Antigone (Alfieri)/Atto quarto/Scena V

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Atto quarto. Scena V

../Scena IV ../Scena VI IncludiIntestazione 26 gennaio 2012 50% Teatro

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Troppi ho nemici già. Mandarla i' voglio
In Argo; al Padre: inaspettato dono
Gli arrecherà più gioja; e a me non poco
Così la taccia di crudel sia scema. 175




S C E N A Q U I N T A

CREONTE, ARGÌA




Creonte.

 VIeni, e m'ascolta, Argìa.... Dolor verace,
Amor di Sposa, e pio desir condotta
In Tebe t'hanno, ove il divieto mio
Romper tu sola osato non avresti....

Argìa.

T'inganni; io sola.....

Creonte.

           Or ben rotto l'avresti, 180
Ma per pietà, non per dispetto, a scherno
Del mio sovran poter; non per tumulti
Destar; l'amor ben scerno, e la pietade

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Dall’interesse, che di lor si vela.
Crudo i’ non son quel pensi; abbine in prova185
Salvezza, e libertà. Di notte l’ombre
Scorta al venir ti furo; al Sol cadente
Ti rimenino al Padre in Argo l’ombre.

Argìa.

 Eterno ad Argo già diedi l’addio;
Del morto Sposo le reliquie estreme 190
Giacciono in Tebe: in Tebe o viva, o morta
I’ rimarrommi ognor.

Creonte.

          La Patria, il Padre,
Il Pargoletto tuo veder non brami?

Argìa.

D’amato Sposo abbandonar non posso
Il cener sacro.

Creonte.

          E compiacer tua brama 195
In ciò pur voglio: ad ottener di furto
Quì ne venisti l’Urna; apertamente
Abbila, e teco te la porta in Argo.

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Vanne; all’amato Sposo ivi fra’ Tuoi
Degna del tuo dolore ergi la tomba.200

Argìa.

 E fia pur ver? Tanta clemenza or donde,
Come, perchè? Da quel di pria diverso
Esser puoi tanto, e non t’infinger?

Creonte.

           Visto
M’hai tu poc’anzi acceso in foco d’ira;
Ma l’ira ognor me non governa; tempo 205
La rintuzza, e ragion.

Argìa.

           Propizio il Cielo
Felice Imperio ti conceda, e lungo!
Tornato sei dunque più mite: oh quanta
Gioja al tuo Popol, quanta al Figliuol tuo
Di ciò verrà! Tu pur pietà sentisti 210
Del nostro caso; e la pietade in noi
Alfin tu cessi di normar delitto;
E l’opra, a cui tu ne spingesti a forza,
A noi perdoni....

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Creonte.

 A te perdono.

Argìa.

           Oh! Salva
Antigone non fia?

Creonte.

          L’altrui fallire 215
Non confondo col tuo.

Argìa.

                Che sento? Oh Cielo!
Geme fra’ lacci ancor?

Creonte.

            Dei tu tant’oltre
Cercar? T’appresta al tuo partir.

Argìa.

               Ch’io parta?
Ch’io la Sorella nel periglio lasci?
Invan lo speri. A me potea il perdono 220
Giovar, dov’ella a parte pur n’entrasse:
Ma in ceppi stà? Pena crudel fors’anco
A lei s’appresta? I’ voglio ceppi; pena

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I’ vo’ più cruda ancor.

Creonte.

              In Tebe, io voglio,
Non altri; e cede al mio voler ciascuno. 225
Rotta hai mia legge; e sì pur’io t’assolvo:
Funereo rogo incendere al Marito
Volevi; e ’l festi: il cener suo portarti
In Argo; ed io tel dono. ― Or che più brami?
Che ardisci più? Dell’opre mie vuoi conto 230
Da me tu?

Argìa.

           Prego, almen grazia concedi,
Che Antigone i’ rivegga.

Creonte.

               In lei novello
Ardir cercar, che in te non hai, vuoi forse? Di Tebe uscir tosto che annotti dei;
Irne libera in Argo ove non vogli, 235
A forza andrai.

Argìa.

              Più d’ogni morte duro

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É il tuo perdon: morte, che a ogni altri dai,
Perchè a me sola nieghi? Orror che t’abbi
Di sparger sangue già non ti rattiene.
D’Antigone son’io meno innocente, 240
Che il tuo furor non merti?

Creonte.

               Il partir tuo
Reputa grazia, o se ti piace, pena;
Purchè tu parta. A voi, Guardie, l’affido:
Sull’imbrunir all’Emoloida Porta
Scenda, e al confin d’Argo si meni; ov’ella 245
Andar negasse, a forza si strascini.-
Or torni intanto a sua Prigion.

Argìa.

                   M’ascolta...
Abbi pietade!...

Creonte.

          Esci.