Antigone (Alfieri)/Atto quarto/Scena III

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Atto quarto. Scena III

../Scena II ../Scena IV IncludiIntestazione 26 gennaio 2012 50% Teatro

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Vivi innocente a scellerato Padre. 145

Creonte

Il suo furor meglio soffrir poss’iok
Che tua pietà. Quinci si tolga: vanne,
Vanne una volta: il sol tuo aspetto il Figlio
Fà traviar dal buon sentier. - Nell’ora,
Ch’io t’ho prefissa, Eurimedonte, in Campo 150
Traggasi: e v’abbia anzi che morte tomba.




S C E N A T E R Z A.

CREONTE, EMONE.




Emone

PRia dell’ora prefissa in Campo udrassi
Di me novella.

Creonte

          Anzi quell’ora io spero,
Che in se rientri Emon. Le tue minacce
I’ prevenir potria; ma più gran pegno 155
Darti vo’ del mio amor; in te, nel tuo

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Gran cor fidar, nella virtù primiera,
Che in te spenta non credo.

Emone

             Or và; sia degno
Quant'i'farò di mia virtù primiera.


S C E N A Q U A R T A


CREONTE.


BEn sò l'indole sua: più ch'ogni laccio 160
Sensi d'onore a lui son fren: gran parte
Del suo furor il mio fidar gli toglie.....
Pur potrebbe egli ebro d'amor fors'oggi
Forza tentar?...ma lieve m'è suoi passi
Spiar, deluder, rompere: di vita 165
Tolta Antigone prima, il tutto poscia,
Teseo placar, silenzio imporre al Volgo,
Riguadagnarmi il Figlio, il tutto è nulla.-
Ma d'Argìa che farò?- Guardie, si tragga
Argìa quì, tosto.- Util non m'è sua morte; 170
L'ira d'Adrasto anzi placar mi giova: