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Ars et Labor, 1906/N. 1/Drammatica

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N. 1 - Salomé N. 1 - Proiezioni

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DRAMMATICA

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È il periodo dei sogni, delle grandi visioni artistiche, degli entusiasmi, degli ardimenti.

È il carnevale laborioso, per gli artisti drammatici, non soltanto perchè devono dare ora un lavoro immediatamente proficuo, ma sopra tutto perchè si devono preparare alla nuova “campagna„, al nuovo “triennio„. Immagine dal testo cartaceogiovanni rosadi. Col primo giorno di quaresima si riformeranno le nostre migliori Compagnie. Ora si tira avanti coi lavori che sono già in repertorio, con un po' di malinconia per l'immediato distacco, e col cuore caldo si speranza per l'avvenire.

Eccettuati gli scettici, gli esternamente sfiduciati, e i travetti del palcoscenico, che hanno perduto ogni ideale, i futuri soci, i futuri compagni, son come amanti, ai quali tarda congiungersi in uno slancio d'amore artistico.

E ciascuno pensa al temperamento drammatico dell'attore che avrà quale “parteneur„, sogna delle squisitezze di interpretazione.... salvo poi ad essere nuovamente preso dallo sconforto, per ogni intoppo, e per ogni effetto mancato.

Adesso sono tutti buoni, tutti cari, tutti rosei, adesso sono tutti.... fidanzati.

Poi.... il matrimonio, coi relativi sopraccapi, i dispettucci, forse le rotture... i piatti che volano, e gli accidenti che fioccano! E allora i ricordi, i rimpianti. Gli antichi amori che riprendono le tinte azzurre, che risplendono qualche volta come un sole nella memoria. La tenerezza profonda per un bene perduto. E nuovi progetti, e viaggi, e incontri, e compromessi, e contratti.... e sogni, sogni per l'avvenire.... Per tornare daccapo, si capisce, dopo qualche tempo.

La vita del palcoscenico è così due terzi illusione ed uno realtà. Tanto più entusiastica e tanto più sfiduciata, quanto maggiormente è vibrante.

La coscienza artistica la illumina, ma il “successo„ la irradia.

Ed è in forza a questi sogni, di queste speranze e di questa incontentabilità (che è dei migliori, del resto) che il pubblico assiste meravigliato a tanti cambiamenti di Compagnie, mentre non sa capacitarsi, perchè un'accolta di artisti, che filavano meravigliosamente insieme, si divida e si sgrani come un rosario cui si spezzi il filo!

Ecco per esempio la “Talli-Gramatica-Calabresi„, un'ottima Compagnia d'insieme, che in tre anni ha mietuti gli allori, che ha vissuto riccamente, e che ha dato un profitto netto di quasi centomila lire ai tre capicomici, si divide, per formarne tre.

Virginio Talli, geloso della gloria di Ciniselli, fa una Compagnia diremo così equestre. Tanti artisti: tanti numeri.

Non più contento di essere un brillante, un po' borbottone qualche volta, ma sempre corretto e vivace, egli sogna addirittura i trionfi di Napoleone!

L'ho veduto al fuoco.... in Più che Regina, ma invece di Napoleone il Grande è stato — mi pare — Napoleone il Piccolo, con suo Sédan disastroso.

Mentre invece come direttore s'era fatto ammirare molto, mettendo in scena “La figlia di Iorio„ e “L'Albergo dei poveri„.

Miss Ella della sua Compagnia sarà certo la Zucchini-Majone, che se non ha mai saltato cento cerchi, come la signora Guillaume, ha vinto però cento battaglie, col suo spirito indiavolato, con la sua sicurezza, col proprio talento.

E poi tre prime attrici: la vezzosa Reinach dai bei piedini, l'elegante Borelli, appassionata di Tintoretto, e la Franchini, visione turbatrice, profilo nervoso, occhi d'acciaio, silhouette carina, che ha però il difetto di arrotare gli erre, di sibilare gli [p. 41 modifica]esse, e di avere un aspetto imperturbabile di sfinge marmorea. Quando il suo cuore darà pianto e i suoi begli occhi daranno lagrime, io sarò ben lieto di poterla incensare. Immagine dal testo cartaceoelisa severi Due ottimi acquisti di Ciniselli.... pardon, di Virgilio Talli, sono il Giovannini e il De Antoni.

Irma Gramatica passa con Flavio Andò, il gran signore della scena di prosa — che avrà nella sua Compagnia la signora Celestina Paladini-Andò, la madre e caratterista indimenticabile, l'Antonietta Moro-Pilotto, il bravo Tolentino, Remo Lotti, Spano, ecc.

Calabresi si unisce — fortunato lui — a una dea della bellezza e dell'eleganza: Elisa Severi, con la Vestri, la Mercedes Brignone tanto carina, Amedeo Chiantoni, Palmarini, Brignone e Pierino Rosa.

Calabresi mi pareva un po' fossilizzato nei Due Blasoni. In questa parte egli emergeva tanto, con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti (che sono, questi, certo in minor numero) da vedersi spesso nelle altre interpretazioni come sopraffatto da Mister Faustin!

Poi venne compar Alfio.... no, sbaglio, Lazaro di Roio; nella Figlia di Iorio. Mi è sfuggito dalla penna un errore.... ch'è addirittura un apprezzamento. E lo lascio. E non aggiungo altro. No, dico soltanto che anche come compar Alfio.... era un cattivo compare.

Finalmente ecco il Re Burlone di Rovetta, e Calabresi è stato grande. Un Ferdinando II, un Re bomba magnifico, indimenticabile, misto di bontà, di cortesia, di viltà, superstizioso e gentile, gran signore e.... maccheronaio, mito e feroce — religioso e spregiudicato: secondo i momenti, secondo l'estro, secondo le influenze. Ha dato al personaggio un carattere forte e pieno di sfumature. Questa interpretazione è stata una pietra miliare della sua carriera artistica, e spero che da questa il bravo Calabresi spiccherà un volo alto ed ardito.

Strana cosa, nell'opera d'un autore acclamato come il Rovetta. Immagine dal testo cartaceojarro (giulio piccini). Il lavoro doveva essere.... a base di prim'attrice. Prima interprete avrebbe dovuto essere la Reiter. Poi la parte sognata non venne. E figuriamoci, non venire, pensando alla Reiter!.... Pare addirittura un controsenso!

Invece riescì bene la parte del Re, e la pièce fu affidata al Calabresi.

Fortuna dell'autore e dell'artista nel tempo stesso. La Tina di Lorenzo sogna di varcare l'Oceano, e si slancia da sola nel capocomicato.

Essa avrà per primo attore Luigi Carini, sempre corretto ed efficace, e la sua Compagnia avrà sempre indubbiamente i mille fascini della prima attrice, e la sua distinzione speciale.

Un connubio pieno di rosee speranze è quello di Sichel, con la Dina Galli.

La Galli è un'artista vivacissima, e sa nello stesso [p. 42 modifica]tempo essere anche di una delicatezza e di una sensibilità squisita.

Emma Gramatica, la donnina colta, intelligente, appassionata, l'artista tutto vibrante, carica e ardita, semplice e sommovente, si è unita a Ruggeri, dal grande ingegno e dal torvo aspetto. Ruggeri caldo di entusiasmo e gelato di riserbo, ed hanno composta insieme una Compagnia addiritura eccezionale, con Piperno, Ferrero, la Ferrero, la Bardazzi, Bertramo e Rizzotto, ed altri valorosi.

Una buona Compagnia popolare ha fatto il marchese Berardi, con Gemma Farina, che riproduce bene tutto quello che imparato, la Olga Lugo, la giunonica Renata Morandi Gherardini, Mascalchi, il buon Russo gelatina, De Riso, Baccani dagli slanci arditi e un'infinità d'altri elementi apprezzabili. Immagine dal testo cartaceooreste calabresi. La Mariani, sempre efficacissima e tutta vibrante di passione e scatti di giocondità, e Italia Vitaliani, onore e gloria del nostro teatro di prosa, continuano con le loro Compagnie leggermente modificate.

Così pure Novelli, il Grande Mago. Mentre Zacconi, invece, l'artista della nevrosi e del pensiero, fa delle tournèe, scritturato.

La Reiter, Virginia Reiter, l'indimenticabile, la salerosa la donna torpedine, il terremoto, la fascinatrice... riposa. Quanto? — Poco, speriamo. Poco, perchè non è con la sua gioventù, con la sua esuberanza di vita, con l'amore al quale trascina individui e collettività, che si può riposare.

Due artisti che si sono fusi mirabilmente insieme, Giovanni Grasso, il tumultuoso, l'artista della natura, vibrante e selvaggio, irruente e fresco, e Mimì Aguglia, un accordo perfetto con lui, ma con tutti i fascini della bella donna, continueranno insieme.

Io non amo quest'arte a base di coltello, di vendette, di sangue, d'irruenza: ma l'ammiro. Preferisco chi mi accarezza lo spirito; ma non posso negare la forza a chi mi dà dei pugni nello stomaco.

Però.... non ci ritorno. È questione di temperamento.

Ma come critico debbo notare e lodare.

A proposito di critici, eccone uno: Jarro, “tanto nomini nullum par elogium„ — il comm. Giulio Piccini della Nazione. L'amabile ed arguto, che castiga e frusta tra due sorrisi, e un'infinità di barzellette, le quali cascano come confettini dorati sopra un dolce al cognac. Scrittore fecondo, cuor d'oro, mangiatore formidabile; si nutrisce la mente d'ogni cultura, e il corpo di bistecche d'un chilo.

Vede la vita attraverso il prisma della comicità, e il suo cuore amoroso e delicato sanguina ancora per la morte di due fratelli illustri.

E accanto al Principe della critica, ecco un principe del Foro, il deputato del nostro bel San Giovanni Fiorentino — Giovanni Rosadi, che deve — come mi ha promesso — interpellare il Ministro dell'Istruzione sui concorsi drammatici. Dove sono andati i fondi? Erano dotazione toscana!

Giovanni Rosadi ha scritto vari lavori tetrali: Valeria in ipoteca, saggio del jure romano — con la scienza del giureconsulto e lo spirito dell'artista, La moglie di Collatino, Finestra murata, ed altri,

Poi un saggio di critica storica: Il processo di Gesù.

Poi ha fatto il processo a Fuscati. Ed è stato sempre applaudito.

Si è mai sbagliato?

Non è qui il caso d'indagarlo. Dirò solo che qualche volta è un ottimo primo attore popolare, un Pezzaglia od un Giovanni.... grasso delle Arene della Giustizia.

Più spesso è un raffinato dell'arte.

Boutet, il buon Edoardo, il valoroso Caramba, è diventato il Jules Claretie dell'Italia.

Nominato direttore artistico del teatro drammatico dell'Argentina, di Roma, va svolgendo il suo programma.

Non è ora il momento di giudicarlo. Certo egli oltre che artista di gran valore sarà sempre, come il Claretie della Comèdie-Française, un uomo di grande coscienza.

Fumagalli e Scarneo. Due ex-cantanti, che invidiavano le glorie di Salvini e di Rossi.

Il primo è stato addirittura incensato dalla critica, il secondo ha portato la sua magnifica figura, con una specie di malinconia, tra molte avversità, e parecchie disillusioni. [p. 43 modifica]Pure io penso che se il primo è — dicono — artista.... non lo dimostra. Mentre quest'ultimo è per lo meno un attore di forza.... e qualche volta lo dimostra anche troppo.

Mi spiego.

Fumagalli avrà certo un grande ingegno, avrà indubbiamente fatti dei grandi studi. Ma per ora l'ingegno se l'è tenuto dentro, e i grandi studi si sono limitati a quella direzione scenotecnica, per la quale bastano i regisseurs, e sono insuperati quelli americani, gl'inglesi, ed anche i francesi.

Però io — mi sbaglio forse? — ho sempre creduto che l'interpretazione artistica sia soprattutto uno svisceramento d'anime. La frase non è bella ma rende l'idea. Invece Fumagalli non ha finora fatto altro che mettere in scena bene.

In quanto all'anima di Amleto, o di Otello, o di qualunque altro personaggio.... io avrei volentieri lasciato il mio biglietto di visita al custode del teatro, per non averla trovata in casa.

Per dirla brutalmente, ma con poche parole, mi è sempre sembrato che il Fumagalli non abbia completamente capito quello che voleva rappresentare. Oh Dio, egli avrà pensato in tedesco, e io ( e con Immagine dal testo cartaceovirginio talli. me il pubblico) volevo comprendere in italiano... forse per questo soltanto mi pare che la sua impresa abbia avuto un risultato incompleto.

E l'ho letto anche nella Tribuna, nelle sapienti critiche di Stanislao Manca, anima dolce, che non vorrebbe dare dispiaceri a nessuno (neanche a me, quando vado a Roma a mettere in scena un lavoro), ma che sa sgarbatamente “stroncare„ chi vuol capire.

Scarneo ha nelle esteriorità dell'Emmanuel. Qualche volta mi pare di sentire il nostro grande e compianto artista in un grammofono.

Con tutte le imperfezioni di questa riproduzione meccanica, però credo che Scarneo, ingegno vivace, semplice, e non pretenzioso, potrà fare — e bene: quando farà completamente da sé.

L'unica. È la Duse. Immagine dal testo cartaceomario fumagalli. L' “unica„ — l'artista del pensiero e dell'idea, del fascino e della passione, della squisitezza e dello slancio. L'artista che minia e che sfolgora, che accarezza e solleva, che blandisce e flagella, carezzosa e fremente. Una delicatezza e uno spasimo. Rapimento sempre, della mente e dei senti. Sentimento e voluttà — ossessione e incanto.

È Lei, l'unica — l'amata come un'amante e come una maestra — come un'amica e come una dea.

Semplice come la fanciullezza, e involuta come la meditazione.

Un sorriso di lei rasserena, uno scoppio della sua voce irata mette i brividi. Non sempre fa piangere, perchè la sua arte è spesso troppo materiale di pensiero; fa sempre pensare. [p. 44 modifica]Fresca nella Locandiera, sanguinante e mordace in Visita di Nozze, è l'unica che abbia restituita a Cesarina, nella Femme de Claude, l'anima che le aveva data Dumas.

Tutte le altre ne fanno una donna semplicemente brutale, malvagia e vile. Dumas, che è stato sempre il difensore della donna, non avrebbe potuto idearla così. Cesarina è una traviata, dall'egoismo degli individui e della società. Essa alla sua volta travia. Vuole salvarsi — e non trova una mano che la risollevi. Immagine dal testo cartaceogiovanni scarneo. Allora, sotto l'impero dei suoi nervi, si accende di un fuoco distruttore, e colpisce: cade, s'insozza, precipita.

Ma nella scena del secondo atto, come dilaga l'amarezza dell'anima sua! In questo Duse è semplicemente meravigliosa. E quando seduce Antonino? Quelle mani nude e bianche, nervose e carezzose, che tentano e si ritraggono, per afferrare poi più tenacemente?

E quelle mani ferite in Monna Vanna?!... La dolcezza di quella voce, nel riconoscimento, l'acre impeto ironico e ribelle, poi, quando il marito non crede, e il barbaro ha rispettato!?...

È tutta una visione di vita muliebre, di psiche femminile — è l'anima della donna intelligente e sensibile, che si rivela in ogni interpretazione dusiana.

Eleonora Duse è nata a Vigevano. Io vorrei che la nobile città se lo ricordasse. E vorrei, che, alla grande attrice, vivente, sorgesse nella sua patria un monumento, nel quale fosse raffigurata con le sue belle mani protese.

Ma quelle mani, che parlano, che vibrano, come vibra l'elettricità nel Genio di Franklin del Monteverde.

Quelle belle mani bianche e ignude, minaccia e carezza, incitamento e consolazione, quelle mani che hanno un'anima, una voce, un profumo, un pensiero direi quasi!

Fra due anni si compirà il ciclo luminoso della grande artista, in un anniversario solenne.

Volete o colleghi della stampa che ci uniamo tutti, per questa festa dell'arte?

Vuole la città nobilissima di Vigevano accogliere la mia proposta? Vorrei che questo stellone fosse solo, come è unica la Divina cosa (dirò col Petrarca) alla quale è dedicato. Ma, si sa, le esigenze del pubblico, dell'attimo fuggente!....

Il macchiestista. E anche lui nel suo genere, è unico!. Ed è egli pure, nel suo genere, un grande artista — l'artista della gioia, del riso, della spensieratezza (apparentemente): Niccola Maldacea.

C'era un paese tutto in lagrime, aggravato di tasse, d'avvocati, di soldati e di igienisti, i quattro flagelli dell'umanità, che tolgono ogni gioia, che mozzano il fiato.... vi andò Maldacea, fece ‘a risa, e quel paese scoppiò tutto in una risata omerica, sana, schietta, infrenabile.

Maldacea si è fatto scrivere le sue canzonette, che son veri monologhi, da scrittori geniali, con Trilussa a capo — ed egli ha dato a ogni tipo il carattere suo particolare curato in ogni minutezza, e senza dimenticarsene mai — senza obliarsi un istante. E con lui passa sul palcoscenico la satira dell'umanità. La canzonatura dei nostri pregiudizi, dei nostri vizi, delle nostre pècche.

Maldacea è un critico, senza saperlo. Egli, nel divertire immensamente, fa pensare!

Guardatelo nel nuovo ricco, nella Cocotte intellettuale, nel Collettivista, nella Fiera di beneficienza, nel vieux garçon, perfino nel decadente, nell'ufficialetto, in un centro altri monologhetti, egli, con rara precisione, con sobrietà unica, rende dei tipi, che sono caricature, ma senza essere mai nè grotteschi, nè volgari, e ci canzona garbatamente.... e anche atrocemente, se volete, ma senza stancarci e senza indispettirci mai!

Peccato che qualche volta vi sieno le serate nere, a soddisfazione della ragazzaglia.... ignorante, e della vecchiaia viziosa!

Edipi.


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