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Aida/Atto secondo

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ATTO SECONDO.


SCENA I.— Una sala nell’appartamento di Amneris.


Amneris circondata dalle schiave che l’abbigliano per la festa trionfale.— Dai tripodi si eleva il profumo degli aromi.— Giovani schiavi mori danzando agitano i ventagli di piume.

Schiave.
Chi mai fra gli inni e i plausi
Erge alla gloria il vol,
Al par di un Dio terribile
Fulgente al par del sol?
Vieni! sul crin ti piovano
Contesti ai lauri i fiori,
Suonin di gloria i cantici
Coi cantici d’amor.
Amneris.
(Vien, amor mio, mi inebria—
Fammi beato il cor!)
Schiave.
Or, dove son le barbare
Orde dello stranier?
Siccome nebbia sparvero
Al soffio del guerrier.
Vieni: di gloria il premio
Raccogli, o vincitor:
T’arrise la vittoria,
T’arriderà l’amor.
Amneris.
(Vieni, amor mio, ravvivami
D’un caro accento ancor!)
Silenzio! Aida verso noi si avanza—
Figlia dei vinti, il suo dolor mi è sacro.

(Ad un cenno di Amneris tutti si allontanano.)


Nel rivederla, il dubbio
Atroce in me si desta —
Il mistero fatai si squarci alfine!


SCENA II.— Amneris e Aida.

Amneris.

(Ad Aida con simulata amorevolezza.)


Fu la sorte dell’armi a’ tuoi funesta,
Povera Aida!— Il lutto
Che ti pesa sul cor teco divido.
Io son l’amica tua—
Tutto da me tu avrai— vivrai felice!
Aida.
Felice esser poss’io
Lungi dal suol natio— qui dove ignota
M’è la sorte del padre e dei fratelli?
Amneris.
Ben ti compiango; pure hanno un confine
I mali di quaggiù— Sanerà il tempo
Le angosce del tuo core—
E più che il tempo, un Dio possente— Amore.
Aida. (Vivamente commossa.)
(Amore! Amore!— gaudio— tormento
Soave ebbrezza— ansia crudel—
Nei tuoi dolori— la vita io sento —
Un tuo sorriso— mi schiude il ciel!)
Amneris.

(Guardando Aida fissamente.)


(Ah! quel pallore— quel turbamento
Svelan l’arcana— febbre d’amor—
D’interrogarla— quasi ho sgomento—
Divido l’ansie— del suo terror.)

(Ad Aida fissandola attentamente.

Ebben: qual nuovo fremito
Ti assal, gentil Aida?
I tuoi segreti svelami,
All’amor mio ti affida—

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Tra i forti che pugnarono
Della tua patria a danno—
Qualcuno— un dolce affanno—
Forse— a te in cor destò?
Aida.
Che parli?
Amneris.
A tutti barbara
Non si mostrò la sorte—
Se in campo il duce impavido
Cadde trafitto a morte—
Aida.
Che mai dicesti! ahi misera!
Amneris.
Si— Radames da’ tuoi
Fu spento— E pianger puoi?
Aida.
Per sempre io piangerò!
Amneris.
Gli Dei t’han vendicata.
Aida.
Avversi sempre
Mi furo i Numi—
Amneris. (Prorompendo con ira.)
Ah! trema! in cor ti lessi—
Tu l'ami—
Aida.
Io!
Amneris.
Non mentire!
Un detto ancora e il vero
Saprò— Fissami in volto—
Io t’ingannai— Radames vive.
Aida.

(Con esaltazione, inginocchiandosi.)


Ei vive!
Sien grazie ai Numi!
Amneris.
E mentir speri ancora?
Sì— tu l’ami— ma l’amo (Nel massimo furore.)
Anch’io— comprendi tu?— son tua rivale,
Figlia dei Faraoni.
Aida. (Con orgoglio, alzandosi.)
Mia rivale!
Ebben sia pure— Anch’io—

Son tal—
(Reprimendosi.

Che dissi mai? pietà; perdono!
Ah! pietà ti prenda del mio dolor—
È vero— io l’amo d’immenso amor—
Tu sei felice— tu sei possente—
Io vivo solo per questo amor!
Amneris.
Trema vil schiava! spezzare il tuo core,
Segnar tua morte può quest’amore.
Del tuo destino arbitra sono,
D’odio e vendetta le furie ho in cor.

(Suoni interni.


Alla pompa che si appresta.
Meco, o schiava, assisterai;
Tu prostrata nella polve,
Io sul trono, accanto al Re.
Vien— mi segui— e apprenderai
Se lottar tu puoi con me.
Aida.
Ah! pietà— che più mi resta?
Un deserto è la mia vita:
Vivi e regna, il tuo furore
Io fra breve placherò.
Questo amore che ti irrita
Nella tomba spegnerò.

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SCENA III.— Uno degli ingressi della città di Tebe.— Sul davanti un gruppo di palme.— A destra il tempio di Ammone; a sinistra un trono sormontato da un baldacchino di porpora; nel fondo una porta trionfale.— La scena è ingombra di popolo.


Entra il Re seguito dai Ministri, Sacerdoti, Capitani, Flabelliferi, Porta-insegne, ecc., ecc. Quindi, Amneris con Aida e Schiave.— Il Re va a sedere sul trono.— Amneris prende posto alla sinistra del Re.

Coro.
Gloria all’Egitto, ad Iside
Che il sacro suol protegge!
Al Re che il Delta regge,
Inni festosi alziam!
Vieni, o guerriero vindice,
Meni a gioir con noi;
Sul passo degli eroi
I lauri e i fior versiam!
Donne.
S’intrecci il loto al lauro
Sul crin dei vincitori;
Nembo gentil di fiori
Stenda sull’armi un vel.
Danziam, fanciulle egizie,
Le mistiche carole.
Come d’intorno al sole
Danzano gli astri in ciel!
Sacerdoti.
Della vittoria agli arbitri
Supremi il guardo ergete;
Grazie agli Dei rendete
Nel fortunato dì.
Così per noi di gloria
Sia l’avvenir segnato.
Nè mai ci colga il fato
Che i barbari colpì.


Le truppe Egizie precedute dalle fanfare sfilano dinanzi al Re.— Seguono i carri di guerra, le insegne, i vasi sacri, le statue degli Dei.— Un drappello di danzatrici che recano i tesori dei vinti.— Da ultimo, Radames, sotto un baldacchino portato da dodici ufficiali.

Il Re.

(Scende dal trono per abbracciare Radames.)

Salvator della patria, io ti saluto.
Vieni, e mia figlia di sua man ti porga
Il serto trionfale.

(Radames si inchina davanti a Amneris che gli porge la corona.)... ..

Il Re. (A Radames.)
Ora, a me chiedi
Quanto più brami. Nulla a te negato
Sarà in tal dì— lo giuro
Per la corona mia, pei sacri Numi.
Radames.
Concedi in pria che innanzi a te sian tratti
I prigionier.

Entrano fra le guardie i prigionieri Etiopi, ultimo Amonasro vestito da semplice ufficiale.

Aida.
Che veggo! Egli? mio padre!
Tutti.
Suo padre!
Amneris.
In poter nostro!
Aida. (Abbracciando il padre.)
Tu! Prigionier!
Amonasro (Piano ad Aida).
Non mi tradir!
Il Re. (Ad Amonasro.)
Ti appressa—
Dunque— tu sei?
Amonasro.
Suo padre— Anch’io pugnai—
Vinti noi fummo e morte invan cercai,

(Accennando alla divisa che lo veste.


Questa assisa ch’io vesto vi dica
Che il mio Re, la mia patria ho difeso:

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Fu la sorte a nostr’armi nemica—
Tornò vano dei forti l’ardir.
Al mio pie’ nella polve disteso
Giacque il Re da più colpi trafitto;
Se l’amor della patria è delitto,
Siam rei tutti, siam pronti a morir!


(Volgendosi al Re con accento supplichevole.)

Ma tu, o Re, tu signore possente,
A costoro ti volgi clemente—
Oggi noi siam percossi dal fato,
Doman voi potria il fato colpir.
Aida, Prigionieri e Schiave.
Sì: dai Numi percossi noi siamo;
Tua pietà, tua clemenza imploriamo;
Ah! giammai di soffrir vi sia dato
Ciò che in oggi n’è dato soffrir!
Ram. e Sacerdoti.
Struggi, o Re, queste ciurme feroci.
Chiudi il core alle perfide voci,
Fur dai Numi votati alla morte,
Si compisca dei Numi il voler!
Popolo.
Sacerdoti, gli sdegni placate,
L’umil prece dei vinti ascoltate;
E tu, o re, tu, possente, tu forte
A clemenza dischiudi il pensier.
Rad. (Fissando Aida.)
(Il dolor che in quel volto favella
Al mio sguardo la rende più bella;
Ogni stilla del pianto adorato
Nel mio petto ravviva l’amor.)
Amneris.
(Quali sguardi sovr’essa ha rivolti!
Di qual fiamma balenano i volti!
E a tal sorte serbata son io?
La vendetta mi rugge nel cor.)
Il Re.
Or che fausti ne arridon gli eventi
A costoro mostriamci clementi:
La pietà sale ai Numi gradita
E rafferma dei Prenci il poter.
Rad. (Al Re.)
O Re: pei sacri Numi,
Per lo splendore della tua corona,
Compier giurasti il voto mio.
Il Re.
Giurai.
Radames.
Ebbene: a te pei prigionieri Etiopi
Vita domando e libertà.
Amneris.
(Per tutti!)
Sacerdoti.
Morte ai nemici della patria!
Popolo.
Grazia per gli infelici.
Ramfis.
Ascolta, o Re— (A Radames.) — Tu pure,
Giovine eroe, saggio consiglio ascolta
Son nemici e prodi sono—
La vendetta hanno nel cor,
Fatti audaci dal perdono
Correranno all’armi ancor!

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Radames.
Spento Amonasro il re guerrier, non resta
Speranza ai vinti.
Ramfis.
Almeno,
Arra di pace e securtà, fra noi
Resti col padre Aida—
Gli altri sien sciolti.
Il Re.
Al tuo consiglio io cedo.
Di securtà, di pace un miglior pegno
Or io vuo’ darvi— Radames, la patria
Tutto a te deve— D’Amneris la mano
Premio ti sia. Sovra l’Egitto un giorno
Con essa regnerai.
Amneris.
(Venga or la schiava,
Venga a rapirmi l’amor mio, se l’osa!)
Il Re.
Gloria all’Egitto e ad Iside
Che il sacro suol difende,
S’intrecci il loto al lauro
Sul crin del vincitor!
Sacerdoti.
Inni leviamo ad Iside
Che il sacro suol difende;
Preghiam che i fati arridano
Fausti alla patria ognor.
Aida.
(Qual speme omai più restami?
A lui la gloria e il trono—
A me l’oblio— le lacrime,
Di disperato amor.)
Prigionieri.
Gloria al clemente Egizio
Che i nostri ceppi ha sciolto,
Che ci ridona ai liberi
Solchi del _atrio suol.
Radames.
(D’avverso Nume il folgore
Sul capo mio discende—
Ah no! d’Egitto il soglio
Non val d’Aida il cor.)
Amneris.
(Dall’inatteso giubilo
Inebriata io sono;
Tutti in un dì si compiono
I sooni del mio cor.)
Amo. (Ad Aida.)
Fa cor: della tua patria
I lieti eventi aspetta;
Per noi della vendetta
Già prossimo è l’albòr.
Popolo.
Gloria all’Egitto e ad Iside
Che il sacro suol difende!
S’intrecci il loto al lauro
Sul crin del vincitor!


fine dell’atto secondo.

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