Antigone (Alfieri)/Atto terzo/Scena II

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Atto terzo. Scena II

Antigone (Alfieri)/Atto terzo/Scena I Antigone (Alfieri)/Atto terzo/Scena III IncludiIntestazione 26 gennaio 2012 50% Teatro

Atto terzo - Scena I Atto terzo - Scena III

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Colei, che a me, dove il potesse, vita 145
Torria; tu vuoi, che in vita io serbi. A Padre,
Che tanto t’ama, osi tu chieder tanto?


SCENA SECONDA

ANTIGONE, CREONTE, EMONE.


Creonte.

VIeni: da quel di pria diverso assai
A tuo favore, Antigone, mi trovi.
Non ch’io minor stimi il tuo fallo; o meno 150
L’ingiunta pena a te dovuta stimi.
Amor di Padre, più che amor del giusto,
Mi muove a tanto. Un Figlio è, che mi chiede
Grazia, e l’ottien per te, dove tu presta
Fossi ....

Antigone.

         A che presta?

Creonte.

            A dargli al mio cospetto 155


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In meritato guiderdon.... la mano.

Emone.

Antigone, perdona; i’ mai non chiesi
Tanta mercè: darmiti ei vuol: salvarti
Vogl’io, null’altro.

Creonte.

          Io perdonar ti voglio.

Antigone.

M’offre Creonte grazia? E qual puoi farne 160
Miglior, che morte darmi? Agli occhj tuoi
Tormi, sol morte in sempiterno il puote:
Felice fai chi te non vede._impètra
Per me la morte, Emon, questo a me sia
Pegno, sol pegno del tuo amor. Deh! pensa, 165
Che di Tiranno il miglior dono è morte;
Cui spesso niega a chi verace ardente
Desio n’ha in cor.

Creonte.

          Non cangerai tu stile?
Sempre implacabil tu, superba sempre,
Sia ch’i’ti danni, o ch’i’ t’assolva, sei? 170

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Antigone.

Cangiar io teco stil?.... Cangiar tu il core
Fora possibil più.

Emone.

    Questi m’è Padre:
Se a lui favelli, Antigone, in tal guisa,
L’alma trafiggi a me.

Antigone.

T’è Padre; in lui
Altro pregio non è; nè vegg’io macchia 175
In te, ch’essergli Figlio.

Creonte.

        In me, qual lampo,
Or passeggera è la clemenza: bada;
Rea di soverchio a me già sei; nè d’uopo
Fa’l tuo più dire, a ciò.

Antigone.

        Soverchio rea
Già fammi aver incontrastabil dritto 180
All’usurpato Trono. Or và: non chieggio
Trono da te, nè vita. I’ t’avria chiesto



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Morte quel dì, che mi togliesti il Padre;
O data a me di propria man, se al rogo
Non rimanea del misero Fratello. 185
Or che compiuta ho la sant’opra, in Tebe
Nulla mi resta a far: se vuoi, ch’io viva,
Rendimi il Padre.

Creonte.

           Il Trono, e in un con esso
Io t’offro ancor non abborrito Sposo.
Emon, che t’ama più, che non m’abborri, 190
Che più di me, del proprio Padre, t’ama.

Antigone.

Potrebbe Emon più sopportabil forse,
Se cara nò, farmi la vita; e solo
Potrialo Emon:_ ma qual sia vita, trarla
A te dappresso? Udir le invendicate 195
Ombre de’ miei da te traditi, e spenti
Gridar vendetta dall’Averno? E Sposa
Tranquilla in braccio io del Figliuol del crudo
Estirpator del Sangue mio?....

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Creonte.

            Ben parli.
Troppo sia casto il nodo: altro d'Edippo 200
Che non v'ha Figlio? Ei di tua mano illustre,
Ei, sì, sarebbe il degno.

Antigone.

            Orribil nome
D'Edippo Figlia:_ ma più infame assai
Fia di Creonte Nuora.

Emone.

           Ah! che purtroppo
É vana omai mia speme! Il sangue solo 205
Placar può gli odj acerbi vostri: Il mio
Scegliete dunque, il mio versate. Degno
D'Antigon'è quel ch'ella fà rifiuto:
Giusto in te, Padre, anco è lo sdegno: entrambi
Io v'amo al par; me solo abborro._ Darle 210
Vuoi tu, Creonte, morte? Or lascia, ch'ella,
Col darla al Figliuol tuo, da te la merti._
Vendetta brami, Antigone, di lui?
Ferisci; eccoti, intera avrai vendetta

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In questo petto. Unico amato Figlio 215
In me gli togli; orbo del tutto il fai;
Più misero d'Edippo. Or che più tardi?
Ferisci; a me già non dai tu men morte
Coll'insultare il Padre.

Creonte.

               Ancor del tutto
Non disperar. Più che dolor, disdegno 220
Or parla in lei. Donna, a ragion dà loco;
In te stà il destin tuo: da te sol pende
Quell'Argìa, che cotanto ami; di cui
Più che di te ti duol: arbitra sei
D'Emon, che non abborri; e di me il sei, 225
Cui se pur odj oltre il dover, non meno
Oltre il dover conoscermi pietoso
A te dovresti. _ Intero i' ti concedo
A' pensamenti il dì novel che sorge:
Emone, o morte al suo cader scerrai. 230