Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891)/Il Libro di Antonio Billi e le sue copie nella Biblioteca nazionale di Firenze/Codice strozziano

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../Codice Petrei

../../Il p. Vincenzo Marchese IncludiIntestazione 31 dicembre 2016 75% Da definire

Il Libro di Antonio Billi e le sue copie nella Biblioteca nazionale di Firenze - Codice Petrei Il p. Vincenzo Marchese
[p. 355 modifica]

Notizie sugli artefici fiorentini

contenute nel Cod. magliabechiano XXV, 636 (Cod. Strozziano).


|fo. 73r] PITTORI.


Cimabue, 1200
Giotto, 1230
Giottino discepolo di detto Giotto
Taddeo Gaddi, 1290
Agnolo suo figliuolo
Gaddo
Stephano detto lo Scimmia, 1330
Buonamico detto Buffalmacco, 1340
Andrea di Cione detto l’Orcagnia, 1350
Giovannino da s.to Stephano a ponte, 1360
Maso fiorentino
Gherardo detto lo Starnina, 1390
El Bicci, 1410
Masaccio, 1420
Masolino
Frate Lorenzo negli Agnoli, 1420

[p. 356 modifica]

Frate Giovanni da Fiesole, 1430
Lippo fiorentino
Spinello padre di Forzore,
Andreino da Castagno, 1430
Pagolo Uccello
Frate Philippo
Pisello
Pisellino
Piero detto Pollaiuolo
Sandro di Botticello
Alesso Baldovinetti


|fo. 73v] ARCHITETTI FIORENTINI ET SCULTORI.


Philippo di ser Brunellesco
Donato detto Donatello
Lorenzo detto Lorenzo di Bartoluccio
Luca della Robbia
Desiderio
Antonio detto el Rossellino
Andrea del Verrocchio
Nanni di Banco
Michelozo
Antonio del Pollaiuolo




Bernardo dipintore
Iacopo di Casentino dipintore
Messer Dello pittore
Filippo figliuolo di frate Filippo pittore
Benozo fiorentino pittore
Domenico del Ghirlandaio pittore
Frate Bartolomeo pittore
Andreino del Sarto pittore




Leonardo di ser Piero Vinci architetto et pittore, 1500
Michelagnolo Buonarroti, 1530




|fo. 74r] Giovanni cognominato Cimabue. Costui trovò e’ liniamenti naturali et la vera proporzione et le figure morte le fece vive et di varii gesti in modo che egli lasciò di sè gran fama: fu negli anni circa al 1300. (Qui si trova aggiunto da altra mano la seguente postilla: Onde Dante: credette Cimabue nella pictura tener lo grido hora ha Giotto il grido.) [p. 357 modifica]

Truovasi dell’opere sue in Pisa nella chiesa di S.o Francesco in tavola et in Firenze nel primo chiostro di S.o Spirito certe storiette che hanno maniera greca et altre pitture: et in Pisa uno s.o Francesco scalzo. Dipinse a Scesi nella chiesa di S.o Francesco seguitata da Giotto. Et in Empoli nella pieve et in S.a M.a Novella1... et in Santa Trinita una tavola.


Esso Giotto dipinse nella Parte Guelfa la figura a capo alla scala et tutta la sala prima. 2

Giotto fu suo discepulo et coetaneo di Dante Alinghieri et ritrasse la figura sua nella cappella del Palagio del Podestà a riscontro all’entrata da man destra al lato al cominciamento della finestra a capo a l’altare. Costui fu tanto perfetto, che molti di poi si sono affaticati et hanno voluto superarlo. È piena l’Italia delle sue pitture. Ma mirabile la nave di musaico in S.o Piero in Roma di dodici apostoli, e’ quali ciascuno ha gesti vivi et pronti, et in tutto tra loro differenti: et nientedimeno condecenti et proprii.3

|fo. 74v] Cominciò ad acquistare fama per la pittura grande in S.o Francesco da Ascesi cominciata da Cimabue. Di poi andò a Roma et dipinse la Trebuna in S.o Piero et di poi la sopradetta nave et altre cose. Andò poi a Napoli et dipinse nell’Incoronata et in S.a Chiara l’Apocalipse: dicesi con l’aiuto di Dante, il quale sendo esule vi capitò sconosciuto. In Firenze dipinse la Cappella del Palagio del Podestà, nella quale ritrasse come è detto, la figura di Dante acanto da man destra al principio della finestra di detta Cappella. Nella Badia di Firenze, la Cappella dell’altare maggiore.

In S.a Croce quattro Cappelle cioè tre al lato alla grande inverso la sacrestia et una dall’altra banda pure al lato alla grande, et la tavola nella Cappella de’ Baroncegli, a piè della quale, è il suo nome.

Dipinse ancora in molti altri luoghi in tavole et in fresco.

Fece il modello del Campanile di S.o Giovanni, il quale dopo la morte sua si seguitò per Taddeo Gaddi, suo discepolo.

Dipinse in S.a M.a Novella uno crocifixo grande che hoggi è sopra la porta di mezzo. Et uno s.o Lodovico sopra il tramezzo da mano destra a presso a s.o Girolamo di mano di Taddeo Gaddi. Dicesi che il Re Carlo di Napoli lo richiese che gli dipignessi il detto Reame, et che Giotto gli dipinse uno asino imbastato a piè del quale era |fo. 75r] uno altro basto nuovo in terra; et che detto asino guardandolo, mostrava apetirlo. E presentando questa pittura al Re, il quale lo domandò perchè in tal modo l’havessi figurato; gli rispose: così essere e suoi sudditi et che ogni giorno desideravano nuovo signore. Di costui uscirne mirabili pittori. [p. 358 modifica]

Dipinse in S.a Croce di Firenze uno s.o Francesco sopra la cappella de’ Bardi al lato all’altare maggiore, colle stimate.


Giottino discepolo di Giotto et per fama suo figliuolo, il quale fra l’altre cose dipinse il tabernaculo in su la piaza di S.o Spirito di Firenze et nel primo chiostro tre archetti. Nella chiesa d’Ognisanti uno s.o Cristofano al lato alla porta et apressovi una Nunziata et in S.o Gallo nel primo chiostro una Piatà molto bella. Nelle Campora fuori di Firenze, nella chiesa delli Hermini, uno s.o Cosimo et s.o Damiano, sono guasti.

In Roma in S.a Maria Araceli. In S.o Ioanni la storia d’uno papa in più quadri.

Al Ponte a’ Romiti in Valdarno uno tabernacolo.


|fo. 75v] IIII.4 Taddeo Gaddi il quale dipinse nella Mercatantia di Firenze sopra il banco, nel quale luogo disse essere discepolo di Giotto il gran maestro. Dipinse nella chiesa di S.a ✠ circa al mezo la chiesa il miraculo del fanciullo resuscitato, dove è la figura di Dante Alinghieri, dove sono tre figure al naturale insieme et la sua quella del mezo: sono ritte sopra l’uscio della sagrestia. Cristo quando disputano. Il tabernacolo a testa alla via del Crocifisso, (un) Desposto di Croce.5

Uno archetto nel chiostro di S.o Spirito quando Cristo è venduto et in detto sopra la porta che va nel refettorio, uno Crocifisso.

In S.a M.a Novella uno s.o Girolamo a capo alla sua sepoltura.

A Pisa in Campo santo molte historie di Job.

In S.a ✠ la cappella de’ Baroncelli.


V. Agnolo Gaddi dipinse la cappella grande di S.a ✠ et un’altra cappella in detta chiesa et nel refettorio.

In S.o Jacopo tra le fosse quando Cristo resuscita Lazero.

A Prato la cappella, dove è posto la Cintola.


VI. Gaddo ancora dipinse più cose. Et detti Gaddi hanno in casa più pitture di sua mano et di Agnolo et di Taddeo.


|fo. 76r] VII. Stephano detto lo Scimmia, che dalla natura espresse qualunque cosa volse, fu diligentissimo maestro.

Dipinse in S.o Spirito la Transfiguratione di Christo al lato all’arco fatto da Antonio da Vinegia de cinque pani et due pesci.

Dipinse in Campo S.o di Pisa l’Assumptione di Nostra Donna. Dicevasi che esso era parente di Giotto.


VIII. Buonamico detto Buffalmaco, insieme con Bruno suo compagno et Calandrino, del quale trahevano assai piacere, come mostra il Boccaccio nella novella di Nicolò Conacchini (sic). [p. 359 modifica]

Costoro dipinsono la chiesa di Faenza dove stanno le moniche, et perchè intesano che esse havevano vernaccia molto buona, et a loro dando vino assai feriale, feciono pensiero come la potessino asaggiare; et dipinsono figure smorte. Il perchè il castaldo gli domandò detta cagione, al quale risposono, che bene si potevano fare più colorite, se con qualche vino buono si spruzassino qualche volta. Il perchè il castaldo re (sic: «ne?») fece dare di detta vernaccia; et loro cominciorono a colorirle: et in tal modo n’hebbono più volte.

|fo. 76v] Et perchè a loro era dato al mangiare spesso agrumi, come sono agli et cipolle, essi facevano le figure che volgevano le spalle et celavano la faccia; furono domandati, perchè facevano le figure in tal modo volte; le quali non satisfacevano loro. Alli quali essi risposono; che non s’ammirassino perchè così fussino volte, conciosiachè, mangiando essi maestri continue detti agli et cipolle, esse figure non piaceva loro cotali fiati et però si volgevano: dimostrando loro che, mentrechè osservassino tal vita, le figure sarebono in tal modo. Et così feciono che a loro fu mutato vita, et le figure si voltorono.

Dipinsono in casa detto Nicolo Cornacchini in Camerata et in molti altri luoghi, dove si veggono molti buoni tratti.


IX. Andrea di Cione detto l’Orcagnia. Costui dipinse la cappella maggiore in S.a M.a Novella, guasta dal Ghirlandaio, della quale trasse molte belle cose.

Dipinse la Cappella delli Strozi et tavola in detta chiesa: l’inferno nella chiesa di S.a ✠ col paradiso, nel quale ritrasse Guardi messo del comune con un giglio in su la berretta, perchè lo pegnorò. Di questo Guardi ne sono discesi quelli d’Andrea di Lapo de’ Guardi.6

|fo. 77r] Fece in marmo l’Assumptione di Nostra Donna nel tabernacolo di Orto S. Michele, dove è la sua figura di mezo rilievo col viso tondo et alquanta barba col capuccio in capo et scritto a piede nella cornice il nome suo, come Giotto, costui fece.

Dilettosi di sonetti, de quali alcuni se ne truova.

Resta de’ sua discendenti al nostro secolo uno Jacopo di Cione merciaio nel corso degli Adimari. Et haveva la casa nella Via de Corazai vecchia.


X. Giovanino da s.o Stephano a Ponte di Firenze. Costui dipinse tre cappelle in S.a Trinita, cioè una degli Schali et una al lato a essa et la terza dall’altro lato della cappella maggiore, di s.o Pagolo: et dipinse più altre cose.

XI. Maso fiorentino. Costui infra l’altre sue pitture dipinse il Duca d’Athene et i suoi seguaci nella faccia della torre del podestà di Firenze. [p. 360 modifica]|fo. 77v] XII. Gherardo detto lo Starnina dipinse nel Carmino la cappella di s.o Girolamo. Et perchè gli era stato assai tempo in Ispagna et in Francia fene in detta cappella certi vestiti al modo di detti paesi.

Dipinse nell’acquisto di Pisa l’anno 1406, nella faccia della Parte Guelfa, dal lato di fuori s.o Dionigi et la città di Pisa alto sopra la scala.

Costui si disse essere huomo molto virtuoso, in modo che la minore virtù che si diceva essere in lui, era la pittura.

Sono e discendenti detti quelli di Mariano di Gherardo in Firenze et hanno a fare alla torre delognogni (sic) di là dall’Aparita et stanno a casa nella Via de’ Buonfanti passato il canto di Via Ghibellina.


XIII. El Bicci fiorentino. Di costui si vede e martiri nella chiesa del Carmino, et nella compagnia de Martiri drieto a Camaldoli uno s.o Cristofano al lato alla porta del martello di S.a ✠ et la parte al lato di fuori et dentro nel chiostro.

La sala della casa vecchia de Medici in Via Larga.

12 Apostoli che sono in S.a Maria del Fiore et i santi a piè delle finestre delle cappelle. La cappella de’ Martiri in San Marco fatta per Neri suo figliuolo 7 et una cappella in Ognisanti de’ Lenzi. Dicono che Neri suo figliuolo dipinse la cappella de’ Lenzi in Ognisanti.


|fo. 78r] XIIII. Masaccio fu optimo immitatore della natura di gran rilievo, universale et buono componitore et puro senza ornato; perchè solo si dette all’immitatione del vero et rilievo di figure. Fu certo buono perspettivo quanto huomo di quelli tempi et di gran facilità nel fare, sendo giovane, perchè morì d’anni ventisei 8 a Roma: dissesi di veneno.

Costui dipinse nel Carmine di Firenze, nel chiostro della porta che entra in chiesa, una processione con grande artificio. Et in detta chiesa nel pilastro della Cappella de’ Serragli uno s.o Paulo con grande artifitio.

Et nella Cappella de’ Brancacci in detta chiesa, una parte di essa, che infra l’altre figure vi è uno che triema: et dipinse altre cose.

Costui era amato da Philippo di ser Brunellesco el grande architetto, perchè lo vedeva d’ingegno perspicace: et insegnolli molte cose dell’arte. Et quando esso Philippo intese la sua morte, dimostrò esserli molesta: et co suoi domestici usava di dire: noi habbiano fatto una gran perdita.

Costui dipinse in S.a M.a Novella uno Crocifisso cioè la Trinità et a piede la morte, molto bella, dietro al pergamo. [p. 361 modifica]|fo. 78v] XV. Masolino. Costui dipinse insieme con Masaccio, de’ Bancacci (sic) nel Carmine di Firenze. Stette con Lorenzo di Bartoluccio Ghiberti a rinettare le porte di bronzo di San Giovanni et massime e panni, che non vi sono e meglio rinetti che i suoi.

Fece nel Carmine nel pilastro della Cappella de’ Serragli uno s.o Piero9 et dipinse in Pisa in più luoghi.


XVI. Frate Lorenzo, frate negli Agnoli di Firenze. Costui dipinse in detto luogo la tavola dell’altare maggiore in detta chiesa con grande ornamento lavorata et molte altre cose in detta chiesa.

Et in S.a Trinità la cappella delli Ardinghelli, dove sono le immagine di Dante et del Petrarca.

La cappella de’ Bartolini in detta chiesa dove è lo Sponsalitio di Nostra Donna.


|fo. 79r] XVII. Frate Giovanni detto da Fiesole. Angelico et vezzoso et devoto et ornato; molto dipinse con grandissima facilità et in Firenze et a Roma et altrove. Et infra l’altre cose il capitolo di San Marco et la tavola dell’altare maggiore et più figure per la detta casa. Et nella sagrestia di S.a Trinita la tavola, dove è disposto Christo di croce; una tavola in San Gallo dove è dipinto il paradiso.10 Una tavola nel Tempio dove è Giesù morto et intorno uno coro delle Marie. Nell’ornamento dove stanno gli arienti alla Nunziata de’ Servi, figure picole. Negli Agnoli, cioè nel munistero, uno inferno et paradiso. In Roma una cappella a papa Eugenio. In S.a Maria Novella in Firenze tra le tre porte del tramezo quando era giovanetto, più tabernaculi in detta chiesa, dove tengono le reliquie.

La tavola della cappella del palagio de Medici, attorno della quale dipinse in fresco Benozo; dipinse in S.o Domenico di Fiesole nella quale habitava più tavole.


XVIII. Lippo fiorentino. Costui fu gentile maestro per quanto pativano e tempi suoi. Dipinse in più luoghi et infra gli altri in S.o Antonio et alla porta a Faenza allo spedale certi poveri et nel chiostro l’historia di S.o Antonio et la visione quando vidde molti lacci nel mondo: apresso de quali erano disegnati gli huomini con diversi apetiti, secondo che da quelli erano tirati.

|fo. 79v] Fece una figura di musaico con la testa invetriata, la quale è al presente nella odienza della Parte Guelfa.

Et in San Giovanni una historia di musaico di S.o Francesco a capo alla porta del mezo, a canto al Battesimo.


XIX. Spinello padre di Forzore horafo. Fu costui perchè più tempo habitò in Arezo era reputato Aretino et i suoi, usciti di Firenze per le parti, s’erono ridotti a Arezo.11

Costui dipinse la sagrestia di San Miniato a Monte. [p. 362 modifica]

XX. Andreino da Castagno, allevato da piccolo fanciullo in Firenze. Alcuni dicono fu levato da guardare le bestie et trovato da uno nostro cittadino disegnava in su le lastre, lo condusse a Firenze. Costui fu grande disegnatore et di gran rilievo, amatore delle difficultà dell’arte, vivo et pronto molto et assai facile nel fare.12 Dipinse in più luoghi, come fu una faccia in S.o Gilio di Firenze, che è la seconda dietro all’altare dipinse Alesso Baldovinetti et maestro Domenico da Vinegia, il quale fu morto da detto Andreino con una maza ferrata in su la testa, per invidia: per il che non potè finire detta facciata: et alla morte sua confessò detto homicidio.

Nel chiostro delle ossa di detta chiesa uno s.o Andrea sopra uno uscio.

|fo. 80] Nel chiostro grande di S.a ✠ dipinse Christo alla colonna con più figure intorno. Nella detta chiesa alla cappella de’ Cavalcanti uno s.o Girolamo et uno s.o Francesco.

Nella chiesa della Nunziata di Firenze, nella cappella di messer Orlando de’ Medici 3 figure, tra le quali è la moglie di detto Andrea. Et in un altra cappella di detta chiesa uno s.o Girolamo. Et in un altra uno s.o Giuliano con l’historia sua.

In S.a Maria del Fiore la figura di Niccolò da Tolentino a cavallo, stato capitano de’ Fiorentini.

Nel munistero degli Agnoli, nel primo chiostro riscontro alla porta del martello, uno crucifisso con altre figure.

Nel refettorio di S.a Maria Nuova, uno cenacolo di Christo con gli Apostoli, molto bello.

Sopra alla porta della chiesa di S.o Giuliano di Firenze, uno crocifisso con s.o Giuliano con Maria, bellissimo.

Nella Loggia della casa de’ Carducci hoggi de’ Pandolfini molti huomini famosi.

Alla Scarperia nel palagio del Vicario sopra la porta una Carità ignuda: cosa per escellenza.

Dipinse nella faccia del palagio del podestà di Firenze più huomini cittadini stati confinati per lo Stato, a uso di impiccati, per diligione. Il perchè acquistò il cognome dello Andreino degli impiccati.


|fo. 80v] XXI. Pagolo Uccello fiorentino. Costui fu buono componitore et vario, gran maestro di animali et di paesi. Artificioso negli scorci, perchè intese bene la prospettiva.

Fece nel primo chiostro di S.a Maria Novella una storia quando Dio plasmò Adamo ed Eva et come furono cacciati del paradiso delle delizie. Et un’altra storia del Diluvio, dove sono cose molto belle.

In S.a Maria del Fiore, la figura di messer Giovanni Aguto ingenuo (sic: «strenuo») capitano de’ Fiorentini, a cavallo, di verde terra. [p. 363 modifica]

Fece dua figure nella faccia del munistero di Baldaccio: sopra la porta di S.o Tommaso di Firenze, Christo et s.o Tommaso.

Dipinse negli Agnoli nel chiostro dell’orto grande, di verde terra molte figure con grand’artifitio et assai lodate.

Dipinse nel chiostro di San Miniato a Monte ancora di verde terra, ma non molto stimato.

Fece più storie in panni et in altri luoghi, assai commendate.


XXII. Frate Philippo fiorentino. Costui fu grazioso di ornato et artifitioso sopra modo: valse molto nelle compositioni et varietà, nel colorire, nel rilievo, negli ornamenti d’ogni sorte massimo o imitati dal vero, o fitti.13

|fo. 81r] (Questo foglio è senza scrittura).

(Brunelleschi)


...


|fo. 82r] uso verso e cittadini. La qual cosa Filippo fare non volse mai: nondimeno detto Filippo non si potè contenere che non lavorassi in su dette porte, come etiam feciono et Donato et Luca della Robbia et Antonio del Pollaiuolo: perchè se così non fussi seguito, era impossibile che si conducessino a perfectione: et conosconsi tra gli intendenti le maniere di tutte le figure o maestri distincte, perchè in esse è gran varietà et artifitio.

Fece una s.a Maria Magdalena posta nella chiesa di s.o Spirito, la quale arse quando la chiesa: cosa eccellentissima senza comparatione a quelle che sono in S.o Giovanni di mano di Donato.

Vedesi in S.a Maria Novella il crocifisso di rilievo da non equipararlo all’altra figura fatta a gara con Donato, il quale n’haveva fatto un’altro, hoggi in S.a Croce.

Furono allogate a lui et a Donato insieme dua figure di marmo che sono nelli pilastri d’Orto S.o Michele, cioè la figura di s. Piero et quella di s.o Marco, opere molto degne.

Fece in prospettiva la chiesa et la piaza di S.o Gallo (sic invece di: «s. Giovanni») et il Palagio de’ Priori.

Fece il modello della chiesa di S. Spirito, opera eccellente, benchè non fussi seguìto interamente l’ordine suo, nè nelle porte nè ne’ ricignimenti di fuori, che s’haveva a dimostrare nel modo che esso era dentro, nè negli |fo. 82v] altari delle cappelle, che havevano a essere dal lato dinanzi et volgere il prete el volto alla chiesa a dire la messa: contrarli come sono al presente. Nè etiam nella cupola: perchè si sono alzati troppo ne’ pilastri et ne’ capitelli delle colonne et nel ricignimento di sopra, in modo che successive la cupola viene a essere uscita della sua ragione et proporzione: per [p. 364 modifica]la qual cosa è detto edifitio indebilito et è per rovinare gran tempo prima che esso non harebbe fatto.

Ancora fece il modello della chiesa di S.o Lorenzo di Firenze, benchè ancora non fussi seguìto interamente il suo disegno: non dimeno è uno corpo molto bello: et etiam la sagrestia prima.

Simile fece il modello del capitolo de’ Pazi nel chiostro di S.a ✠.

El modello della casa de’ Busini fatta per 2 fratelli.

Et il modello della casa et facciata et loggia degli Innocenti, la quale fu fatta senza armadura: nel qual modo sì è osservato per molti et à detto che è uno ricignimento fatto per ordine di Francesco della Luna che è falso et non a proposito et senza architettura; perchè Filippo si trovava in detto tempo a Milano a’ servigi di Filippo Maria duca per il modello d’una forteza: et alla sua tornata vidde detta facciata essere uscita con uno ricignimento fuori del modello, stato seguìto per ordine di Francesco della Luna, il quale haveva opinione d’architettore. Et dimandato Filippo perchè |fo. 83r] havessi fatto tal cosa, rispose haverlo tratto della chiesa di S.o Giovanni. Il perchè Philippo gli disse così: uno errore era in detto edifitio et tu l’hai preso et conservatolo.

Fece il modello della forteza di Vicopisano et quello del porto di Pesero et a Milano altre cose. Et usava di dire, che se cento modelli di chiese o altri edifitii havessi a fare, tutti variati gli farebbe et differenti.

Fece uno modello della casa, o palazzo di Cosimo de’ Medici, la quale haveva a essere situata in sulla piaza di San Lorenzo riscontro alla chiesa, et dove al presente è il palagio, haveva a essere piaza: edifitio forse non al presente sopra la terra da vedersi. Ma Cosimo, parendogli troppa grande et suntuosa impresa, la lasciò indietro: il che Filippo, il quale aveva in esso messo tutto il suo ingegno, per sdegno lo spezò: perchè mentre che lo componeva, usava dire che a sua dì haveva desiderato di fare una casa et erasi abattuto a uno che la voleva et poteva fare: il perchè si dice che mai fu visto tanto allegro quanto nel tempo che lo fabbricava. Dissesi Cosimo essersi pentito di non havere seguìto tal disegno: et che non gli parve parlare mai a huomo di maggiore intelligenza, ma molto di se medesimo.

Hebbe uno suo discepulo, quale teneva in casa, da Buggiano, al quale fè fare l’acquaio di marmo che è |fo. 83v] nella sagrestia di S.a Liparata, con quelli bambini in detto lavacro che gettano acqua.

Ancora fece la testa di detto Filippo, che è in S.a Liparata. Ancora fece l’acquaio di pietra della sagrestia vecchia.

Fece detto Filippo più disegni et modelli a’ signori et in tra gli altri a Filippo Maria di Milano, di forteze: il quale fece forza [p. 365 modifica]con ogni premio di ritenerlo apresso lui, et al Signore di Pesaro, del porto, et a molti altri di case et altri edifitii.

Il modello de gli Agnoli non finito.


2. Donato fiorentino detto Donatello, scultore da essere connumerato fra gli antichi, mirabile in compositione et in varietà, pronto et con grande vivacità et nell’ordine et nel situare delle figure, le quali tutte appaiono in moto. Fu grande immitatore degli antichi et di perspectiva intese assai bene14: fece moltissime opere et in Firenze et altrove: nel pilastro di Orto San Michele la figura di s.o Giorgio con gran vivacità et pronteza. El tabernaculo in detti pilastri, riscontro alla chiesa di San Michele, dove poi fu messo le figure di bronzo |fo. 84r] di Giesù Christo et di san Tommaso di mano di Andrea del Verrocchio. Le figure di san Marco et di s.o Piero a’ detti pilastri, benchè fussino allogate a lui insieme con Filippo di ser Brunellesco.

Nella faccia di S.a Maria del Fiore s.o Giovanni Evangelista nel tabernaculo al lato alla porta di mezo, in ogni sua parte perfetta: et forse poche volte dagli occhi nostri simile si vedde. La figura di Daniello in detta faccia intra dua colonne, assai bella.

Dua figure nel Campanile di detta chiesa dal lato della piaza; una ritratta al naturale Giovanni di Barduccio Cherichini et l’altra Francesco Soderini giovane, al lato l’una all’altra, et è dal lato della Canonica.

La figura della Iudetta di bronzo, al presente alla Loggia de’ nostri Signori. La figura di Divith (David) di bronzo, la quale è al presente nel cortile del palazo di detti Signori.

Una testa et il collo d’uno cavallo di molta grandeza, è opera molto degna, fatta per finire il resto del cavallo sul quale è l’immagine del Re Alphonso di Ragona et Sicilia, Napoli, et altri reami, la quale è hoggi in Napoli in casa del conte di Mathalona de’ Caraffi.

La figura di s.a Maria Madalena ai presente nella chiesa di San Giovanni di Firenze.

|fo. 84v] Un vaso di granito con ornamenti di marmo nella casa o vero palazo de’ Medici, gittante aqua.

Uno altro vaso consimile ne l’orto de’ Pazi, molto bello, che fanno (sic) fonte.

Nella sagrestia di S.o Lorenzo, uno vaso da lavare le mani; opera molto bella, et il falcone et altri ornamenti intorno, di mano d’Andrea del Vecchio (sic, invece di: «Verrocchio»).

Le porte di bronzo in detta sagrestia, benchè non habbino molta grazia. Et dua pergami di bronzo in detta chiesa non finiti, et quattro Vangelisti di terra in detta chiesa in sulla cornice della croce di detta chiesa, bozati: havevano a farsi di bronzo o di marmo. La Nuntiata nella chiesa di S.a Croce, el tabernacolo alla [p. 366 modifica]cappella de’ Cavalcanti con suoi ornamenti begli: più teste et figure et massimo in casa di Lorenzo della Stufa, molto pronte.

Uno Crucifisso a meza la chiesa di S.a ✠ di rilievo.

Gli ornamenti dell’organo della sagrestia vecchia, cioè del minore organo, di marmo, di S.a Maria del Fiore. Le quali figure sono abozate et non finite: nondimeno di terra appaiono assai et rilievano in apparenza più che non fanno le figure dell’organo maggiore, che sono finite con molta diligenza, et di terra non appaiono tanto: che sono di mano di Luca della Robbia.

|fo. 85r] Tolse a fare a’ Senesi una porta di bronzo et fece il disegno molto bello et le forme per gittarlo. Ma capitandovi uno Bernadetto orafo detto di madonna Papera, fiorentino, assai intendente et suo domestico, et andandolo a visitare, che tornava da Roma; et veduto ordinata tanto bella opera, lo riprese assai che e Sanesi si potessino gloriare di tanta degna cosa: et tanto lo persuase, che uno dì di festa che e’ garzoni erano andati a spasso, esso Donato et Bernardo guastorno ogni cosa et usciti di casa, presono la via di Firenze: et i garzoni tornando la sera a casa, trovorono guasto tal cosa et non esservi Donato: nè prima di lui intesero, che era giunto in Firenze.

Fece il sepolcro di papa Ianni in Firenze posto nella chiesa di San Giovanni con tutti e suoi ornamenti, eccetto che una figura di mano di Michelozzo, eccetto che una Fede, che ha uno calice in mano et ha l’uno braccio minore che l’altro.

Dicono che fece il disegno dell’occhio del vetro in testa alla chiesa di S.a Maria del Fiore, cioè di quelli della cupola: che è una Incoronatione.

Fece a Siena nella porta (sic, invece di: «nell’Opera») del Duomo una figura di bronzo di san Giovanni Bat.a: cosa bella, ma ha meno del braccio dritto dal gommito in giù: il quale dissesi non havere finito per non essere sodisfatto del resto del pagamento. |fo. 85v] Et partitosi di detto luogo, disse se volevano finissi detta figura, che gli dessino tanto quanto gli havevano dato del resto della figura: et così la lasciò imperfetta.

Fece una figura di san Giovanni, hoggi in casa delli heredi di Ruberto Martelli: fece infinite cose; frall’altre la Dovitia sopra la colonna di Mercato vecchio.

Fuori di Firenze furono assai, di che non ho notitia.

A Padova uno cavallo fuor della chiesa di S.o Antonio, suvvi Gattamelata, di bronzo.

Nel dossale dello altare maggiore una Pietà di marmo con le Marie: cosa eccellente.

Sonvi intorno al coro certi quadri di bronzo fatti dal Vellano, et disegni di Donato suo maestro tanto simili alle cose sue, che io giudicai essere fatte da lui. Conoscesi la maniera sua dagli altri [p. 367 modifica]differente, che come le veddi giudicai per la vivacità esser fatti da lui.15


3. Lorenzo di Bartolo Ghiberti, detto Lorenzo di Bartoluccio, è notissimo per le porte di bronzo del nostro Baptisteo (sic), cioè quella del mezo et quella di verso l’Opera et gli stipiti della terza verso la Misericordia, la quale porta fece maestro Andrea Pisano. Et benchè in suddette porte et massime a quella del mezo, più maestri 16




[p. 367 modifica]

Annotazioni al precedente testo

del Cod. magliabechiano XXV, 636 (Cod. Strozziano).


  1. [p. 387 modifica](Cimabue.) (1) Qui la scrittura del manoscritto fu interrotta. La seguente frase fu aggiunta da un’altra mano, la stessa che scrisse pure la nota marginale surriferita. Così questa come la notizia sulla tavola di S. Trinita (che oggi si trova nella Galleria delle Belle Arti) sono tratte senza dubbio dal Vasari; nè l’una nè l’altra si trovano nel Petrei e nel Gaddiano.
  2. [p. 387 modifica](Giotto.) (2) Queste due righe furono preposte alla seguente notizia biografica dal copista, dopo ch’egli ebbe copiato quest’ultima. Le pitture qui descritte si trovano anche registrate nei Cod. Petrei e Gaddiano. Esse erano dunque senza dubbio ricordate nel Libro di Antonio.
  3. [p. 387 modifica](3) Tutto il brano del testo, cominciando da: “Costui fu tanto„ ec. è tolto letteralmente dal Proemio di Landino. Nel Cod. Petrei manca l’ultima parte di esso, cominciando da: “Ma mirabile la nave„ ec.
  4. [p. 387 modifica](Taddeo Gaddi.) (4) Manca il numero d’ordine alle tre prime notizie biografiche.
  5. [p. 387 modifica](5) Le due ultime opere non sono ricordate dal Petrei. Egli omise di copiare il relativo passo del Libro di Antonio, nel quale senza dubbio erano registrate, perchè all’infuori del Cod. Strozziano, le rammenta anche l’Anon. Gaddiano ed il Vasari.
  6. [p. 387 modifica](Orcagna.) (6) La notizia riguardante i discendenti del Guardi non si trova nè nel Petrei nè nel Gaddiano, e neppure nel Vasari; e perciò forse è un’aggiunta fatta dal copista del Cod. Strozziano al testo del Libro di Antonio.
  7. [p. 387 modifica](Bicci.) (7) Questa opera omessa dal Petrei, ma rammentata pure dal Gaddiano e dal Vasari, e perciò registrata anche nel Libro di Antonio, è evidentemente la Cappella Martini in S. Marco, detta per sbaglio dal nostro copista “de Martiri,„ compiuta nel 1433 da Bicci e non [p. 388 modifica]da Neri suo figliuolo, che a questo tempo aveva soli 15 anni (Vedi Vasari t. II, p. 50 e 64).
  8. [p. 388 modifica](Masaccio.) (8) Fin qui il testo è tolto, parola per parola, più fedelmente dunque che nel Cod. Petrei, dal Proemio del Landino. È questa una delle prove che nel Cod. Strozziano possediamo una copia più esatta del Libro di Antonio, che nel Cod. Petrei.
  9. [p. 388 modifica](Masolino.) (9) Manca questa indicazione nel Cod. Petrei per sbaglio del copista. Cfr. la nota 84 alla notizia sulle opere di Masaccio nel detto codice.
  10. [p. 388 modifica](Fra Giovanni da Fiesole.) (10) Il copista qui ha messo per sbaglio S. Gallo invece di S. Gilio. Cfr. la nota 99 al testo del Cod. Petrei.
  11. [p. 388 modifica](Spinello.) (11) Cfr. le note 109 e 110 al testo del Cod. Petrei.
  12. [p. 388 modifica](Andrea da Castagno.) (12) Qui lo Strozziano riproduce parola per parola il relativo passo del Proemio del Landino, più esattamente che non il Cod. Petrei.
  13. [p. 388 modifica](Fra Filippo.) (13) Anche questo brano è copiato letteralmente, e con più esattezza che nel Cod. Petrei dal Landino. Colle ultime parole, con che ha termine il fo. 80v, il ms. è interrotto: mancano i fogli 9-12 della numeraz. antica, in luogo dei quali, quando il codice fu legato, venne intercalato il fo. 81 rimasto bianco. Nel fo. 82.r la scrittura ricomincia da mezzo la notizia del Brunelleschi.
  14. [p. 388 modifica](Donatello.) (14) Fin qui il testo è tolto parola per parola dal Proemio di Crist. Landino. Vedi la nota 39 al Cod. Petrei.
  15. [p. 388 modifica](15) Questa è l’unica volta che l’autore del Libro di Antonio si mette innanzi parlando di sè in prima persona. Il compilatore del Cod. Petrei trasforma questo passo, sostituendo alla forma personale attiva del verbo la impersonale passiva e ciò è una nuova prova della maggiore fedeltà del Cod. Strozziano.
  16. [p. 388 modifica](Ghiberti.) (16) Con queste parole finisce al fol. 85.v il testo del codice Strozziano; il resto dei fogli manca nel manoscritto, come lo possediamo oggi.
    Stuttgart Cornelio de Fabriczy.