Alcune lettere delle cose del Giappone/Estratto di una lettera del padre Luigi Froes

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Estratto di una lettera del padre Luigi Froes

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E S T R A T T O  D I  V N A  L E T T E R A

del padre Luigi Froes, della Cōpagnia di Gieſù

dal Giappone à 19. di Maggio del 1 5 8 1.


Alcune lettere delle cose del Giappone. Dell'anno 1579. insino al 1581, 1584 (page 130 crop).jpgL giorno della Pētecoſte verſo la ſera giunſemo ín Anacafama città celebre & popoloſa, doue per non eſſer prima mai capitato niſſuno de nostri, ſubito che ci viddero entrare, concorſero circa tre ò quattro millia perſone, alcuni gridando & facendo ſtrepito d'auanti, altri burlandoſi & ſchernendoſi del noſtro modo di vestire, altri ci ingiuriauano & malediceuano. Et piacque al ſignore, acciò più duraße la noſtra mortificatone che non ſapendo trouar la caſa del nostro albergo andaſſimo vn pezzo errādo per la città circondati da quella moltitudine. Et finalmente hauendolo pur ritrouato, hauendo il padrone commādato che ſi chiudeſſero le porte per liberarſi da quelli inſulti: fece il populo tre ò quattro volte tanta violenza, che per forza entrarono, ne ſin'à dieci hore di notte ceſſarono di battere alla porta, & alcuni anco aſceſero ſopra il tetto & lo ſcoprirono per vederci. Noi al gentilhuomo che ci albergò non ſolo rendeſsimo le gratie di buone parole, ma anco di quelle opere che da noi ſi potea, perche faceſsimo vna predica à tutta la famiglia, & inſieme à molti amici ſuoi che s'erano quiui cōgregati, & tutti moſtrarono gran cōtento in vdirci. [p. 129 modifica] [p. 130 modifica]

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E S T R A T T O  D I  U N A  L E T T E R A

del padre Luigi Froes, della Compagnia di Giesù

dal Giappone à 19. di Maggio del 1 5 8 1.


Alcune lettere delle cose del Giappone. Dell'anno 1579. insino al 1581, 1584 (page 130 crop).jpgL giorno della Pentecoste verso la sera giunsemo ín Anacafama città celebre et popolosa, dove per non esser prima mai capitato nissuno de nostri, ſubito che ci viddero entrare, concorsero circa tre ò quattro millia perſone, alcuni gridando et facendo strepito d'avanti, altri burlandosi et schernendosi del nostro modo di vestire, altri ci ingiuriavano et maledicevano. Et piacque al signore, acciò più durasse la nostra mortificatone che non sapendo trovar la casa del nostro albergo andassimo un pezzo errando per la città circondati da quella moltitudine. Et finalmente havendolo pur ritrovato, havendo il padrone commandato che si chiudessero le porte per liberarsi da quelli insulti: fece il populo tre ò quattro volte tanta violenza, che per forza entrarono, ne sin'à dieci hore di notte cessarono di battere alla porta, et alcuni anco ascesero sopra il tetto et lo scoprirono per vederci. Noi al gentilhuomo che ci albergò non solo rendessimo le gratie di buone parole, ma anco di quelle opere che da noi si potea, perche facessimo una predica à tutta la famiglia, et insieme à molti amici suoi che s'erano quivi congregati, et tutti mostrarono gran contento in udirci. [p. 129 modifica] [p. 130 modifica]