Alcune lettere delle cose del Giappone - Versione critica/Lettera annuale del P. Francesco Carrion

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Lettera annuale del P. Francesco Carrion

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Alcune lettere delle cose del Giappone - Versione critica Estratto di una lettera del padre Gregorio de Gespedes


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L E T T E R A    A N N U A L E

D E L  P.  F R A N C E S C O

C A R R I O N

dal Giappone l'anno 1 5 7 9.

Alcune lettere delle cose del Giappone. Dell'anno 1579. insino al 1581, 1584 (page 5 crop).jpg


PO I che per ordine del P. Visitatore, che quest'anno gionse al Giappone, per l'avenire si ha da scrivere una sola volta l'anno à V. P. dandole raguaglio di tutto quello, che N. S. opera per questi suoi servi inutili in tanti diversi regni; acciò le molte lettere non cagionino più tosto confusione, che chiarezza: per far questo più distintamente et con più ordine, procurerò con l'aiuto del Signore darle informatone al meglio. che si potrà di quanto s'è fatto quest'anno: prima trattando delle cose in commune, et poi descendendo a i luochi particolari.

Quanto al primo, stiamo adesso nel Giappone cinquantacinque della Compagnia, dè quali 23. ne sono Sacerdoti, et fratelli 37. parte studenti, et parte Coaiutori. In quanto à quello che tocca à nostri, universalmente parlando, siamo stati tutto quest'anno sani, eccetto alcune infirmità di poca importanza. Ha [p. 4 modifica]

ciascuno procurato conforme à quel che N. S. gli communica, corrispondere à sua vocatione, et à l'esercitio, per il quale fu chiamato à questi paesi. Alcuni attendono alla conversione de'gentili, predicando, et insegnando: altri si preparano à far il medesimo à ſuo tempo, imparando la lengua del paese, et studiando quel che bisogna: altri finalmente con l'esercitio di Marta provedono quel che bisogna alle case; procurando ogn'uno conforme al suo talento servire à N. Sig. à la Compagnia, et a l'aiuto di questa gente; vivendo tutti, per la divina gratia quieti et contenti. In quanto à quel che tocca al corpo de la Compagnia in queste parti, da tre anni in qua è notabilmente accresciuto; perciò che prima eravamo 18. et hora 55. de'quali la maggior parte è venuta dall'India, et gli altri sono stati ricevuti quà; et tra tutti sono due o tre soli Giapponesi gli altri sono Portughesi; quali vennero qui con la nave, che suol venire dalla China ogni anno. Co'l qual numero non solo crebbe l'animo, e le forze à quelli che qui stavano, ma crebbe anco molto il frutto: e si diede ordine à molte cose, quali per il gran mancamento di operarij, non si potevano cosi ben'ordinare. Si moltiplicorono più residenze, ponendo alcuni padri dove prima non erano; partendosi tra molti il peso c'haveva un solo: benche fin adesso, non si è potuto già partir si bene, che sia giusto, e proportionato à ciscuno, et con gran difficultà si potrà far mai; per cagione delli pochi operarij, che sempre ci saranno, paragonati all'opra si grande. [p. 5 modifica]

Si sono però li Padri alquanto allegeriti, et i Christiani più aiutati, et consolati; et oltre di ciò, i Padri che stavano solo per le residenze, sono stati accompagnati con grande loro consolatione et per essersi moltiplicate le residenze, i Christiani sono anco più istrutti nè le cose de nostra S. Fede.

Si è fatto anco un seminario de'nostri,nel quale stanno adesso quindeci ò sidici studenti imparando la lenga del paese; Et in due anni hanno fatto tanto profitto, che delli Padri, che ci sono stati questi duoi anni passati, molti adesso odono confessioni; Et delli fratelli alcuni stanno tanto avanti, che s'intendono benissimo con li giapponesi, e potriano confessare, si fussero ordinati; però per loro maggior profitto, vanno ancor meglio studiando la lengua con più diligenza e fervore, che mai; et in questo mentre si legge lor una lettione d'humanità. Costoro essendo ancora giovanetti, et di bello ingegno con la Dio gratia sono per fare frutto notabile, et riusciranno molto buoni operarij, per aiutare a la conversione di questi populi. Il farsi questo Seminario de nostri, fù una de le cose di più importanza, che si potesse mai fare, per aiuto de la Compagnia che stà nel Giappone. Percioche continovandosi fra pochi anni havremo molti, che sapranno la lengua, e saranno buoni operarij, et potranno predicare, et confessare, et attendere alla conversione de'gentili: essendo che fin'à quest'hora non habbiamo potuto ben supplire ne à l'uno ne à l'altro. [p. 6 modifica] Il modo di vivere de nostri in queste parti è stare in una continova peregrinatone, circondati sempre da pericoli di morte: percioche havendo ciascuna Residenza adosso di se molte chiese, e luochi, è necessario che vadano continovamente peregrinando da un luoco all'altro, visitando le chiese e li Christiani: il che non è di picciolo travaglio; particolarmente in paesi tanto freddi, con tanta neve l'inverno, et l'estate con tanti caldi e piogge; oltre di ciò essendo tutto'l Giappone inviluppato e pieno di tante guerre, e mutationi, che non stà mai in un medemo stato. Nel mezzo di tanti nemici, et di tante persecutioni, che si vanno imaginando i Bonzi, et altri gentili, ci troviamo alle volte molto alle strette, cosi per mare come per terra di nemici, e di ladri: in luochi di tante falsità, et calunnie, che ci appongono i gentili, et le persecutioni di fuoco, e di arme, che vanno sempre per tutto dove è guerra: che non vivono i nostri quasi mai queti, et riposati: vedendosi ben ispesso circondati dalla morte d'ogni canto. Con tutto ciò N. S. con sua divina providenza li guarda, e conserva: e questo è puramente opera di Dio, essendo che li Giapponesi fanno tanto poco caso di uccidere un'huomo di qualsivoglia stato, quanto fariano di uccidere tante formiche; et perciò la maggior parte di loro morono à fil di spada. Tuttavia ancorche molte volte i nostri si vedano nelle mani de'nemici, fin à quest'hora non ha permesso il Signore che si sfodrasse pur una spada sopra di loro. Et questo avviene, ò perche noi non la [p. 7 modifica]

meritiamo, ò che ci custodisse Iddio N. S. per la gran necessitâ, che vi è di operarij in questi paesi: ò per ventura ci serba la corona per altro tempo insieme con molti altri. Quello di che dovemo noi dare più gratie à Dio, et in che manifestamente si vede, questa opera esser sua, è, che passando i nostri sempre per tanti travagli, e pericoli in un paese tanto inquieto; nel qual è necessario mutar affatto la propria natura, et in quanto al vitto, et in quanto alli costumi; essendo il modo di vivere di quà molto diverso da quello di Europa; tuttavia N. S. ci aiuta tanto, che tutti i nostri vivono quieti, e consolati con molta pace, et carità tra loro; et con grand'amore, et obedienza à li Superiori. Et questo basti, in quanto à quel che tocca à lo stato, et vita de'nostri. Circa le cose del Giappone, è questa terra tanto inquieta, per le continue guerre, et mutationi de'stati, che vi sono; che veramente vi e grandissima confusione; Et ben pare che stà sopra di essa la spada della divina giustitia, castigando li tanti et si gravi peccati, che sono tra questa gentilitâ: percioche stà sempre il paese così sottosopra, che non stà mai nel medemo stato: e pare che'l tutto stia pendendo per un filo; perche chi hoggi è gran Signore, domani sarà niente; et dove hora si stà in quiete et pace, da quà à poco sarà tutto perturbato: il che non e piccolo travaglio e disturbo per la conversione d'Infideli, et per la conservatione delli già Christiani, et di gran discontento de'nostri. Perche molte volte quando stanno per racorre il frutto delle fatiche di [p. 8 modifica]

gran tempo; all'improviso si leva una tempesta, che disfà il tutto, disturbando conversioni grandissime, che stauano per maturarsi; et alle volte la tempesta è si grande, che basta per rovinare quello che era già edificato. Si levano tal'hora tali persecutioni contro li Christiani, che bastano a far cadere i deboli, et per far sopportar grandi tormenti anco a valorosi. Et benche questo l'habbiamo veduto molte volte nel Giappone, è però stato molto più quest'anno, nel quale per tutto vi sono tante guerre, quante gia mai ce ne fussero da molti anni in qua: e stando li nostri con gran contento, e speranza; si viddero in un tratto caduti in gran disgusti. Et fin adesso le cose non sono al tutto quiete, ma dipendono dal fine di queste guerre; dal quale conforme a chi restera vittorioso, si hà da sperare, o gran frutto nella conversione, è pace della Christianita; ò grandi persecutioni e tribulationi contro di quella.

Ha da sapere vostra P. che tutto'l Giappone, che contiene in se sessantasei regni piccioli, sta diviso in tre Isole, ò in tre parti principali. La prima contiene in se cinquantatre regni, dove sta la Citta di Meaco, capo di tutto'l paese, e la più nobile, e principale. Tra molti Signori e Re di quelle parti, ve ne sono due particolarmente i più potenti di tutti gli altri. Il primo si chiama Nobunanga, qual è adesso Signor del Meaco, et di altri vintiquattro overo vintisei regni. Il secondo, e il Re di Amangucci, che si chiama Mori, [p. 9 modifica]

qual è anco Signor di altri dodici regni, o tredici. Tra questi duoi Signori, et loro seguaci, vi regna adesso crudelissima guerra, pretendendo ciascuno di loro rovinar l'altro, e restar padrone del tutto. Questo Nobunanga con suoi figliuoli favorisce molto i nostri; et all'incontro Mori è crudel nostro nimico, di modo che vincendo Nebunanga, si spera gran profitto ne la conversione: ma si dubita, di tutto'l contrario vincendo Mori; e pare che gli Padri, e la Christianità ha da patire grandi travagli in quelle parti. E benche Nobunanga fin' adesso (come a suo luoco si dirà) vada molto vittorioso, e prospero: tuttavia per esser nel Giappone tante mutationi, e tradimenti, il fine della guerra è tanto incerto, che potriano haver vittoria anco i nemici.

La seconda parte ne la quale si divide il Giappone si chiama Ximo, che contiene in se nove regni, et quantunque ancor quivi siano molti Signori pero il principale di tutti e il Re di Bungo, qual era Signor assoluto di cinque regni, et haveva gran possanza in tuti gli altri. Contra di costui, per haver perduto in una giornata campale doppo d'esser già fatto Christiano, come diremo a suo luoco, si levo si grane guerra in tutti i suoi regni, alzandosi contra di lui un Signor del regno di Figen chiamato Risoij, che si trova adesso il Re di Bungo molto alle strette. Si levò ne l'istesso Bungo contra li nostri si crudele persecutione, che mancò poco non fussero tutti ammazzati; ne [p. 10 modifica] [p. 11 modifica] [p. 12 modifica] [p. 13 modifica] [p. 14 modifica] [p. 15 modifica] [p. 16 modifica] [p. 17 modifica] [p. 18 modifica] [p. 19 modifica] [p. 20 modifica] [p. 21 modifica] [p. 22 modifica] [p. 23 modifica] [p. 24 modifica] [p. 25 modifica] [p. 26 modifica] [p. 27 modifica] [p. 28 modifica] [p. 29 modifica] [p. 30 modifica] [p. 31 modifica] [p. 32 modifica] [p. 33 modifica] [p. 34 modifica] [p. 35 modifica] [p. 36 modifica] [p. 37 modifica] [p. 38 modifica] [p. 39 modifica] [p. 40 modifica] [p. 41 modifica] [p. 42 modifica] [p. 43 modifica] [p. 44 modifica] [p. 45 modifica] [p. 46 modifica] [p. 47 modifica] [p. 48 modifica] [p. 49 modifica] [p. 50 modifica] [p. 51 modifica] [p. 52 modifica] [p. 53 modifica] [p. 54 modifica] [p. 55 modifica] [p. 56 modifica] [p. 57 modifica] [p. 58 modifica] [p. 59 modifica] [p. 60 modifica] [p. 61 modifica] [p. 62 modifica] [p. 63 modifica] [p. 64 modifica] [p. 65 modifica] [p. 66 modifica] [p. 67 modifica] [p. 68 modifica] [p. 69 modifica] [p. 70 modifica] [p. 71 modifica] [p. 72 modifica] [p. 73 modifica] [p. 74 modifica] [p. 75 modifica] [p. 76 modifica] [p. 77 modifica] [p. 78 modifica] [p. 79 modifica]