Antropologia/XVI
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XVI.
Cause determinanti il sesso .
Per scoprire le cause determinanti il sesso si ricorse alla statistica e si giunse negli anni 1829-30 alla legge di Hofacker e Sadler, la quale stabilisce che quando l’uomo è più vecchio della donna, nascono più maschi che femmine, e più femmine che maschi nel caso inverso. Siccome questa legge non trova conferma nella realtà delle cose, il professore E. H. Kisch nel 1887 l’ha corretta nei termini seguenti: se l’uomo ha almeno dieci anni più della donna, e questa si trova nell’età della massima potenza riproduttiva, di 20 e più anni, nascono assai più maschi che femmine; ma l’eccedenza dei maschi è minore se la donna è più vecchia dell’uomo, e se i genitori sono di eguale etȧ o la donna non ha raggiunto l’età di 20 anni, nascono più femmine che maschi . Ma anche così modificata questa legge è poco precisa, perchè non stabilisce in cifra il rapporto sessuale, ed in ogni caso non rivela la ragione del sesso non facendo conoscere in quale maniera e per quale via l’etȧ agisca sugli organi generativi. Nè maggior luce getta sull’argomento il fatto già constatato nel secolo scorso da Mauriceau e dappoi confermato da Ahlfeld, Bidder ed altri che le primipare generano un’eccedenza di maschi la quale cresce coll’età di queste partorienti.
I risultati suesposti riguardano la specie umana; ma supposto anche che sieno scevri da difetti, non possono estendersi agli altri mammiferi, nemmeno i domestici, perchè in essi la riproduzione avviene in condizioni di età più uniformi, e si compie generalmente con parti multipli di figli maschili e femminili in numero pressochè eguali.
Si è cercato di mettere a profitto il fatto che i gemelli, che si formano entro il medesimo involucro dell’uovo (chorion), sono sempre, od almeno furono nei più che 62 casi finora studiati, di sesso eguale; ma nessuna conclusione può trarsi da questo fenomeno, perchè tali gemelli, derivando da un uovo unico ed essendo esposti alle medesime condizioni di sviluppo, devono necessariamente presentare ambedue od il sesso maschile od il femminile.
Si ricorse agli effetti dell’alimentazione, ma si giunse a due risultati opposti, l’uno propugnato da Ploss, Wilckens e altri, che una buona alimentazione della madre determini il sesso femminile, una scarsa il sesso maschile; l’altro sostenuto da Fiquet, il quale nei bovini in 30 casi é riescito ad ottenere il sesso desiderato nutrendo bene la femmina e male il maschio quando voleva un vitello e invertendo le parti quando invece desiderava una vitella.
Da risultati così discordanti non è possibile di trarre alcuna conclusione; nondimeno, specialmente in questi ultimi tempi, parecchi biologi hanno insistito sulla influenza che esercita il vitto nella produzione dei sessi. Cosi il dott. G. Born ha dimostrato nel 1881 con numerosi sperimenti sulla Rana fusca Roes., che somministrando ai girini un nutrimento disadatto, questi 95 volte su 100 si trasformano in femmine, mentre in condizioni normali il numero dei maschi è all’incirca eguale a quello delle femmine; ed un altro fisiologo, il Landois, pretende di allevare dai bruchi di una farfalla quante femmine gli piaccia, nutrendoli bene al principio e scarsamente alla fine della loro metamorfosi . Queste asserzioni saranno forse giuste; ma da ciò che avviene in animali bassi e soggetti a metamorfosi, non possiamo giudicare con qualche sicurezza intorno a ciò che succede nei mammiferi e particolarmente nell’uomo.
Un’opinione diversa dalle precedenti, che destò grande rumore, espose nel 1863 il Thury di Ginevra affermando che il sesso dipende dalla maturazione dell’uovo al momento della fecondazione, per cui se l’uovo viene fecondato prima di avere raggiunto la perfetta maturità, diventa femmina, e nel caso diverso diventa maschio. È bene inteso che questa maturità dell’uovo non ha quel significato che le attribuisce la moderna embriologia. La teoria del Thury ebbe vita brevissima, perchè non trovò nè l’appoggio della teoria, nè quello della pratica.
Nel 1872 apparve il libro di Paolo Lioy sulla legge della produzione dei sessi, nel quale l’autore, dopo l’esposizione dei tentativi fatti per sciogliere il problema, dovette constatare che questo era avvolto in fitte tenebre, e che l’opera della riproduzione debbasi considerare come una sola funzione divisa in due esseri, i quali costituiscono un solo individuo fisiologico, e nei grandi numeri e nelle lunghe epoche serbano, in virtù della stessa legge biologica, una proporzione reciproca costante. Sebbene questo concetto, improntato al differenziamento degli organi e delle funzioni, non facesse progredire la soluzione pratica del problema, pure era esatto e precorreva di oltre un decennio la teoria del Düsing, di cui parlerò in appresso.
Nel 1879 sorse una teoria sostenuta da me e più tardi da Swift, Heitzmann e Pflüger, secondo la quale il sesso dipenderebbe dal numero degli spermatozoi penetrati nell’uovo; ma poscia si trovò che di regola un solo spermatozoo entra nell’uovo e prende parte alla fecondazione e che se anche due o più di essi attraversano la membrana ovulare (dove esiste), uno solo dà luogo ad un pronucleo maschile, mentre gli altri si sciolgono nel tuorlo e non esercitano una manifesta azione sui successivi fenomeni di sviluppo; la teoria anzidetta venne quindi abbandonata.
Come il Lioy nel 1872, anche il Düsing nel 1884 fu colpito dalla costanza che regna in natura nella proporzione fra i maschi e le femmine, ed a spiegarla chiamò anch’egli in campo le leggi biologiche ammettendo un principio regolatore del sesso. Egli parte dal concetto, cui dice di esser giunto col mezzo della statistica, che lo spermatozoo giovane tende a produrre un maschio, quello vecchio una femmina, come l’uovo giovane tende a generare una femmina, il vecchio un maschio . Ciò ammesso, i sessi regolano da sè la loro proporzione, perchè se diminuisce il numero dei maschi, i superstiti avranno copule frequenti ed i loro spermatozoi, sempre freschi, daranno origine a maschi; mentre nel caso della diminuzione delle femmine, queste saranno prontamente fecondate e le loro uova giovani produrranno femmine. È questo un fenomeno che con termine moderno si chiama di autoregolazione. La teoria del Düsing si stacca notevolmente dalle altre, ed è soggetta a molte obbiezioni, è però meritevole di attenzione, sebbene dal lato pratico non abbia fatto progredire il problema .
Passo sotto silenzio qualche altra ipotesi più o meno somigliante alle precedenti, per arrivare al quesito, se in massima il problema sia solubile. E la risposta non può essere che affermativa, perchè in alcuni bassi animali fu giả risolto. Nelle api, ad esempio, l’apicoltore può far produrre maschi o femmine a suo piacimento appoggiandosi al fatto ormai incontestato che dall’uovo non fecondato nascono fuchi (che sono maschi) e dall’uovo fecondato operaie o regine (che sono femmine) . Se in un alveare distruggiamo le celle più larghe e di solito periferiche, non vi nasceranno che femmine; se invece distruggiamo le più strette lasciando sussistere le più larghe, non vi nasceranno che maschi. Si sa ancora che le regine, quando hanno esaurito la loro provvista di sperma e quindi sono vecchie, non generano che maschi al pari delle regine ancora vergini . Queste sono cose non solo note, ma anche da un pezzo passate nella pratica dell’apicoltura. Aggiungerò anche che il Maupas è riescito in un piccolo rotifero che è l’Hydatina a far produrre maschi o femmine a sua volontȧ elevando od abbassando la temperatura dell’acqua in cui viveva l’Hydatina. Ma i risultati ottenuti in questi animali di struttura molto semplice non possono essere estesi ad animali così elevati come lo sono i mammiferi, le cui condizioni riproduttive non ci sono che incompletamente note. Il loro uovo è piccolissimo, avendo un diametro di appena 0,2 mm., ed oltre ciò è scarso di tuorlo di nutrizione (deutoplasma) che è sparso uniformemente nel protoplasma. Se già in esso si determini il sesso in modo inaccessibile ai nostri microscopi, nessuno sa dire; quello che sappiamo si è che gli organi sessuali appariscono nell’embrione umano nella quinta settimana di vita intrauterina, sono allora indifferenziati e soltanto alla fine del secondo mese fetale si fanno riconoscere come maschili o femminili. In quest’età, nella specie umana, il sesso è manifesto, ed ogni tentativo di mutarlo riescirebbe infruttuoso.
Recentemente il prof. Samuele Schenk ha annunziato di essere in grado di determinare il sesso del nascituro sottoponendo la madre ad un reggime di vita conveniente . Egli ha osservato che quando l’orina di una donna incinta contiene dello zucchero (più che semplici tracce), partorisce una femmina; se non ne contiene, nasce un maschio, da che conclude che il sesso maschile è il prodotto di una metamorfosi più intensa di determinati alimenti. Le donne affette di diabete mellito generano femmine.
Vi sarebbe dunque un nesso fra lo zucchero contenuto nelle orine della donna e il sesso del nascituro, e pare che con alcuni precetti dietetici, da osservarsi dalla madre, si possa riuscire ad ottenere un maschio anzi che una femmina. Prima però che possa affermarsi che il vecchio problema è risolto, occorreranno ancora molte ricerche e molti sperimenti .