Rime (Guittone d'Arezzo)/A renformare amore e fede e spera

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A renformare amore e fede e spera

../Ahi Deo, che dolorosa ../Lasso, pensando quanto IncludiIntestazione 24 febbraio 2011 100% Poesie

Guittone d'Arezzo - Rime (XIII secolo)
A renformare amore e fede e spera
Ahi Deo, che dolorosa Lasso, pensando quanto


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VIII

La lontananza è dolorosa, ma in essa s’affina l’amore; dopo la pena del distacco sará maggiore la gioia.


     A renformare amore e fede e spera
e bon conforto entra noi, bella gioia,
e per intralassar corrotto e noia,
e che ’n trovar lo saver meo non pera,
5me sforzeraggio a trovar novel sono.
Ma non è guaire ancora,
ch’eo fui in aventura
di perdere trovare e vita
per la mia folle partita,
10ché ciascun giorno attendeva esser morto;
allor che mi fu porto
vostro dolze saluto,
che m’ha dolzor renduto
e retornato in tutto stato bono.
     15Nostro amor, ch’ebbe bon cominciamento,
mezzo e fine meglior, donna, ne chere;
ché bona incomincianza in dispiacere
torna, se è malvagio el fenimento;

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e, lontan stando doe amiche persone,
20e avendo isconforto
de ciò ch’è loro apporto,
ed agio e cagion de fallire
e d’altra parte gioire,
se par coraggio di perfetto amore;
25ché vile e fellon core
tosto baratto face,
ma lo puro e verace
allora monta e affina en suo valore.
     Fede e speranza aggiate, amore meo,
30ché ’n amar voi sempr’eo cresco e megliuro:
così v’ho ’l core e ’l senno e ’l voler puro,
che ’n obrianza ho meve stesso e Deo.
Voi mi Deo sete e mia vita e mia morte:
ché, s’eo so en terra o ’n mare
35in periglioso affare,
voi chiamo, com’altri fa Deo,
tantosto liber mi veo.
Mia vita sete ben, dolze amor, poi
sol mi pasco de voi;
40e mia morte anco sete,
ché, s’amar me sdicete,
un giorno in vita star mi fora forte.
     Adonque, dolze amor, viso m’è bene
che bon conforto de’ porger fra noi,
45ciò, ch’eo posso onne ben sperar de voi,
e voi, secondo el parer meo, de mene:
ed anco ciò, che valoroso core
non si mostra a savere
sofrir gioia e piacere,
50ma noia assai, quando aporta,
o’ vil cor perde e sconforta.
E perché ’n aquistare affanno? Eo veglio
solo per poder meglio
vostro servigio fare

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55e valer sì, che stare
potesse sofficiente en vostro amore.
     Noia e corrotto intralassar dovemo,
pensando quanto dolze e amorosa
será nostra amistá, poi che ’n gioiosa
60parte dolze d’amor rassembreremo;
ch’usando l’om pur de portar piacere,
non conosce che vale;
ma, sostenendo male,
a bene tornando, dolzore
65piò che non sa gli ha savore:
e d’altra parte, amor, voi non savate
para di mia amistate;
ed eo, che ciò pensava,
de voi gioir dottava:
70che non será, sí spero anco valere.
     En le parti d’Arezzo, o nel distretto,
che voi, dolze amor, siate,
mando che vi deggiate
per ciò ch’ho detto allegrare,
75e perché sete for pare
fra le forzose al mondo donne Artine;
ché, sí com’è più fine
or d’ogn’altro metallo,
son elle, amor, for fallo
80più fine ch’altre a ciascun bene aletto.