Ars et Labor, 1906/N. 1/La proposta degli scavi d'Ercolano
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LA PROPOSTA DEGLI SCAVI D'ERCOLANO
La proposta di Waldestein, tendente a riunire tutte le forze internazionali, dai re alle repubbliche, dagli uomini di scienza ai privati, da tutti gli amatori dell'arte fino agli ultimi antiquari, per ottenere che il sottosuolo di Ercolano, giacente invano sottoterra, senza che si sia mai pensato ad espletarne i tesori nascosti, non solo è ora entrata dal campo delle proposte pratiche, in quello della esecuzione, ma minaccia di divenire un vero campo di lotta fra i nostri più grandi scienziati. Riuscirà ora il Waldstein a riunire queste forse in modo da poter dare all'Italia la soddisfazione di veder finalmente impiegati tutti i mezzi più solleciti e più utili alla completa exploitation della antica località? Con questo metodo io son persuaso, che si potrebbe a poco a poco disseppellire tutta la Magna Grecia e tutto ciò che giace in questo sottosuol beato di Napoli e dintorni, che pare sia destinato a non esauristi mai. Ma vediamo però come si intende di procedere a questo lavoro, che dovrebbe richiamare sull'Italia per lo meno il doppio dei forestieri!
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È certo che finora i nostri archeologi facevan troppa accademia. E di scavi se ne facevan pochi e male. Sarebbe il caso di procedere a disciplinar bene questo nuovo esercito di lavoratori, in modo che i risultati fossero quali ci promettiamo. Certo, meglio di stare a discutere sul più o meno che si potrà trovare, questione ridicola, visto che quel poco che si è scavato d'Ercolano, ha dato già quel po po di roba, che da sola ci ha regalato uno dei più bei Musei del mondo, sarebbe il caso di studiare piuttosto un metodo di scavo, che costringa a far meno espropriazioni che sia possibile. E io comincerei dalla marina, occupando a poco a poco tutti i terreni, senza casamenti, e ciò per farsi un'idea della vera estensione dell'antica città.
ercolano: panorama.Quando si vedesse che i principali monumenti, cioè il nucleo più importante, venisse a trovarsi, ove ora si trova Resina e Pugliano, allora si potrebbe pensare a fare prima una via per il traffico, che non guastasse la linea di scavo, indi si potrebbe dar mano alle demolizioni. Ma so pure, che il Waldstein nel suo vasto progetto ha già contemplato tutte le enormi difficoltà, che si presentano, e son persuado che questo sarà appunto il miglior metodo di procedere gradatamente al lavoro.
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Io non verrò certo a scoprirvi Ercolano. Ormai è troppo stato illustrato dai migliori dotti italiani e stranieri per poter impancarsi a dottori e soprattutto a dir cose nuove. Le quali, in verità, ci saranno ai primi scavi, ma per ora bisogna contentarci di rivangare le vecchie notizie di scavo per raccapezzaci sul grande rimestamento avvenuto in due secoli quasi dalla sua scoperta. Nonostante, volendo stare ad informazioni più fresche, mi son rivolto al geniale Ispettore degli scavi, prof. Innocenzo dall'Osso, che pare sia venuto a Napoli a dare un po' di luce sulla morta gora di studî con tanto di barba, e troppa polvere, destando la mente degli studiosi, specialmente i giovani, a nuove ricerche, secondo i più recenti sistemi in voga, specialmente dopo l'indirizzo dato dal Boni alle ricerche preistoriche, dalle quali ora si comincia per renderci conto di ciò che l'evoluzione posteriore ha potuto produrre.
Questo metodo di ricerche, accompagnato da continui saggi ed esperimenti per assaggiare, dirò così, il terreno, affinchè possa parlare come un libro aperto, chiaramente ai dotti ed anche ai profani, metodo razionale, perchè non lascia modo agli archeologi di scriver troppo, prima di aver bene espletato le indagini d'indole elementare, è quello appunto che ha dato tanto meritata fama al Boni, e sulla cui via si son messi tutti, salvo quei testardi accademici, che credono ancora di poter risolvere le più vitali questioni di etnologia, di archeologia e di storia, contentandosi di un po' di filologia o dello svisceramento delle adusate e ormai troppo vecchie fonti. Ma pur troppo anche in archeologia, o rinnovarsi o morire! E quando i parrucconi non troveranno comodo di continuare per altra vita, dovranno far posto ai giovani baldi e volonterosi, ai quali la scienza darà nuovi scintillii di genialità nella ricerca.
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ercolano: casa di argo.
Il prof. Innocenzo Dall'Osso, già noto per i suoi lavori preistorici in Bologna, venuto alla direzione degli scavi di Napoli, tentò con fortuna dei saggi presso Pompei nella Valle del Sarno e riuscì a determinare l'esistenza d'un popolo ignorato, che aveva una una civiltà propria, 2000 e più anni a. Cristo, in tutta questa regione vesuviana, in modo da spiegare tutta l'evoluzione posteriore e non solo; ma da fermare l'attenzione intorno ai nostri progenitori, dei quali nulla si sapeva.
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Ricordando che l'illustre Fiorelli, in base al fatto, che i parallelepipedi, che compongono i muri esterni delle più antiche case pompeiana e la parte inferiore della cinta, sono di pietra sarnese, con felice intuità argomentò, che i primi abitatori di Pompei fossero appunto i Sarrasti, che dai monti di Sarno, ultima pendice dell'Appennino Campano, probabilmente erano discesi, seguendo il corso del cammino verso il fiume, fino al luogo ove sorge Pompei.
ercolano: la ricostruzione del teatro.
Rintracciando dunque le sedi dei prischi abitatori di quella valle della del Sarno, e dei vicini monti, egli avrebbe certo portato un non disutile contributo alla tanto agitata questione delle origini di Pompei, rimaste finora nel campo di dotti senza amore di ricerca e in tutt'altre faccende affaccendati. Suo primo pensiero fu quello di rivolgersi al cav. Marco Pisano, Sindaco del Comune di S. Marzano, il quale notoriamente cusctodiva nella propria casa una pregevole collezione di oggetti preistorici, risultato di ritrovamenti fortuiti, avvenuti poco innanzi in un fondo di una proprietà detta Padula, discosto pochi passi a nord-est del paese ed alla sua grande e proverbiale cortesia, egli deve gran parte delle sua scoperte. Lungo sarebbe riportarci alla magnifica relazione di quello scavo. Quello che interessa sono le conclusioni, che ci hanno dato la chiave per i saggi intorno agli scavi preistorici di Pompei, e che rivelano tutto un nuovo orizzonte per le ricerche, intorno alla favolosa storia del golfo partenopeo, finora rimasta al culto delle Sirene.
Il Dall'Osso, compiendo una campagna accurate per oltre un anno, riuscì ad ottenere il bel risultato d'allogare nel Museo di Napoli due magnifiche sale di oggetti preistorici, che incominciando dalle caverne fanno conoscere tutta la lunga evoluzione preistorica fino al giunger della civiltà preelleniche, le quali fondendo i primitivi elementi, diedero sviluppo alla civiltà detta italica, della quale ancor tanto si disputa, ma che va di giorno in giorno rendendosi meno misteriosa ed oscura agli occhi di chi vi sa leggere dentro.
Uno dei più importanti risultati ottenuti con i suoi scavi fu l'accertamento dell'esistenza nella valle del Sarno d'uno o forse più villaggi preistorici, seppelliti da un'eruzione non del 79 a. C., come finora si era creduto, ma anteriore di parecchi secoli a quella che distrusse Pompei. Gli effetti di tale catastrofe non furono meno funesti di quelli narrati da Plinio, perocchè anche allora scomparvero sotto uno strato d'aride pomici i campi ricchi di messi e le abitazioni di quei popoli vetusti, con tutta la loro dovizia, consistente solo in bestiami, suppellettili domestiche, strumenti agricoli, e quanto altro non riuscirono ad esportare seco nella precipitosissima fuga. Si scoprirono perciò due necropoli arcaiche, situate nella stessa direzione, distanti l'una dall'altra non più di 1500 metri. Nell'intervallo doveva esistere il villaggio, di cui però non riuscì a scoprire che deboli traccie in piccoli avanzi di vascularia e in ossa estratti colle zappe forate. Nutre fiducia che il Governo voglia continuare gli scavi per determinate in modo più positivo il sistema d'impianto del villaggio forse sopra palafitte.
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Il vasellame trovato si divide in due classi principali, indigeno e grecanico. Nei vasi indigeni, di cui vorremmo dare i principali campioni, si trova una forma rozza e primitiva. E la sostanza, di cui sono composti, è una pasta nerastra, mal cotta in forni primitivi, che rivela la nessuna tecnica vascolare. La forma è quella delle vecchie necropoli arcaiche italiche, cioè le solite urne, orci, olle, tazzette a un manico, attingitoi e grandi giarre, decorate con disegni geometrici, ottenuti a rotellina, a linee rette e serpeggianti, con costolature più o meno prominenti. I popoli, che abitarono quella regione, dovevano essere i prischi Osco Campani, la cui traccia si ritrova sempre e si può dire è riunita nel popolo napoletano fino ad oggi. Onde si può concludere, che trattasi d'una civiltà eneolitica, che ha ricevuto influenze naturali dall'oriente ellenico.
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Ma non abbiamo a perdere con ciò il nostro obiettivo, che è Ercolano. Il Dall'Osso nei suoi larghi studi di raffronti ha potuto concludere, che Ercolano, a differenza di Pompei, non è sorta a poco a poco per aggregati primitivi, indi per sopravvenuti centri storici, ma fu fondata di pianta dai Napoletani, come un loro approdo marittimo sulla costa, proprio per difesa. Sorta con piano prestabilito, con disegno di Ippodamo di Mileto, Napoli volle a sua somiglianza fondare Ercolano, che ne ritraeva nelle proporzioni d'un quarto la forma. Non possiamo addentrarci in tale descrizione; ma poiché si fa quistione della possibilità di trovare in Ercolano molti monumenti d'indole greca, non è a dubitarsene, visto che Ercolano era dimora preferita per gli ozi intellettuali, una specie di eliso, ove occorrevano i filosofi epicurei e la gente imperiale, che amava addestrarsi ivi nel culto delle arti. Ecco come ci spiega la presenza della famosa Villa dei Papiri e quella Ercolanese, che non possono trovarsi isolate; ma accennano a tutto un nucleo d'abitazioni imperiali e private, che facevano corona alla città ed erano forse per estensione in ben vasto territorio, da essere Ercolano la minima parte.
ercolano: casa di aristide o dei papiri.
È dunque con la nobile speranza di trovarvi le traccie della civiltà greca, che Napoli non ha potuto serbarci per le numerose distruzioni, cui è andata soggetta, nel corso di tanti secoli, che ci si appresta a veder organizzato il grande scavo ideato dal Waldstein, e che, se sarà svolto con criterio di insieme, senza tentennamenti e con un ideale archeologico e artistico, potrà dare veramente risultati eccezionali. Se non ci dovesse dare altro che papiri, i quali ci svelassero la storia di queste regioni, che è ancora avvolta nel mito, ciò basterebbe a rinfrancare la spesa. Ma non è possibile, che qualche famosa opera d'arte greca, qualche pittura, non debba farci rivivere almeno per poco nel nobile sogno d'una civiltà di tanto superiore alla nostra, per il culto, che si aveva della bellezza.
Ma vogliamo però che finiscano le bizze scolastiche e si dia largo campo ai giovani per lo studio dell'antico, rinnovando il gusto e la febbre dell'arte, ormai esaurito, per la prevalenza di interessanti ed avidi pedanti.