Alpi e Appennini/I valichi alpini (2)
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I VALICHI ALPINI
IV.
Nell’incominciare la nostra rivista viene spontanea la domanda: qual è il primo colle delle Alpi Occidentali? e dove queste hanno principio? La è una questione un po’ controversa, che si dibatte da secoli, fra le principali autorità geografiche e militari. Plinio e Strabone, nonchè qualche geografo moderno, ponevano il principio dell’Appennino al Colle del Pouriac, ad Ovest del Col di Tenda, tra le sorgenti della Stura di Cuneo a Nord e della Tinea (affluente del Varo) a Sud, nel qual punto la direzione da Nord a Sud della gran catena, volge bruscamente a Levante. Tal fatto però non basta a crear una logica divisione, giacchè l’altezza media delle maggiori sommità si conserva prossima ai tre mila metri tanto prima che dopo il detto colle, e la giogaja principale continua fino alle sorgenti del Tanaro col medesimo carattere grandioso, alpino per antonomasia, colla stessa potenza di contrafforti. Da questo limite troppo occidentale delle Alpi saltiamo all’altro, che pecca in senso opposto, cioè al monte Gottero tra le sorgenti del Taro, della Vara e della Magra. Tale fu il parere di Vetruvio, Pomponio Mela e d’altri, ma è meno ancor accettabile del precedente, includendosi nelle Alpi gran tratto dello stretto e depresso Appennino Ligure, i cui caratteri ed aspetto son diametralmente opposti a quelli notorii delle Alpi. L’Alberti vuole per confine il passo di Altare, fra Savona ed Acqui, e con lui stanno le autorità poderose di Napoleone Iº, del generale Mezzacapo, del Malte-Brun, del Balbi, ecc.: ma, nè a detto giogo, nè ad altro monte vicino allo stesso (l’Amati adotta il monte dello Schiavo) fra Savona e Vado, si possono logicamente spinger le vere Alpi. Non abbiamo qui difatti mutamento sensibile nella direzione SW-NE della catena ligure: i caratteri fisici esterni sono analoghi fra gran tratto della giogaja precedente e quella successiva, e non è vero che il giogo d’Altare o Cadibona (490 metri) segni la massima depressione dello spartiacque in questa regione, arrivando quello dei Giovi a soli 469 metri. L’altezza media a ponente del colle Cadibona è su per giù la stessa che a levante, anzi da questa parte l’Appennino si alza più rapidamente che non dall’altra.
Certo conveniva al gran Napoleone estendere fin a questo giogo, celebre per il suo passaggio nel 1796, il dominio strategico delle Alpi marittime, considerando magari gran parte della Riviera di ponente quale continuazione della Francia, ma questa non è una solida ragione geografica. Nè lo è di più quella di assegnar per divisione delle due catene il colle di Tenda, di cui fra poco parleremo: colà non abbiamo nè brusca inflessione nell’asse della catena, nè cambiamento di aspetto fisico di essa e dei contrafforti, e neppure una diminuzione d’altezza a levante dal medesimo, giacchè in tal direzione il monte Cassino passa i 3000 metri, su per giù come il monte Clapier ed il monte Mercantour dall’altra banda. Anzi il colle del Tanarello, più orientale di quello di Tenda, lo supera in elevazione, toccando i 2063 metri: nulla riscontriamo dunque di saliente e decisivo nel prefato colle per assegnarlo come Dio termine delle Alpi marittime, nelle quali all’opposto è rinchiuso. Lo Zuccagni-Orlandini mette per ultima vetta delle Alpi il monte Gotero (1704 metri), a SE di Ornea e per prima dell’Appennino il Settepani (1386 metri), distante 17 chilometri ad E del precedente, fra i quali corre un tratto livellato sui mille metri: ma è un confine troppo lato e mal sicuro, ed è insufficiente a creare il distacco la differenza di altezza fra quelle due vette essendovene lì vicino altro ben più marcato. Così il monte Fronte, (2146 metri) un po’ a Sud delle origini del Tanaro, è seguito dai monti Densa ed Escia, inferiori ai 1500 e dal Colle di Nava (948 metri), ed allo stesso Settepani segue il monte Lecco, alto soli 948 m. e così via. Taluno volle basarsi sulle differenze geologiche, ma questo poco giovano, predominando laggiù, in entrambe le catene contigue, le più svariate forme di calcari con giacimenti granitici saltuarii, senza nitide e permanenti mutazioni in un qualsiasi punto; è un intreccio complesso di formazioni, che malissimo si presta alla soluzione del nostro problema, puramente geografico.
A noi pare di gran lunga più logica ed accettabile sotto ogni rapporto la seguente soluzione, accolta in parte dal Dizionario Geografico d’Europa del prof. Vincenzo De Castro ed in quello degli Stati Sardi del prof. G. Casalis, e sviluppata in modo completo e con larghezza di solidi argomenti dall’Avv. P. Canepa in una Memoria edita a Genova nel 1878. Le Alpi Marittime del giogo dell’Enchastraye o Pouriac (sorgente della Stura di Cuneo) mantengono la direzione prima da NW a SE, poi da W ad E pressapoco, fino al Monte Cassino (circa 3100 metri) prossimo alla sorgente del Tanaro.
In questo tratto si hanno altezze non poche superiori ai 3000 metri ed una complessiva grossezza costante nei contrafforti prossima ai 60 chilometri: niente è dunque mutato nel carattere alpino dal Pouriac al Monte Cassino rispetto al tratto precedente dal Viso al Pouriac, malgrado l’inflessione a SE che la cresta principale subisce a questo colle. Giunti al Monte Cassino un brusco mutamento nella direzione dello spartiacque generale la fa piegare nettamente a Sud per 15 chilometri fino al Monte Saccarello, che si trova sullo stesso Meridiano del Cassino alto su per giù 2100 metri, ossia mille meno del precedente. A questo punto una nuova e repentina direzione fa riprendere alla catena principale un cammino medio costante, sebbene ondulato, da SW a NE, che conserva fin presso i Giovi. Il tratto adunque fra il Cassino ed il Saccarello serve di giuntura tra le Alpi Marittime ed il primo tronco dell’Appennino Ligure e perciò noi riteniamo che quelle cessino al primo di detti monti e questo cominci al secondo. Tutto difatti cambia dopo il Saccarello: l’altezza digrada tosto dai 2150 metri del vicino Monte Fronte ai 1700 dal Monte Galero, ai 1400 metri del Monte Carmo e Settepani ed agli 823 dal S. Giorgio: per trovar ancora i 2000 convien portarsi all’Appenino centrale. A ponente del Monte Cassino nessun giogo è sotto i 1800 metri, le nevi persistono lunghi mesi, malgrado il vicino mare, come vedremo pel Colle di Tenda; e questo, il più basso nelle Alpi Marittime, tocca pur i 1877 metri. Dal Monte Saccarello in avanti verso l’Est avvien l’opposto: spariscono affatto le nevi perpetue, e poco appresso al medesimo monte abbiamo il Colle di Nava, alto solo metri 955; seguono quello di S. Bernardo (1006), dei Settepani (850), di Altare (490), della Bocchetta (780), di Montenotte (715), de’ Giovi (469), ecc.; siamo ben lungi dalle quote dei più modesti passi Alpini e solo nell’Appennino Toscano se ne hanno sopra i 1000 metri.
Per di più la grossezza della catena e sue appendici, che era 60-80 chilometri fino alla sezione Ventimiglia-Boves, si riduce ad un tratto fra 34 e 24 chilometri in quella Albenga-Garessio, Vado-Ceva, Savona-Spigno, Voltri-Ovada, ecc.; ed il picco acuminato a sega, lo Spitz caratteristico delle Alpi, cede il posto a profili tondeggianti, monotoni, a larghe ondulazioni.
A taluno la questione può sembrare bizantina, di sole parole, giacchè il nome generico di Alpi si prefigge ad altre giogaje fuori del grand’arco dal Nizzardo al Quarnero, avendosi le Alpi Bernesi, Apuane, Salisburghesi, Dinariche, Transilvaniche ecc. dentro e fuori d’Italia. Ma in tutte queste il prefìsso Alpi equivale a catena di Monti e non ha significato se togliamo il qualificativo regionale susseguente. Qui si tratta invece di fissar bene i limiti approssimati di quelle che i Romani per eccellenza chiamarono Alpes e noi Alpi, i Francesi Les Alpes, i Tedeschi Die Alpen, gl’Inglesi Alps, ecc.; dal lato occidentale ci sembrano abbastanza buone le ragioni sovra esposte per fissarne il termine al M. Cassino, talchè la Roja sarebbe l’ultima valle Alpina e quella del Tanaro la prima Appennina. Maggior accordo troviamo nell’assegnar il termine orientale delle Alpi Giulie, collocato da lutti presso il Quarnero od al Monte Bittoray (1383 metri) od al Monte Maggiore (1338 metri.) In queste ultime si hanno è vero le sensibili depressioni del Tarvis (869 metri) e del Carso, i cui valichi stanno fra i 525 ed i 700 metri, ma la media altitudine è pur sempre di oltre 1000 metri e troviamo le vette non ispregievoli del Monte Maugert (2679 metri), del Monte Vochu (2610 metri) e del Monte Terglou (2861 metri); lo sviluppo dei contrafforti è non piccolo dal versante italiano, poderoso assai su quello tedesco-slavo e l’aspetto fisico, il clima, la vegetazione sono ben più somiglianti a quelli delle maggiori Alpi che non dell’Appennino.
Ed ora che il Dio Termine, più equo a parer nostro, venne stabilito alle estremità opposte della gigantesca frontiera naturale d’Italia, muoviamo sollecito il passo da quest’ultimo angolo dove si fondono le nazioni sorelle, Italiana e Francese, e dirigiamo i passi nostri al primo valico Alpino, al colle storico di Tenda.
- Testi in cui è citato Gaio Plinio Secondo
- Testi in cui è citato Strabone
- Testi in cui è citato Marco Vitruvio Pollione
- Testi in cui è citato Pomponio Mela
- Testi in cui è citato Leandro Alberti
- Testi in cui è citato Napoleone Bonaparte
- Testi in cui è citato Luigi Mezzacapo
- Testi in cui è citato Conrad Malte-Brun
- Testi in cui è citato Adriano Balbi
- Testi in cui è citato Amato Amati
- Testi in cui è citato Attilio Zuccagni-Orlandini
- Testi in cui è citato Vincenzo De Castro
- Testi in cui è citato Goffredo Casalis
- Testi SAL 75%
- Testi di Edoardo Pini