Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891)/Riordinamento delle pergamene nell'Archivio del Comune di Pistoia

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Archivio storico italiano 1891|Riordinamento delle pergamene nell'Archivio del Comune di Pistoia

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Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891) Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891)


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RIORDINAMENTO DELLE PERGAMENE NELL’ARCHIVIO

DEL COMUNE DI PISTOIA.


Le seguenti pagine contengono una notizia preliminare intorno al riordinamento delle pergamene del Comune di Pistoia, sulle quali darò più ampi ragguagli nella relazione complessiva intorno agli Archivi di questa città, che da vario tempo preparo.

Ebbi la fortuna di vedere spesso accettato, sì negli Archivi pubblici come in quei privati, il mio consiglio di riordinare specialmente la serie delle pergamene, numerosa e pregevole, e che mi interessava in particolar modo, perchè la R. Deputazione toscana sino dall’anno 1888 accettava la mia proposta di pubblicare un Codice diplomatico pistoiese del sec. Vili fino all’anno 1296. Sono riuscito a sistemare nel corso di pochi anni non meno di 2000 pergamene, che per il loro contenuto, diplomatico e storico, chiedono e meritano un lavoro speciale, lavoro che riuscirà possibile soltanto a base del riordinamento, che sto per descrivere.

Sin d’ora però gioverà dire, che la massima parte delie carte pistoiesi, costituita da una ventina di Provenienze1, fu portata a Firenze sulla line del secolo passato, per essere incorporata nell’Archivio Diplomatico, ove si trova ancora oggi. Pure una parte considerevole ne è rimasta in Pistoia stessa.

Di Archivi pubblici in Pistoia, che contengano carte anteriori al XIV secolo non ne conosco che due:

1) L’Archivio del Comune
2) e quello del Subeconomato dei benefizi vacanti. [p. 382 modifica]

Di Archivi privati ho potuto esaminare i seguenti:

3) quello del Capitolo della Cattedrale

4) degli Ospedali riuniti (Spedale del Ceppo)

5) del Conservatorio di S. Gio. Battista (S. Chiara)

6) del Vescovado

7) di Casa Cancellieri

8) di Casa Giulio de’ Rossi, e

10) i due Archivi Rospigliosi2.

Conservansi inoltre carte medievali: nella Biblioteca Forteguerri, nella Fabroniana, e nella raccolta del fu cav. Filippo Rossi-Cassigoli, della quale parlò in questo stesso Periodico l’avv. Luigi Chiappelli3. Questi sono, a mia notizia, i luoghi principali, in cui nella città di Pistoia si trovano documenti del medio evo.

Due sono le Provenienze diplomatiche (fondi), rimaste nell’Archivio comunale di Pistoia; quello della Badia di San Michele in Forcole, e quello della Badia di Fonte a Taona: ambedue dell’ordine Vallombrosano. S. Michele era posto allo porte della città e precisamente fuori Porta San Marco; la Badia a Taona, celebre per la sua antichità, posta sul ciglio dell’Appennino, partecipava si della vita pistoiese come di quella del territorio di Bologna. Ma, mentre le carte di San Michele sono rimaste quasi ignote ed affatto inesplorate, il fondo della Badia a Taona è conosciutissimo, e molte delle sue pergamene si trovano stampate nelle opere degli autori che si occuparono sia del nostro Comune, sia della storia dell’ordine Vallombrosano.

Il primo mio compito fu quello di dividere i due fondi, che giacevano alla rinfusa in due casse, nelle quali appena capivano. Non si era mai pensato farne un inventario, sicchè era impossibile trovarvi una determinata carta senza immenso perditempo. La divisione dei fondi riusci nella maggior parte de" casi facile, perchè i segni di cancelleria e le note dorsali levavano ogni dubbio intorno alla provenienza. Nei pochi casi, in cui faceva deficienza questo indizio diretto, ne dava luce il contenuto stesso della carta.

Compiuta la divisione dei due fondi, disposi le pergamene [p. 383 modifica]separatamente in ordine cronologico: ritenendo questo il miglior modo di sistemazione, finchè uno spoglio d’ogni singola pergamena non ci permetta di unire il tutto in un fondo comune.

Quanto al modo di conservazione materiale impiegai presso a poco il metodo seguito nell’Archivio di Stato in Firenze, portandovi però quelle modificazioni che il minor numero dei diplomi e la separazione dei fondi imponevano. Formai di ogni pergamena un rotolo separato, dal quale, possibilmente nell’angolo destro di cima, pende, da un cordoncino di seta, una striscia di cartone, uguale per tutti; essa indica la provenienza e la data (anno, mese, giorno) della carta. Per impedire che i fondi si mescolassero, il nastro col quale ogni rotolo si lega, è di colore differente pei diversi fondi; e corrisponde a quello del cordoncino, con cui è fissato il cartone ora mentovato.

Sistemati in questo modo i due fondi, ed ottenuti dal Comune i mezzi necessari, disposi le pergamene in un armadio appositamente costruito, diviso in 30 palchetti, 18 per parte, che rappresentano una superficie di circa 40 metri. Le pergamene non vi sono accumulate, ma disposte una accanto all’altra, in modo che i cartoni pendono verticalmente dalle assi, le quali per altezza distano una dall’altra circa un palmo di mano; ed hanno una profondità di centimetri 0,45. I cartoni presentano dunque, a chi apre l’armadio, a prima vista le indicazioni necessarie per trovare a colpo la carta cercata, senza dovere toccare le altre; ed il luogo rimasto vuoto gli indica il posto dove, finito l’esame, dovrà riporta.

Soltanto per le così dette pergamene lunghe (e ci sono tra queste alcune bolle papali di perfetta conservazione) è riservato un palchetto speciale; e lo stesso si dica per quelle a forma di quaderno.

Ho creduto bene d’entrare in questi particolari, per informare chi dopo di me sarà chiamato a tenere in ordine questo prezioso tesoro storico, e per rendere conto dei lavori preparatori fatti per il Codice diplomatico pistoiese.

In tutto questo lavoro sono stato aiutato dal sig. Guido del fu Didaco Macciò, maestro di casa degli Ospedali riuniti, il quale assunse la massima parte della fatica, con disinteresse e con intelletto d’amore.

La tabella seguente informerà del numero e dell’età delle pergamene, ordinate col medesimo sistema si nel Comune come negli altri Archivi, in cui ebbi la fortuna di entrare. Manca nel [p. 384 modifica]loro numero quello di Casa Cancellieri, benchè ricco di preziose ed antiche pergamene4. Ma queste ivi sono disposte in filze, in modo che riesce quasi impossibile stabilirne con precisione il numero: ed inoltre una gran parte di esse, raccolta per fornire la prova di nobiltà d’un Cancellieri del sec. XVII, non si possono dire di provenienza Cancellieri, ma devono essere assegnate ai loro fondi originali, dai quali allora furono levate. Una simile riserva bisogna fare in riguardo ai diplomi capitolari accennati da me nella tabella: poichè questi sono pervenuti alla Canonica dalla eredità del Canonico Arfaruoli5. Invece non si trovano registrate fra le pergamene del Capitolo quelle (250) di un magnifico Cartulario sec. XII, del quale diedi ragguagli estesi nei miei Studii sul documento privato italiano nei sec. X, XI e XII (Siena, 1891), Nè si trova compreso sotto la Rubrica del «Subeconomato» un ricco Cartulario, che proviene dalla Società de’ Preti della SS. Annunziata, compilato nel 1321 dal notaro Guido di messer Iacopo, e che contiene copia di documenti sino dall’anno 1202. Pregevoli per il Capitolo del Duomo sono anche i Rogiti di ser Truffa di Gio. Nolfi (1380-1390) fatti per la Canonica, e che oggi si trovano all’ Archivio dell’Ospedale sotto la collocazione A. L* 34. Di Registri notarili trovai inoltre frammenti preziosi nell’Archivio di Casa Cancellieri. Essi contengono rogiti di ser Fraimerigo di Rinieri, che rogava intorno all’anno 1282 nel contado pistoiese6. Nell’Archivio dell’Ospedale vidi i Registri di ser Antonio di Puccetto di Spada (1322-1364) sotto la collocazione A. I.a 19. Molti dei registri notarili pistoiesi passarono, nella riforma di Cosimo de’ Medici, all’Archivio generale di Firenze e si trovano oggi ivi all’Archivio di Stato.

Merita infine una speciale menzione l’Archivio di Casa De Rossi, per i documenti della fine del sec. XIII, che danno luce sopra un personaggio, noto per le «Istorie Pistoiesi», vale a dire sopra Baschiera de Rossi, Ghibellino Bianco, implicato nei movimenti politici dell’anno 1301, sotto il priorato di Dante Alighieri.

[p. 385 modifica]Superfluo sarà aggiungere che dappertutto, dove si ordinarono le pergamene, ne fu steso regolare inventario e registro cronologico, ed in ispecie al Comune, ove una copia de’ registri si trova a disposizione degli studiosi.


Siena


sec. XI XII XIII XIIII XV XVI XVII XVIII In tutto

Capitolo d. Cattedrale = = 24 46 4 3 = = 37
Ospedale del Ceppo7 = 1 6 60 30 2 1 = 100
S. Michele in Forcole8 4 59 313 181 69 17 3 = 646
Badia di Taona9 46 88 333 84 10 = = = 561
Opera di San Paolo10 = 1 5 12 1 = = = 19
Vescovado = = 7 = = = = = 7
Monache di Santa Chiara11 = 4 35 109 71 6 = = 225
Casa de' Rossi = 1 4 17 7 8 17 6 60


Note

  1. Sono principalmente le seguenti: Capitolo della Cattedrale (Spoglio 43); Opera di S. Iacopo (Spoglio 8 e seg.); Domenicani (Sp. 36); S. Francesco (Sp. 58); S. Lorenzo (Sp. 66); S. Lucia, Santa Chiara, S. Mercuriale, S. Michele e Niccolao, Monastero della Sala (Sp. 28.); Olivetani (Sp. 15); Patrimonio ecclesiastico (Sp. 39); Potesterie (Sp. 4); Rocchettini S. Bartolomeo (Sp. 18); Serviti (Sp. 4.5); Ospedale di S. Gregorio (Sp. 17); Vescovado (Sp. 15).
  2. Non ho veduto l’Archivio di casa Tolomei. Quello di casa Forteguerri non contiene carte anteriori al Trecento; e lo stesso si dica del’Archivio della R. Prefettura.
  3. Serie; V, tomo l’(an. 1890), pp. 483-486.
  4. Me ne sono servito negli «Studi pistoiesi» (Siena 1889) e nella dissertazione che precede gli «Ordinamenti del popolo, del 12S4» (Milano 1891).
  5. Le sette pergamene del sec. XIII, che si trovano indicate sotto la provenienza «Archivio vescovile», provengono senza eccezione dalla chiesa ora •soppressa di San Michele in Bonaccio, «inter fabros», presso Castel Cellesi.
  6. Ne ho pubblicato dei brani nella citata Dissertazione sugli «Ordinamenti del popolo, del 1284», spec. a pag. xxxvi e xxxviiii.
  7. Quanto all’Ospedale del Ceppo (oggi Spedali riuniti) merita menzione speciale il codice C. 1a 242, che contiene un antico inventario delle carte pecore dell’Archivio di San Gregorio.
  8. Il Dondori nella Pietà di Pistoia (1666) a pag. 125 dice che le pergamene della Badia di S.Michele siano in numero di due mila. Ora, benchè il Dondori sia un grande millantatore, pure è assai probabile che dai suoi tempi insino ad oggi se ne sia perduta una discreta quantità: tanto più in quantochè egli cita una carta del 1024, della quale oggi non si trova più traccia nessuna.
  9. La carta della Badia di Taona, del 23 agosto 927, che pubblicò il Fioravanti, Memorie storiche della città di Pistoia (Lucca 1757) a pag. 146, non si conserva più al Comune, ma è passata nella Raccolta del fu cav. Rossi-Cassigoli.
  10. Le carte dell’Opera di San Paolo si trovano oggi all’Archivio del Subeconomato dei benefizi vacanti.
  11. Le pergamene di S. Chiara, unite in una filza, che sul frontespizio dichiara di essere la prima, ma invece è la unica, si trovano oggi nel Conservatorio di S. Giovanni.