro maggior Giudice di Tolosa Ambasciatori tutti tre del Rè Christianissimo.

Ferdinando Martineo Mascarenio Ambasciator del Rè di Portugallo.

Nicolò di Ponte Dott. Cavalier.

Matteo Dandolo Cavalier, Ambasciatori per la Serenissima Republica di Venetia.

Melchior Lussi Cavalier, Ambasciator per i Sette Cantoni Helvetici.

Agostino Pangartner Giurisconsulto Amhasciator del Duca di Baviera.

Claudio Fernandez Quignonio Conte di Luna Ambasciator del Re Catolico.

Ambasciator Catolico, e suo luogo nel Concilio. Questo, per contesa nata di precedenza con i Legati del Rè Christianissimo, s’andò porre in mezzo al Tempio appresso dove sedeva il Secretario del Sacro Concilio.

Per altro, come si disse, fù fatta dichiaratione speciale dalla Santa Sinodo, che il luogo tenuto da gli Oratori de’ Prencipi nelle Sessioni, funtioni, e conferenze non intendesse haver portato ne avanti, ne doppo alcun pregiudicio trà loro di precedenza come fù pratticato al tempo di Papa Pio II. Non si nominano altri Ambasciatori, che andorono, e venirono, come occorse.

[p. 110] Luogo tenuto da’ Vescovi, & altri Soggetti Li Vescovi, che per dignità vanno con l’Apice Apostolico; e quindi lo stesso Sommo Pontefice si chiama Vescovo, sedettero doppo gli Arcivescovi; & questi doppo li Patriarchi. Seguirono poi gli Abbati; indi li Generali di Religione; li Dottori di Legge, & i Teologi; li Procuratori de Vescovi assenti; li Procuratori di Religioni; & gli altri Soggetti secondo il grado.

De i Padri, che concorsero alla Santa Sinodo, trà i Cardinali Legati, due, come dissi, evasero Sommi Pontefici, cioè il Cardinal Giovanni Maria de’ Monti, che fù Papa Giulio III. & il Cardinal Marcello Cervino, che fù Papa Marcello II.

Trà gli Arcivescovi, quel di Rossano salì al Triregno, e fù Papa Urbano VII.

Vescovi del Concilio, quali divennero Papi. Trà i Vescovi cinque divennero Cardinali, e tre Sommi Pontefici cioè Hugone Boncompagno, che fù Papa Gregorio XIII. Giovanni Antonio Fachinetti Patriarca di Gerusalemme, che fù Papa Innocentio IX e Nicolò Sfondrato, che fù Papa Gregorio XIIII.

Trà i Dottori di Legge uno diventò Cardinale, che fù Scipione Lancilotti.

Teologi celebri del Sacro Concilio. Trà i Dottori Theologi di nome celebre singolarmente furono Pietro Soto dell’ordine de’ Predicatori; Alfonso Salmerone della Compagnia di Giesù; Antonio Covarruvia, Auditor di Granata; e Michel di Medina dell’ordine de’ Minori.

[p. 111] Soggetti, che morirono in tempo del Sacro Concilio. Et perche la Morte, Tiranna inessorabile del Mondo vuol’ haver parte sempre mai in tutte le Imprese, non perdonò ne meno al Sacro Concilio. Nel tempo, che durò, morirono de’ Soggetti che vi concorsero, trà i Papi, Paolo III. e Giulio III. trà gli Imperatori Carlo V. trà i Cardinali Legati Hercole Gonzaga e Girolamo Seripando. Trà gli Oratori de’ Prencipi morì il Conte di Luna, prenominato e fù sepolto in Trento.

Trà gli Arcivescovi Cesare Cibò Arcivescovo di Torino, morì in Trento.

Trà i Vescovi morirono in Trento Lodovico Vannio de Teoduli Vescovo di Bertinoro.

Gio: Giovanni Giovanni Antonio Pantusa Vescovo di Cosenza.

Galeazzo Roscio Vescovo d’Assisi.

Simone Aleoti Vescovo di Forlì.

Girolamo Trevisano Vescovo di Verona.

Giovanni Colosavrino Ungaro Vescovo Canadiese.

Trà i Dottori Teologi morì in Trento Pietro di Soto. E trà li 12. Dottori di Sorbona Natal Pelletio; come pur alcuni Generali di Religione.

E tutti questi Soggetti morti in Trento, vi si tengono anche sepolti probabilmente: benche (à riserva d’alcuni) non consti dove; non parlando ne Lapidi, ne facendosi sentir l’Ossa. Il Corpo del Cardinal Hercole Gonzaga fù trasportato à Mantova; de gli altri non si sà, [p. 112]che si sian mossi.

Qui per epilogar vie più l’intrapreso Disegno, la Carta piegarò del Disegnato con inchiudervi l’intiero numero de’ Soggetti, che intervennero al Sacro Concilio per tutto il tempo che durò, & insieme porre un estratto più essentiale.

Estratto di tutto il Sacro Concilio di Trento.

Cardinali Legati numero 13
Cardinali non Legati num. 4
Ambasciatori de’ Prencipi num. 29
Patriarchi num. 3
Arcivescovi num. 33
Vescovi num. 233
Abbati num. 15
Generali di Religione num. 12
Dottori di Legge, e Teologi num. 145
Procuratori de Vescovi, e altri num. 15
Ufficiali num. 4
Cantori num. 9
Notari num. 3
Curiori num. 2
In tutto num. 520

Sessioni pubbliche numero 25.

Decreti, ò Dogmi circa numero 35.

Canoni numero 117.

Capitoli numero 229.

Nationi, che concorsero al Sacro Concilio. Vi concorsero d’Europa quattordeci Nationi, Italiani, Spagnoli, Francesi, Tedeschi, Greci, Portughesi, Irlandesi, Schiavoni, Ungari, Polacchi, Fiaminghi, Inglesi, Croati, Moravi.

[p. 113] Questo è quanto la fiacchezza di mia penna potè à scurcio abbozzar della Sacrosanta Trentina Sinodo Ecumenica, ultima, generale: Quel Concilio, che contro l’Hidra Tartarea d’Heresia fu qual divino Hercole, e qual Viva Colonna di fuoco con haver’ isgombrato le caligini d’un Egitto d’errori lampeggia sempre più nella Chiesa di DIO.

Concilio di Trento, e suo preggio. Concilio, che celebrato sotto il Sommo Pontefice, nelle forme, che dichiara il 21. Capo della 24. Sessione; & Salva sempre l’auttorità della Santa Sede, come si spiega nel 21. Capo della 25. Sessione: si rende sopra modo in tutto ordinato, utile, auttorevole, & irrefragabile, in onta de’ protervi Heretici Protestanti, quali affettavano da loro un Concilio tanto più invalido, e mostruoso; quanto che lo volevano senza Capo, e sopra Capo.

Così resta la superba loro Cervice
infranta, e doma;
e mal grado loro,
sono costretti
veder’in fonte quella Catolica Verità,
che tutta via per odio, livor, e per-
versità, non vogliono confes-
sare. Tanto sono di cuor
indurati e perfidi; e
perciò avveran-
dosi:
Perditio tua ex te, Israel.

[p. 114]
NEL resto il Tempio di Santa Maria Maggiore, dove tutt’hora siamo, à considerarlo nel suo essere concita nel cuor di chi lo visita un non sò di straordinario affetto, e divotione, come luogo, dove fù in Epilogo tutta la Chiesa Catolica, Apostolica, Romana, legitimamente congregata nel Divino Spirito, per corroboratione de’ Sacri Canoni, e stabilimento Universale della Santa Fede.

Tempio di S. Maria Maggiore da chi eretto e come diretto. Fù eretto dal Vescovo, e Prencipe Cardinal Bernardo Clesio l’anno 1520. come mostrano in Pietra due Angioli fuori del Choro; e ne fu Architetto Antonio Medaglia Comasco. Dipende questa Chiesa dal Capitolo della Catedrale, come anco quella di S. Pietro, della quale qui dirò; e in entrambe si mantiene, oltre il Vicario per la Cura d’Anime, un Massaro, che sovrasti al governo economico; presidendovi poi con titolo di Custodi due Canonici.

Parochia di S. Pietro di Trento. La Parochiale di S. Pietro Apostolo è notabile di fabrica, e di concorso; essendo posta nel sito più frequente della Città. Serve di molto alla Natione Tedesca, che vi si riduce, e vi tiene il suo proprio Altare con farvi anche tal’hor certe funtioni all’uso Germanico.

Palla d’Altare notabile. Si trovano in questa Chiesa otto Altari senza il maggiore, ch’è cospicuo, almeno di Pala, tutta posta à oro, e intagli nobili; essen- dovi con l’adoratione de’ tre Magi, il Martirio di [p. 115]S. Pietro Apostolo, e quel di S. Simonino, il tutto di figure ben fatte, & à rilievo.

Tra gli altri poi spicca l’Altare del Crocifisso eretto, e dotato in Capella splendidamente. La Sacristia con essere rinovata di fabrica, è assai ben tenuta, e provista di Paramenti, come anco d’argenterie, e di Reliquie; ne vi manca il buon’ordine d’officiatura.

Arca di S. Simone di Trento martorizato da’ Giudei. Nella Capella a destra del Choro si venera in picciol’Arca marmorea il Corpo del Santo Innocentino Simone di Trento, che in età di due anni, e tre mesi, manco tre giorni, rapito insidiosamente da’ Giudei nel Giovedì Santo dell’anno Santo 1475. fù in odio in CHRISTO, e della Santa Fede sagrificato a morte, Vittima de’ più duri tormenti, come à pieno ne hò scritta l’Historia particolare, che va sù le stampe; e come nuovamente in detta Capella del Santo Martire s’è stesa tal leggenda in pittura, che si vede spiccar ne’ Campi della Cuppola posti à oro.

Armario notabile di rarità. Dietro l’Arca del Santo Innocentino in un Armario à ferro dorato si conservano, oltre un Ostensorio del Sangue sparso, e l’Orecchio destro, gl’Instromenti, che servirono al di lui Martirio, cioè un Coltello, una tenaglia di ferro, tre Aghi, ò Spilloni d’argento, & una tazza pur d’argento, in cui gli Hebrei bevettero in onta di CHRISTO il Sangue Innocente con barbara empietà. Il tutto si custodisce con [p. 116]molta cura, ne si mostra, che in occasione di Prencipi, e Personaggi, che visitano il Santo Corpo.

Errore del Zeilero circa il Corpo di S. Simonino di Trento. Scrive nel suo Itinerario il Zeilero, che in Trento si ritrovi il Corpo di S. Simone uno de gli Innocentini di Betelemme: ma prende equivoco quest’Autore; perche gli Innocentini di Giudea uccisi da Herode, appresso la Divina Scrittura tutti sono anonimi; e S. Simone di Trento fu Martirizzato anni 1475. doppo di quelli. In Duomo, come dissi, si conserva il Capo d’uno de’ Santi primi Innocentini, e di quel hà forse voluto intendere l’Autore.

General Galasso sepolto, e dove. Stà sepolto davanti l’Altar di S. Simonino il Conte Mattias Galasso Generale dell’Armi Cesaree, del di cui nome parlano, oltre la Guerra di Mantova in Italia, le varie Imprese fatte in Germania contro in particolare del Rè Sveco. Giace senza per anco veruna Inscrittione, ò titolo sopra la Tomba: se bene dal modello, che hò visto vi si và ergere un Deposito de’ più nobili, e meglio intesi a proportione del sito per ogni regola di Geometria. Degno perciò d’esser posto in opera tanto più, quanto che ne meno ricerca gran spesa, rispetto al merito.

Contrasto notabile per il Corpo del Conte Galasso. Morì il Conte Galasso in Vienna d’Austria l’anno 1647; e, trasportate in patria le di lui Ceneri, si depositorono dentro Cassa di piombo, in questa Chiesa. Nacque però à causa di sì fatto Deposito fiero contrasto; perche, havendo il Conte lasciato dieci milla Talleri al luogo, dove venisse [p. 117]sepolto, altre Chiese contendevano d’un tal Cadavere; in particolar’ i Padri Carmeliti Scalzi, che lo pretendevano non men, come fondatore di lor Convento. Et i Padri Giesuiti insistevano, per haverlo accompagnato da Vienna. Onde, dopo varie scaramucce di controversia, già che il Corpo era depositato in S. Pietro come Chiesa, in cui si trovavano sepolti li suoi Antenati, e nella qual’ haveva ricevuto il Sacro Fonte, vi fù alla fine sepolto: benche anzi per stratagema. Potendosi dire, che il General Galasso habbia fatto Guerra e vivo, e morto.

Organo di S. Pietro quale. L’Organo di questa Chiesa posto nel Choro, se non è de più grandi, riesce di voci, e di registri assai stimabile con ordini di Canne in fuori rilevate all’uso Tedesco, non senza ornamenti d’Oro, & un Organino sù’l davanti. E la Cassa stà dipinta di varie figure, che suonano, e cantano di concerto.

Deposito notabile di pietà. Vedesi contra l’Organo nobil Deposito di pietà con sopra un Crocifisso à rilievo di Pietra, e à torno i misterij della Passione. Il tutto fatto ergere dal Baron Gasparo di Wolgenstain sepolto in questa Chiesa.

Deposito notabile. Trà le Tombe, che molte vivono in S. Pietro, & hanno nome si à caratteri latini, come Tedeschi, si fa osservar quella di Leonardo Langg di Wellemburg, Giovane Cavaliere favorito di Natura, e di Fortuna, Allievo di Pallade; il quale doppo haver seguito Marte in Baviera, [p. 118]Boemia, Ungheria, Gheldria, & Italia, finalmente nel combattere sotto Padova, restò sù’l Campo, da dove trasportato, quì riposa e così parla:

Stemmata, divitiae, quid honor, quid forma, quid aetas
Profuit? heu! Pulvis sordidus hic iaceo.

Vedesi poi l’Urna di Pancratio Galasso segnalato per tutti i gradi di militia nelle Guerre di Fiandra con molta gloria. Fù Padre del General Mattias prenominato; Così è vero, che: Fortes creantur Fortibus.

Altre Tombe in S. Pietro. Alla Porta d’Aquilone senz’altro Epitafio si fà intender’ il nome di due Laureati Fratelli, Trentini di Patria, e di Cognome, l’uno in Medicina, l’altro in Legge; Francesco questo, che fù Consiglier del Prencipe; Simone quello, in qualità di Medico dell’A. E. di Baviera: ambi rapiti dalla Morte l’anno 1668. immeritamente tanto più, quanto che meritavano vivere per ben della Patria.

Vescovo di Gurgo sepolto dove. Vicino alla gran Porta giace Matteo Vescovo di Gurgo, che in passando per Trento con la speditione dell’Armi Cesaree in Italia nella Lega di Cambray in posto di Consigliere, per Arresto improviso di Morte quì si fermò: che una Mitra non dovè comparir trà le Celate.

E per annoverar trà i Depositi d’Huomini cospicui anche quel d’una Femina, vedesi ad una delle Porte laterali scolpito in Pietra il [p. 119]Deposito rimarcabile di Donna. Nome, e Stemma di Nicolosa Bonomi, Donna insigne per nobiltà, bellezza, e integrità, come afferma l’Epitafio. Fù moglie di Lodovico Trameno intimo Medico, e Consiglier de gli Arciduchi d’Austria.

Tomba Tedesca notabile. Trà le Tombe Tedesche una se ne vede di Stemma misterioso, e stravagante; poiche, oltre le varie Armi, ò Scudi, vi rampano per entro, & all’intorno diversi Animali con nell’alto alcune Proboscidi d’Elefante, e un Lione nel basso, che riposa. Questo, non ha dubbio, è un Tumulo, che si fà creder d’alta conditione, e molto antico: ma io non intendo, cosa vogliano dire tanti Bruti; e ne meno capisco l’Epitafio, che ha del Barbaro.

Egitij, e lor Misterij. Gli Egittij furon quelli, che usorono insegnar per bocca de’ Bruti la scienza, ò altro loro documento ne’ Geroglifici, come tra gli altri Autori leggo da Oro Apollo; e quindi venne tanta varietà d’Armi, Scudi, Simboli, Misterij, e Motti, che esprimono co’l mezzo d’Irragionevoli; essendo però ridicolo, che l’Huomo habbia bisogno di mendicar la Dottrina dalle Bestie, & la nobiltà.

Nel Cimiterio à torno la Chiesa trà le Tombe, ò Lapidi con Epitafio, vedesi quella di Tomaso Perensteter, qual, mentre invigila alla publica salute in grado di Console morendo fà rimaner sconsolata tutta la Patria.

[p. 120] Soldati, e Capi di Guerra sepolti. Nel Cimiterio ancora si tengono sepolti que’ Soldati Tedeschi insieme con molti Capi, & Officiali, che vennero à morte nella Battaglia sotto il Calliano; e tutti questi insieme con una Falange d’altre Ossa, che d’ogni tempo vi hanno il lor Quartiere, aspettano quì dalla Tomba il novissimo suon di Tromba.

Chiesa di Sant’Anna. Trovasi posta in questo Cimiterio, oltre l’Hospital Tedesco, di cui si dirà, l’antica Chiesa di Sant’Anna, dove fù già la Confreria delle Vedove; e poi della Morte. Hora serve per la Congrega de’ Calegari, & vi si dice Messa. Quì anche serbandosi la Cassa di ferro, dove primamente riposò il Corpo del Santo Martire Innocentino Simone; Rarità singolare. Figura di Christo notabile. Sù la Porta di Sant’Anna spicca un CHRISTO à rilievo posto in Agonia, e confortato dall’Angelo. Ogni Giovedì sera si allumano fanali, & si fà oratione in memoria di quel beato sudor di Sangue, che per noi irrigò l’Horto di Getsemani. Divotione questa molto pratticata in Germania.

Nella Parochiale di S. Pietro si tennero altre volte due Parochi, ò sia Vicarij, l’uno per la Nation’ Italiana, l’altro Tedesca. Di presente son ridotti ad un solo, che habbia le due lingue. Le funtioni vi si fanno quasi tutte all’Italiana, eccetto però la Predicatione, qual segue ogni Domenica, e Festa dell’anno in Idioma Tedesco à questo modo: Immediatamente avanti la [p. 121]Uso di Predicar Todesco. Predica si cantano in Tedesco da tutti i Nationali alcune Preci, per invocar lo Spirito Santo. Salito poi in Pergamo il Predicatore, prima di cominciar’ il Discorso, legge pur’in Tedesco l’Evangelio corrente; indi doppo il Preambolo, dice l’Ave Maria; e tal’ uso di predicare si stila per tutta Germania, riuscendo non men prolisso, che fruttuoso.

Altare notabile. In S. Pietro lasciai à parte un Altare trà gli altri notabile; Et è quello di S. Simone al di fuori. Sotto la Pala, che hà in pittura stà la Crate di ferro, dove prima riposò il Corpo dell’almo Infante; vi si legge perciò à lettere d’oro il distico:

Hic Sancti Corpus parva iacet aede Simonis;
Martyrio Hebraea hoc Gens inimica dedit.

Al presente si disegna ingrandire: detta Crate notabilmente; il che servirà, per dar’ occhio alla nuova Capella interiore del Santo Martire, che con essere da se cospicua, va invisibile per quei, che stanno in Chiesa.

Tomba quale. Vicino poi a quest’Altare non si fà tralasciar’ una Sepolcral Lapide, che parla del Dottor in legge Pietro Alessandrino Conte Cesareo, & celebre per varie Legationi sostenute in nome della Patria, appresso l’Imperator Massimigliano primo, come mi consta.

Altre Tombe, come dissi, vivono rimarcabili in questa Chiesa, e nel Cimiterio: ma perche non hò di poter dir di tutte la contezza; & questo [p. 122]ne tampoco è il mio assunto, le lascio stare. Contentandomi così in passando, come faccio in tutte le Chiese di Trento, sparger qualche fiore sù’l sepolcro d’alcuni, che più discerno, con augurar à tutti senza eccettione il frutto d’eterna Requie.

Cosa notabile della Chiesa di S. Pietro. Fù in questa Chiesa di S. Pietro, che l’anno 1562. in tempo del Sacro Concilio, la matina di 18. Genaro in Domenica cinque Cardinali, e cento sei Vescovi s’apparorono pontificalmente; indi tutti per ordine di Processione s’avviorono in Duomo, per intervenir’ alla prima Messa cantata dal Cardinal di Mantova Hercole Gonzaga, qual’era stato fatto Prete li 8. Giugno 1561. nella Catedrale di Trento; e tutti poscia si tennero per cinque hore continue in Conferenza.

Chiesa di S. Pietro di Trento, e sua fabrica. Nel resto il Corpo della Chiesa di S. Pietro sostenuto da dieci Pilastri è à tre Navi con l’Architettura de’ Volti, che tende al Gotico. Fù eretto sotto il Vescovo Giovanni Hinderbach: benche i tetti si siano poi rifatti doppo quel grand’Incendio, che li disfece l’anno 1624. che per inanzi erano più alti, e più acuminati, e coperti di tegole, ò laste verdi. Disordine però, che menò un ordine, perche la Chiesa stessa, che all’hora era, come un ingombro d’Armi, d’Altari, e d’Anticaglie all’uso Tedesco, s’è ridotta in forma, che hà più del proprio, e moderno all’Italiana. Il Campanile con [p. 123]Campanile quale. essere di pianta considerabile à viva pietra, và finir’ in Cuppola piramidale à color verde, con Gallo dorato, che canta nella sommità. Alla gran Porta stà un Atrio all’antica coperto di ferro.

Padri Somaschi in Trento, e loro essere. E poi notabile in Trento la quarta Parochia di Santa Maria Maddalena, Chiesa non grande: ma ben tenuta da’ Chierici Regolari della Congregation Somasca, che vi hanno anche il lor Collegio. Vi stanno di consueto .... Padri, e vi allevano Seminario di Trento, quale. il seminario Episcopale, fondato per ordine del Sacro Concilio; e stabilito al tempo del Cardinal Lodovico Madrutio l’anno 1593. con assegnamento di varij Priorati, e Beneficij. Li seminaristi sono di numero prefisso 18. sei de’ quali per lascita di Casa Pezzen. S’accettavano da principio questi Chierici con sicurtà non solo delle spese, e buon diportamento: ma di starvi fin’al tempo, che fossero Sacerdoti, e all’hora gli Alunni quasi trapiantandosi nel Campo della Chiesa di Dio erano preposti alla cura d’Anime, e provisti di Beneficio. Che tal’è l’Instituto de’ Seminarij.

Padri Somaschi, e lor fondatione. Qui li Religiosi Somaschi venuti dalla Provincia di Milano hebbero fondatione dal Cardinal Carlo Madrutio l’anno 1618. e si reggono al presente con la Provincia di Venetia. Godono commodità di rendita, e di sito con recinto anche d’horti assai capace.

Stà eretta in questa Parochia la Confraternità [p. 124]del Santo Angelo Custode, di cui v’è l’Altare; e vi si trova pure la Scola, ò Compagnia de’ Molinari, quali ogn’anno il dì della festa costumano fare certa Giostra, che si dirà.

Congresso Academico seguito, come Quest’anno 1671. oltre la solennità, e Musica in Chiesa, è seguito in lode della Santa Peccatrice un Congresso Academico nel Palazzo Firmiano col’intervento di valorosi Ingegni, e di Primati.

Deposito notabile. In Santa Maria Maddalena à destra del Sommo Altare stà il Deposito in marmo del Baron Giorgio di Firmian Marescial’ Hereditario della Chiesa di Trento. Honor, e Carico in testa hora del Baron Francesco Guglielmo di Firmian.

Altro Deposito notando. Alla gran Porta vedesi memoria in marmo di Desiderio Poppen Barone di Locovitz, Signor in Billen, Kost, e Beskovitz, che in qualità di Coppiere del Cardinal Lodovico Madrutio mori l’anno 1580. in età di tre lustri, e mezzo; Giovinetto, che per l’innocenza di vita, e soavità de’ costumi lasciò à tutti di se il Nome.

Statua in Pietra, e suo essere. Fuori poi di Chiesa à sinistra vedesi à basso rilievo la statua in pietra d’un certo Paolo Alemanno Suonator di Corte al tempo del Vescovo Cardinal Bernardo Clesio, che in genere di Sali, e di facetie si rese celebre. Ma se visse per gioco Costui, morto da vero, fù costretto mettere le Pive nel Sacco; non havendo mai saputo trovar suono, per mover la Parca. Vi si legge sù’l [p. 125]capo il nome in Tedesco; Epitafio notabile. e sotto i piedi l’Epitafio in latino parla così :

Quae modo festivo sonuere Palatia risu,
Lugent, funestae quid referunt lacrymae?
Paulus obit, periere Sales, periere lepores;
Cum quo prodierant, deperiere Ioci.

Spalleggiano la Porta due Pitture à guazzo, l’una del martirio di S. Biagio; l’altra della Risurrettione di Lazaro con sopra nel mezzo una Beata Vergine assistita da S. Vigilio, e Santa Margherita, tutte Figure di conto.

Chiesa di Santa Maria Maddalena eretta, e quando. Fù eretta questa Chiesa l’anno 1515. come risulta dalla Porta grande; sù’l frontispicio della quale corre il Distico:

Decipimur votis, & tempore fallimur, & spes
Deridet curas; anxia vita nihil.

Si tenne primamente questa Parochia da Preti secolari, che partirono al venir de’ Padri Somaschi, come partì anche l’Hospital antico di santa Marta, ch’era qui.

Giesuiti in Trento, e loro essere. Dalle Chiese Parochiali passaremo à visitar’ i Luoghi Sacri dentro, e fuori di Città, e per prima notarò il Collegio de’ P. P. Giesuiti. E posto in faccia di Contrada lunga in sito nobile. Non porta ancor titolo di fondatione: ma però vi stanno di ferma 22. Padri, quali, se non hanno gran recinto d’Horti, e Giardini, rispetto à gli altri Conventi, tengono ampiezza di fabriche in uno de’ migliori Passi di Città, e godono la più bella vista sù’l Fiume Adice. La loro Chiesa, ch’è angusta, [p. 126]si và ben tosto ampliare con rendersi un bel Tempio. Loro studio, quale. Mantengono lo studio di belle lettere, & anco di speculativa; tenendo Scuole publiche nel Luogo di Communità, fin che haveran fabricato il Ginnasio, che sia proprio.

Quando fondati. Sono questi Religiosi di Natione Alemanna per lo più, e si reggono con la Provincia di Germania superiore; havendo però l’Idioma Italiano, e buona parte anche il trattamento. S’introdussero circa l’anno 1622. e fu lor primo Rettore il P. Decio Lodovico Saracino, già Penitentiero del Papa, e Theologo del Cardinal Carlo Madruzzo. Potendosi riconoscer dall’assistenza d’esso Padre lo stabilirsi in Trento la Compagnia.

Come s’impiegano. Fanno le Congregationi Latina, & Italiana con titolo della B. Vergine, secondo il lor’ Instituto. Insegnano la Dottrina Christiana con molto Zelo; e s’applicano assidui nelle Confessioni, e dispensa de’ Sacramenti; mantenendo anche assai buona musica, e coltivando una Biblioteca, che và esser florida.

Crocifisso notabile. Hanno Sacristia ben tenuta di paramenti, d’argenterie, e Sacre Reliquie, trà’ quali de’ Martiri della Legion Tebea di S. Mauritio, & un Braccio del Vescovo, e Martire S. Pontiano. Conservano per rarità un Crocifisso di rilievo al naturale il più devoto, e amabile: ammirabile; & è quello, che l’anno contagioso 1630. si vidde piantarsi nel Prato dell’Abbatia, di cui si dirà, e ne pende à piedi la memoria.

[p. 127] Apparato di S. Francesco Borgia. Quest’anno 1671. hanno celebrato la Canonizatione di S. Francesco Borgia, terzo Generale di lor Religione con un Apparato in prospettiva tutto nuovo, e simbolico à varij motti, e Geroglifici della vita del Santo, di cui il Quadro della Conversione stava in faccia della Porta; nell’alto della Chiesa il di lui Ritratto; e sù’l grand’Altare la di lui Statua à rilievo figurata d’argento. Processiene in Calvacata. Otto dì è durata la festività con musica continua, & Panegirici; e l’ultimo giorno, che fu la Domenica de’ 5 Luglio, cantatasi la Messa in Pontificali, seguì, doppo il Vespro, solenne Processione, trà qual comparvero ciascuna in habito proprio le quattro Parti del Mondo in Cavalcata di 50. e più Scolari.

Religiosi Agostiniani in Trento, e loro essere.' Li Padri Heremitani di Sant’Agostino hanno Chiesa di bella fabrica, e ben’officiata in honor dell’Evangelista S. Marco. Vi sono in tutto dieci Altari ben posti, e riguardevoli, che si van riducendo a perfettione. Il Choro, ch’era angusto, s’è ampliato nuovamente con à torno Sedili di nobil foggia. La Sacristia si tien polita, e propria studiosamente. Vi stanno 15. Religiosi, e vi si fa il Novitiato; essendo il Convento di tenue, & oscuro ch’era, reso hormai commodo, e ridotto in forma Claustrale. Conservano questi Padri alcune Sacre Reliquie, trà quali un Deto di Sant’Anna Madre di Nostra Dama, e una Costa della Vergine, & Martire Santa Lucia.

In S. Marco davanti l’Altar maggiore vedesi [p. 128]la Tomba di Girolamo Seripando Agostiniano, uno de’ 13. Cardinali Legati, che intervennero, come dissi, al Sacro Concilio, e leggesi scolpito in Versi:

Si quis honos Tumuli; quantum Sol lampade lustrat
Terrarum, Coeliq; tuum est, Seripande, Sepulcrum.

Sepolcro notabile. A destra del grand’Altare stà la Capella antica in honor di S. Michel’Arcangelo eretta da Andrea di Burgo, Patricio Cremonese Cavalier, e Consiglier Cesareo, qual prevenuto in morte dalla Consorte Dorotea di Tunn insigne per pudicitia, prudenza, beltà, e costumi, Questa mancata nel fior de gl’anni così conforta il Marito: Inscrition nobile.

Quid gemis, heu! tanto felicia funera luctu?
Turbantur lacrymis gaudia nostra tuis.
Parce, precor, triste: quaestus effundere, vixi;
Non erat in Fatis longior hora meis.
Immatura peri: sed tu diutumior annos
Vice meos, Coniunx optime; vive tuos.

Vedesi d’entrambi l’effigie al vivo su la Pala a punto di S. Michele trasportata in Chiesa appresso l’Organo.

Altre Tombe. In detta Capella stà pur sepolto Ulrico Baron di Spaur, e Valer Coppier hereditario del Conte del Tirol, Capitano di Valli Nonn, e Sole. In Chiesa anche stà di notabile la Tomba di Giorgio Pietra Piana Cavalier, e Consiglier Cesareo; Colonello d’infanteria, e fù quel, che nella Guerra del Calliano si segnalò per valore singolarmente.

[p. 129] Altre Tombe. Vicino giace il Giurisconsulto Gio: Giovanni Giovanni Battista Busetti fù Consiglier del Cardinal Ludovico; e del medemo Ceppo in quest’Urna giace altro Dottor Gio: Giovanni Giovanni Battista fù Consiglier del Cardinal Carlo Madrutio, e visse in età sopra nonagenario.

Alla gran Porta notasi il Deposito in marmo di Francesco, e Lodovico Particelli, ambi Consiglieri di tre Prencipi Madrutij.

Nella Tomba davanti l’Altare stanno le loro Ossa, trà quali ultimamente di Vincenzo Particella.

Strano caso di Morte. Fù quel, che in occasione d’essersi portato co’l Prencipe Carlo Emmanuel Madruzzo sù’l Lago di Toblino deliciosissimo l’anno 1653. la sera di 16 Maggio nel voler, non sò come, reggere un nuovo Battello, caduto stranamente dietro Poppa, restò sommerso, senza che lo potessero tuor dalle fauci di Morte ne il fior dell’età; ne il favore del Prencipe; ne i Beni di fortuna; ne i gradi d’honore; ne le doti del Corpo; ne men quelle dell’animo, che possedeva. Tanto è vero, che la Parca si rende al tutto sorda inessorabile.

Nel primo Chiostro, dove stà una vecchia Cisterna, & un nuovo Giardino trovasi à parte la picciola antica Chiesa, ò Sacello di Santa Lucia con due Altari d’Imagine miracolosa, e varie Pitture à motti dal tempo lacere, tra quali marciano in folla le Religioni militanti sotto il gran Sant’Agostino con questi versi:

Ramos laeta virens faecundi seminis Arbor
Pandit, & immensum replet tot Foetibus Orbem.

Qui nel Suolo stanno Lapidi, e Sepolcri varij d’Inscrittioni, oltre le latine, anco Tedesche, [p. 130]de’ quali alcuna spiegarei, se volesse restar’ intesa.

V’è la Tomba del Giurisconsulto Alberto Zebichino, estinto di prosapia: non di nome. E vedesi la Lapide di Gio: Giovanni Giovanni Mattia Tiberrino Bresciano Scrittor di vaglia, & uno de’ due Medici deputati alla revisione dell’ucciso Infante S. Simone l’anno 1475. A canto stà nel muro il Deposito d’un suo Figliolino, per nome Raffaele; qual Angelo su l’ali de’ meriti di CHRISTO volato in Cielo.

Tomba notabile. Notasi poi la Tomba d’Aliprando Conte d’Arsio, che doppo haver’ acquistato in Guerra titolo d’egregio, rinunciate l’Armi al tempio in età. florida, quì lasciò l’Ossa l’anno 1477.

Altre molte Lapidi di Famiglie Trentine, & anco estere si trovano quì agiate non solo: ma sconvolte; mentre questi Padri co’l destar, che fan’ogni tratto le loro fabriche, non lascian riposar ne meno i Morti.

Antichità di S. Marco. E antico il Luogo di S. Marco di fondatione; come scorgo dalle Lapidi stesse sepolcrali, mentre alla Porta del Chiostro vicino alla Tomba Treangeli parla un Sasso, già più di 300. anni.

Oltre il Corpo d’habitationi gran parte rinovate, ha un recinto d’Horti notabile. L’Elettione qui del Priore dipende dal Vescovo di Trento; e ciò per compattata, che seguì l’anno 1617. all’hora quando furono rimessi [p. 131] nel Luogo li Religiosi.

Padri Domenicani di Trento, e loro essere. Sono poscia notabili gli altri Conventi de’ Regolari fuor di Città, cioè S. Lorenzo de’ Padri Domenicani, altre volte di Monaci Benedittini. Vi stanno con assai commodo pochi Padri, quali s’impiegano nella coltura principalmente di quel Sacro Rosario, ch’è, si può dir, il Fiore delle divotioni.

Hanno Chiesa nobile d’architettura con Cuppola, che quando fosse alquanto più alta, e lucida, saria delle meglio intese.

Chiesa di S. Lorenzo, quale. Vi sono nove Altari, trà quali il maggiore quanto più cospicuo di Tabernacolo, è men capace di Choro. Su l’Altar di S. Pietro Martire, dove la Pala è copia di quella di Titiano in S. Gio: Giovanni Giovanni e Paolo di Venetia, conservasi il Capo della Vergine, e Martire Santa Cordula una delle undeci milla Compagne di Sant’Orsola.

Cosa notabile di Santa Cordula. Fù quella, che per la barbara strage dell’altre impaurita si nascose nel fondo della Nave, dove era approdata, ò secondo altri, scampò in un Bosco: ma poi vedendosi trà il martirio dell’altre tutte rimasta sola, s’offerse anch’ella per CHRISTO incontrar la morte, & la sofferse. Vale quì il di lei Capo contro il dolor di testa; e la Domenica quarta d’Ottobre esponendosi con divotione, s’impone sù’l capo de’ Fedeli, che vi concorrono.

In disparte si visita la Capella del Rosario posta gentilmente à stucco, oro, e pitture, ricca [p. 132]di suppellettili, e d’Indulgenze.

Luogo di S. Lorenzo, e suo sito. Il Campanile sorge di vaga struttura con cuppola coperta di rosso, e Croci a oro. Il Chiostro gode amenità d’aria in estate singolarmente; essendovi contiguo in Penisola un bel tratto di Campagna fertile sù’l Fiume Adice: soggetto però all’inondationi in modo, che tal’hor conviene, disloggino i Religiosi.

Convento di S. Lorenzo & sua antichità. E molto antico questo Luogo di fondatione, come si scopre da’ vestigi, e dalle Croniche. Fù altre volte, come dissi, di Monaci Benedittini, che tenevano anco la Chiesa di Sant’Apollinare, di cui si dirà. E leggo da scritture autentiche, come l’anno 1229. era qui Abbate di S. Lorenzo un tal’ Amulperto. Scorgendo altresì, come circa l’anno del Signore 1420. si tenne Abbate di S. Lorenzo il Monaco Benedetto; Contrasto notabile d’Elettione al Vescovato di Trento. Quello, che, vacando la Sede Episcopale di Trento, per la morte d’Alessandro Duca di Mazovia, fù eletto Vescovo da Eugenio Sommo Pontefice, ad esclusiva di Teobaldo di Wolgenstain eletto da’ Prencipi del Concilio di Basilea: ma poi rimessosi l’affare all’Arciduca d’Austria Sigismondo, questi per togliere ogni Divario tra i due, che contendevano, procurò la promotione del terzo, cioè di Giorgio Hakum, il qual’eletto pienamente dal Trentino Capitolo, fù confermato dal Papa.

Non molto doppo partiti da Trento li Monaci Benedittini, succedettero nel Luogo di S. Lorenzo [p. 133]Padri Domenicani succeduti à Benedettini. i Padri Domenicani, quali prima di tenevano in Città nel luogo delle Orfane, à quel, che intendo. Qui à S. Lorenzo la Chiesa, ch’era tutto all’antica, s’è rimodernata sotto di loro, come s’è ristorato anche il Convento.

Pietro de Soto sepolto dove. Ne’ Chiostri si crede, sian sepolti Huomini grandi, in particolar Generali, e Teologi di Religion Domenicana, che intervennero al Sacro Concilio, trà’ quali Pietro de Soto, che, come accennai, morì in Trento l’anno 1563. ma non vedendosi di lor’ alcuna memoria, si tengono sepolti nell’oblio: benche però non sia soggetta a Lete la lor Virtù.

Allegrezze del giorno di S. Lorenzo, e perche. Il giorno di S. Lorenzo vi si fà Fiera ogn’anno con gran concorso, servendo il Ponte dell’Adige per Merceria. Vi si tira al Bersaglio, e seguono publiche allegrezze in memoria, che in tal di l’anno 1487. hebbero i Trentini Vittoria sotto il Calliano; cantandosi perciò Messa solenne in musica d’ordine, e intervento della Città.

Al Campo di questa Religione s’è aggiunto un nuovo Fiore di Santità spuntato nel Perù; & è la B. Rosa di Lima, Canonizata quest’anno 1671. da Papa Clemente X. Per il che li PP. quì di S. Lorenzo vanno celebrar’ un Apparato di grande solennità.

Padri di S. Francesco in Trento, e loro essere. S. Francesco de’ PP. Conventuali è Luogo commodo in bel sito, e credesi fondato al tempo di S. Francesco se ben la Chiesa mostra essere anche più antica; tenendo forma, come di Fano, & oscurità.

Vorria perciò esser rinovata a misura della Capella di Sant’Antonio di Padova, ch’è sontuosa. Altare notabile. L’Altar dell’Immacolata Concettione di Nostra [p. 134]Dama è ricco d’Oro, e di quelle Indulgenze, & Privileggi, che si fanno essere concessi da’ Sommi Pontefici. Ogni Venerdì di Quaresima è anche singolar’Indulgenza in questa Chiesa, che perciò si frequenta.

Capitano di Tolentino sepolto dove Stà sepolto in S. Francesco di Trento il Capitan Gio: Giovanni Giovanni Francesco di Tolentino rimaso anch’egli nella rotta sotto il Calliano, come ricavo dal Sansovino. E v’è la Tomba trà l’altre di Giulio Cittadella Nobile Padovano, Cavalier della Christiana Militia, il qual rintracciando per molti anni in Trento la bramata quiete, quì la fermò.

V’è poi la Lapide di Tobia Poli, e di lui Consorte Elisabetta, ambi maritati al Sepolcro con Epitafio, ch’espressivo dell’Humana miseria così parla all’occhio di chi non crede:

O memores Laethi, &c.
Sic in non Hominem vertitur omnis Homo.

Deposito notabile. Fuori di Chiesa stà il Deposito di Filippo Arrivabeni Mantovano della stessa Religione, qual fù Vescovo di Trento, e morì l’anno 1289. Huomo d’insigne Virtù, e che, per difendere la sua Chiesa, unì mirabilmente con la trattatione dell’Armi, religiosa Pietà. Cosa notabile del Habito, & effigie di S. Francesco. In Chiesa, e sù la Porta maggiore vedesi un S. Francesco, tenuto di vera effigie, e vero Habito; se non, che questo appresso i suoi, ò non trovasi ancor finito, ò ancor si taglia; e ciascun Ordine di Franciscana Religione lo fà à suo dosso, come parimente avviene [p. 135]dell’Effigie.

Degna gara in vero de’ Figli emular al vivo l’Huomo esterno di così Santo Patriarca, e Padre: ma più l’interno. Se bene rendesi più ammirabile, che imitabile un Serafino in carne qual fù S. Francesco, di cui anzi, attese in particolar le sagrate Stimmate, leggerei:

Se ’l gran Francesco miri
Con occhio di pietà, con cuor di zelo,
Un nuovo CHRISTO ammiri;
E se delle sue spoglie
Ne vesti CHRISTO essangue,
CHRISTO cangiato in lui traffitto langue.

A canto della Chiesa stà una Capella stimabile di S. Carlo Borromeo, eretta dal Cardinal Carlo Madrutio, e vorria essere dotata.

Convento di S. Francesco quale. Il Convento s’è hormai reso proprio di Chiostri, e d’habitationi. Vi stanno 15. Padri, e godono trà un bel recinto d’horti, e vignali delicia, solitudine, e frequenza; per essere sù’l Passo, dove sono da una parte; dall’altra havendo contiguo il Paradiso.

Religiosi Riformati in Trento, e loro essere. S. Bernardino de’ Padri Riformati, Convento notabile per il sito, massime in està, ch’è proprijssimo; e, andandovisi per un amplo, & ameno Passeggio, vien’à essere il favorito della Città, tanto più che sono assidui questi Padri in udir’ al solito le Confessioni.

La Chiesa, per altro ben tenuta, & officiata è di modello antico con ingombro, che toglie [p. 136]la vista del Choro: se non fosse, che mostra devotamente in Pittura la Passione di CHRISTO, e nel mezzo fà veder’il Quadro del B. Salvator de Horta, Effigie miracolosa. Capella notabile. Ad una picciola Capella, dove si rappresenta al vivo il Santo Sepolcro, vedesi il Bacile, dentro cui fù martorizato S. Simonino, e vi appaiono ancor le macchie del di lui Sangue.

Macchie di Sangue notabile Essendo notabile, che tali macchie non mai si sono potute lavare à forza d’acqua; ò che l’acqua, per pura che sia, perda al tocco di quel Sangue la sua virtù, ò che quel Sangue sia scritto a caratteri indelebili d’innocenza.

Deposito notando. Quì vicino stà nobil Deposito di Antonio Fati Terlago, Giurisconsulto Insigne, detto Padre dela Patria, come fà fede il marmo, che così mostra:

Est Fatus Trilacaeus hoc repostus
Ille Antonius optimus Sepulcro
Fidus Caesarei, sacrique Iuris
Interpres, Patriae Pater vocatus.

Altre Tombe. E poco lungi stan sepolti due Generali di questa Religione, che intervennero al Sacro Concilio, e morirono in Trento. Ambi, non hà dubbio, si tengono Soggetti di gran nome: benche però siano anonimi sù la Tomba.

Arcangelo Balduino sepolto dove Davanti l’Altar maggiore vedesi con l’Armi l’Urna sepolcrale d’Arcangelo Balduino Cavalier, e Medico Cesareo, segnalato in Corte dell’Imperator Friderico IV e di Alberto Prencipe di Baviera. [p. 137]Fù il primo de’ due Medici Deputati alla revisione dell’ucciso Infante S. Simone, come accennai.

Vicina stà sepolta Tomasina Castrobarcense, fù moglie di Francesco del Sale, Famiglia di Trento.

Un Dottor di Sorbona sepolto, dove. Nel Chiostro leggesi in muro l’Epitafio di Natale Pelletio, uno di que’ 12. dottori di Sorbona, che da Parigi furono spediti dal Rè Carlo IX. al Sacro Concilio, e vi vennero co’l Cardinal di Lorena.

Pianta notabile Ne’ Giardini vive per rarità una Pianta di Pigna ancor robusta, piantata di mano propria del B. Bernardino di Feltre, già più di 200. anni.

Capella di devotione. Contiguo à gli horti stà un delicioso Parco di frutti, e di solitudine, in capo al quale si visita una devota Capella del Nascimento di CHRISTO, dove, pregando per l’estirpazione dell’Heresie, s’acquista ogni volta cento giorni di vera Indulgenza concessa per Breve del Cardinal Lodovico Madrutio, Legato alla Dieta d’Augusta l’anno 1587.

Padri Riformati in Trento, e loro essere. Li Padri, al numero di 24. per lo più, coltivano, oltre lo studio, una Spetiaria scielta, & proveduta, e serve per i Religiosi infermi, che vi si riducono dalla Provincia. Questa, che già si resse con quella di Venetia, smembratasi, non è molto, e ridotta da se sola, si denomina la Provincia di S. Vigilio.

Davanti la Chiesa stà un’Ingresso, e recinto [p. 138]piantato d’Alberi con à canto un rio, che vi scorre, e mormora gentilmente: essendovi dall’altra parte il Torrente Fersina, che vi minaccia.

Convento, e sua fondatione. Era questo Luogo un Hospitale d’Orfane, e fu ridotto in Convento di Riforma, per concessione della Città, da S. Bernardino di Siena, qual venuto a Trento circa Panno 1423. S. Bernardino in Trento dove alloggiasse. hebbe il suo primo Hospitio in Casa Costedi; e ne appar memoria dall’Inscrittione, che sta su la Porta con sopra il IESUS: Arma, Scudo, e Trofeo del Santo.

Padri Capuccini in Trento, e loro fondatione Santa Croce già de’ Padri Crociferi, hora de’ Capuccini è Convento assai commodo, e ben posto. L’anno 1599. vi vennero i Religiosi, doppo prima haver havuto l’Hospitio in Casa de’ Conti Lodroni. Chiesa quale. La Chiesa non è delle picciole, & è polita con Altar grande à Pala di Pittura in titolo della Croce trà due Campi, che spiccano nel basso di Figure à rilievo; l’uno della Nascita di Christo; l’altro dell’Adoratione de’ Magi. Essendovi poi l’Altare di Sant’Antonio di Padova, Pittura stimabile di prospettiva.

Medaglia d'oro notabile. Conservano questi Padri una Medaglia d’oro del grande Costantino con certe lettere a torno, che han del greco; & è una di quelle, che ritrovate in S. Gio: Giovanni Giovanni Laterano di Roma, si distribuirono à’ Prencipi Christiani da Sisto Quinto con titolo di Plenaria Indulgenza.

[p. 139] Fù ottenuta dal Cardinal Lodovico Madrutio e donata dal Cardinal Carlo a questa Chiesa; come di tutto ho visto le Autentiche.

Padri Crociferi quando venner’ à Trento, e andati via. Li Padri Crociferi, che già furono quì, vennero al tempo di Salomone, Vescovo di Trento, che li fondò, e partirono sotto il Cardinal Christoforo Madrutio.

Fù quì anche un antico Hospital de’ poveri, che ridotto in Priorato s’è poi con altri Beneficij Ecclesiastici applicato, per lo stabilimento del Seminario l’anno 1593. come si disse.

Capuccini in Trento come vivono. Vivono in questo Convento 13. Religiosi co’l solito d’osservanza, & austerità. Non odono le Confessioni, come li Capuccini di Germania ma s’intendono con la Provincia d’Italia, ch’è di Venetia, dove perciò si riducono à i loro Capitoli. Coltivano quì una Biblioteca, ch’è florida di Libri scielti, e peregrini, per quanto viddi.

Tombe notabili. Stà sepolto in Chiesa di Santa Croce nello stesso habito, e Tomba de’ Padri il Conte Filippo di Lodron, devotissimo di questa Religione; e senza risvegliar altri Religiosi, che dormono nel Signore, giace davanti l’Altare di Sant’Antonio F. Adamo, Laico religiosissimo, morto pochi anni sono, in concetto di santità.

Solennità di festa, e di Mercato. Ogn’anno li 3 maggio, che v’è Indulgenza Plenaria, si fà gran concorso à questa Chiesa di tutta la Città, & anche di Villa con Mercato publico. Per altro questo sito hà sempre [p. 140]frequenza, come posto sù’l Passo Imperiale; e quando fosse popolato di fabriche, come vorria essere, sarebbe il più bel Borgo di Città, & il più commodo, massime per le Fiere.

Monache in Trento, quali. Non si devono poi tralasciar’ in Trento li due Conventi di Monache, 1’uno di Santa Trinità; l’altro di S. Michel’Arcangelo. Il primo posto in Città; il secondo nel Borgo Santa Croce: ambi dell’Instituto di S. Francesco, e posti in sito molto proprio.

Chiesa di Santa Trinità. In Santa Trinità stanno Conventate 40. Suore dell’Ordine Serafico. Hanno Chiesa decente con tre Altari, de’ quali il maggiore spicca d’una Pala della Santissima Triade trà una gloria d’Angioli, che scherzano adoratori; nel basso stando S. Cecilia, S. Francesco, e Santa Chiara, il tutto di moderna Pittura freggiata d’Oro. L’altar di S. Gio: Giovanni Giovanni Battista è di Pittura antica la più ben fatta. La Sacristia è ricca di Paramenti, e d’argenterie, trà quali novamente un’Ostensorio coronato d’Imperial Diadema.

Convento, suo essere, sua fondatione. Il Convento è commodo singolarmente, essendosi ampliato vie più questi ultimi anni. Hebbe fondatione da Antonio di Prato Huomo d’a1ta scienza, e d’insigne pietà, il qual, doppo haver menata vita celibe, convertì l’anno 1525. la sua propria Casa in Chiostro di Religiose, & Chiesa consecrata à DIO. Cosa notabile di Pittagora. Gloria questa incomparabilmente maggiore di quella di Pittagora, la di cui Casa divenne ben sì Tempio: ma di quel tempo.

[p. 141] Nel muro in Chiesa consta memoria dello stesso Fondatore, il qual ad ogni modo tiene qui davanti il Sommo Altare la sua real Casa, ch’è la Tomba.

Cosa notabile di questa Chiesa. In questa Chiesa quel dì stesso, che si principiò il Sacro Concilio li 13. Decembre 1545. convennero tutti li Cardinali, e Vescovi, e vestiti in Pontificali, cantarono il Veni Creator Spiritus, procedendo poi al Luogo della Sessione.

Gode la Chiesa di queste Suore Indulgenze particolari perpetue, per Indulto di Papa Gregorio XIII. quello, ch’essendo quì Legato al tempo del Concilio fù devoto limosiniero di questo Convento.

Sacre Reliquie. Si tengono queste Religiose per Claresse Urbanine: se bene quanto all’habito, e viver loro Riformato mostrano più tosto d’essere delle Osservanti. Conservano in Sacro Deposito le Reliquie de’ Santi Martiri, trà gli altri, S. Eracliano, e S. Abondio, donate dal Vescovo d’Halbastror, come viddi dalle Scritture.

Cosa notabile del Vescovo di Coimbra. Vive quì memoria del Vescovo di Coimbra, il qual circa l’anno 1540. infermatosi à morte senza rimedio, fù avvisato da parte d’una di queste Suore, che dovesse restituir’ alla Santa Casa di Loreto, Santa Casa di Loreto, e suo preggio. quanto haveva tolto (& era un pezzo di Matone, ò Malta presa per divotione); il che essequito di punto per un’Espresso, à misura, che questo si portò colà, partì il male. Era troppo gran tesoro, e di troppo rischio il portar via anche [p. 142]poca polvere di quella Santa, incomparabil Casa, che se ben fabricata di pietre vili, più vale infinitamente una sol minima di queste, che tutte le maggiori gemme dell’Eritreo insieme, e del Perù.

Monache di S. Michel’Arcangelo, e lor fondatione. Le Monache di S. Michel’Arcangelo dell’Ordine di Santa Chiara hebbero fondatione circa l’anno del Signore 1200. al tempo cioè di Papa Gregorio nono, come ricavo da un Breve d’esso Sommo Pontefice. Si tennero da principio senza Clausura, come un Collegio di Vergini, e habitorono nel Borgo di Sant’Apollinare sotto la direttione de’ Monaci, Benedittini, che colà stavano; e se ne vede ancor vestigio. Doppo poi, ò per causa dell’aria, ò dell’Adice, ò per altri rispetti, si ridussero dall’altra parte di Città nel Borgo Santa Croce, e ciò fù l’anno 1229. per concessione di Gerardo, Vescovo di Trento co’l consenso del Capitolo della Catedrale, e conferma del Papa, come di tutto hò visto le Autentiche.

Memoria notabile di S. Carlo Borromeo. Si tiene questo Monasterio per uno de’ primi quattro fondati al tempo di Santa Chiara, di cui quì militò da principio l’Instituto e Regola à tutto rigore: benche poscia si sia alquanto rimesso per Indulto de’ Sommi Pontefici. S. Carlo Visitator Apostolico confermò quì la Clausura, e si vede tutt’hora il luogo, dove disse Messa con Pianeta di drappo il più povero, e abietto; ma però pretioso.

[p. 143] Vi stanno 30 Religiose in Convento assai commodo, e riguardevole, qual era anche più ritirato verso il monte: ma s’è dovuto ceder’alle furie della Fersina, che dava fuori.

Chiesa di S. Michel’Arcangelo quale. La Chiesa fù altre volte angusta, oscura, e buona parte sotterranea all’uso antico. Di presente vedesi ampliata, e cospicua con quattro Altari, che risplendono uno più dell’altro; e quello di Santa Chiara, mostra un’Imagine miracolosa. Tomba notabile. Davanti l’Altar maggiore, di cui la Pala di S. Michel’Arcangelo è tutta posta a oro, stà sepolta la Contessa Margherita d’Altemps, fù moglie d’Osbaldo Trapp, Signor di Bisen, barone di Caldonazzo, come risulta dall’Inscrittione in Lapide l’anno 1607.

Indulti, e diplomi di queste Monache. Conservano queste Monache di Reliquie considerabili un Piede di S. Giacomo Interciso Martire, & un Deto della mano del B. Pacifico. Hanno Privileggi, Indulti, e Diplomi in tanto numero, che non so, d’haverne veduti di più in altro Convento. Ogn’anno ricevono dal Conte del Tirolo due Carri di Sale delle Miniere d’Halla d’Insprugg; e ciò per Concessione dell’Arciduca d’Austria Sigismondo, l’opulento.

Caso prodigioso delle Monache di S. Michele. Trà i Privileggi poi, che godono di Papi, Vescovi, e Prencipi, uno se ne dà, che hà del prodigioso, e vien dal Cielo. Ogni qual volta è per morire alcuna delle Suore, di tre Campanelle, che hanno, cioè delle Messe, della mensa, e del Capitolo, una suona infallibilmente [p. 144]da se stessa pochi dì avanti; e ciò, oltre consta di fama, mi vien’ affermato costantemente dalla moderna Abbadessa, ch’è la Madre Suor Veronica Rosina, nata Colonna de’ Baroni di Vels.

Campane come suonino da se stesse quando, e dove. Simile questo Caso a quello della Campana di Spagna nella Città di Veliglia, qual, dovendo morir quel Rè, ò avvenir qualche strano accidente al Regno, s’ode suonare da se stessa, per darne segno; il che fà parimente la Campana della Città Metropoli del Giapone. La causa di ciò s’attribuisce da alcuni Autori ad Arte Magica: Ragione perche ciò avvenga. ma il Padre Eusebio Nieremberg della Compagnia di GIESU’ afferma, ciò provenire per opera de gli Angioli Custodi, posti dalla Divina Previdenza alla guardia di ciascun Regno. Onde anche il Caso di queste Suore s’ha da credere un Aviso a punto dell’Angelo Tutelare del Luogo, per vie più disporle a far bene il Passo d’Eternità.

Monache di Trento, e lor vivere. Del resto le Monache di Trento così quelle di Santa Trinità, come queste di S. Michele, ambe governate sotto la direttione dell’Ordinario, a dirlo in realtà, con esser commode di rendita, e di Chiostri, vivono altretanto ritirate, che essemplari, e, come si Serrano in perpetuo trà muri, per propria, & piena elettione di consacrar’ al Cielo la lor Virginità: così, ben lungi d’essere Mancipij, regnano Spose di CHRISTO in libertà di vere Serve di DIO.

[p. 145] Come accettino in Religione. S’ammettono quì le Giovani à rigor di Vocatione, e in un di Dote, inherendo in ciò al bisogno del primier Instituto delle Suore, ch’era povero: hora mò, che ambi li Conventi per divina Providenza son fatti commodi, e bene stanti; vorrebbon’ ben sì accettarsi le Novitie à rigor di Vocatione di Spirito: non di Dotal Requisito, che così anco le povere Zitelle, haveran’ adito, e campo di servir Dio; e la Città fiorirà vie più. in numero di Vergini sposate al Cielo.

Padri Carmelitani Scalzi e loro essere al Luogo delle Laste. Il Luogo de’ PP. Carmelitani Scalzi si fa visitar per una via breve altretanto, che malagevole. Vedesi posto à mezzo miglio di salita fuor di Città verso Levante in un sito lastricato di Pietra, ò Scoglio, chiamato perciò il Luogo delle Laste.

Il Convento è di due sole Ali; grandi però, e cospicue, benche non finite. Vi stanno 12. Religiosi che li passati anni arrivavano fin’à 20. e, non ostante il poco numero, vi continua lo Studio delle scienze, e vi si tiene il Novitiato. Loro Chiesa quale. La loro Chiesa è in forma nobile con Cuppola, che và esser coperta di rame. Vi sono tre Altari assai proprij, trà’ quali il maggiore dedicato a nostra Dama, Imagine miracolosa, spicca di fini marmi à colori, e molto tersi; come l’Altar di Santa Teresa è annobilito di Pietra Paria, e và corrisponder quello di S. Giuseppe. Hanno Sacristia commoda, e ben tenuta, sopra della quale stà il Choro.

Laste e Cengi à coltura. In faccia del Convento s’apre un recinto d’Horti, Giardini, e Vigne amenissimo il tutto [p. 146]ridotto à coltura la maggior parte à forza di ferro, e fuoco, attese le mine fatte, per disfar’i Scogli. Rosmarini alle Laste quali. Trà i frutti, e Piantaggi, che vi si godono, fiorisce per rarità una spalliera di Rosmarini così alti, e folti, che quasi non invidiano à quei di Spagna, e fanno perciò copia di se stessi in tutto l’anno. L’aria qui regna temperata, e salubre notabilmente, per esser’ un sito libero, & aprico, & il favorito di primo tempo. Aria, & Acqua come regni. Una Fonte d’Acqua tolta di lungi serve per i Giardini; essendovi un Pozzo scavato altamente nel Cengio per uso de’ Padri.

Passeggio à bel vedere notabile. Vi stà un lungo Passeggio di prospettiva principiato con animo di proseguirsi all’intorno; che quando sia finito, non potrà essere più proprio, e più aggradevole; ne vi mancheranno insieme intervalli di divotione. Domina questo luogo un bel tratto di Colli, Monti, e Piani, e tien la Città di Trento sotto l’occhio così, che i Religiosi stando qui Anacoreti, ponno insieme à lor grado andar’ in Città, senza porvi piede. Chiesa diruta di S. Donato. Trà i Luoghi poi, che all’intorno si scoprono di Palaggi, Castelli, Edificij, Romitorij, e Chiese, si nota il vicino Campanile di quella di S. Donato, ch’è diruta senz’altra speranza di risorgere, che nel nome: ma in ogni caso supplisce in vece questa de’ Carmeliti.

Sta il Convento delle Laste sù’l gran Passo d’Italia, e Germania, e serve d’opportuno Hospitio per i Religiosi, che vanno, e vengono [p. 147]da quelle parti; che per altro sariano molto incommodati dalla distanza. Non mendicano quì li Padri contro l’uso di lor Instituto; e ciò per Compattata con la Città: ma in ogni modo vivono assai commodi, & proveduti.

Luogo delle Laste come fondato, e da chi. Fù fondato il Luogo dal General Mattias Galasso l’anno ___ con ponervi la prima Pietra scolpita d’Armi, e Inscrittione a lettere d’oro. In sei mesi lo ridusse a stato d’habitarvi li Religiosi con animo di renderlo a perfettione di Chiostro in ampla forma con Tempio, che corrispondesse di fabrica all’eminenza del sito; per poi aprir’ una via di Scala regia nel sasso da Porta dell’Aquila fin’ al Luogo. Disegni notabili del Conte Mattias Galasso. Dove per fine meditò fornir’ a se stesso una Casa di Ritirata godibile, e saggia tanto più, quanto che si fabricava doppiamente sopra ferma Pietra à vista della Patria in solitudine. Ma prevenuto dalla Morte spirò con la di lui Vita ogni proggetto. In questo poco più restandogli, che poter dire: In magnis voluisse sat est. Come bastò, se non altro, à’ Religiosi haver havuto l’aura di Fondation d’oro: più massiccio essendo quel della Providenza di Cielo, in che vuol’ e piantarsi, e fiorir la Teresiana Famiglia.

Deposito notabile. Nella Chiesa delle Laste stà sepolta la Contessa Vittoria Lodroni, nata Collalti, di cui leggesi à destra della Capella maggiore l’Inscrittione in marmo; dove si vede, come fin’ al ferro di Morte la palma cedono le Vittorie.

[p. 148] Altra Tomba. Vicino alla Porta laterale stà sotto Lapide Giovanni Todeschini, Arciprete di Pergine Huomo di gran spirito, e talento. Fù quel, che per il concepito honore d’esser’ insieme Canonico, e Decano di questa Catedrale, Contrasto notabile. doppo haver vissuto 15. anni continui in litigio, morì alla fine gravido di tal disegno col solo titolo di Canonico, e Sommo Scolastico, & con essempio memorabile di contrasto sostenuto da lui solo contra tutto un Capitolo. In somma le Dignità terrene sono Rose; ma Rose armate ciascuna da tante spine, che inevitabilmente pungesi, chi le vuol cogliere.

Luoghi Pij in Trento, quali. E per rivenir’ in Città, non si fanno tralasciar’ i Luoghi Pij, che sono l’Hospital Italiano, detto Casa di DIO; l’Hospital Tedesco di S. Pietro; l’Hospital di Santa Marta; il Luogo delle Orfane, ò Fra- taglia. Il Monte di Pietà. L’Oratorio del Carmine, e quel della Morte.

Oratorij notabili. Quel del Carmine, ch’è di fabrica rinovata, massime il Choro, uno de’ più commodi, & riguardevoli, conserva nell’Altar della Chiesa il Corpo del glorioso Martire S. Giuliano. E l’Oratorio della Morte altresì commodo, e ben tenuto si và costruer di Tabernacolo à nobil Disegno, e si medita far venir da Roma un Corpo Santo.

Confraternità in Trento. Sono poi in Trento varie Confraternità, ò Compagnie di cento, e più Persone l’una; cioè del Santissimo Sacramento; del Crocifisso; del Rosario; del Carmine; della Morte; di Sant’Antonio di [p. 149]Padova; di S. Filippo Neri; di S. Simonino, & altre. Gareggiano trà loro tutti questi Confratelli nella comparsa dell’habito; nell’ordine delle Processioni; nell’acquisto dell’Indulgenze; Suffragio di Messe notabile. e nel suffragarsi di Messe; mentre per ogn’uno, che muore della Compagnia, oltre l’honor dell’essequie, vengon subito fatti celebrar cento Sacrificij senza intermissione; ne altro si contribuisce di tutto ciò, che una sol limosina di Messe per cadauno. Così senza eccettione s’adopra Misura reciproca di Charità; così si suffragano l’Anime con santa usura.

Casa di Dio in Trento, sua fondatione, suo essere. Quanto à i Luoghi Pij preaccennati, il più notabile di tutti è l’Hospital Italiano, ò Hostello di Dio, denominato Casa Santa. Fù fondato l’anno 1340. sotto il Vescovo di Trento Nicolò, e ne fù primo Ministro Bonaverio di Bellenzani. Di tenue principio però, che ancor’ era, si ridusse a stato considerabile per opera, & aiuto del Canonico Balzani, che notabilmente l’aummentò. Sono poi concorsi con lascite, e fondi altri Soggetti in modo, che al presente il Luogo fiorisce di rendita, e di lustro.

Chiesa quale. Oltre gli Appartamenti di fabrica, che s’è gran parte rinovata, v’è la sua Chiesa in Titol di GIESU’, portante la Croce, come se ne vede à rilievo la Figura sopra l’Altare. Le Feste di Natale vi si fà solennità con gran concorso, e in tutto Panno si celebrano Messe quotidiane per Suffragio de’ Benefattori, e Confratelli: [p. 150]come anco per l’Anima di ciascun Infermo, che vi sia spirato.

Governo, quale. Sopraintende al Governo del Luogo un Ministro, & un Vicario, Persone nobili con 12. Consoli, ò Consiglieri; un Sindico, un Cancelliero, & un Economo; senza poi gli Officiali, e Serventi, che si mantengono.

Cosa notabile della Casa di Dio in Trento. Li Poveri vi sono accolti, e ben trattati li sani non men che gli Infermi; gli esteri, non men che del Paese. Et è notabile, che gl’Infermi di Città, & altri invalidi, se, ò per erubescenza, ò per non restar privi di qualche governo proprio di Madre, Moglie, ò altro, non amano ridursi all’Hospitale personalmente, si fà loro somministrar di giorno in giorno alla Casa quanto occorre sì di cibario come medicinale con ogni segretezza, & Charità. Al medemo modo s’invigila di sovvenir le Persone miserabili, e vergognose: come pur s’acudisce al maritar povere Zitelle, ò altre, che fossero in pericolo. Charità queste le più fiorite, e per le quali si piantano a punto li Luoghi Pij. Annuo Pranzo publico. Oltre il Pane, Vino, e Soldo, che quotidiano si dispensa in tutto l’anno, una volta nella solennità di Pasca si dà lauto pranso à tutti, che vi concorrono in numero circa mille, serviti à tavola dal Ministro, e Consoli con ogni prontezza.

Stà eretta in questo Luogo una Confraternita di Battuti, ò Disciplini, che in evento di [p. 151]Confraternita quale. Processione, ò altro rincontro, non mancano d’adempir le loro parti essemplarmente. Indulti, e diplomi della Casa di Dio in Trento. Gode quest’Hospitale molte, e grandi Indulgenze sì perpetue, come ad tempus, trovandovisi perciò 26. Bolle effettive trà di Papi, Vescovi, & altre, ch’io hò visto con un Indulto speciale di Papa Pio II. di potersi eleggere un Confessore à beneplacito; essendovi anche una Lettera di Participatione concessa dal Beato Giovanni di Capistrano. Aggregata questa Casa all’Hospital di S. Spirito. E quel, ch’è più, la Casa di DIO di Trento, stando aggregata all’Arciconfraternità di S. Spirito di Sassia in Roma, come appare per Breve di Papa Clemente VIII. spedito l’anno 1604 vien’ à essere un Luogo essente, Privileggiato, & insigne per ogni titolo.

Ne io qui farò più lungo in ridir tutte à parte per parte le qualità, e prerogative di questa venerabile Santa Casa, che, se non và trà i primi Luoghi Pij d’Italia, quanto all’ordine, passa per uno de’ principali di Germania, e non creddo, habbia pari in tutto il Tirolo.

Punto notabile. Solo aggiungo, che, quando s’instituisse in Trento alcun nuovo Traffico di Lane, ò Sete, come s’hà il disegno nell’Hospital della Casa di DIO si potriano mantener’ à centinaia li Poverelli, che travagliassero in lavorieri publici sù l’essempio, che si prattica in altre Città d’Italia, e Francia; il che parimenti si potria far nel Luogo delle Orfane, e nell’Hospital Tedesco. E ciò serviria, per isgombrar anche la [p. 152]Città da tanti mendici, e questuanti, che vi si vedono sì esteri, per il Passo continuo, che li porta; come Nationali, per l’otio, che li fomenta.

Frataglia, ò Luogo delle Orfane in Trento. Il Luogo delle Orfane, ò sia Frataglia, che gia intendo, servisse a PP. Domenicani, fù eretto in Hospitale dalla Città l’anno 1444. Da principio vi si tennero anche gli Orfanelli: hora non serve, che per Zitelle, quali vi stanno al numero di 18. assai ben tenute, & ammaestrate sotto la direttione d’una Priora, che v’assiste. Per il Governo economico si mantiene un Massaro, e sopraintende al tutto un Ministro con i suoi Consiglieri. La Chiesa del Luogo con esser’ oscura, è però devota in titolo di Santa Maria di Misericordia, e ogni giorno s’officia d’una, ò più Messe.

Luogo delle Orfane quel che già fù, e come sia. Fù altre volte ridotto à mal passo quest’Hospitale, per i molti debiti, che haveva contratti: al presente si trova rimesso in buona forma sotto il governo del moderno Ministro; essendosi ristorata anche la fabrica notabilmente. Le Zitelle nubili, venendo il caso di maritarsi, hanno 50. Fiorini di regalo dal Luogo. Instituto questo, che all’ombra di Città và fiorire sempre di ben’ in meglio; non essendovi maggior charità, che allevar povere Orfanelle, (per altro esposte, e derelitte) nel timor di DIO, & honor del Mondo.

L’Hospital di S.Pietro hebbe nell’anno del [p. 153]Hospital Tedesco in Trento, come fondato. Signore 1278. la fondatione. Certi pij Huomini Tedeschi, per soccorrer à’ Poveri della Natione, che in Trento all’hora vivevano in gran numero, risolsero erger questo Luogo, dove si dasse insieme ricovero à’ Pellegrini, e Passeggieri, massime Nationali.

Compagnia detta dei Zappatori, e loro essere. Doppo 200. anni, che fù in piedi, à causa d’un fiero Contagio, restando come per terra, si rimise per opera d’un certo Tedesco Zappatore, che insieme con altri vi s’applicò. E quindi è venuto il nome, e la Compagnia detta de’ Zappatori, che hanno quì parte, e tengono anche in Chiesa di S. Pietro il loro Altare, & il proprio Tumulo. Hà Instituto, e forma di Confraternità antica riguardevole confermata dal Sommo Pontefice Sisto quarto, come consta dal Breve, che viddi emanato l’anno 1481. in virtù del quale gode una tal Confraternità singolari Indulgenze, & essentioni.

Poveri come trattati in quest’Hospitale. In quest’Hospitale si ricovrano i Poveri tanto sani, che ammalati; & i Pellegrini vi divertono non solo Tedeschi: ma Italiani, e d’altre Nationi, tutti restando proveduti con charità sì di cibario, come di medicinali, e Soldo ancora per proseguir’ il viaggio à proportione. Oltre li corporali aiuti, si danno li spirituali di Messe, Officij, e Funerali, che si celebrano con frequenza, come più occorre. Et è notabile, come in S.Pietro all’Altar d’essa Confraternita ogni dì per tre mesi continui si dice una Messa alta di Requiem, oltre le basse per [p. 154]adempir’ anche à i Legati diversi, che vi si tengono.

Essere e governo del Luogo. La rendita, che di tenue s’è ridotta a stato di mediocrità, và esser’ amministrata di ben’ in meglio. Alla Cura del Luogo stanno Tedeschi per lo più, e la sorintendenza è mista d’Italiani.

Armi Armr Armr notabili. Nell’Ingresso di quest’Hospitale, dove è la Capella, o Chiesa di Santa Barbara, stan’ dipinte per ordine al numero di 38. l’Armi, ò Stemmi di que’ Capi, & Officiali, che furono in Guerra sotto il Calliano, e molti ancora si tengono, come dissi, sepolti nel quì Cimiterio.

Monte di pietà in Trento, quale. Il Monte di pietà hebbe origine in Trento doppo il Bando de gli Hebrei l’anno 1475. à causa della scritta Morte del Santo Innocentino Simone. Stà fondato sotto il Palazzo Pretorio in luogo proprio, dove và ben tenuto, e governato, presidendovi con zelo Signori principali della Città; s’apre ogni Sabbato per ordinario, & altri giorni ancora di settimana come occorre. Si ricevono con il dovuto registro i Pegni, e gratuitamente si dà il Mutuo.

Veramente i Trentini, che fanno così ben fruttar’ i Monti all’intorno, non devono abhandonar questo in Città, che rende il centuplo, e contiene in se Miniere di Pietà, di cui stà scritto: Thesaurus meus Pietas.

Monti di pietà quanto utili, e santi quanto imgnati, L’Inventione de’ Sacri Monti di pietà con esser un opportuno gratuito sussidio per i poveri Cittadini, & habitanti, serve d’antidoto contro il Tosco Giudaico dell’usure. E quindi per [p. 155]impedir l’erettione di tali Monti, quali machine non fanno gli Hebrei? Cosa notabile d’un Hebreo di Firenze. Nella Vita del B. Bernardino di Feltre scritta dal Padre Bernardino da Chiasteggia si hà, che un Hebreo di Firenze pagò più di 20. milla Fiorini, acciò non si fondasse il Monte di Pietà, & il B. Bernardino che colà predicava, fosse sbandito, come seguì.

Iniquità di Giudei. Gran cosa di questi perfidi! Che nella lor Legge antica han prohibito l’Usura espressamente; e pur la pratticano con eccesso di tanta avidità? E professano in ogni modo esser’ osservatori della Legge, alla qual in proposito d’Usure, & altre enormità han derogato co’l tanto iniquo, essecrabile Talmuth: Statuto machinato in Babilonia.

Hospital di Santa Marta, e suo essere. L’Hospital di Santa Marta è molto antico. Fù fondato, dove hora è il Convento di Santa Maria Maddalena, e vi si tenne fin l’anno 1618 che all’hora per dar luogo a’ Padri Somaschi, uscendo di Città, si ritirò nel Borgo S.Martino, dove stà al presente. Vale però di poco ad hospitar Poveri; perche creddo, il Luogo hormai sia da se ridotto all’Hospitale.

Chiesa di S. Martino in Trento. Vicino a questo stà la Chiesa di S. Martino, qual’è antichissima, come mostrano le Pitture, & si vede chiaro dall’essere oscura, e sot- terranea. Servì questa Chiesa di Parochia ne’ primi tempi: in vece hora della Parochiale di S.Pietro in Città, da cui perciò vien’ una volta l’anno [p. 156]il Clero ad officiarvi. Il giorno di S. Martino vi si fà concorso notabile, come anche il giorno di S. Nicolò, Vescovo di Mira, di cui v’è l’Altare tenuto qui in divotione da’ Piloti, e Naviganti.

Hospital di S. Martino a.dato, e come Contiguo alla Chiesa di S.Martino stà l’Ingresso publico in forma di Baloardo, qual serve di Vanguardia alla Porta di Città, e per serrar hinc inde questo Borgo. Fù anche quì un antico Hospitale, detto à punto di S. Martino, che hora è ridotto in Priorato, e serve di Prebenda al Sacerdote, che celebra Messa ogni Festa dell’anno in detta Chiesa.

Cosa notabile d’antichi Hospitali. E fama, che li varij Hospitali sparsi per il Trentino, e per la Retia, ò sia Tirolo, e ridotti la più parte in Priorati, ò Beneficij semplici, fossero fabricati da gli antichi Romani in tempo, che conquistorono la Germania; e ciò per ricovrar i Soldati, che ò s’infermavano in viaggio ò restavano feriti in Battaglia. Antichi Romani, quali fossero verso i loro Soldati Il che ha del credibile tanto più, che quei Romani erano pietosi, e charitatevoli grandemente verso le loro Militie à segno, che queste, oltre le Paghe che tiravano profumate, uscendo di rollo ò per vecchiaia, ò per inhabilità havevano lor vita durante, Provisione Stipendiaria; Quindi servivano, e combattevano con tanto spirito, e coraggio tali Soldati, come ch’eran certi sempre mai d’haver fatto in Guerra, ò co’l merito di Guerra la lor fortuna. Il che sia qui detto, in gratia di chi milita à tempi nostri.

[p. 157] Chiesa di S. Benedetto in Trento, e suo essere. La Chiesa poi di S. Benedetto posta in Contrada, che la denomina, si tiene tra le più antiche di Città. E molto picciola, e non poco oscura senz’altro ornamento, che di Pala. Vi si vedono, oltre il Choro in alto all’antica certe Crati, che fan creder, essere state qui Suore, ò Monache dell’Ordine Cassinese; & è probabile, per quanto ne hò riscontri anche di fama. Hora questa Chiesa è derelitta d’officiatura; non senza però dirvisi Messa, per commodo de la Contrada.

Intentione dell’Autore Toccai le Chiese, Conventi, Luoghi Pij, & Oratorij di Trento senza forsi haver servato tutto l’ordine di grado, & anzianità. Scrissi, come sò, ne intesi portare pregiudicio; e voglio creder, che trà Religiosi di Chiostro, e Confratelli di Pietà non regnino puntigli di Precedenza; lasciando à ciascheduno il suo luogo.

Doppo i Luoghi Sacri è notabile in Trento il Vecchio, & nuovo Castello, qual servì sempre à Regi, Prencipi, & Imperatori ne’ loro Passaggi. Carlo Magno, e sua memoria in Trento. E se in Castel nuovo ha soggiornato trà gli altri l’Imperator Carlo V. e Filippo II. Rè delle Spagne, in Castel Vecchio si tien, che fosse un tempo Carlo Magno; all’hora quando questo buon Rè & Imperatore, scacciati di quà i Longobardi, come accennai, ampliò il Patrimonio Vigiliano.

Vedesi tutt’hora nell’alto memoria del di lui Ritratto sù’l muro al naturale con diverse altre Figure, che lo corteggiano.

Castel di Trento, e sua descrittione E posto Castel di Trento in sito d’eminenza, e di fortezza. La Mole di tutto il Corpo stà fondata sù’l Cengio con davanti tre Baloardi, che la [p. 158]difendono. La Fabrica, è magnifica, quella in particolare di Castel nuovo, dove gareggia con la varietà, e vaghezza de gli Appartamenti Piture quali in Castel di Trento. la quantità, e preggio delle Pitture, la maggior parte del Romanino, e del Focolino, havendovi travagliato anche Titiano. E se non fosse, che si trovano quasi tutte sù’l muro, non sò, come si sariano potute salvar dalle mani de’ stranieri Prencipi, che se ne son invaghiti. Io veramente doverei quì descriver tutte, come stanno, ad una per una tali Pitture: ma per non far troppo lungo anche in dir poco, lascio che parlino da loro stesse, già che le vedo far gesti, e scurcij al vivo.

Stanze notabili in Castel di Trento. Trà le Habitationi, che servono al commodo, e decoro, si fà osservar la gran Sala con il Cielo à intaglio posto à oro, & un Camino, dove s’ammirano scolpite in marmo alcune Armature, e due Statue, che suonan di Flauto formalmente.

La stanza detta il Torrione da basso con sopra un’altra simile, ambe di muro fortissimo, e vaghe, oltre modo, sono in està le favorite de’ quattro Venti.

La Camera detta de’ Scarlatti è tutta posta à oro con certe mezze Figure a chiaro scuro, che spiccano, come à rilievo.

La stanza denominata del Camin nero, per i marmi di Pario, che lo compongono, ha il resto d’oro con i suoi Campi à pittura, che dan nell’occhio.

Stufa primaria in Castel nuovo. Trà le quattro Stufe, che stanno il Castel nuovo, passa per prima quella contigua alla gran Sala con fornello nobile di maiolica historiata; le Pitture [p. 159]à torno della stanza, benche siano favole, rapiscono per verità.

Non parlo de’ Cabinetti, & altri Luoghi reconditi, habitati quasi tutti da Pitture rare, & uno si fà creder’ penelleggiato da Rafaele, per quanto viddi.

Capella, ò Chiesa di Castello, quale. La Chiesa, ò Capella, che dovevo dir prima, è adorna d’Arazzi finissimi à rilievo d’oro historiati dalla Passione di CHRISTO, & è sontuosa in titolo di S. Sebastiano: quantunque la Pala, tenuta d’Alberto Duro, mostri l’Epifania. Essendovi poi in Castel vecchio la Chiesa, ò Capella antica in honore di Sant’Andrea.

Si trovano anche rarità stimabili di statue, Arme, Libri, Argenti, & Anticaglie, che si vedono nella Biblioteca, & in Archivio.

Fontana notabile. Sgorgano in Castel di Trento varie Fontane d’acqua condotta di lungi, trà quali è notabile quella de’ due Lioni, che con essere di Pietra vi bevono al naturale, cadendo l’acqua in gran Bacile di marmo da una Dafni di Bronzo. Et si nota la fonte del Giardino, dove, quando sia riparato, certo Ordigno, dandosi l’anima all’acque sepolte, queste sorgendo, giocano mirabilmente.

Giardino di Castel Trento, quale Il Giardino è amenissimo compartito novamente in Fiori, e Mirti à disegno d’Aquile, Armi del Prencipe, & un Horologio di Sole, che và giusto, e tanto più proprio, quanto che, segnandosi l’Hore dal Gnomone sù’l verde de’ Mirti, e sù’l vago de’ Fiori per à punto, par che ogni di si [p. 160]conchiudano parallele queste due Linee:

Cosa bella, che fù, non è, qual’era;
Ciò, che nasce il matin, manca la sera.

Pitture notabili. Sopra il Giardino nella Loggia, che fà prospetto, non si può non accennar certe Figure, che, per essere gran parte ignude, mostrano vie più il valor del Romanino, che le dipinse. E benche siano esposte all’aria così fatte Nudità; si guardano con tutto ciò dall’insolenza del Tempo: & se alcune si coprono, è per modestia.

Parco, Serraglio, e Gioco di Pallone. Oltre poi il Giardino si dà un Parco delicioso di Vigne, e frutti, à cui è contiguo il Serraglio delle Fiere dominato da un Gioco di Pallone tutto coperto, in capo al quale siede una gentilissima Echo.

Granaio, e Cantina di Castel di Trento. Il Granaro, e la Cantina di questo Castello sono i più notabili, che viddi in simil genere; ne creddo, che più amplamente possano albergar Cerere, ò Bacco, quella sù’l Capo d’un real Palaggio; questo nelle viscere d’un alto Scoglio.

Castel nuovo di Trento da chi eretto. Il tutto corrisponde dall’imo al sommo in questo Castel nuovo, qual fondato sù’l Cengio, & eretto sopra fondamenti in Pietra a punta di Diamante, fu ridotto a segno, ch’è dal Cardinal Bernardo Clesio l’anno 1534. à fine di renderlo una Regia formale, & una Residenza aurea, com’è in effetto; ne altro manca, per compimento, che un Ingresso più commodo, e più amplo: se ben, creddo, hà voluto essere, qual’è, per maggior [p. 161]fortezza. Architetto di tal Fabrica fù Mastro Martino da Como.

Torre notabile di Castel di Trento. La Torre di Castel vecchio in forma rotonda, di grossa, e viva Pietra, è molto alta, e vi fù avanti la Nascita di CHRISTO. Un tempo portò nome di Torre di mal Consiglio, come che servisse d’asilo à Briganti, e Malandrini, quali sgombrati, vi successe contiguo Castel vecchio denominato Castro di buon Consiglio.

Serve hora questa Torre, per guardar la Città e per battervi l’hore Tedesche da due Huomini, detti Wactheri, che vi fan le stationi à vicenda, e la notte gridano, anzi cantano, che si guardi dal fuoco.

Città di Trento non soggetta à rovine di fuoco, e perche. Se bene, rispetto alle Città di Germania, Trento non è soggetto à tal pericolo, sì perche non vi sono Case, ò Tetti di Legno; sì perche, oltre il Fiume, servono di presentaneo rimedio li tanti Rivi, che scorrono per Città, obligati in ogni caso tutti li Portatori di Vino à versar’ acqua; e tutti di Città uno per Casa accorrere in aiuto, per ordine municipale.

Incendio notabile pericoloso. Caso però grande dîncendio seguì la notte di 21. Genaro 1531. quando accesosi il fuoco à punto nel nuovo Castello, che all’hora si fabricava, & era hormai ridotto à buon segno, fece tal furia, che consumò il tutto fin’ alle Pietre non senza gran rischio anco di Castel vecchio, dove stava la Polvere di monitione. Ma cessò alla fine il fuoco miracolosamente; essendosi portata sù’l luogo la [p. 162]Miracolo della Sacra Hostia.Sagrata Hostia in Processione dal Clero della Catedrale; indi ripigliossi, e prosegui la fabrica demolita.

In Castel nuovo habita la Persona del Prencipe con le Genti di rispetto; e in Castel vecchio, oltre il resto della Corte, si tiene il Consiglio di Stato, & il Tribunal dell’Officio Spirituale, come si dirà.

Castel di Trento, à che serva.In occasione di Passaggio, ò altro rincontro si ricevono in Castel di Trento Prencipi d’ogni Stato, e vi si trattano, come sempre s’è visto; e senza quì ripeter i tempi andati si sà in particolar delle Maestà della Regina Anna Maria di Spagna, e di Ferdinando IV. Rè de’ Romani, che con altri Prencipi vi soggiornarono per cinque mesi continui l’anno 1649. E ultimamente della Serenissima Infante di Spagna Margherita Teresia, che l’anno 1666. passò alle Nozze di Cesare Leopoldo primo regnante.

Li Cardinali poi, e Nuncij Apostolici tutti vi divertono per lo più, come hà fatto quest’anno 1671. Monsignor Nuncio Albrici nel portarsi à risieder per il Sommo Pontefice alla Corte Imperiale.

Castel vecchio di Trento, e sua antichità.Castel Vecchio tiene molto d’antichità, e fa creder, d’essere stato fin’al tempo dell’Imperator Carlo Magno: benche però si sia non poco munito dal Vescovo Giorgio Hakum, come scrive il Pincio, & ampliato dal Vescovo Giovanni Hinderbach, come parlano in alcune [p. 163]Colonne le di lui Armi; e fù questo Giovanni, che condusse nel Luogo le Fontane, e ristorato Castel vecchio, mise mano anche nel nuovo, come mostra da’ fondamenti il Torrione, che fà le stanze, erette poi dal Cardinal Clesio.

Archivro e Biblioteca in Castel di Trento quali. E già che nominai la Biblioteca, e l’Archivio, questo si tiene con ogni miglior’ ordine di custodia in luogo arcano, e recondito, disposte le Scritture a registro di Cassa, e Capi secondo le materie. La Biblioteca, posta altresì in sito il più proprio, e capace, con essere di gran conto, potria ricevere maggior’ assistenza. Fù instituita dal Vescovo Uldarico III. & ampliata dal Cardinal Bernardo Clesio con animo di renderla un Museo insieme di rarità, & una Libreria delle prime; come tante si vedono in Alemagna, Olanda, e Francia, dove tal’una fiorirà fin di settanta milla, e più Volumi (quali Turbe d’Huomini morti per tener’ a scuola i Vivi!). Musei, e Biblioteche dove fioriscano. In Italia trà le celebri publiche Biblioteche si stima l’Ambrosiana di Milano, e più di tutte la Vaticana di Roma. In Oriente quali Studij già. In Oriente fiorirono sopra modo con i Studij li Musei, e Biblioteche, come in Egitto al tempo de’ Filadelfi, & in Grecia sotto i Paleologi. Ma doppo, che in que’ Paesi d’oro domina il ferro del Turco, quel gran Tiranno delle Christiane Leggi, e delle Lettere, il tutto è barbaro. E li studij, Atenei, & Academie, d’Orientali che furono, sono Occidentali. S’intenda fatto à instanza de’ Studiosi quest’ Episodio.

[p. 164] Palazzo Pretorio in Trento, e suo essere. Doppo il Castello si rende notabile sopra gli altri il Palazzo Pretorio, che servì anticamente per il Vescovo della Città; chiamasi perciò anche Palazzo Episcopale. E luogo così antico, che vi furono fino i Precessori di S.Vigilio, e si nomina dello stesso Santo ancor la Camera. Anzi contigua in parte vi si tiene il residuo della prima Chiesa di Trento, che accennai ampliata da S.Vigilio, e ristorata dal Vescovo Friderico Vanga; come nota nel suo Manoscritto di Croniche Innocenzo di Prato.

Sala dell’Udienza, quale. Hora il più bello di questo Palaggio è l’antichità: per altro al grado di tal Residenza decade la fabrica, che vorria essere magnifica à proportione della Sala dell’Udienza, dove stà un Tribunale cospicuo per la Giustitia. Di sito il Luogo non può essere più proprio, per il Foro, che vi concorre, come per il Rappresentante, che vi risiede, e domina tutta la Piazza in prospettiva.

Casa di Communità e suo essere. Il Palaggio, ò Casa di Città è rimarcabile non tanto per la fabrica, che sorge con antica Torre, quanto per il Publico, che vi si riduce ne’ giorni deputati a far Consiglio. Vi stà perciò una Camera propria, con avanti una Sala, ò Anticamera tutto historiata all’intorno d’antiche Guerre con diversi altri Quadri, ch’esprimono l’Armi di Città, il Sacro Concilio, & alcuni Archi trionfali. Le Guerre sono mano di Francesco Marchetti Cittadino di Trento.

Si conservano in questa Casa i Privileggi della Città, la Matricola, i Sigilli, Diplomi, & altre cose concernenti il Ben Commune; il tutto custodito [p. 165]in Archivio a Porte di ferro.

Pitture notabili. In altro Appartamento di questo Luogo si fanno le Scuole publiche de’ Padri Giesuiti alte, & basse. Sù’l Frontispicio nell’alto al di fuori stà in Pittura antica un lungo ordine di Padri Conscritti, ò Laureati, uno de’ quali in Cappa di Gibellini apre certo libro co’l motto: Statuimus, come alludendo al municipale Statuto. Nel basso poi vedesi dipinto il Caso miserabile: ma vero di Casa Bellenzani, di cui si dirà.

Altre Pitture publiche. Sono le Pitture di questo Luogo di Città assai lodevoli: ma cedono à quelle, che stanno in faccia della Torre di Duomo sù la Piazza, dove in gran varietà parlano le Figure à scurcio, motto e geroglifico, rispondendo quelle, che scherzano sù la Torre stessa à dirimpetto.

Pittura eccellente. E per ritrar anche Pitture private dall’esteriore, spicca nobilmente sù la Casa Voltolini il Fatto di Scipione, che lascia andar libera la bella Cattiva (Pittura questa, che si pone qui prima, per esser’ à null’altra seconda); sù l’Hostello Monti le Fatiche d’Hercole, & alcuni Trionfi; sù la Facciata Roveretti le tre Gratie, le tre Parche, il Duello d’Enea con Turno, & altri tratti. Altre Pitture notabili sù le Case di Trento. Li Rè di Roma sù la Casa Trautmanstorf, hora Saracini; sù’l Frontispicio Geremia Cesare Massimigliano primo; e nel basso Curtio Romano, e Mutio Scevola. Li Spogli Egittiani sù l’Hostello Cazzuffi. Li quattro Monarchi, e sei Trionfi simbolici à chiaro scuro sù Casa Lenera. [p. 166]Le quattro Stagioni, e la creation d’Adamo sù Casa Ghelfi, hora Sardagna. Le Virtù Theologali à chiaro scuro sù Casa Busetti. La Pietà d’Enea, & la Fortuna pur’ à chiaro scuro sù la Porta Ciurletti. Il trionfo di Carlo V. sù’l luogo à dirimpetto. Il fatto di Coriolano, & altre figure con un Concerto di musici sù Casa Campi.

Stemmi varij in Trento a che fatti. Oltre le Pitture si vedono per Città varie Armi, ò Stemmi di Vescovi, Arciduchi d’Austria, Imperatori, & altre, secondo il genio, e partito di chi le fè pingere sù le proprie Case.

Palaggio di Thunn, e suo essere. Doppo i publici è notabile in Trento il Palaggio de’ Conti di Thunn posto nel Corso di Contrada larga. Sono in realtà due Palaggi: annessi però uno con l’altro di struttura in quadro molto alti, quello in particolar, che guarda Contrada lunga. In questo, che và essere finito, vedesi trà l’altre habitationi una Sala grande, e ben’ addobbata, come nel Cielo un Hercole, che atterra le Stinfalidi; e v’è di singolar’ una Scala di Pietra a Lumaca delle più ben fatte, e commode, che dal basso conduce alla sommità.

Nell’altro Palaggio pure trovasi tra gli Appartamenti varij una gran Sala in quadro, ch’è maestosa. Per non dir à parte delle stanze, Loggie, Stufe, & Galerie, che ponno concerner’ il ben essere di questi due Luoghi, quali abbracciano anche un sito così amplo: se ben disperso di [p. 167]Case, Horti, e Giardini da una Contrada all’altra, che quando il tutto sorgesse di pianta in Isola finitamente, si farebbe una Regia formale. L’uno di questi Palaggi serve di dimora al Conte Alfonso di Thunn; l’altro resta vacuo; perche spettandosi al moderno Principe, questi risiede in Castello.

Palaggio denominato Galasso, quale. Trà i primi poi si fa notabilmente osservar il Palaggio denominato da’ Conti Galassi posto in Isola sù’l Corso di Contrada lunga. E di fabrica in quadro con nobil Facciata, Sale grandi, e Appartamenti del tutto proprij. Vi s’entra per una Porta, e Atrio, che ha del Regio. S’ascende per via di Scale ample, che dall’imo al sommo contano 150 gradini di Pietra talmente facili, e piani, che in occasione di Festini, vi salirono i Cavalli à far Balletti; e tutt’hora vi vanno i Giumenti a condur Biade.

Chiesa, ò Capella di S. Sisinio. Da basso in disparte si visita la Chiesa, ò Capella, ch’è molto ricca, e propria in honore di S. Sisinio, di cui vedesi la Pala del Martirio in esquisita Pittura, mano del Balneatori. Vi sono Parapetti di Marmo, e Bronzo, ne vi manca l’oro; come pur vi sono ricche mute di Paramenti per il sacro Altare.

Commodità notabile. In questo Palaggio v’è tra l’altre una gran bella commodità di Torchio, e di Cantine, il tutto posto sotterraneo, come pur’ è sotto terra una delle Stalle, ò Scuderie à volto sopra 24. Colonne di Pietra, che fan le Poste. L’altra [p. 168]Stalla di rispetto, ch’è superiore, hà forma d’Atrio con 18. alte Colonne, che servono insieme di sostegno de’ Volti, e di tramezzo à Cavalli, per ciascuno de’ quali stanno scavate in Pietra le Mangiatoie.

Palazzo Galassiano da chi principiato, & a chi s’aspetti Fù fabricato questo Luogo dalla Famiglia Fuggeri, che vi spese, dicesi, cento milla Talleri di prima pianta. Doppo venne proseguito di fabrica dal Conte General Galasso, che lo possedette per molto tempo. Hora è passato à gli Heredi del Cardinal Guid’Ubaldo di Thunn, che, 5. anni sono, lo comperò con animo di ridurlo à perfettione dalla banda dell’Adice, dove sembra, che manchi dell’occhio destro.

Alloggiò ultimamente in questo Palaggio il Duca Elettor di Baviera con Madama la Duchessa Consorte Panno 1667. nell’andar, e rivenir d’Italia.

Palazzo di Prato in Trento, quale Il Palazzo de’ Baroni di Prato alla vista, che fà di pianta in Isola su Contrada di Duomo è uno de’ più notabili. Non hà fabrica moderna; ma però magnifica con simmetria di Facciate, e di Finestre à più ordini, e prospetto nobile di Pitture. L’Ingresso maggiore è armato di Colonne, e Statue, e in entrando s’apre un Atrio, ò Cortile à Colonnati, che và da una Porta all’altra, e abbraccia due Contrade. Gli Appartamenti d’habitatione sono varij, e tutti corrispondono al ben essere d’un tal Luogo, qual, se fosse alto, e finito dalla parte d’Ostro, come [p. 169]d’Aquilone, non altro più potria pretender’ di commodo, & signorile; dominando anche un recinto d’Horti, Giardini, e Piante.

Fù in questo Palaggio, che in tempo del Sacro Concilio alloggiorono Prelati, e Prencipi, e ultimamente il Cardinal Carlo di Lorena.

Palaggi, & Hostelli in Trento notabili. Si trovano poi in Trento altri Palaggi, e Hostelli notabili, come de’ Conti di Lodron; de’ Conti di Wolgenstain; de’ Conti Colichi; de’ Baroni di Firmian; de’ Baroni di Velts, e di diverse altre Famiglie nobili, e cospicue, trà quali si fà veder’ il Palazzo Tabarelli. Questo dalla facciata esteriore và così altiero, che mostra haver voluto cozzar in fortezza, e maestà co’l Castel del Principe. Nell’alto del Frontispicio, e nel basso spiccano per rarità Teste di marmo d’antichi Rè, & Imperatori; trà l’altre, due, che si guardano da vicino, l’una di Cesare Massimigliano primo; l’altra del Vescovo Cardinal Bernardo Clesio, ambe sono al naturale, e così al vivo, che sembrano parlar tacendo.

Palazzo Tabarello, quale. Questo stesso Palaggio fù certamente per esser’ una mole di fabrica da star’ à petto à qual si sia più ampla, e superba, anche d’Italia: se con la vita del Decano Tabarelli, che lo fondò, non vi mancava l’anima. Morte sturba le fabriche, e perche. Gran cosa! che la Morte sturba sì volontieri li Disegni delle Fabriche, forsi perche queste fanno viver gli Huomini anche doppo morti: se non fosse, che il Tempo divora poi insieme con se medemo tutti i suoi Parti.

[p. 170] Studio di fabriche in Trento quale Si fà studio di Fabriche in Trento non ordinario; e ciò, atteso il genio de gli Habitanti, & la moltitudine natia de’ Sassi, e Materiali, Quindi le Case, & Habitationi si vedon quasi tutte rimesse à segno, e rimodernate, che (dall’esteriore) la Città con essere antichissima, sembra delle più nuove.

Addobbi come regnino. L’interno de gli addobbi, e suppelletili appresso la Nobiltà, e Persone civili si tien’ in conto, e s’amano le Pitture con altre rarità: non però tanto, che in Italia, dove hormai si fà dipender’ il lustro d’una Casa da’ Ritratti, & Effigi; e tal Città sarà quasi popolata di Statue, come di Gente; stando massime il Detto:

Non tutti gli Huomini son’ Huomini.

Contrada di S. Pietro in Trento quale Trà le Contrade di Trento è notabile quella di S. Pietro, per qualità di Sito, Passo, e Commercio non senza particolar civiltà, e conversatione; & essendo, come nel cuore di Città in aria libera, & allegra, vedesi quasi la più popolata. Da una parte, rispetto al sito, che hà troppo elevato, non vi scorre Rivolo, come nell’altre Contrade: ma un Pozzo vi si trova publico d’Acqua tenuto la migliore; e perciò trà gli altri il Favorito, massime d’Està; non ostante, che l’Acqua in Trento è poco in gratia.

Contrada larga si rende in realtà la più spatiosa di tutte, posta in dirittura anche di sito, e di prospetto nobile, che s’incontra in lontananza [p. 171]Contrada larga e suo essere. trà la Piazza, e Facciata di Duomo con la Chiesa de’ PP. Giesuiti; havendo Palaggi, e Casamenti continui, che la spalleggiano; ma vi manca il più bello, ch’è il Passo. In occasione però di Prencipi vi si fà Cavalcata, e vi si drizzano Archi Trionfali. E in tutto l’anno, se non altro, la frequentano i Scolari nell’andar a Studio, come fanno ogni dì con ordine di Comitiva à due à due in numero di 500. e più. Un essercito intiero contro la sola Ignoranza.

Contrada di Duomo in Trento. La Contrada di Duomo, che s’apre dal Duomo à punto à taglio di Città, è notabile di lungo con ampiezza a proportione. Hà sito nobile di Passo: ma fuori di folla; popolato perciò d’herba buona parte. Serve, massime in està, di passeggio, ò ritirata godibile tanto più, che vien difesa dal meriggio, e vi spira da Levante l’aria di Povo con il verde di quella Montagna, che dà nell’occhio. Non vi si vede pur una Bottega di merci, ò Venditori, & è forsi la sola Contrada di Trento di simil fatta. L’armano alcuni Palaggi, e Casamenti cospicui, e sta vicino un Campo, ò Piazza in quadro, detta dell’Oche, dove si suol far la Rassegna, ò Mostra delle Militie. Il Rivo, che scorre per Contrada di Duomo, se havesse più belle rive, come potrian’ haver’ altri ancora di Città, faria delicia; che sì regurgita facilmente, ne hà chiaro il fondo: tutto che però l’Acqua sia da se stessa [p. 172]limpida, e gentile. Una grossa Torre di Pietra in capo à questa Contrada, benche à ragion di quadro bassa di sesto, parla altamente d’antichità.

Contrada di Borgo novo in Città. La Contrada detta Borgo nuovo è notabile, se non altro, per il Passo, che hà di Porta Veronese, ogn’or frequente. S’aggiunge la Confluenza ne’ quattro tempi di Fiera, di cui fà parte; e all’hora, oltre i Mercanti di Città, molti vi concorrono di Stato Veneto, in particolar di Brescia, Verona, Vicenza, e Bassano. La Festa poi, durando tali Fiere, vi regna un profluvio di Contadini, che calano da’ Contorni.

Detto volgato di questa Contrada. Con essere questa Contrada effettivamente in Città, chiamasi tutta via Borgo novo, ne sò la causa: & è certo, che li Paesani capitando à Trento, non dicono d’esser in Città, se non doppo passato Borgo nuovo. Il che fà creder, questa esser una parte di sito aggiunto alla Città; e l’ultima compresa nel recinto; ò popolata di fabriche doppo il resto; over ristorata.

In entrando in Città per questa Contrada vedesi il Monte di Flegra dipinto sopra una Casa, che fà prospetto, dove i Giganti son rovinati, non sò, se più dal Fulmine di Giove, ò dal Pennello di chi li abbozzò. A canto v’è di buono una Giustitia co’l Motto:

Reddite aliena, si vultis propria in pace possidere.

Contrada Horivola. Contrada Horivola così detta da gli Horivoli, ò Horologgi, che forsi un tempo vi si facevano, hora non tien di tal lavoriero, che il nome. Vi stanno però Artisti in quantità, e quasi d’ogni sorte. Fà [p. 173]il gran Passo, e gode vantaggio di sito, come posta nel centro della Città; e benche non sia ampla, è però commoda. In està v’hà primo luogo il fresco; e nel Verno è l’ultimo à gelarvi il Rivo.

Contrada di S. Benedetto in Trento. Contrada di S. Benedetto così denominata dall’antica Chiesa del Santo, che descrissi, è una delle più notabili di fabriche, e di civiltà con ampiezza di sito proportionata; da un capo havendo anche frequenza di passo, e ridotto signorile. Si stese, già tempo, fin’ à Contrada lunga: hora se n’è usurpata un tratto dalla Morte, e in riguardo alla Chiesa, & Oratorio, che vi stà, chiamasi à punto Contrada della Morte. Nome, e dominio, a cui soggiacciono anche l’altre Contrade di Trento, dove à quel, che viddi, si muore, come in ogn’ altra Città, e Paese del Mondo.

Cosa notabile d’un’Isola nella Momonia. Per quanto alcuni si possano dar’ à creder’ in contrario d’una certa Isola nella Momonia Boreale, dove affermano, che non vi può morir Persona naturalmente, se di là non si muove, e di ciò si citano trà gli altri Giraldo Scrittor’ Irlandese, & Abram’ Hortelio Cosmografo, ambi Autori gravi. Altra Isola notabile. Portandosi all’incontro il caso d’un’altra Isola nella stessa Momonia, dove per l’Aer’, e Clima forsi antipatico, qualunque Donna, ò altro Animale Femina, che vi capiti, tosto vi muore; come, al dir de sudetti Autori, se n’è fatto esperienza.

Cosa questa, che non ha tanto dell’improbabile; mentre, per recar la morte, molte ponno essere le cagioni: là dove al fin per evitarla, non ve n’è alcuna, [p. 174]come saggiamente discorre il P. Eusebio Nieremberg. Strano moversi è il morire. Si che, quanto alla prima Historia, crederei fosse, se non apocrifa, almeno equivoca; poiche il dir, che niuno può morir in quell’Isola, se di là non si muove, è vero: ma in altro senso; cioè qual più bel moversi, che quando si parte l’anima dal Corpo, quel gran Passaggio, che si fà co l’uscir di vita?

Contrada del Fossato. La Contrada, ò Vietta del Fossato si denomina dal Fosso d’Acqua, che vi scorre à lungo, e serve per i Garbari, ò Confettori di Pelli, e Cuoi, che vi si trovano, e di continuo travagliano à tal’ impiego. L’odore perciò, che vi regna, non hà del buono: se non che serve à migliorar l’aria notabilmente.

L’Innocente S. Simone nato, e rapito dove, e come. Fù in questa Calle, che l’anno 1472. li 16. Novembre nacque il celebre Infante Simone di Cognome Unferdorben, e vi fù rapito la sera del Mercoledì Santo 23. Marzo 1475. nel punto, che il Fanciullino stando soletto davanti sua Casa scherzava, crederei, con gli Angioli rivolto al Cielo. L’Hebreo rapitor punito, e come. Un’Hebreo di nome Tobia fù quello, che all’allettamento d’un Pomo, lo rapì: un Tobia certo il più acciecato in adocchiar Preda così Innocente. Reità d’Averno, che meritò punirsi in un Rogo di Fiamme, doppo prima haver l’Autore sù’l luogo stesso del fallo pagato il fio con perdere la destra per man di Carnefice.

La Casa, dove nacque il Santo, era all’hora de’ Nobili Alessandrini, e vedesi tutt’hora in essere stando per memoria sopra la Porta l’Inscrittione in latino, e Tedesco con Pittura, che mostra il

Rapimento; e vi si legge: [p. 175]

In hac Domo natus fuit
BEATUS SIMON,
Cuius Corpus quiescit
In Ecclesia Sancti Petri;
Et
Anno D.N.I.C. 1475.
In hac Contrata
Raptus.

Contrada lunga in Trento. Contrada lunga corrisponde al nome, stendendosi à punto in lunghezza trà tutte l’altre. Hà frequenza di popolo, e d’habitationi ben poste sì di nobiltà, come di mercatura; ne vi manca il Passo, che và trà Venezia, e Milano. Un tempo vi si tennero le Fiere di Bolgiano per quanto è fama: ma creddo, che fosse altra Fiera, ò Mercato antico, à cui servirono i tanti Portici, fatti levare sotto il Cardinal Bernardo Clesio, come n’appaiono i Vestigi; e chiamasi ancor questa Contrada del Mercato vecchio ne gl’Instromenti. Tolti li Portici, che facevan’ ingombro, resta la Contrada ampliata, & abbellita di vista notabilmente: se bene, crederci, faria più bell’occhio l’oro del Traffico.

Casa dove fù martirizato S. Simonino. Stà di notabile in Contrada Lunga il Luogo, dove fù martirizato S. Simonino, & è quella Casa, che fù di Samuele Hebreo, vedendosi tutt’hor’ la Porta, per ove proditoriamente s’introdusse dal rapitor Tobia il Puttino. Nel Vestibolo della Sinagoga seguì il Martirio, & hora questo sito è convertito in Capella ad honor del [p. 176]Chiesa in honor di S. Simone. Santo, come mostra la Pala dell’Altare; e tutt’all’intorno si và dipinger tal Leggenda sù’l muro in conformità dell’antiche Tele, che si mostrano lacerate dal tempo. Ogn’anno li 24. Marzo è solenne concorso in questa Chiesa, e vi si và processionalmente da tutto il Clero, e Città; e posto sù l’Altare in Ostensorio di Christallo il Sangue del Santo Martire, si cantano à di lui gloria Hinni, e Preci.

Cosa notabile del fosso, dove non potè affogarsi S. Simone. Nella Cantina di Casa scorre verso l’Adice il Fosso d’Acqua, dove da’ Giudei fù alla fine gettato il Cadavere dell’almo Infante, per farlo pur’ andar’ via condotto à fondo: se ben’ in onta de’ maligni restò sempre immobile quel Tesoro massiccio di santità; ne mai potè affondarsi un Corpo galleggiante sù l’Innocenza.

Fu questa Casa nell’anno 1565. co’l consenso del Reverendissimo Capitolo della Catedrale assegnata dal Vescovo Cardinal Christoforo Madrucio per titol di crediti, e di ricognitione à Francesco Trentino, e suoi Discendenti, quali perciò tengono in Enfiteusi dal medemo Reverendissimo Capitolo detta Casa, e Capella, come novamente scorgo dalle Scritture.

Contrada Tedesca in Trento, quale. Non si fa poi tralasciar Contrada Tedesca, così detta dal soggiorno, che vi fan per lo più quei della Natione; e dal Passaggio, che vi stà per quelle bande. Dopo alcuni Portici di Mercanti, e Botteghe d’Artisti si trovano in fila le Hosterie Tedesche, e Alloggi publici frequentati [p. 177]da’ stranieri, che passano d’ogni tempo, pendendo massime le quattro Fiere annue di Bolgiano; che vi si causa, come un profluvio continuo di Carri, Cocchi, Convogli, e Gente nuova.

Poggi alla Tedesca. E antica di molto questa Contrada, e si tien’ essere la prima piantata sù’l Passo al Fiume Adice, e al calor della Torre di mal Consiglio. Non vi mancano però Fabriche rinovate con varii Poggi coperti, e in fuori rilevati all’uso Tedesco, che chiamansi Corfenster, e servono non meno, per far vista, che per veder senza esser veduto, stando, come sono, guerniti di christalli commodamente.

Dogana, e Porto di Trento quale In fine di Contrada Tedesca trovasi, come dissi, la Dogana publica, per dar ricetto alle Merci, & è un luogo de’ più capaci, e commodi a tal’ effetto. Oltre poi il Datio del Prencipe, à piè della Tor verde stà il Porto, dove approdano le Barche per la Navigatione, che passa trà questa, & la Città di Verona, come anche fin sotto Bolgiano. Le Rati, ò Zatte, che vengono da Brongiolo, si fermano al Ponte S. Lorenzo, dove fanno punto, fin che giungendo al Porto di Sacco, di là poi vanno à Verona di dirittivo. Vicino al Porto di Trento si fabricano anche le Navi, e si ristorano: li Piloti, e Nocchieri tenendosi pronti nel vicino Borgo S. Martino, dove per lo più habita Gente aquatica, e vi si gittano anco le Campane.

Si tralasciano diverse altre Contrade, che [p. 178]Calli, ò Androne in Trento quali. hanno nome, come di Santa Maria, di S. Marco, e di Santa Maddalena; ne si parla delle molte Calli, e Vicoli, ò Androne, così dette, creddo, dall’esser oblique, e fuor di mano; atte perciò à declinar la publica via, come ordina Pitagora.

Cosa notabile delle Contrade di Trento. Aggiungendo per cosa notabile delle Contrade di Trento, che in tempo del Sacro General Concilio, dove stavano alloggiati Cardinali, Patriarchi, Vescovi, Ambasciatori, & altri Personaggi di figura, s’erano costruiti certi Poggi, ò Ponti di legno, che passavano incogniti da una Contrada all’altra; e ciò à fine di potersi più liberamente far le Visite, e Conferenze private, previo, e dispositive alle Sessioni pubbliche, che dovevan seguire. E di tali Ponti si vedono ancor l’orme in alcuni luoghi.

Potrei qui notar’ in spetie ogni Contrada di Trento, dove alloggiorono i Padri, e Prencipi del Sacro Concilio; e metter’ in individuo le particolari Case, c’hebbero un tal honore: ma perche dalla diligenza usata non le hò tutte, le lascio tutte, per non incorrere partialità.

Tor verde quale. E poiche s’è toccata la Tor Verde. Questa con essere di Pietra viva, e forte sorge altamente à Cuppola di laste verdi, da cui si denomina. Parlasi, che questa Torre habbia servito già di punitione à’ facinorosi delinquenti, che con farsi passar per certa Porta, li portava tosto [p. 179]in precipitio trà ferri, senza mai più vederne orma. Serve hora la Tor verde per tenervi la Polvere di Monitione, e guardar’ il Porto.

Tor Vanga, quale, onde detta. Anche la Tor Vanga è degna da notarsi, per altezza, e grossezza di mole à quint’angolo assai forte, che serve perciò di propognacolo à Porta, e Ponte S.Lorenzo. Fù fondata già 400 anni dal Vescovo di Trento Friderico Vangen, ò Vanga, da cui prese il nome. Chiamasi anche à distintion di Tor verde, la Torre rossa dal color, che ha, per essere tutta fabricata di Pietre cotte, over Matoni.

Torri in Trento, à che fatte. Oltre le publiche sono notabili in Trento le Torri private, che, se non del tutto, almeno in parte si vedono nelle Case molto frequenti; benche non poche si siano affatto demolite. Si fabricorono, credesi, da Reto, Capitan de’ Toscani, che conquistando la Retia, si munì tra questo Passo, come accennai, per via di Torri, quali hanno poi servito contro l’antiche Fattioni, Scorrerie de’ Barbari, & altri Insulti, prima fossero fatte le mura della Città. Detto notabile in Pisa. E si può anche dir, per segno di nobiltà antica di prosapia; come si legge della Città di Pisa in Toscana, che anticamente, per rendersi più forte contro le invasioni, non dichiarava nobile chi non haveva Torre in Casa; onde venne il Detto: Habet Turritam Domum. Hoggidì dall’oro si fa nascer la nobiltà, e à forza d’oro espugnasi ogni gran Torre.

L’Arsenal di Trento, ò Casa di Monitione, si fà [p. 180]Arsenal in Trento, quale osservar, per il Luogo, ch’è capace in sito proprio. V’è una gran Sala superiore piena d’Armi, & Armature; e nel basso stan due fondaci di provisione di Guerra; essendo poi nell’Ingresso, ò sotto Portico buon numero d’Artiglieria tr grande, e picciola; senza dir di diversi Ordigni, & Utensili per la Battaglia; Il tutto ben disposto, & allestito. Sovrasta a questo Luogo un Ufficiale con titolo di Capitano della Monitione per il Conte del Tirolo, Protettor della Città, e Trentina Chiesa.

Fraleman in Trento Luogo notabile. E poscia notabile in Trento il Fralemano, che dovevo riporre tra Luoghi Pij. Questo è un Luogo di Commenda dell’Ordine Teutonico, e chiamasi Fralemano quasi Frat’Alemano. Fù eretto per hospitar i Soldati Alemanni, ò Teutonici, che andavano alla Guerra in Terra Santa, & indi venivano. Hora resta inutile per questo fine: ma come Luogo immune, e privileggiato serve spesso d’Asilo a Malfattori. Sù’l Frontispicio de la Porta vi si legge: Merito Sacri Ordinis Hierusalem, et Imperamtorum pietate Locus immunis.

Proggetti d’alienar il Fraleman. Si trattò più volte di convertirlo in Chiostro; con proggetto de’ Padri Teatini, che meditorono introdursi à Trento. E mentre scrivo, giunge nuova d’alienarsi con le di lui pertinenze il Fralemano, per ordine de’ Cavaglieri Teutonici; il che seguendo, si toglieranno, se non altro, gl’impicci, che tal’hor nascono, d’impunità.

[p. 181] Chiesa del Fraleman, come tenuta A questo Luogo stà annessa la propria Chiesa in honor di Santa Elisabetta, qual si lascia Praecario nomine a’ Padri Giesuiti, per officiarvi le Feste, come fanno a commodo de’ Scolari, facendosi anche servir di Sacro Teatro nel fin de’ Studij, dove l’anno 1670 io stesso Viddi rappresentar la Chiesa del Giapone, piantata dall’Apostolo dell’Indie S. Francesco Xaverio. Servì anche la Chiesa Teutonica per le prime riduttioni dell’Oratorio del Carmine in Trento, che v’hebbe i suoi natali.

Del resto il Luogo, non essendo habitato da’ Cavaglieri dell’Ordine, questo lo loca à’ Conduttori secolari.

Origine della Sacra Militia Teutonica. E da che siamo nel Fralemano: Hebbe origine la Sacra Militia Teutonica circa l’anno del Signore 1190. all’hor che molti Nobili di Germania combattendo nella Città di Gerosolima per la Fede di CHRISTO, e vedendosi in grave pericolo, per la prepotenza nemica, tutti unanimi fecero voto à DIO di sempre voler far Guerra à gl’Infedeli; e in tal modo instituirono l’Ordine de’ Cavaglieri Teutonici, ergendone publico Collegio, & Hospitale. Elessero per loro Capo Henrico di Famiglia Walpot segnalato per virtù, & Imprese, havendo egli in più rincontri sostenuta la Christiana Republica co’l valor delle sue Armi.

[p. 182] Valor, e dignità de’Cavaglieri Teutonici. Venuta poi per discordia de’ Rè di Gierusalemme in poter di Saladino quella Città, Henrico trasportò il Collegio, & Hospitale sodetto nella Città di Tolemaide, da lui istesso difesa bravamente contro li Saraceni. Finalmente, presasi anche Tolemaide da que’ Barbari, se ne tornorono in Germania li Cavaglieri, segnalandosi in molte Guerre contro gl’Infedeli. Quindi vennero favoriti da gl’Imperatori, ottenendo Diplomi con Bollo d’oro. E insignorendosi ogn’or più di Paesi, e Popoli, ampliarono i loro stati verso il Fiume Vistola, dove presso ad una gran Quercia risolsero fabricar’ un Castello, ò Borgo denominato di Santa Maria, qual’ in breve tempo crebbe in Città, al presente Sedia, e Capo di tutta la Religione, e vi risiede d’ordinario il gran Mastro. Stà nella Provincia di Prussia, tenendo da un lato la Sarmatia, vicino a’ Messaggeri; dall’altro terminando con la Polonia. Possiedono anche la Livonia da loro ridotta alla Fede di CHRISTO.

Cosa notabile nel fondarsi d’Ordine Teutonico. Scrive Polidoro riferito da Andrea Guerini, che l’Autore di questa Religione, istessamente un Tedesco, doppo la presa di Gierusalemme, vedendo, che molti della Natione andavano visitar’ il Santo Sepolcro, senza ne saper la lingua, ne dove albergare, mosso à pietà, fece un publico Hospital della propria Casa, e come ricchissimo, ch’era, provisto il resto, vi aggiunse un Tempio in honor di Maria Vergine. Così che, crescendo il numero, [p. 183]si diede poi forma all’Instituto di Sacra Militia, qual fù anche confermato da’ Sommi Pontefici.

Habito de’ Cavaglieri stessi. Portano li Cavaglieri Teutonici una gran Croce nera sù’l Braccio al di fuori del Mantello in habito bianco per Impresa di lor Religione. Hanno le loro Regole, & oblighi, che osservano, ne alcuno può passar’ à tal Cavaglierato, che non sia di Schiatta nobile, & Alemanno; essendo, com’è Ordine Teutonico.

Fine, & obligo de’ Cavaglieri di Sacra Militia. Hò quì messo per transenna una tal Cronica, venuta à taglio, per insieme soggiungere, che tanti Ordini di Cavaglieri, al numero hormai di 30. e più Religioni, come tutti tendono per obligo à far Caravana contro glînfedeli: così questi avanzandosi ogn’or più contro la Christianità, come si vede nella Prepotenza massime Ottomana, bisogna dir (sempre però con la debita riserva) che tanti Soldati di Sacra Militia, e Cavaglieri ò non badan da vero al loro essere, ò son di Nome.

Palaggio di Prepositura in Trento quale. Vicino al Fralemano trovasi la Prepositura Residenza del Preposito, Dignità, come si disse della Cathedrale. Fù già luogo abietto, e destituto, hora si tien un Palaggio de’ più notabili. E di fabrica moderna posto in Isola; e, non ostante la bassezza naturale del sito, s’inalza cospicuo. In faccia s’apre una Piazza nobile in quadro à proportione; e in entrando dà nell’occhio un real prospetto di fontana in lontananza, à cui, doppo il Vestibolo, si giunge per un Passeggio ingombrato: [p. 184]ma delicioso di Pini, Abeti, e Faggi; godendosi nello stesso tempo un Recinto d’Horti ameni in solitudine.

Luogo di Prepositura in Trento quale. Nel basso delle Habitationi, oltre altri Corpi concernenti, vedesi il Cortile, appartato, come và, in sito proprio, dove alloggiano Cavalli, e Carrozze commodamente. Nell’alto il Luogo hà il suo essere principale; perche, oltre gli appartamenti proprij à stagione, fatti, e intesi all’Italiana, molte delle stanze sono poste à stucchi, oro, e Pitture, e vi regnano anche Statue di qualità. E in fatti questa è una Residenza, dove può alloggiar’ un Principe; hoggi addobbata splendidamente secondo il decoro di chi la habita. Il moderno Preposito Conte Liduino Picolomini, Patricio Senese ha fatto il tutto ergere, e stabilire, come risulta dall’Armi, & Inscrittione in Pietra sù’l Frontispicio; e come parla nel di dentro delle stanze un altro Sasso.

Chiesa di Santa Margerita, e suo essere. La Chiesa, ò Capella tralasciai, che devo dire. Vedesi star à parte nel recinto della Piazza; e se già con il resto della Casa fù devastata dal tempo, hora s’è rinovata di tutto punto; ne altro tiene d’antico, che il titolo di Santa Margherita, come mostra la Palla, ch’è posta à oro. Vi si dice Messa, e si tien’ il luogo proprio, per servitio del Sacro Altare.

Della Chiesa Prepositurale di S.Apollinare à Piè di Castello, dove si trovano notitie antiche considerabili, parlerò nel secondo Libro.

E finalmente notabile in Trento il Passo [p. 185]Passaggio di Trento quale. grande, che hà di due strade, Imperiale l’una, Regia l’altra. L’Imperiale, ch’è il più frequente, corre trà Verona, e Vienna; e servono le due Porte di Città, Santa Croce cioè, e S.Martino. La Via Regia và trà Venetia, e Milano, e passa per le due altre Porte d’Aquila, ò Aquileia, e di S.Lorenzo. E se al Passo Imperiale contribuisce l’Adice di molto, per la Navigatione da Brongiolo fin’ à Verona: alla via Regia serve non poco il Lago di Garda verso Milano, come il Fiume Brenta verso Venetia. Altre strade non si danno fuori di queste, se non s’andasse per Vie invie sopra de’ Monti, ò non si facesse il giro delle Valli.

Cesare Augusto amplia il Passo di Trento. Prima, fosse fabricata la Città, e anche doppo, il Passo di Trento fu angustissimo, & il più dirupato, e pericoloso, al dir di Pincio; stando massime i Boschi, & Aguati, che vi regnavano: ma l’Imperator Cesare Augusto fù quel, che fece spianar le balze, tagliar le Selve, e aprir le vie notabilmente. Così che adesso la strada è carrozzabile per tutto, e co’l andar trà Monti è sempre piana; ne v’è più da far bene per Malandrini; perche, stando il Paese, com’è tutto habitato, e scoperto, non vi ponno annidare, e capitandovi, si vedon fatti prigione anche prima d’essere arrestati.

Hor da una tal positura, e celebrità di Passo certo è, ch’essendo Trento, come una [p. 186]Cosa notabile del Passo di Trento. Bocca d’Italia, e di Germania, per via breve sicura, e commoda co’l dar mano scambievolmente à questi due Paesi, si và scorrer co’l piede per tutta Europa. E quindi, oltre le tante Merci, Vettovaglie, Vetturini, Mercanti, Corrieri e Gente d’ogni sorte, che causano un flusso, e reflusso continuato, Prencipi Incogniti per Trento. passano di quando in quando Prencipi, Ambasciatori, e Personaggi, senza osservar quelli, che vanno incogniti; ne duran fatica in passar’ à punto, e parer tali, come più vogliono, mentre la tanta frequenza de’ Passeggieri l’uno senza aspettar l’altro, è causa, che non vi si bada.

L’imboccatura del Passo di Trento fù una trà l’altre delle cause impulsive di celebrarvi il Sacro Concilio, come accennai: e nel tempo, che durò, chi havesse visto, oltre la confluenza de’ Padri, tanti Oratori, & Inviati de’ Prencipi, e la folla continua, e competenza de’ Soggetti, che di gran cuor, e mano vi acudivano, haverebbe detto, che Trento fosse, com’era, il Campo generale della Christianità.

Passaggi d Guerra notabili. Passano poi alle occorrenze per questa Città Truppe, & Esserciti di Genti d’Arme; come, per non riandar più antiche Guerre, si vidde di Cesare Massimigliano primo, che si mosse in Persona al tempo della Lega di Cambray; di Carlo quinto per le tante speditioni hor’ in Italia, hor’ in Germania; di Ferdinando secondo per la Guerra di Mantova; e ultimamente s’è visto delle [p. 187]Militie Germaniche Aussigliarie, che l’anno 1669 andorono in Candia. Ordine di Militia rimarcabile. E certo fù bella curiosità il vedere le Genti in particolare di Brunsvich al numero di tre milla, e più, tutto fiore di Gioventù, e benissimo all’ordine marciar sotto la direttione de’ Capi, e loro Insegne al concerto di Flauti, Piffari, e Tromboni, come in trionfo. Convoglio di Morte. Ma poi l’anno dietro 1670. che ritornorono, si viddero con Tamburi scordati, Bandiere à terra, e Pive nel Sacco, per il Trionfo di Morte, che conducevano del lor General’ estinto di Bomba, sopra Carro di gramaglia à sei Cavalli bianchi, precedendo, e seguitando il residuo de’ Soldati in numero a pena di 600. Tali sono i frutti, che nascono dalla Guerra.

Cosa notabile dell’ungersi le Porte, e Case in Trento. Passano anche per Trento Pellegrini, e Questuanti stranieri in sì gran numero, che quest’anno 1671. se n’è quasi notata ogni giorno una Ciurmaglia. Et è avvenuto, che nel Mese di Luglio certi, non sò, se Briganti, ò Pellegrini son’ andati ungendo le Porte, e Muri delle Case con certo empiastro creduto habile à causar la Peste; e ciò han fatto non solo à Trento: ma nelle Città quasi tutte di Lombardia, e resto d’Italia. Magistrato di Trento e suo rigore. Che però al sentor’ havutosi da Verona, il Trentino Magistrato co’l consiglio de’ Medici primarij di Città, hà sùbitamente provisto al disordine con lo sfratto di Costoro, e co’l far radere da’ muri, e sepelir’ in terra tal Untione, [p. 188]ch’essendosi voluta sacrilegamente introdur’ in Chiesa, e fino ne gli Avelli dell’Acqua Santa, questi si sono per alcun tempo lasciati vuoti.

Seminatori di Peste in Milano, e lor castigo. Si fà simile questo Caso à quello, che l’anno 1629. seguì in Milano, come riferisce il Padre Atanasio Chircherio, dove, doppo gran mortalità, che andò serpendo, scoperti li Rei furono incendiati vivi, e morirono famosi per l’erettion d’una Colonna infame, che tutt’hora è in piedi. Empiastro Untione quale. L’Empiastro di quest’anno, à quel che viddi, è di color flavo con dentro del nero, che coagulato, e viscoso hà della gomma, e non facendo sùbito l’effetto si dubita, sia tossico à tempo di guastar l’aria. Si teme anche ciò qualche Malia legata con materia insigne nell’esser putrida; e si stà con apprensione d’Epidemia perigliosa tanto più, quanto men cognito l’Antidoto.

L’ungersi delle Case senza effetto, e come. Il veder però, che fin’hora non sia nata alcuna mortalità in alcun luogo, doppo anche li 40. giorni, come si temeva, fà creder, questa essere fama falsa; tanto più che da molti di Color fatti prigione non s’è ancor rilevato cosa, per la quale: ma in ogni modo l’osservar, che continui l’atto di tal Ungere non tanto nelle Città, quanto ne’ Luoghi ancora di Campagna, dà che pensare, e fà, se non altro star’ all’erta i Giudici, e Magistrati, quali, trattandosi di Salute publica, non mai perdonano ad alcun rigore: anzi prendono [p. 189]per Corpi le stesse ombre.

Voce sparsa notabile. Si vocifera, che questo possa esser parto di Negromantia, e che perciò si sia citato il Diavolo dal Tribunale del Sant’Officio di Mantova, e che sia comparso: ma ciò gratis dicitur, gratis creditur, senza quì metter’ in campo, Diavolo come possa citarsi. se il Diavolo possa legitimamente citarsi dalla Chiesa di DIO, come quella, che tien’ autorità sopra i mali Spiriti; e trà gli altri rincontri, se ne vede l’effetto ne gli Energumini: benche altro sia lo scacciarsi il Demonio, altro il citarsi.

Credibil ..sa del farsi ungere le Case. Si và spargendo l’Empiastro da più di mille Persone, dirette, credesi, da un Capo, e assoldate da mano grande di qualche Prencipe, ò Tiranno, che per via d’un Attentato così nero affetti co’l’infettar le Città infestar il Mondo; E s’è vero, à se stesso prima machina l’esterminio. Ma che saria, se ciò fosse colpo permissivo di Castigo del Cielo, per le colpe della Terra? converrebbe all’hora baciar la mano dell’Angelo Percussore, e disarmarla à forza di prosternersi, e di pentirsi. Finiamo l’infausto di tal Caso occorso nel mentre scrivo.

Città di Trento, come più faccia vista. La Città di Trento, che giace, come dissi nel Piano di Valle, rimirata da Colli, e Monti vicini fà Figura più, e men cospicua, secondo i Siti. Per osservarla, il più proprio è il Dosso di Sardagna, d’onde si distingue à parte per parte il tutto minutamente à segno, che altrove meglio non riesce il disegnarla, com’è seguito.

[p. 190]E ne và in Carta delineato il Piano tanto più lodevole di fatica, e ingegnoso, quanto che fatto à penna, & à puntino.

Figura di Trento quale Io stesso, che da quell’alto viddi il Piano di Trento, come stà, lo trovai in forma di Cuore, ò Mitra Episcopale. Che se, come dissi, la Penisola di S.Lorenzo si popolasse di Fabriche, unita questa parte al resto con altro Ponte sù l’Adige, questo all’hora scorrendo per mezzo quasi la Città, la farebbe veder assai più speciosa, e più spatiosa.

Pincio come scriva di Trento. Quanto al di lei sito geografico, non trovo concordi gli Autori; e lo stesso Pincio, che ne tratta ex professa nelle sue Croniche, non la finisce, perche ponendo Trento nelle Radici dell’Alpi, si mette à partir l’Alpi in Greche, ò Graie, Retie, Cottie, ò Giulie; indi passa al transito de’ Cartaginesi in Italia sotto Annibale.

Geografi come pongano Trento, e dove. Tolomeo, come da principio accennai, pone questa Città in Lombardia; e Strabone la mette nella Marca Trevisana. E in fatti, oltre altri Autori anche moderni, per l’Italia si manifesta da se la Trentina lingua. All’incontro delle Mappe sì antiche, come moderne si trova Trento essere in Germania, rispetto a’ Confini, e come Città. Imperiale. Al che pare, si conformi l’ordine stesso de’ Monti, ò Alpi, che vi circonstano; mentre tali Monti posti trà l’Italia, e Germania costituendo il Paese della Retia, questo si comprende in Germania communemente.

[p. 191] Trento, e suo sito di formalità Sia, com’è; io lasciando, che la pongano, dove vogliono i Geografi, e Scrittori, come Città contermina, e promiscua; dirò, che quanto all’essere di formalità si tiene in effetto con la Germania. Stando che Trento hà luogo nelle Diete Imperiali; trasmette le Cause al Tribunal di Spira; riceve lo spedirsi le Bolle à stil d’Alemagna; li Nuncij Apostolici all’Imperio spiegano Stendardo, prima d’arrivar’ a Trento; & in Roma li Trentini hanno adito nel Collegio Germanico.

E con questo termina il primo Libro della Descrittion’ Historica di TRENTO.