<dc:title> Apizio legge nelle nostre scole </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Giovanni Boccaccio</dc:creator><dc:date>XIV secolo</dc:date><dc:subject>sonetti</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Apizio_legge_nelle_nostre_scole&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20200613160844</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Apizio_legge_nelle_nostre_scole&oldid=-20200613160844
Apizio legge nelle nostre scole Giovanni BoccaccioXIV secoloLe Rime di Cino da Pistoia.djvu
Apizio legge nelle nostre scole
E ’l re Sardanapalo, e lor dottrina
Di gran lunga è preposta alla divina 4Dagli ozi disonesti e dalle gole.
Nè verità in fatti et in parole
Oggi si trova; e ciaschedun inchina
All’avarizia siccome a reina, 8La quale in tutto può ciò che la vuole.
Onestà s’è partita e cortesìa,
Et ogni altra virtù è al ciel tornata, 11Et insieme con esse leggiadrìa
Dalle villane menti discacciata.
Ma quanto questo per durar si sia 14Iddio se ’l sa ch’ad ogni cosa guata.