Alle origini di una teoria economica della politica/Capitolo1/Paragrafo1 1

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Paragrafo 1.1: L'approccio “neoclassico” ai problemi della Finanza pubblica

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Nel corso della seconda metà dell’Ottocento nella Scienza economica si afferma progressivamente la supremazia metodologica del "marginalismo": il criterio fondamentale per spiegare le scelte economiche individuali diviene quello dell’utilità marginale dei beni di consumo. Alla fine del XIX secolo, in Italia, l’analisi marginalista, trova non facile diffusione in un paese la cui cultura filosofica e sociale non era permeata come in Gran Bretagna dall’individualismo di natura benthamiana. Se pur in ritardo, la rivoluzione marginalista trova successivamente, nel nostro paese, un suo spazio di applicazione nello studio del comportamento dello Stato, prima che in quello dei soggetti economici privati, come invece era accaduto in Gran Bretagna: si apre così la via allo sviluppo dell’approccio "neoclassico" alla Finanza pubblica. Gli obiettivi dell’Economia pubblica sono ora individuati con lo stesso criterio che regola l’allocazione dei beni sul mercato: l’utilità del consumatore guida l’orientamento delle risorse e la massimizzazione dell’utilità richiede anche la fornitura di beni che il mercato non è in grado di offrire, ovvero beni che può solo offrire in quantità non efficiente (beni pubblici) e a cui lo stato deve dunque provvedere (Di Majo, 2003:23-25). I beni pubblici che scaturiscono dai fallimenti del mercato non sono diversi da quelli che Adam Smith e la tradizione "classica" facevano rientrare fra i compiti dello stato (principalmente la difesa, la giustizia, l’ordine pubblico e le grandi opere pubbliche1). Viene però ora identificato un criterio generale tramite cui individuare i beni pubblici: un approccio positivo, e non più normativo, alle funzioni dello stato. Naturalmente, l’inesistenza di un mercato di un tal genere di beni comporta che la quantità da produrre sia decisa per mezzo di un processo politico che, in democrazia, è caratterizzato dal voto degli elettori o dei loro rappresentanti eletti (Di Majo, 2003:16-17). Un gruppo eterogeneo di studiosi italiani (tra cui Pareto, Pantaleoni, Puviani, Conigliani, De Vita, Loria, Montemartini), tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, contestò l’approccio "neoclassico" che ancora oggi rimane prevalente nell’Economia pubblica. La contestazione ebbe tra le sue motivazioni la constatazione che «lo Stato non è al di sopra e al di fuori degli individui che lo compongono (Barone, 1937:7)»2, e che le scelte collettive non riflettono le preferenze individuali dei cittadini che votano, ma quelle di gruppi o classi dominanti che perseguono fini individualistici di soddisfazione dei propri bisogni e desideri (Di Majo, 2003:28-31).3 Nel frattempo prese avvio un processo di crescita della spesa pubblica e di estensione dei compiti economici dello stato che durò per circa un secolo, portando in rapporto spesa pubblica/PIL dei paesi industrializzati dal 10-15% al 40-50%. Tutti gli schemi di analisi economica cercarono di dare spiegazione ad una tale crescita, con interpretazioni differenti a seconda del paradigma utilizzato. La forte crescita di risorse, che passa attraverso i bilanci pubblici, è soggetta ovviamente a criteri di scelta economica di tipo collettivo. Ciò portò ad accrescere l’attenzione della teoria della Finanza pubblica ai meccanismi di decisione collettiva, ponendo le basi per la nascita di una nuova scuola di pensiero che va sotto il nome di Public choice (Di Majo, 2003:29).

Note

  1. Smith (2007:860).
  2. Continua Barone «[Lo Stato] non ha scopi propri da conseguire, non ha missioni proprie da compiere. Ha quelle missioni e quegli scopi che i consociati, o meglio le classi politiche prevalenti, gli assegnano secondo i luoghi o i tempi, credendo, o facendo credere, che tale attribuzione sia socialmente utile».
  3. Sia Duncan Black che James M. Buchanan considerano questo gruppo di studiosi italiani come iniziali ispiratori dell’approccio di Public choice successivamente sviluppatosi nel corso degli ultimi decenni di questo secolo.
    • «The theorizing of the book grow out of a reading of the English political philosophers and of the Italian writers of Public Finance» (Black, 1987:xi).
    • «My initial interest in the Italian scholars was provoked by their general recognition of the necessary relationship between the public economy and the political structure» (Buchanan, 1999:19).