Amori (Marino)/45 - Trastulli estivi

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45 - Trastulli estivi

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Era nela stagion quando ha tra noi
più lunga vita il giorno
e l’ombra ai tronchi intorno
stende minori assai gli spazi suoi;
5allor che ’l sol congiunto
con la stella che rugge
dal più sublime punto
saetta i campi, e i fiori uccide e strugge;
ed era l’ora apunto
10quando con linea egual la rota ardente
tien fra l’orto il suo centro e l’occidente.

Io tutto acceso d’amoroso affetto
col cor tremante in seno
stavami in parte e pieno
15di desir, di speranza e di diletto,
gìa misurando l’ore
del mio promesso bene.
Fortunate dimore,
onde poscia il piacer doppio diviene!
20Son le tue gioie, Amore,
tanto bramate più, quanto più rare,
tanto aspettate più, tanto più care.

Quinci con mente cupida e confusa
e gelava ed ardea;
25dela finestra avea
l’una parte appannata e l’altra chiusa.
Qual suol lume che scende
torbido in folto bosco,
o qual sul’alba splende
30misto ala notte il dì tra chiaro e fosco,
con tal luce s’attende,
perché ’l rossor si celi e la paura,
vergognosa fanciulla e mal secura.

Ed ecco allor soletta a me vid’io
35venir Lilla la bella,
Lilla la verginella,
la mia fiamma, il mio sol, l’idolo mio.
Succinta gonna e breve,
quasi al più chiaro cielo
40nebbia sottile e lieve,
ombra le fea d’un candidetto velo;
onde di viva neve
le membra, ch’onestà nasconde e chiude,
eran pur ricoverte e parean nude.

45Tra le braccia la strinsi, in sen l’accolsi;
del’odorato lino
l’abito pellegrino
con frettolosa man le scinsi e sciolsi.
E benché frale spoglia
50fusse fren maltenace
a sì rapida voglia,
non fu però ch’io la sciogliessi in pace.
Sdegno, alterezza e doglia
ne’ begli occhi mostrò; pugnò, contese:
55dolci risse, onte care e care offese.

Vidi per prova allor, sì come e quanto
mal volentier contrasta
o ritrosetta o casta
vergine, e qual sia l’ira e quale il pianto.
60Falso pianto, ira finta:
ancorché pugni e neghi,
vuol pugnando esser vinta;
son le scaltre repulse inviti e preghi.
Di scorno il viso tinta,
65dar non vuol mai né tor la giovinetta
ciò che brama in suo cor, se non costretta.

Corsi ale labra e, quant’ardente ardito,
con grata allor, non grave
violenza soave
70più d’un spirto gentil n’ebbi rapito.
E la bocca divina,
pur contendente i baci,
crucciosa ala rapina,
gli prendea tronchi e gli rendea mordaci.
75Ma chiunque destina
ai baci amor, né varca oltra quel segno,
quegli è de’ baci stessi ancora indegno.

Qual mi fess’io, ciò ch’io scorgessi in lei,
poiché le falde intatte
80del’animato latte
si svelaro, o beati, agli occhi miei,
ridir né so né voglio.
Mille oltraggi diversi
da quel tenero orgoglio,
85mille ingiurie innocenti allor soffersi.
Ma, qual fra l’onde scoglio,
alcuna parte dei mio seno ignudo
dala candida man mi facea scudo.

Lentato il morso al’avido desire
90(o dolcezze, o bellezze,
o bellezze, o dolcezze)
m’apersi il varco al’ultimo gioire.
Quivi a sfiorar m’accinsi
l’orto d’amor pian piano
95e nel suo chiuso spinsi
l’ardita mia violatrice mano.
Dolce meco la strinsi,
appellandola pur luce gradita,
gioia, speranza, core, anima e vita.

100"Che fai crudel?, dicea, crudel che fai?
Dunque me, che t’adoro,
del mio maggior tesoro,
del maggior pregio impoverir vorrai?
Tu signor del volere,
105tu possessor del’alma,
a che cerchi d’avere
dela parte più vil men degna palma?
Ahi, per sozzo piacere
non curi, ingordo di furtive prede,
110di macchiar la mia fama e la tua fede?"

Tre volte a questo dir giunto assai presso
ale dolcezze estreme,
qual’uom che brama e teme,
fui de’ conforti miei scarso a me stesso,
115e, del suo duol pietoso,
il mio piacer sostenni.
Pur del corso amoroso
ala meta soave al fin pervenni,
ed al’impetuoso
120desir cedendo il fren libero in tutto,
colsi il suo fiore e de’ miei pianti il frutto.

Ala piaga d’Amor cadde trafitta
e, vinta al dolce assalto,
di bel purpureo smalto
125rigò le piume, inun lieta ed afflitta.
Io vincitor guerriero
dela nemica essangue
quasi in trionfo altero
portai nel’armi e nele spoglie il sangue .
130Così l’alato arciero
l’arsura in me temprò cocente e viva
dela fiamma amorosa e del’estiva.

Canzon, lasciar intatta
da sé partire amata donna e bella
135non cortesia, ma villania s’appella.