Antigone (Alfieri)/Atto quinto/Scena VI

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Atto quinto. Scena VI

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Atto quinto - Scena V Atto quinto - Scena VII
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ATTO QUINTO.

SCENA SESTA.

CREONTE, EMONE, Soldati




Creonte.


FIglio, che fai?

Emone.

          Che figlio?
Padre i’non ho. Di Rè Tiranno io vengo
Le leggi inique ad annullar. Non temi 110
Per te, non temi. Io punitor non sono
De’tuoi misfatti; a’Dei s’aspetta: il brando,
Per risparmiar nuovi delitti a Tebe,
Sguainato in man mi stà.

Creonte.

            Contro il tuo Padre,
Contro il tuo Rè tu in armi: e il Popol trarre 115
A ribellar, certo, novello è mezzo
A risparmiar delitti.... Ahi cieco, ingrato

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 Figlio!...Mal grado tuo pur caro al Padre! -
Ma dì, che cerhi? Innanzi tempo, scettro?

Emone.

 Regna, prolunga i giorni tuoi; del tuo120
Nulla vogl’io. Ben chieggo, e voglio, e tormi
Con questi miei ben’io saprò, con questo
Braccio di forza, il mio. Trar di tue mani
Antigone, ed Argìa....

Creonte.

            Che parli? oh folle,
Insano ardir! Osi impugnar la spada,125
Perfido, e contro il Genitor tu l’osi,
Per scior da’lacci chi da’lacci è sciolto?
Libera già sull’orme prime in Argo
Argìa ritorna; in don la mando al Padre:
Ed a ciò far non mi movea, ben vedi,130
Terrore ancor dell’armi tue.

Emone.

              Che festi
D’Antigone?

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Creonte.

        Pur ella è tratta fuore
Dello squallor del suo carcere orrendo.

Emone.

 Ov’è? Veder la voglio.

Creonte.

               Altro non brami?

Creonte.

 Chieder, perchè ciò, ch’è in mia man? Dar legge 135
Per brevi istanti a me s’aspetta in questa
Reggia, benchè non mia. Venite, Prodi
Guerrieri; andiam: d’empio poter si tragga
Regal Donzella, ultima nobil prole
De’ vostri Rè.

Creonte.

          Forza non ha quì loco; 140
Basti tu solo a tanto: a te chi fia,
Che il passo osi vietar? Entra, và, tranne
Chi vuoi; t’aspetto, io vilipeso Padre,
Quì fra’ tuoi Forti umìle, infin che il Prode
Liberator n’esca, e trionfi.

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Emone.

              A scherno 145
Tu parli forse; ma davver io parlo.
Or mira tu se a tanto i’ non basto io.

Creonte.

 Or và: Creonte ad atterrir non basti. (a)

Emone.

 Che veggio? ... Oh Cielo!... Antigone! ... svenata
Tiranno infame... A me tal colpo?

Creonte.

                  Atterro 150
Così l’orgoglio; e rispettar mie leggi,
E in se così fò rientrare un Figlio.

Emone.

 In me tu farmi rientrar? - Con questo
Ferro i’ dovrei...Morir tu merti... io moro.

Creonte.

 Figlio, che fai? T’arresta. -

Emone.

 Or di me senti 155

(a) S’apre la Scena, e mostra il corpo d’Antigone

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 Tarda pietà?... Portala altrove...tratti
Dagli occhj miei; non funestar mia morte....
Ecco i’ ti rendo il sangue tuo; meglio era
Non darmel mai.

Creonte.

     Figlio...n’attesto il Cielo..
Mai non credei, che un folle amor t’avria 160
Contro te stesso....

Emone.

     ....Và, cessa; non farmi
Fra disperate imprecazioni orrende
Finir miei giorni. I’ ti fui Figlio in vita....
Così te Padre avuto avessi!....

Creonte.

             O Figlio....

Emone.

 Te fra’ rimorsi, e nel dolor io lascio. - 165
Amici, ultimo ufficio.... il moribondo
Mio corpo esangue d’Antigone al fianco
Traete.... là voglio esalar l’estremo....
Spirto vital....

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Creonte.

 O Figlio.... amato troppo.....
E abbandonar ti deggio? Orbo per sempre 170
Rimanermi?....

Emone.

         Creonte, o in sen m’immergi
Un’altra volta il ferro... o a lei d’appresso
Trar mi lascia a morir....


SCENA SETTIMA.

CREONTE.

                   TErribil colpo!
Inaspettato!.... O del celeste sdegno
Prima tremenda giustizia di sangue 175
Pur giungi alfin; ben ti ravviso: - io tremo. 1293