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Alpi e Appennini/I valichi alpini (2)/V. Il colle di Tenda

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Edoardo Pini

I valichi alpini (2) - V. Il colle di Tenda ../../I valichi alpini (2) ../../Sul ghiacciajo IncludiIntestazione 1 settembre 2025 75% Da definire

I valichi alpini Sul ghiacciajo

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V.


Il Colle di Tenda.


Il viandante che dall’incantevole littorale nizzardo volge i passi a Greco, risalendo le ultime pendici delle Alpi Marittime, per passare attraverso a queste nel sottoposto altopiano subalpino, è colpito dal profondo contrasto fra la vegetazione tropicale dei cedri di Monaco, delle palme di Bordighera, a quella severa e fredda dei larici ed abeti alpini. Nell’inverno poi percorrendo in senso opposto il Colle di Tenda (quando le bufere di neve lo permettano) il salto fra l’aspetto dei due paesi è ancor più sentito: le valli di Cuneo son tutte ingombre di neve sino a tarda primavera; i celebri loro castagneti, spogli del ricco e verde fogliame, che tanto belle rende in estate le pendici prealpine d’Italia, si drizzano come nudi scheletri, cedenti sotto il peso della neve; tutto è morte. Al di là della grande giogaia la scena muta, la vita è in pieno rigoglio ed oltre al modesto colle di Sospello si entra nel regno incantato dell’eterna primavera. E questo singolare carattere climatologico, è comune a tutte le Alpi Marittime ed all’Appennino Ligure, che regalano un clima jemale siberiaco al versante nord, anzi a quasi tutta la valle del Po, impedendovi l’afflusso delle tepide correnti mediterranee, laddove queste accarezzano senza interruzioni le beate riviere liguri ed i non meno beati possidentes, che a torme vi accorrono d’ogni parte del mondo.

Grandissima è l’importanza strategica di questo passaggio, disputato dagli aborigeni ai Romani, da questi fortificato sotto l’imperatore Probo, più tardi preso e munito dai Saraceni, sbarcati a Frassinet, invano attaccato (così la tradizione locale) dalle milizie del Barbarossa. I più celebri fatti d’arme svoltisi colà son quelli dal 1792 in poi, allorquando le milizie francesi, preso e distrutto il forte di Saorgio dopo ripetuti attacchi, indarno tentarono di passar il colle di Tenda, lo che persuase più tardi il Bonaparte a penetrar nella Repubblica di Genova e forzare il ben più agevole e depresso valico di Cadibona. Forse per questo fatto egli incluse nelle Alpi Marittime il tratto di spartiacque generale fra questo varco e le sorgenti del Tanaro, pel solo motivo che esso fa parte dello stesso sistema strategico difensivo delle Alpi Marittime: ma noi già esponemmo ragioni ben più forti per aggregar all’Appennino ligure la catena principale da Altare alle origini del Tanaro.

Secondo la divisione da noi adottata il Colle di Tenda è l’ultimo carreggiabile delle Alpi non avendosi in queste ad occidente del medesimo che la mulattiera secondaria del Tanarello (2150 metri), da Tenda all’alto Tanaro: il primo passo Appennino sarebbe quello di Nava, (950 metri).

Oggidì pure il nostro Stato Maggiore ha gli occhi aperti su quell’importantissimo giogo, specialmente dopo la cessione della Contea di Nizza alla Francia, che viene ad occupar un breve tratto del medio corso della Roja: la linea di questa fu validamente munita da Ventimiglia alle somme Alpi e nell’estate su queste si agguerriscono a difesa della nostra frontiera le brave Compagnie Alpine. Ed anche commercialmente questo passo è di non lieve [p. 110 modifica]giovamento, agevolando le transazioni del Piemonte colla Francia Meridionale ed il passaggio dei numerosi operai che da quello si recano in questa, tantochè dopo lunghe aspettative l’ambita ferrovia, da lungo in progetto, fu accordata dalla legge 18 Luglio 1879 ed assegnata alla 2ª Categoria per una lunghezza di 76 chilometri, da Cuneo a Ventimiglia, tutto in territorio italiano. Ed è desiderabile che agli studii e lavori preliminari tenga dietro la sollecita esecuzione dell’arteria destinata a colmare l’ampia lacuna, che dal Cenisio va alla ferrovia di Altare-Savona, a sviluppar il lavoro industriale e siderurgico nelle valli della Roja e della Vermanagna, nonchè a render più attivi i traffici di mercanzie ed il passaggio di forestieri fra la valle del Po e la Provenza, regioni attivissime per industria, ricche di prodotti agricoli svariatissimi e visitate da gran numero di touristes. Tanto più è indispensabile la ferrovia durante l’inverno, in cui per lunghi mesi il Colle di Tenda è reso impraticabile od almeno assai pericoloso per l’enorme quantità di neve, che vi si accumula e le valanghe disastrose, malgrado la bontà della strada ed i recenti lavori di lunghe gallerie di riparo nei passi più elevati ed esposti. Ricordo, se memoria non falla, che una fra le numerose e terribili valanghe, cadute nello scorso inverno nelle Alpi del Piemonte, chiuse parecchi operaj in una galleria, dalla quale poterono a mala pena uscir estenuati, tre sui cinque sepolti, dopo lungo lavoro e coll’ajuto di molti accorsi.

Nell’estate invece è una delle più belle escursioni, unica nel suo genere per la sopra esposta grande varietà nel clima e vegetazione dei due versanti, fra i quali corre un divario non minore, senza esagerazione, di quello naturalmente creato da una differenza in latitudine di circa 10 gradi. Il senso preferibile di percorrere la non breve tratta (139 chilometri) è quello da Cuneo a Nizza, sì per la maggior elevazione del punto di partenza, la brevità relativa della salita ed i magnifici quadri prospettici che si spiegano a chi scende verso il mare. Noi, coerenti alla divisa dell’Excelsìor, saliremo invece dal mare fino ai (1877 metri) del sommo giogo.

La strada, uscendo a Greco di Nizza, risale per alcuni chilometri l’amena valle del Paglione, traversando i villaggi di Trinité-Victor e Drap, indi abbandona il torrente e sale a Scarena (19 chilometri da Nizza), borgata di 2000 ab., posta su dolce declivio a 336 metri, in campagna ricca d’ogni splendido prodotto meridionale. In seguito la strada sale per una contrada sterile, deserta, seminata di blocchi di roccie accatastati in forme strane, fino al Colle di Braus, a 1290 metri sul mare, da cui si ridiscende rapidamente alla ricca ed industre cittadella di Sospello, (358 metri,) posta al confluente del Merlanzone e del Berera, tributarii della Roja, che forniscono forza motrice ed ottime trote: in questo bacino allignano tutti i prodotti della zona temperata, compresovi il gelso, la vite e l’oliva. Essa dista 41 chilometri da Nizza, contiene circa 4000 abitanti, laboriosi ed agiati: nel medio evo si resse prima a comune autonomo, come tutti i paesi che son qui mentovati, poscia divenne feudo or dei Conti di Ventimiglia, or della casa d’Angiò regnante in Provenza, finchè, stanca di lotte continue, indifesa contro gli assalti nemici, nel 1388 passò per dedizione spontanea sotto il dominio di Amedeo VII di Savoia, contemporaneamente a tutto il resto della Contea di Nizza. Molto ebbe a soffrire nei fatti militari impegnatisi fra gli Austro Sardi ed i Francesi nel periodo 1792-94. Una nuova strada conduce direttamente da Sospello a Mentone (22 chilometri) per il colle della Guardia, al cui sommo è praticato un tunnel di 80 metri, e presso il quale è scavato su un picco a 771 metri, il forte antico di Castellon, visibile anche dal Colle di Braus. Tutta questa regione gode aria saluberrima ed è largamente fornita di ottime acque, nè mancano le ricchezze minerali, giacchè nei contorni di Sospello si cavano [p. 111 modifica]gesso, calce e minerale di ferro. La nostra via torna qui a salire fino al colle di Brouis (875 metri), al sommo del quale si scorge per l’ultima volta azzurra e brillante nappa del Mediterraneo. Si discende rapidamente nella valle della Roja a Giandola (381 metri) villaggio posto in sito grandioso al piede di alte pareti di schisto; a destra, più in fondo, la borgata di Breglio colle rovine del castello di Trivella.

La strada risale la stretta valle della Roja e perviene a Saorgio, borgata di 3500 ab., costruita a scaglioni sopra un dirupo a destra del torrente, incassato in una formidabile stretta a pareti verticali. In alto, a 502 metri sul mare, si trovano le rovine di uno dei tre castelli posti a difesa del defilè: presi una prima volta ed ingranditi dai Francesi nel 1713, lo furono per una seconda nel 1792 dalle milizie repubblicane del Generale Rusca, il quale fece saltare in aria questi forti, per lungo tempo creduti inespugnabili. Le campagne di Saorgio offrono in abbondanza insieme i prodotti meridionali ed alpestri; nei suoi dintorni si rintracciarono avanzi romani e sopra un monte vicino trovasi un laghetto, della periferia di 1500 metri, le cui acque sono nere forse in causa della grande profondità. La valle si restringe a tal punto che la strada e la Roja trovano a mala pena il passaggio, attraverso enormi macigni: dovunque le roccie lasciano uno spazio coltivabile, sorgono piccoli villaggi alpestri.

La vegetazione meridionale sparisce a Fontana (69 chilometri da Nizza), dopo cui si passa la frontiera Italiana. Salendo ancora per 8 chilometri si raggiunge a destra della Roja l’antica Certosa di S. Dalmazzo, oggi trasformata in ottimo e frequentato stabilimento idroterapico: di là in breve si perviene a Tenda (81 chilometri), borgata importante di circa 3000 abitanti, che giace a 817 metri sul mare fra pascoli ricchi e foreste magnifiche di abeti; sterile si fa da questo punto il terreno, solo adatto alle colture silvestri e prative, tantochè alla cima del colle l’avena impiega 14 mesi per dare uno scarso frutto: copiose sono le piante d’uso farmaceutico. Una miniera di piombo argentifero è scavata sulla montagna detta del Bosco a 500 metri sopra Tenda; anche qui abbondano altri minerali e pietre da costuzioni. Sopra un dirupo spiccano tuttodì le rovine dell’antico castello distrutto dal generale Lefevre nel 1690, già posseduto dai conti di Ventimiglia; da questo casato uscì la virtuosa e sventurata Beatrice di Tenda, giustiziata nel castello di Binasco per ordine del geloso e rapace marito Filippo Maria Visconti.

Malgrado i reboanti nomi di Royal ed Impèrial, assai modesti sono i due piccoli alberghi di Tenda, talchè convien sempre al torista prender alloggio a S. Dalmazzo malgrado i prezzi piuttosto alti in piena stagione. All’imbocco della Val della Miniera o Vallauria, affluente della Roja, si possono visitare i piccoli laghi delle Meraviglie, ed i disegni, indecifrati e misteriosi, scolpiti sulle roccie che loro sovrastano. La contea di Tenda appartiene al ducato di Savoia dal 1575 in forza di uno scambio di altre terre nella valle della Bresse e del Bugey, cedute da Emanuele Filiberto alla contessa Renata, moglie di Carlo di Lorena: fu un’acquisto prezioso per la difesa del Piemonte e lo è tutt’ora, dominando con tutte le alte valli della Roja, della Vesubia, ecc., il sottostante territorio nizzardo, ceduto, come ognuno sa, alla Francia nel 1860.

La strada postale s’inerpica tosto a Nord di Tenda nell’erta valle della Roja sugli aridi ed imponenti fianchi delle Alpi mediante 69 curve, sovrapposte con magnifici effetti di prospettiva: parecchi rifugi s’incontrano di qua e di là del colle ed alla sommità di questo (1877 metri) si ha pure un modesto ricovero, proprietà dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Meravigliosa è la vista che di là si gode sulle sottostanti valli a mezzodì e sulla catena [p. 112 modifica]alpina dall’Iseràn al Rosa, specialmente al levar del Sole: il monte Viso non si scorge che poco più in basso, presso la quarta cantoniera, sul versante nord. La via scende ripidissima con giravolte pericolose in certi punti, seguendo il corso del torrente Vermanagna. Qui siamo in un altro mondo, alpino e nordico per eccellenza, impervio da novembre ad aprile per le nevi accumulate in quantità enormi, per la violenta ridda dei venti contrarii di borea e mezzodì, e per le frequenti valanghe; queste distrussero nel 1540 la sottostante grossa borgata di Limone (1118 metri). Giace questa al piede dell’ardua discesa, in un bacino fresco e delizioso di verdeggianti pascoli e ricchissime foreste, rallegrato da pingui e numerosi armenti; conta circa 3000 abitanti, dista 129 chilometri da Nizza e soli 28 da Cuneo ed ivi risiede la dogana italiana: verso NW a sinistra torreggia imponente il Monviso. Anche Limone ebbe molto a soffrire dalle invasioni dei Saraceni, Francesi e Tedeschi, dai quali fu saccheggiata barbaramente.

Dopo Limone la valle della Vermanagna si allarga ed addolcisce nel pendio, presentando ora nude roccie, ora pendici boscose: nella discesa incontriamo i villaggi di Vernante, Robilante e Roccavione, finchè presso Borgo S. Dalmazio si raggiunge il confluente della Vermanagna col Gesso, torrente che si getta nella Stura presso Cuneo. Questa città è congiunta col grosso ed industre comune di Borgo S. Dalmazzo (4500 abitanti), mediante una tramvia a vapore (40 chilom.) attraverso una campagna lievemente ondulata, assai ricca di viti e gelsi. Assai breve quindi è la zona alpina del Colle di Tenda alla pianura, non più di 25 chilom. e con un salto di circa 1400 metri, essendo quel borgo poco più elevato di Cuneo, che trovasi a 457 metri sul mare. Vedremo ripetersi pur troppo questo fatto su gran parte del versante italiano delle Alpi, sopratutto nelle occidentali, con grande svantaggio per la comodità e sicurezza delle strade e ferrovie alpine, nonchè dei paesi, sempre esposti ai terribili disastri delle valanghe: informino i recenti lutti delle valli piemontesi nello scorso gennaio. Provideant consules a ristorare le malmenate foreste.

E. P.