Vendetta postuma

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Vendetta postuma
1864

Noi siamo i figli dei padri ammalati;
aquile al tempo di mutar le piume,
svolazziam muti, attoniti, affamati,
sull'agonia di un nume.

       5Nebbia remota è lo splendor dell'arca,
e già all'idolo d'or torna l'umano,
e dal vertice sacro il patriarca
s'attende invano;

s'attende invano dalla musa bianca
       10che abitò venti secoli il Calvario,
e invan l'esausta vergine s'abbranca
ai lembi del Sudario...

Casto poeta che l'Italia adora,
vegliardo in sante visïoni assorto,
       15tu puoi morir!... degli antecristi è l'ora!
Cristo è rimorto! -

O nemico lettor, canto la Noja,
l'eredità del dubbio e dell'ignoto,
il tuo re, il tuo pontefice, il tuo boja,
       20il tuo cielo, e il tuo loto!

Canto litane di martire e d'empio;
canto gli amori dei sette peccati
che mi stanno nel cor, come in un tempio,
inginocchiati.

       25Canto le ebbrezze dei bagni d'azzurro,
e l'Ideale che annega nel fango...
Non irrider, fratello, al mio susurro,
se qualche volta piango,

giacché più del mio pallido demone,
       30odio il minio e la maschera al pensiero,
giacché canto una misera canzone,
ma canto il vero!

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