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Ars et Labor, 1906/N. 1/La figlia di Lady Rose

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N. 1 - La valle del Busento e la sepoltura di Alarico N. 1 - La proposta degli scavi d'Ercolano

[p. 27 modifica]Immagine dal testo cartaceo

ROMANZO DI

Mrs. HUMPHRY WARD


Continuazione, vedi N. 12 di Musica e Musicisti 1905


— Temo che lei le dia troppo da lavorare. Julie non è più che pelle ed ossa.

Il Dr. Meredith crollò il capo.

— Al contrario, io la tengo indietro. Ma pure che voglia guadagnare molto denaro.

— È assurdo — esclamò la Duchessa — quando vi sono delle persone che non domanderebbero di meglio che di dargliene.

— No, no — disse bruscamente il giornalista. — In questo essa ha perfettamente ragione. Oh! tutto andrebbe bene, se essa tornasse quella di una volta. Non impiegherebbe molto tempo per annientare Lady Henry. Ma.... Mademoiselle Julie! — mentre essa passava presso a loro. — la prego, si sieda e riposi un momento. Non si dia tanta pena.

Julie rivolse loro un sorriso.

— Lord Lackington se ne va — e si affrettò a seguirlo.

Lord Lackington faceva parte di un crocchio di persone che comprendeva pure Sir Wilfrid e Mr. Montresor.

— Buona sera, buona sera — diss'egli a Julie, — Bisogna che mi ritiri, dormo in piedi.

— Siete stanco di avermi maltrattato? — disse Montreson con calma rivolgendosi a lui.

— No, sono stanco di aver constatato che le vostre idee non hanno nè coda nè piedi — rispose Lord Lackington allegramente. Indi si inchinò verso Julie. — Curatevi. Tornateci più rosea... e più grassa.

— Sto benissimo. Mi permetta di accompagnarla.

— No, non disturbatevi.

Essa lo aveva seguito in anticamera e cercava il suo soprabito. L'organizzazione di quella piccola serata era delle più semplici. Julie avendoci messo un certo amor proprio. Madame Bornier e Thèrese servivano il thè e il caffè della sala da pranzo. Una domestica, presa per la circostanza, e Julie stessa, più attiva che mai, sorvegliavano tutto. Essa aveva preso per modello alcuni de' suoi ricordi di Francia, ed altri più lontani ancora — il modesto salotto di sua madre a Bruges, ove la conversazione era delle migliori, malgrado la scarsità dei rinfreschi — qualche tazza di thè assai debole o dei bicchieri d'acqua zuccherata con un piatto di patisserie.

La domestica d'occasione stava chiamando un cab per un altro invitato pronto a partire. Julie aiutò dunque lei Lord Lackington, suo malgrado, adì indossare il soprabito.

— Credo che avrebbe fatto meglio a non venire — gli diss'ella con voce di colce rimprovero. — Perchè ha avuto quello svenimento prima di pranzo?

— Ma dico! chi vi ha raccontato queste storie?

— Sir Wilfrid ha pranzato con suo figlio, Mr. Chantrey.

— Mio figlio non può mai tener la lingua in bocca. Oh! non è stato nulla, grazie ai rimedi appropriati: ben inteso! Se gli allopatici potessero piantare i loro ferri nella mia persona! Ma grazie a Dio sono fuori di questa galera. Ebbene, fra una quindicina, ci ritroveremo ambedue in città, nevvero? Non mi piace a dover dire addio!

E le prese le mani mormorando:

— Tutto questo mi sembra ancora così strano, così strano!

— La settimana ventura vedrò la tomba della povera mamma — disse Julie con un fil di voce. — Devo mettervi alcuni fiori per lei?

Gli occhi azzurri del vecchio nonno si offuscarono, abbassandosi su di lei.

— Sì, e scrivetemi. Tornate presto. Oh vedrete, tutto si aggiusterà... perfettamente, a dispetto di Lady Henry.

La fiducia, l'incoraggiamento, una graziosa ironia, una tenerezza entusiastica, tutto ciò avvolgeva Julio, sprigionandosi dal gesto e dalla voce del vecchio. Ma dopo un'ultima stretta di mano scomparve. Mentre la carrozza si allontanava, lo strepito delle ruote le fece male. Era [p. 28 modifica]qualcosa come una specie di protezione che spariva; qualcosa che le apparteneva più intimamente di tutto il resto.

Quando tornò in sala, il Dr. Meredith la fermò.

— Vuole che le mandi del lavoro da portar in viaggio? — le disse sottovoce. — Non lo farò certamente.

— Perchè?

— Perchè lei ha bisogno di riposo completo.

— Benissimo. Così non potrò pagare il mio viaggio — diss'ella con un sorriso di stanchezza.

— Pensi al conto del dottore, se cade ammalata.

— Ammalata! Non sono mai ammalata — rispose con sprezzo. I suoi occhi fecero il giro della sala; poi guardò nuovamente Meredith. — In ogni modo, non sarò certo la società che mi stancherà, le pare? — soggiunse con voce che non cercava di celare l'amarezza interna.

— Ma, cara signorina, è appena venuta in questa casa.

— Ci sono da un mese — il mese più critico. È il momento di schierarsi dalla mia parte, o di abbandonarmi, n'est-ce pas? Questo è il mio primo ricevimento, la serata d'inaugurazione. Ho mandato gli inviti quindici giorni prima: ho invitato circa 70 persone, tutte persone che conosco bene. Alcuni non risposero affatto. Fra gli altri, la metà si è scusata.... piuttosto freddamente, e quelli che hanno accettato non sono tutti qui. E che serata fredda!

Meredith la guardò un po' confuso non sapendo cosa dire. Era vero che il ricevimento aveva mancato di brio. Nella mente di ambedue si affacciava il ricordo dei mercoledì di Lady Henry, delle splendide sale, della società brillante e variata, e gli omaggi resi alla dama di compagnia di Lady henry.

— Suppongo — disse Julie collando le spalle — che da vera stolta, aveva sognato le maitresse de salon francesi: Mademoiselle de l'Espinasse o Madama Mohl; figurandomi che la gente sarebbe venuta da me per una tazza di thè o un'ora di piacevole conversazione. Ma in Inghilterra, a quanto pare, bisogna essere pagati per discorrere. La conversazione è un affare, e qui non la si dà per niente.

— No, no! lei esagera — replicò Meredith.

In fondo al suo cuore egli si ripeteva che Julie non si era mostrata se stessa quella sera. I suoi meravigliosi istinti mondai, la sua memoria, il suo spirito, le avevano in certo qual modo fatto difetto. E la piccola riunione si era intonata sull'amore della padrona di casa assorto, non naturale e forzatamente gaio.

— In ogni modo le resta la vecchia guardia! — soggiunse il giornalista con un sorriso girando attorno allo sguardo. — La Duchessa, Delafield, Montresor e sua moglie, il generale Mc' Gill, e tre o quattro vecchi habitués delle serata di Bruton Street, erano sparsi per la sala. Vi era pure il generale Fergus, venuto presto per rimanere tardi. La sua leale figura di soldato, l'accento allegro, semplice e spensierato con cui dispensava la sua conversazione altamente interessante, conversazione di un uomo che fu associato tutta la vita alla fortuna del suo paese, tutto ciò aveva contribuito a sostenere bene o male la piccola riunione di Julie. Essa guardò il generale con riconoscenza, indi rispose a Meredith:

— Mr. Montresor non tornerà più in casa mia.

— Cosa dice mai? Ingrata! Montresor! Ma egli ha già sacrificato Lady Henry e delle abitudini di trent'anni ai suoi beaux yeux!

— Ecco ciò che non mi perdonerò mai — rispose tristamente Julie. — Egli ha soddisfatto il suo orgoglio, ed io ho perduto un amico.

— Pessimista! La signora Montresor le mostra la più viva amicizia.

Julie rise.

— Oh! lei, naturalmente è felice. Suo marito non le aveva mai appartenuto finora. Lei ha sposato sotto riserva dei diritti di Lady Henry. Ma dimenticherà presto il servizio che le resi e con esso la mia esistenza.

— Non discuterò più. Ciò la rende vieppiù ostinata. Ah! qualcuno giunge ancora. — E sulla porta che si apriva, comparve l'alta figura del maggiore Warkworth.

— Vengo troppo tardi? — chiese egli sorpreso vedendo la sala quasi vuota.

Julie gli andò incontro, ed egli si scusò col pretesto d'un pranzo, dove i membri del Ministero si erano fatti attendere un'ora.

Dall'angolo oscuro ove Julie l'aveva lasciato, Meredith osservava il giovane. Le maldicenze del momento erano giunte sino a lui, ma egli non ci aveva badato gran che. Nessuno sembrava essere direttamente informato circa all'affare Moffatt, ed a lui pareva assai difficile che Julie Le Breton potesse lasciarsi ingannare da un uomo qualsiasi.

Era necessario che prendesse marito, povera figliuola! Era necessario. Ora ch'egli sapeva con certezza ch'essa non lo accetterebbe mai, quel gran cuore si sforzava di soffocare ogni impulso, meschino ed egoista. Ma un Warkwort! — di carattere e di moralità inferiore — ahimè! perchè le donne intelligenti sono così stolte?

Se almeno Julie avesse avuto fiducia in lui — in lui l'amico devoto, egli sarebbe riuscito, credeva, a influenzarla senza offenderla. [p. 29 modifica]

Ma egli soffriva, aveva sempre sofferto, della riserva gelosa che, in Julie, malgrado il suo fascino, mostrava una tendenza innata al mistero ed all'intrigo.

E vedendola scambiare alcune parole con Warkworth, gli parve di scoprire fra di loro i segni di una relazione segreta. Come aveva arrossito bruscamente, e come brillavano i suoi occhi!

Warkworth non gli concesse però il tempo di studiarlo a lungo; fece il giro della sala parlando con questo o con quello; indi col pretesto che partiva l'indomani mattina per tempo per Parigi, si accommiatò da Mademoiselle Le Breton.

— È vero, partite domani — disse Montresor alzandosi. — Ebbene! buona fortuna! buona fortuna!

Anche il generale Fergus si avvicinò. Tutta la sala s'animava e gli ultimi invitati rimasti circondarono il giovane ufficiale. Perfino la Duchessa sembrava sgelarsi visto l'imminenza di quella partenza. Dopo tutto, quell'uomo andava a servire il suo paese!

— Non sarà un giuoco da bambino quella missione, ve lo assicuro — avevale detto il generale Fergus. — Warkworth avrà bisogno di tutte le sue facoltà mentali e fisiche!

Alto e snello, d'un'eleganza giovanile nel suo inappuntabile abito da sera, Warkworth riceveva quella ovazione con un piacere evidente ch'egli si sforzava di dissimulare secondo la maniera inglese. Era molto pallido al suo entrare. Ma le sue guance si colorirono quando Montreror gli strinse cordialmente la mano, quando i due generali gli augurarono un viaggio felice, quando Sir Wilfrid gli affidò un messaggio scherzoso per l'addetto d'affari britannico in Egitto, e quando le signore presenti gli prodigarono quegli sguardi lusinghieri d'ammirazione che ogni donna tiene in riserva per il coraggio. Julie non prendeva parte a quelle dimostrazioni. Si teneva in disparte silenziosa.

— Essi si sono già salutati — pensava la Duchessa, con un sussulto che non potè frenare.

— Tre giorni a Parigi? — disse Sir Wilfrid. — Una quindicina in viaggio verso Denga — e poi, quanto tempo prima di partire per l'interno?

— Oh! tre settimane per radunare i portatori ed i viveri. Stanno già organizzando la carovana — Dovremmo metterci in marcia verso la metà di maggio.

— Un cattivo mese — osservò il generale Fergus crollando le spalle.

— Sfortunatamente gli affari non aspettano. Ma sono già corazzato di chinino — rispose Warkworth ridendo — o meglio lo sarò, quando giungerò a Denga. Addio! Arrivederci!

Un momento dopo era scomparso, Mademoiselle Le Breton gli aveva dato la mano, augurandogli il «buon viaggio» come tutti gli altri.

La comitiva di sciolse dopo questo. La Duchessa abbracciò Julie con tenerezza speciale: Delafiels le strinse la mano, i suoi occhi gravi e buoni le diedero un lungo sguardo, di cui essa non si accorse. Meredith le rinnovò i suoi consigli, mezzo affettuosi e mezzo irritati, di prendersi un po' di distrazione e di riposo. Mrs. Montresot le prodigò delle effusioni banali. Solo il saluto di Montresor fu piuttosto freddo e impacciato. Perfino Sir Wilfrid era un po' commosso senza sapere il perchè; giurò a sé stesso che il suo rapporto dell'indomani a Lady Henry non conterrebbe esca alla sua malignità; ed in cuor suo perdonò a Mademoiselle Julie le sue piccole menzogne.

CAPITOLO XVIII.


L'ultima carrozza di era già allontanata da venti minuti. Julie aspettava ancora nella piccola anticamera; andava e veniva lentamente sul pavimento di piastrelle bianche e nere.

Qualcuno bussò lievemente alla porta d'entrata.

Essa aprì. Warkworth comparve sulla soglia. Dietro di lui la luna altissima proiettava un raggio brillante nell'anticamera semibuia, ove tutto era spento tranne un debole lume. Julie gli additò la sala.

— Vengo subito. Lasciatemi dire a Lèonie di non coricarsi.

Aprì la porta della sala da pranzo. Madame Bornier lavava e riponeva le tazze ed i bicchieri che avevano servito pei modesti rinfreschi di Julie.

— Lèonie, non andare a letto, te ne prego! Il maggiore Warkworth è qui.

— Quanto si fermerà?

— Una mezz'ora forse.

— È già passata la mezzanotte.

— Lèonie! Egli parte domani!

Tre bien. Mais sais tu, ma chère, ce n'est pas convenable ce que tu fai la!

E la maggiore delle due sorelle di latte, alzando il capo, guardò l'altra in pieno viso. Sui suoi rozzi lineamenti si leggeva l'ansietà del cane da guardia e una fiera ed affettuosa protesta. [p. 30 modifica]

Julie le si avvicinò senza collera, ma piuttosto con supplichevole umiltà e fra le due donne vi fu un rapido colloquio a bassa voce; Madame Bornier riprese il suo lavoro e Julie tornò in sala.

Warkworth balzò in piedi tosto che la vide entrare. Ambedue esitarono vacillando. Poi egli si avvicinò a lei e bruscamente irresistibilmente la prese nelle sue braccia. Julie resistette un momento, ma finalmente cedette e gettandogli le braccia attorno al collo, nascose il viso sul petto di lui.

Rimasero così per alcuni minuti, assolutamente silenziosi; il solo rumore che si udiva era il respiro affannoso di Julie. La testa di Warkworth s'inchinava sulla sua.

— Julie! come potremo mai dirci addio? — sussurrò egli alfine.

Essa si svincolò dalle sue braccia, e vedendo quel viso contraffatto, si sforzò di essere calma. — Venite a sedervi qui.

Lo condusse verso la finestra aperta, e vi si posero a sedere vicino, colle mani in mano. Una chiara e mite notte d'aprile brillava all'esterno, e dai soffii di umidità brezza li sfiorava di quando in quando. Nel giardino e sulla facciata chiusa della grande casa dirimpetto, delle luci vaghe si mischiavano alle ombre della notte.

— È per sempre? — chiese Julie a voce bassa e soffocata. — È un saluto.... per sempre? Sentì che la mano di lui tremava, ma essa non lo guardò. Pareva recitare delle parole già da lungo tempo formulate nel suo spirito.

— Rimarrete assente.... forse un anno? Poi tornate in India.... e poi....

Si fermò.

Warkworth ebbe la sensazione fisica, per così dire, di una lettera sepolta nella tasca del suo abito, una lettera di Lady Blanche Moffatt, ricevuta la mattina stessa. Missiva di una grande dame, ridotta a dei rimproveri senza dignità e dettata da un vero terrore materno per la salute, la vita stessa della sua creatura, di quella creatura fragile e eterea come una foglia di rosa.

Delle voci vaghe erano giunte sino a lei. Ma no! quelle dicerie non potevano essere vere. Fortunatamente nessun sospetto aveva ancora sfiorato Aileen. Quanto a lei, aspettava un suo scritto che la rassicurasse. Altrimenti...

E l'ultima parte della lettera conteneva una minaccia velata che Warkworth comprese perfettamente.

No, da quella parte, nessuna scappatoia; le sue azioni passate gli sbarravano la via. E d'ora innanzi, era evidente, gli conveniva proseguire con maggiore prudenza.

Ma come poteva rimproverarsi i sentimenti che nutriva, lo capiva ora Julie? I più forti forse ch'egli dovesse mai conoscere? A sua insaputa quel legame l'aveva avvinto sempre più strettamente. Ed oggi, colle loro mani, stavano ambedue per spezzarlo? La colpa era sua? Il destino aveva compiuto tutto.

Warkworth medesimo si sentiva glorificato da una situazione così tragicamente sincera, e da emozioni di cui un mese prima si sarebbe creduto incapace.

Risolutamente, in questo ultimo colloquio con Julie, egli lasciò libero sfogo a queste emozioni. S'impossessò delle mani gelate dell'amica sua, mentre essa gli indirizzata parole desolanti, e le baciò con fervore.

— Julie, se voi ed io ci fossimo conosciuti un anno fa, quello che è accaduto in India non sarebbe mai successo. Voi lo sapete!

— Forse. Ma quale consolazione volete che io trovi a sopprimere questo fatto col pensiero? La cosa è avvenuta così — ecco il male.

E volgendosi bruscamente a lei:

— Avete un ritratto di lei?

Egli esitò.

— Si — rispose alfine.

— Lo avete qui?

— Perchè me lo chiedete, carissima? Questa sera almeno è nostra.

E tentò nuovamente di attirarla nelle sue braccia. Ma essa persisteva.

— Sono certa che l'avete. Fatemelo vedere.

— Julie! non ho che voi nel mio pensiero, voi sola!

— Allora fate ciò che vi chiedo.

S'inchinava verso di lui con aria smarrita e supplichevole; le sue labbra sfioravano quasi la guancia di Warkworth. A malincuore egli prese dalla tasca un portafoglio, ne estrasse una fotografia, e gliela porse.

Julie la fissò con sguardo ardente. Teneva nelle sue mani un volto che sembrava composto di neve e di fiamma, una creatura fragile e delicata, ma traboccante di tenerezza e d'espressione, una testa da bambina coperta di morbidi capelli ricciuti, il labbro superiore un po' rialzato su dei denti piccoli e bianchissimi, quasi in atto di ingenuo stupore. Eppure dietro a tanta dolcezza, quale profondità di poesia e di sentimento? Il collo esile portava con dignità [p. 31 modifica]Immagine dal testo cartaceo— É per sempre? — chiese Julie a voce bassa e soffocata. infantile la bella testolina, gli occhi chiari e timidi sembravano voler schermirsi agli sguardi e confidarsi.

Julie rese il ritratto e si nascose il viso fra le mani. Warkworth la osservava sconsolato e finalmente le prese di forza le mani.

— A che pensate! — chiese egli quasi con violenza. — Non voglio essere escluso dai vostri pensieri. [p. 32 modifica]

— Non sono gelosa ora — diss'ella guardandolo con desolazione. — Non la odio più. E se essa sapesse tutto, non sarebbe capace di odiarmi.

— Nessuno potrebbe odiarla. È un angelo. Ma non è la mia Julie! — dichiarò egli con veemenza.

E fece sparire la piccola fotografia.

— Ditemi — proseguì Julie, dopo una pausa, mettendogli una mano sul ginocchio. — Quando avete cominciato a pensare a me.... in modo diverso? Tutto quest'inverno in cui ci siamo sempre incontrati voi.... voi non mi amavate ancora?

— Come potevo io, nella posizione in cui mi trovavo, lasciarmi andare a delle idee amorose? Non sapevo che una sola cosa, avevo continuamente il desiderio di vedervi, di parlarvi, di scrivervi; i giorni che non ci vedevamo erano giorni perduti. Non siate così fiera — soggiunse egli cercando di celiare. — Voi pure non pensavate a me in modo speciale. Eravate troppo occupata a creare dei vescovi, dei giudici e degli accademici! Oh Julie! che timore mi incutevate in quei primi tempi!

— La prima sera che ci siamo visti — diss'ella con passione — ho trovato un garofano che avevate portato alla bottoneria. L'ho messo sotto al mio guanciale, e durante la notte lo toccavo come un talismano. Eravate riuscito due volte a sviare il cattivo umore di Lady Henry verso di me. Mi avevate sorriso, mi avevate stretto la mano, non come gli altri, ma come se mi aveste compresa, io, — o almeno come se cercaste di comprendermi. Poi venne la gioia fra tutte le gioie, quella di potervi essere utile — di poter dare qualcosa per voi. Ah! come questo ha trasformato la mia vita! Non svoltavo mai l'angolo di una via senza pensare alla probabilità di incontrarvi — improvvisamente — sul mio cammino. Non udivo mai la vostra voce senza sussultare dalla testa ai piedi. Non facevo nè un'amicizia, nè una conoscenza nuova senza domandami prima in cosa poteva esservi utile. Non vi vedevo mai entrare in sala, senza che il mio cuore balzasse dalla felicità. Non dormivo senza rivedervi nei miei sogni. Odiavo Londra quando non c'eravate. Voi presente Londra diveniva per me il paradiso!

Egli teneva sempre le sue mani; essa si era gettata indietro, irrigidita, col corpo tremante per l'ardore di quella confessione. I suoi magnifici capelli, scappando dai cerchietti d'oro che li avevano imprigionati durante la sera, cadevano in masse lucenti sulla sua fronte e sul suo collo delicato. Quella chioma sciolta, lo splendore de' suoi occhi, la drammatica audacia della sua attitudine prestavano alla sua persona ed al suo viso una bellezza selvaggia e acuta.

Presso di lei Warkworth ebbe dapprima l'impressione di grande stupore — poi di una specie di ripulsa e di timore — ed infine tutto ciò si perdete in uno slancio di gioia e di gratitudine.

Alcune lagrime gli scorrevano sulle guancie.

— Julie! mi rendete vergognoso, mi abbassate fino a terra!

Egli tentò di stringerla ancora nelle sue braccia. Julie resistette. Non erano carezze che imploravano i suoi occhi, i suoi occhi febbrilmente brillanti per il ricordo sei suoi sogni passati. Si scostò da lui, e alzandosi chiuse la finestra, mosse la lampada e rassettò la sua capigliatura ribelle.

— Non dobbiamo essere così pazzi! — diss'ella con un sorriso vacillante, riponendosi a sedere, ma più discostata da lui. — Vedete per me il gran problema è questo: — la sua voce diventava bassa e rapida. — Cosa farò del futuro? Quanto a voi è molto semplice. Ci separiamo questa sera. Voi avere la carriera, il matrimonio. Mi eclisso dalla vostra vita — assolutamente. Ma io?

Si fermò. Si sarebbe detto qualcuno che cercasse uno scampo nell'oscurità.

— I vostri amici — disse Warkworth assai agitato — il vostro lovoro, Julie, tutto questo vi assorbirà. Poi in seguito vi sposerete, vi dovete sposare! Oh, mi dimenticherete presto, Julie. Prego Iddio che sia così.

— I miei amici? — ripetè essa scordando il resto del discorso. — Vi ho già detto che non ne ho più. La società prende le parti di Lady Henry. Mi vogliono far capire di stare al mio posto. Lo so.

— La Duchessa lotterà per voi.

Julie sorrise.

— Il Duca non glielo permetterebbe, ed io neppure.

— Prenderete marito! — diss'egli nuovamente con emozione. — Troverete un uomo degno di voi, un uomo che vi darà l'alta posizione per la quale siete nata.

— Potrei averla anche subito — diss'ella fissandolo quietamente negli occhi.

Warkworth indietreggiò provando la sensazione di un colpo sgradevole. Egli aveva parlato di vaghe probabilità, disponendo dell'avvenire con quella prodigalità di parole, quella facilità di profezia che costa tanto poco. Ma cosa voleva dire essa?

— Delafield! — esclamò alfine.