Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891)/Rassegna bibliografica

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Archivio storico italiano 1891|Rassegna bibliografica

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Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891) Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891)
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RASSEGNA BIBLIOGRAFICA




Paul Viollet. Histoire des Institutions politiques et administraiives de la France. - Tome Premier. - Paris, Larose et Forcel, 1890; pagg. viii-468.


Fra i numerosi lavori pubblicati a’ giorni nostri intorno alla storia delle istituzioni franche, dal Tardif, dal Glasson, dal Waitz, dal Fustel de Coulanges e da altri, questo del Viollet merita d’essere più particolarmente raccomandato ai giovani. Esso infatti costituisce un bel saggio di sintesi, quale era possibile e opportuno, per non dire addirittura necessario, dopo tanti studi speciali sulle singole quistioni e materie attinenti all’antico diritto pubblico francese. Ma l’Autore, senza aver fatto questa volta opera di pura erudizione, è molto più che un semplice volgarizzatore della scienza. Al corrente di tutto quanto è stato scritto sul vastissimo campo, (e ne son prova le ampie indicazioni bibliografiche date in calce ad ogni paragrafo), egli non rinunzia alle ricerche originali, nè, dove occorra, alle polemiche; ma mira soprattutto a raggruppare i fatti con ordine sistematico, a riassumerli con esattezza, ad esporli con perspicuità di forma. Non ci vuol dare un semplice repertorio degli istituti politici o degli ordinamenti amministrativi, ma metterci sott’occhio le leggi dello svolgimento che quegli istituti e quegli ordinamenti hanno avuto nel corso degli anni. Giurista e storico ad un tempo, egli comprende benissimo lo sviluppo delle istituzioni umane; anzi ci sembra che abbia una spiccata tendenza alla dottrina evoluzionista.

L’intendimento del Viollet è di scrivere in succinto la storia del diritto pubblico francese. L’opera deve constare di due volumi. Quello pubblicato contiene intanto la esposizione delle istituzioni nei primi periodi, cioè fino allo scorcio del IX secolo, ch’è quanto dire fino alla fondazione dello stato francese, il secondo andrà dal secolo X al secolo XVIII; l’uno, dunque, contempla le origini, l’altro svolgerà le istituzioai particolari.

L’A. prende accortamente le mosse dal periodo gallico; che quanto all’epoca preistorica non si sa nè forse si saprà mai nulla di preciso; e su quel periodo segue fedelmente le tracce del D’Arbois [p. 168 modifica]de Jubainville, che n’è, senza dubbio, il più grande conoscitore. Ma anche queste primo ventitre pagine non sono, in sostanza, che un esordio per entrare in materia. Esse riassumono con molta brevità tutto quanto si conosce - e non è molto - sulla vita sociale e sui costumi di quella età lontana. La parte veramente sostanziale e importante dell’opera incomincia col libro secondo (pagg. 25-195), il quale concerno il periodo gallo-romano. Il lettore ha qui dinanzi a sè un quadro preciso e interessantissimo della organizzazione sociale e politica della Gallia dal primo al quinto secolo dell’era volgare. L’A. descrive dapprima il paese conquistato e romanizzato, poi l’amministrazione romana, le imposte, le assemblee nazionali nella Gallia romana, i municipi, la caduta dell’impero d’Occidente e lo stabilimento dei barbari. La conclusione di questo primo libro, e quasi potrebbe dirsi di tutto il volume, sta in (lueste parole, che si leggono a pag. 188: «L’impero franco non sarà, come il regno borgognone o come i regni goti, una pallida continuazione, un prolungamento della civiltà romana imbastardita. No, è una società nuova, una nuova civiltà che entra ora in fermento; l’elemento romano non sarà qui che uno dei numerosi fattori chiamati a concorrere alla grande opera della fondazione d’un mondo nuovo. Questo lavoro di gestazione sarà lento e doloroso».

Il terzo libro (pagg. 197-404) è consacrato a tutto il periodo franco. E qui non possiamo a meno di deplorare che l’A. non abbia invece suddiviso questo periodo in due: merovingico e carolingico; imperocchè nel passaggio dall’una all’altra dinastia le istituzioni si mutarono profondamente, sì che per ben comprenderle a noi sembra indispensabile distinguerle nel loro diverso sviluppo.

Quali sono gli elementi costitutivi della nuova società? Dal punto di vista del diritto costituzionale, tre sono i motori principali o le forze che si trovano di fronte: la nazione, la regalità, la Chiesa. La nazione si compone di elementi gallo-romani molto densi, molto numerosi, e di elementi barbari, molto meno numerosi, ma singolarmente energici. La regalità è barbara d’origine. La Chiesa, fortemente costituita, in possesso del legato scientifico della società scomparsa, e rappresentante una dottrina filosofica molto elevato, una morale purissima, è chiamata a rappresentare una parte considerevole. Il Viollet passa in rassegna queste tre forze. Si ferma a chiarire l’assemblea del popolo (dandole forse soverchia importanza); poi gli attributi del re, la corte regia con gli officiali palatini, le massime giuridiche e la pratica circa alla successione al trono; infine l’amministrazione e le istituzioni locali. In altro capitolo esamina la Chiesa, cioè la gerarchia ecclesiastica, le decime, l’influenza del clero, le immunità, l’asilo, la scomunica, ecc. ecc.

[p. 169 modifica] Si potranno qua e là rifiutare alcuni concetti espressi dall’Autore, si potrà trovare troppo azzardata l’una o l’altra opinione; ma nel complesso bisogna riconoscere che lo scopo è stato pienamente raggiunto, e che il libro è buono e utile.

A. D. V.




Untersuchungen zur Rechtsgeschichte von Julius Ficker. - Erster Band: Untersuchungen zur Erbenfolge der Ostgermanischen Rechte. - Innsbruck, Wagner, 1891.


In Italia, dove il nome del Ficker (l’illustre autore delle Forschungen zur Reichs– und Rechtsgeschichte Italiens) è notissimo e meritamente stimato, ogni sua nuova pubblicazione costituisce sempre un importante avvenimento letterario e desta nel campo degli storici e dei giuristi il più vivo interesse.

Varie circostanze concorrono poi questa volta ad accrescere siffatto interesse per l’opera che annunziamo. E prima di tutto la lunga espettazione. Si sapeva che da parecchi anni il Ficker occupavasi del diritto matrimoniale; e per quanto i saggi a quando a quando pubblicati nelle Rivisto non ci permettessero di determinare esattamente l'indole e il fine ultimo del lavoro, pure lasciavano ben intravederne la grande importanza rispetto ad una molteplicità di gravi questioni storico-giuridiche. Lo scritto sulle Nozze di Corradino (che il nostro Archivio non mancò di segnalare) e l’altro, uscito poco dopo, sulla Promessa Nuziale e il Matrimonio nei secoli XII e XIII, contenevano già nuove interpretazioni e nuovi concetti, ma talvolta piuttosto accennati che svolti. Ad ogni modo, si sarebbe detto che l’autore volesse, in sostanza, ristringere le proprie indagini alla pratica della celebrazione e conchiusione matrimoniale secondo il diritto civile, in relazione al diritto canonico e alle decisioni ecclesiastiche, cioè al Decreto e alle Decretali. Però non era difficile prevedere che questo campo di ricerche si sarebbe facilmente allargato, imperocchè per rintracciare il filo degli usi civili del matrimonio nei secoli XII e XIII conveniva risalire a tempi molto più remoti. Infatti il Ficker s’era posto allo studio delle antiche fonti del diritto germanico, e contemporaneamente a quello delle fonti gotiche-spagnuole1, convinto che solo mercè un confronto fra diritti gotico-spagnuoli e nordico-germanici si può ottenere esatta idea sulle [p. 170 modifica]condizioni giuridiche dei popoli tedeschi nei primordi della loro vita sociale. Questo esame comparativo era stato da lui circoscritto a due argomenti, cioè la tutela del sesso e il matrimonio2. Ma vi sono istituti di gius privato così intimamente connessi fra loro, che per essere intesi a dovere, vogliono essere studiati insieme; onde l’autore s’accorse subito che non si poteva debitamente apprezzare il significato de’suoi resultati sul diritto matrimoniale, senza mettere questa materia in relazione con la successione ereditaria; la quale non solo ha sempre con essa molti punti di contatto, ma costituisce addirittura il punto di partenza per tutte le ricerche sulle prime origini e sullo svolgimento del matrimonio germanico3.

Così è avvenuto che, mentre noi eravamo in attesa di un lavoro sul matrimonio, il Ficker ce ne presenta uno sulla successione ereditaria. Ma questo non esclude l’altro: lo precede, preparandoci a meglio intenderlo ed apprezzarlo. Saranno così due volumi di una stessa opera, che l’autore intitola: Ricerche sulla Storia del Diritto.

In un semplice annunzio non possiamo trattenerci sul contenuto di questo primo volume, comparso in luce da poche settimane; tanto più che i libri del Ficker, per la profondità del concetto come per la difficoltà della forma, esigono attenta lettura e lunga meditazione. Diremo solo per oggi (riserbandoci di ritornarvi sopra quando l’opera sarà compiuta) che esso presenta resultati importantissimi, e spesso contrari a quelli comunemente accolti, non pure sopra argomenti speciali (come, ad es., sulla condizione della donna, sul suo diritto ereditario, sul suo consenso alle nozze e simili), ma sopra i punti più fondamentali del diritto; sì che, ove vengano accettate tutte le nuove conclusioni, molte parti della storia dell’antico diritto germanico subiranno una sostanziale alterazione, e molte idee diffuse e accolte fin qui come verità assolute dovranno modificarsi quasi del tutto.

A. D. V.

[p. 171 modifica]L. Zdekauer. Il Constituto del Placito del Comune di Siena ora per la prima volta pubblicato – Prima parte. - Siena, Torrini, 1890. - In 8.° di pp. 60.

Studi sul documento privato italiano nei secoli X, XI e XII. – Prima parte. - Ivi, 1890. - In 8." di pp. 64.

Di questi due importanti opuscoli dell’egregio professore senese diamo una succinta notizia: intanto che dell’uno e dell’altro l’Autore sta apparecchiando (e lo aspettiamo con desiderio) il compimento.

Lo statuto dei Consoli del Placito di Siena è (dice lo Zdekauer) «uno dei documenti più antichi e forse il più antico della costituzione senese per quel che riguarda la legislazione autonoma del Comune». Il codice che lo contiene (membr., di ce. 16, nel R. Archìvio di Stato di Siena) è scritto non prima del 1294, con una giunta del 1308. Ma, seguita a dire lo Zd., «lo Statuto risale al secolo XII, e varie rubriche sue portano la data del Cento». Su questa assegnazione di data peraltro bisogna intendersi. Nel determinare la data di uno statuto ci sono due termini: il terminus a quo, della prima formazione e progressiva elaborazione della materia in esso contenuta, e il terminus ad quem, che è quello dell’edizione definitiva dello statuto stesso, ossia della formazione del codice che lo contiene. Ora nello statuto edito dallo Zd. noi troviamo queste date del Millecento:

Rub. xii. In quo possit succedere mater vel avus maternus filiis vel nepotibus. An. 1190.

xxxviiii. De hiis que fiunt in fraude creditoris. An. 1190.

lii. De dominis ex contractu servorum non conveniendis. An. 1194.

Tutti gli altri capitoli sono senza data o con date del secolo XIII, dal 1212 al 1297. Ciò posto, se ne deduce che lo statuto ha cominciato a formarsi negli ultimi del secolo XII, ha avuto un’elaborazione nei corso del secolo XIII, e finalmente un’edizione definitiva (che è quella del codice senese ora pubblicato) tra il 1297 e il 1306.

Lo Zd. pubblica l’intero testo dello statuto, che è di 86 capitoli, e vi premette una preAizione nella quale, dopo avere descritto il codice, dichiara le norme con cui, a utilità degli studiosi, gli statuti medievali dovrebbero pubblicarsi e illustrarsi. E in queste norme conveniamo pienamente col valente editore: conveniamo, che l’importanza di uno statuto non si misura dalla grandezza o piccolezza del Comune a cui appartiene, ma dal maggiore o minore contributo che esso reca alla storia del diritto; conveniamo che [p. 172 modifica]gli statuti non s’hanno a pubblicare per la semplice gloriuzza locale, ma sibbene come elementi preziosi per lo studio comparato della vita nazionale italiana nel medio evo; elementi, dai quali si desume che «nella vita d’ognuno dei nostri comuni batte il cuore di tutta la nazione; la energia morale che si rivela nella loro legislazione non è che un riflesso, una manifestazione singolare della energia morale complessiva di tutta la nazione» (pp 6-7).

Con questi savi intendimenti lo Zd. ha preso a pubblicare lo statuto dei Placiti di Siena, e ne prepara l’illustrazione.

Dal campo degli statuti il secondo opuscolo ci porta a quello dei documenti: dalla vita giuridica legiferata alla vita giuridica vissuta. Lo Zd. prende le mosse da quell’ottimo libro che è il trattato di Enrico Brunner sulla storia giuridica del documento romano e germanico4; e si apparecchia a darci uno studio originale intorno ai documenti privati italiani dei secoli X, XI e XII, condotto in special modo sulle carte del Capitolo della chiesa cattedrale di Pistoia.

L’opuscolo ora pubblicato contiene l’«Introduzione», la «Descrizione del Libro della Croce», che è il Cartulario del Capitolo pistoiese, e la pubblicazione del Rubricario di esso Libro.

L’introduzione dà notizie storiche e diplomatiche: le quali anche più particolarmente ci sono offerte dalla descrizione del Cartulario. Di questo lo Zd. studia l’età della compilazione che attribuisce al secolo XII; e in modo più preciso, dopo aver notato «che il codice non è scritto d’un fiato», ma in più volte e «se ne distinguono in complesso due grandi parti», prova essere scritta tra il 1115 e il 1133 la prima parte, tra il 1142 e il 1189 la seconda.

Uno studio interessante è la ricerca delle fonti di questo Cartulario. Per una quarantina di documenti si può provare che i documenti copiati in esso provengono da originali; per il rimanente (oltre 200), è incerto se provengano da originali o da un libro copiale anteriore. Comunque sia (e il séguito degli studi dello Zd. potrà forse meglio chiarire la questione) è sommamente notevole l’ordine metodico seguito nella compilazione di esso Cartulario, e soprattutto (come bene osserva lo Zd.) la distinzione in esso dei documenti in carte e in notizie.

Ricordiamo qui che, secondo una dottrina esattamente stabilita dal Brunner nel citato libro, pp. 8 e segg. e ora generalmente [p. 173 modifica]accettata (cfr. Bresslau, Handbuch der Urkundenlehre, I, 44-40) s’intendono per carte (chartae, chartulae), i «documenti dispositivi» che hanno in sè stessi virtù di atti giuridici, e per notizie (notitiae, breves, memoratoria) i «documenti di prova» ossia i documenti destinati ad memoriam habendam vel retinendam di un’azione giuridica già compiuta. Ora è cosa veramente notevole (ed è una conferma nuova della giustezza di tale dottrina) il vedere che nel Rubricario del Libro della Croce i documenti sono appunto disposti in due serie distinte; la prima delle Cartae, l’altra dei Breves Brevia (ossia, notizie).

I transunti dei documenti sono in detto Rubricarlo fatti generalmente in forma soggettiva; e qui è pur degno di studio vedere con quali criteri fu fatta questa intestazione di persona.

Si sa bene che in ogni documento, o più veramente in ogni fatto documentato, ci sono sempre due persone cooperanti: cioè l’autore e il destinatario: ma, rispetto alla partizione dei documenti in carte e in notizie, c’è inoltre da osservare, che mentre nei documenti dispositivi l’autore del fatto documentato è anche autore diretto della carta, la quale viene scritta a richiesta di lui; i documenti memorativi invece si scrivono a richiesta tacita o espressa del destinatario, perchè sono fatti principalmente per garantire l’interesse di questo: cosicché in certo modo il destinatario diviene in essi autore (come si esprimono il Brunner e il Bresslau): o piuttosto, volendosi mantenere sempre distinte (come piace a me) le due persone giuridiche, la rogazione passa da questo a quello. Coerentemente a questo principio, noi vediamo nei Rubricarlo predetto tutti i brevi intestati col nome de’ destinatari, cioè delle persone che tenevano terre del Capitolo in affitto, o a lavoro, per altra concessione qualsiasi: mentre le carte sono intestate col nome degli autori, cioè di coloro che avevano donato, venduto o in altro qualsiasi modo concesso i propri beni al Capitolo. Fanno eccezione alcuni documenti della serie delle carte, i quali anziché avere una intestazione di persona, l’hanno di luogo di oggetto. Così, a p. 52 vedo registrata una «Carta de Casale, de duobus mansis..., quos acquisivimus a Lucensibus canonicis accclesie Sancti Martini»; e a pp. 53 e 54 tre «carte permutationis», dove sono indicate le terre permutate senza il nome dell’altro permutante.


Firenze.



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La storia delle dottrine nel periodo primitivo del Cristianesimo è assai più nota e più certa che non sia la storia della Chiesa antica nella sua vita intima, perchè le notizie che abbiamo sono scarse ed oscure, e tanto più perchè l’età e l’autorità storica delle fonti a cui dobbiamo attingere non è sempre concordemente riconosciuta. Onde il lavoro del L., per erudito che sia e per quanto dimostri una larga notizia delle fonti e della letteratura recente, è ben lungi dall’aver risoluto in un modo soddisfacente per tutti il difficile problema storico sulla costituzione primitiva delle comunità cristiane e sulle prime origini dell’episcopato nella chiesa.

Napoli. Alessandro Chiappelli.




Italo Raulich. La caduta dei Carraresi Signori di Padova, con documenti. - Padova-Verona, Drucker e Senigaglia, 1890. In-8.°, di pp. 136.

Il fatto preso a narrare dal sig. Raulich è uno di quelli che fermano più specialmente l’attenzione dello storico. Da un lato vediamo il cessare di un governo principesco, proprio quando le Signorie in tutta Italia si rafforzano; dall’altro vediamo l’affermarsi del nuovo indirizzo politico della Repubblica di Venezia, che comincia a lasciare le conquiste marittime per conquiste di terraferma.

Il R. ha minutamente raccontato questa lotta tra i Signori di Padova e la Repubblica Veneta, che non contenta della vittoria e della conquista Anale (21 nov. 1405), fece poi anche [p. 414 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/434 [p. 415 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/435 [p. 416 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/436 [p. 417 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/437 [p. 418 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/438 [p. 419 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/439 [p. 420 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/440 [p. 421 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/441 [p. 422 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/442 [p. 423 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/443 [p. 424 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/444 [p. 425 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/445 [p. 426 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/446 [p. 427 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/447 [p. 428 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/448 [p. 429 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/449 [p. 430 modifica]Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/450

  1. Cfr. Ficker, Die Usatici Barchinonae, Innsbruck, 1886.
  2. Cfr. Archivio Storico Italiano, Serie V, tomo V (1890) pag. 334.
  3. «Das Erbrecht, ha scritto il Gans, kann überhaupt ohne cine Kenntnisse des Familienrechtes (Ehe, vaterliche Gewalt, Verwandtschaft) nicht begriffen werden».
  4. Zur Rechtsgeschichte der römischcn u. germanishen Urkunde, Berlino, 1880.