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Alpi e Appennini/Patria e alpinismo

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Giuseppe Corona

Patria e alpinismo ../Il corredo dell'alpinista ../I valichi alpini (2) IncludiIntestazione 24 agosto 2025 75% Da definire

Il corredo dell'alpinista I valichi alpini
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PATRIA E ALPINISMO



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li aspri monti furono sempre ed ancora sono l’asilo della libertà. In virtù dei loro monti i Baschi conservarono i loro antichi diritti e privilegi (fueros), ai monti devono la loro libertà alcune piccole repubbliche, ad esempio quella delle Andorre; fra i monti serbaronsi indipendenti gli Elvezii, gli Albanesi, i Montenegrini, gli Erzegovinesi ed i Circassi. E la valle d’Aosta, alla quale noi indirizzeremo i nostri passi? Con quanta forza, con quanto patriottismo, con quanta dignità, essa seppe mantenersi incontaminata da piede straniero in mementi terribili, nei quali un suo, benchè minimo, atto di debolezza, avrebbe potuto apportare innumerevoli guai all’Italia! Durante le guerre feroci e senza fine, che travagliarono il regno del Duca di Savoja, Carlo il Buono, la valle d’Aosta si mantenne, non ostante che i Francesi tentassero di penetrarvi, or colla forza, ed ora colle seduzioni, irremovibilmente inviolata. I Francesi stavano in agguato al Piccolo S. Bernardo, gli Svizzeri del Vallese la insidiavano al Grande. Ma che? La Valle d’Aosta, proclamatasi nel 1538 neutrale, si isolò dal resto del mondo, si raccolse a Stato libero, si costituì in vera nazione armata e indipendente non soffrendo l’intromissione di chichessia. I petti de’ suoi abitanti difendevano i valichi dei monti, i suoi ambasciatori trattavano direttamente col Duca di Savoja, coi Cantoni Svizzeri e col Re di Francia e il paese rimaneva rispettato e inviolato.

Ma pur troppo non fu sempre cosi! Quegli abitanti, fieri e ritti come le loro montagne, non riuscirono di continuo a sostenere l’onore e l’indipendenza della loro terra, e dovettero qualche volta soccombere, forzati dalla prepotenza del numero e delle armi. Ricorderò la discesa dell’esercito francese nel 1691 ai tempi di Vittorio Amedeo II. Fu la prima volta che i Valdostani, dopo aver compiuto veri prodigi di valore, ma disusati agli esercizi militari e ignari di ogni sistema di guerra, dovettero cedere umiliati ma non vinti. Allora la Valle fu saccheggiata, devastata: cadde nei combattimenti il fiore della sua nobiltà, le provvigioni, i raccolti, i greggi, tutto andò perduto, tutto fuorchè l’onore.

Veniamo a tempi meno lontani e portiamoci all’epoca in cui si scatenava quale orribile bufera il Terrore in Francia e Vittorio Amedeo III regnava sul Piemonte. I Francesi vollero portare la loro rivoluzione anche in Italia, e attraversala la Savoja, allora piemontese, si portarono nei pressi dell’Ospizio del Piccolo S. Bernardo. Ivi la guerra durò tre anni; cominciata in aprile del 1793, non ebbe termine che in maggio del 1796. La lotta fu terribile, strana e al Colle dell’Ospizio e al Colle Traverset. La posizione dei nostri er stupenda a e [p. 104 modifica]formidabile e fu sostenuta estate e inverno con un coraggio e una costanza a tutta prova. Quanti episodi tuttora sconosciuti avvennero lassù! Io li raccolgo con amore e spero non tarderò a pubblicarli, poichè essi formeranno certo una delle più splendide pagine della difesa delle nostre Alpi. Finalmente i Francesi, riunito il grosso delle loro truppe, attaccarono da ogni parte i nostri e li sbaragliarono e il grido nefasto: Il Traverset è preso! scese a riempire di spavento il vallone della Thuile. Ultimo a resistere con pochi prodi fu un ufficiale valdostano. I suoi soldati furono tutti uccisi, ed egli, in più parti ferito, si diè alla fuga verso il villaggio della Thuile. Arrivato al ponte detto di Serran, trovò che i primi fuggiaschi l’avevano fatto saltare. I nemici l’inseguivano accaniti e pochi passi lo separavano da essi. Allora Morte per morte! gridò il valoroso e, diede un colpo di sprone al cavallo. Il cavallo si slanciò, toccò coi piedi davanti la sponda opposta del torrente o rotolò nell’abisso col suo cavaliere!

Quanti sono i vantaggi che apporta alla patria nostra l’esplorazione delle Alpi! Esse, non ostante la loro fierezza, furono troppe volte insozzate dal piede di eserciti invasori. I predoni di ogni paese, da Annibale a Napoleone, le attraversarono ansiosi di fruire del nostro bel cielo ma più delle nostre terre e delle nostre ricchezze. Ma, ora, i tempi si migliorarono; e, le Alpi, gigantesche e maestose, abituate a specchiare i loro lembi estremi nelle azzurre onde dell’Adriatico e del Mediterraneo, si sentono più che mai felici di fissare, dall’alto delle loro vette nevose, un’Italia, già a brandelli, ed ora trionfante e stretta attorno ad una sola bandiera, sotto il governo di un solo Re liberale e forte, figlio al Padre della Patria....

Esse, non ricordano più le tempestose vicende che preconizzarono, prepararono e inaugurarono questi ultimi tempi di pace e di libertà. Diventate vero e netto confine di un’Italia fatta nazione, raddoppiarono la loro gloria, più potenti e più liberi suonano gli echi che, da esse, si staccano da rimbalzo, e più splendido è il sorriso che, un’infuocato sole, fa brillare sulle loro gelide cime.

È vero che l’alpinismo — il quale che tutti affratella — formò dei loro vertici una specie di anello di congiunzione fra popolo e popolo e, co’ suoi annuali convegni di scienza e di poesia, trasformò le loro vette in altari di alleanza confermati colle feste della pace; è vero che la scienza ha loro perforato le viscere ed ora la veloce vaporiera le attraversa trionfalmente fischiando per mescolare popoli e commerci mentre sulle loro irte giogaje arditi alpinisti italiani stringono la mano agli alpinisti stranieri i cui intenti sono ai nostri eguali, sulla cui bandiera brilla l’istesso motto: excelsior.... Ma, un doloroso ma turba il loro splendore. In tempi in cui gli umanitari vanno predicando: pace, pace, pace! ogni nazione, armandosi, e costruendo fortificazioni, e facendo spedizioni in Africa, risponde: guerra, guerra, guerra!... E noi, più di ogni altro, siamo nel pericolo di venir turbati o sconvolti da eserciti stranieri, ed ora che noi abbiamo saputo trionfalmente cacciarli, che le compagnie alpine, splendida creazione italiana che i nostri amici d’oltr’Alpi tanto ci invidiano, formano sulle nostre vette veri baluardi viventi, una nuova e terribile trincea di acciajo e di piombo, noi ci sentiamo maggiormente sicuri. E se, la dura forza delle cose, vuole imporcela, oh! suoni pure la triste e sanguinosa ora della guerra; vengano pure gli stranieri a insidiare e a sfidare i confini datici da Dio o da noi riconquistati palmo a palmo a prezzo di tanti martiri! Allora, anche gli alpinisti — molti dei quali già militano nella milizia territoriale alpina — si uniranno ai prodi alpini e, nel dì della prova, scoppierà il fulmine sull’invasore!... [p. 105 modifica]Immagine dal testo cartaceoMonte Marginato e Ingresso alla Grotta di Collepardo Immagine dal testo cartaceoCertosa di Trisulti