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Ars et Labor, 1906/N. 1/Lo scultore Riccardo Ripamonti

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N. 1 - Lo scultore Riccardo Ripamonti
N. 1 - La proposta degli scavi d'Ercolano N. 1 - Salomé

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LO SCULTORE RICCARDO RIPAMONTI

Immagine dal testo cartaceo Difficilmente l'innamorato delle arti belle potrà attualmente dall'acquisita celebrità riconoscere il merito reale di un artista, poichè l'istituzione di un materiale compenso ai giudizi d'analisi ha asservita la critica a blandizie e a lodi verso temperamenti e ad opere del tutto mediocri per mancanza assoluta nella fusione armonica dei proporzionali rapporti fra spirito e materia.

Dal concerto utile alla sola speculazione regionale nacque una muta quiescenza nella predilezione degli errori fra recensori e Comitati e per questo il dilagare di un'usurpazione bilaterale, che accomuna nel proprio dominio la menzognera fama dei giudici coll'altrettanto bugiarda degli artefici; mistificazione che da una parte frena coll'astensione il già menzionato mecenatismo incredulo del valore che egli non può apprezzare e dall'altra offende e sacrifica l'artista originale, proposto a lenocinio, all'improprietà fatturale, al ninnolo vano e pretenzioso di una decadenza miope, emulatrice di un complessivo infantilismo di forma, di pensiero relativamente ammirevole in ragione di età, ma posteriormente puerile e sterile alla fecondazione di un'arte duratura e progressita.

Troppo di frequente oggi, in oltraggio alla bellezza, la stramberia, l'acrobatismo e la informità son propensi ad usare la tuba della celebrazione e troppo spesso l'ignoranza, signoreggiando nei marmi e nelle tele di tutto l'orbe esponente, si esalta del lauro caduco di cui ha potuto ricingersi la brevissima fronte. Immagine dal testo cartaceo“tubercaim„. È dovunque diventato meritorio il tradimento dell'onesta verità, pur che ristori ai concordi nel vituperio i sensi di una smoderata ambizione. Tutto travolge la ridda di cotesto osceno sabba e mezzanamente affannandosi scribi e farisei sudano inneggianti, cooperando alla prostituzione dell'arte nostrana con una paralitica lue straniera.

Già i tristi gnomi del turpe mercimonio infestano il campo tradizionalmente glorioso e petulanti irradiano le pazze gamme di ottica forsennata. Latra la pervertita loro psiche il delirio di una mania recondita, mentre lo smarrito senno, disperato nella desolazione delle tenebre, concepisce e significa terrorificato il perseguitante incubo che lo opprime.

A cotali ingenerose trascendenze contro la verità, la giustizia e la carità della patria ardiscono da un lustro i superlativi dell'indagine, colposamente dimentichi della grandiosa maestà simbolica di Michelangelo, non curanti della soave perfezione di Donatello, ignari forse della sfolgorante intonazione di Tiepolo, refrattari certo a penetrare le meraviglie di Tintoretto, di Paolo Veronese, del Sanzio e di Leonardo da Vinci e di tutti quelli che con essi plasmano o dipingono concezioni della propria carne o riflettono uno spirito emancipato nell'ammirazione di una robusta personalità.

La intellettuale passione di cotesti esteti del parossismo bamboleggiante, lascia supporre che essi, teneri all'ibridismo del cibreo, innamorati della reggia consistente di nubi, sognanti un aereo Famedio superbamente natante nel convesso dello spazio, [p. 37 modifica]aspirino alla metà sublime di vedere il Duomo riedificato nel più angusto vicolo di Milano o per lo meno di vagheggiare la mite capacità del gusino ad adeguato ricetto dall'arte, quasi che il monocolismo potesse assoggettare il pensiero e limitarlo alla manifestazione uniforme di un tipo invariato e privilegiata non splendesse invece multipla la solenne virtù dell'arte — quella di riflettere dall'immane suo prisma il vivente infinito con disperata eloquenza. Immagine dal testo cartaceo«errore giudiziario.» Però anche in seno alla baccante Babele, deplorevole, ma durevolmente inoffensiva, perchè sicuro sintomo di una transizione preludiante la futura affermazione del nostro secolo, chi ben sa dirigere la vista, senza lunga fatica può scorgere già distinte le plastiche traccie di un dispositivo ideale avvenire. È meglio avvertita che in altra produzioni dell'ultimo decennio la vigorosa orma appare nelle opere dello scultore Ripamonti, dove la filosofica profondità dell'idea, Immagine dal testo cartaceo«caligola».l'ardita personalità della tenica, l'audacia innovatrice della linea sintetizzano la potenziale significazione onde va distinto il poema di una bellezza originale, per cui, trasfusa l'anima dell'artefice creatore, risorgono nell'ispirazione, gemono, imprecano, gioiscono sentimenti ed esseri d'un palpito comunicato che impera sovrano altrui.

Fra i ribelli viventi solo il Ripamonti può gloriarsi di una tempra così eccezionalmente controversa di eccellenza in pro di una rivoluzione benefica. Egli nel furore di una scultura meravigliosa di esattezza e civilmente educatrice ha saputo primo infrangere ceppi inviolati ed estollersi liberamente in sedi inesplorate della statuaria, dove le ferventi passioni umane, animandosi di più vitali e inusitati gesti, compendiarono i capolavori di un'arte grande e massimamente vera.

Eppure con tutto questo nè dei gruppo: Chi per la patria muor non muore mai, Dies iræ, nè delle statue: Preghiera, Acqua per il pane, Caligola, Ultimo Spartaco, Caino, poderose rivelazioni spesso condannate dall'accademismo e da una codarda invidia professionale, la critica supponente a zelo intellettuale e a rivendicazione e così feconda di aggettivi nelle apologie per la mediocrità non ha saputo trovare una parola anche mite a sostegno di un'intelligenza reale, deplorevolmente condannata nel libero esercizio della propria professione.

Immagine dal testo cartaceo«l'acquaiolo». E perchè il lettore non mi possa fraintendere in materia dirò chiaramente quali sieno per me le caratteristiche della mediocrità e quali debbano essere quelle dei temperamenti nati esclusivamente per l'arte. Così, candidamente mostrata la stregua del vaglio, ognuno potrà convincersi ch'io non parlo a vantaggio interessato di scuole, di sistemi o di amicizie, ma unicamente, e senza preconcetto, a difesa di una verità imparziale.

Dunque io chiamo mediocrità ogni imitazione [p. 38 modifica]postuma, qualunque risultato di dogma, qualsiasi manifestazione di metodi o di scuole espressi in tutti i generi e tutti i modi possibili. Immagine dal testo cartaceo«la coscienza di caino». Mentre ritengo artista colui che nutrendo un fervido culto per la natura, appassionatamente la studia, la scruta e penetrato trasfonde nella creta o sulla tela l'emozione sentita, con tanta sincerità da rivelare sè stesso. Quindi principale requisito è che pulsi dall'opera energicamente la vita dell'animatore che l'ha concepita.

Io non sento predilizioni di mezzi, poichè può riuscire parimenti impotente la macchia quanto la durezza di esecuzione decisamente contornata e ugualmente impropria la diligenza, quanto lo sprezzo, se alterano la realtà, mitigandola o esagerandola. Il segreto dell'arte sta nell'esattezza proporzionale del sentimento, della movimentazione, della forma, in ragione diretta della comprensività, della possibilità del carattere dell'ente rappresentato.

Eppure in onta a queste sacrosante ragioni i mentori della critica suprema sciolgono lo scilinguagnolo all'inno soltanto quando si tratta del falso, del manierato e del meccanismo. La loro tenerezza è per il diafano rosato, le sfumature, i chiari di luna, il grottesco, le tristizie esili degli uomini, delle cose, le lucidezze divisionate.

Nulla urta ai loro sensibili nervi quanto le creature robuste e composte come tutto il mondo di carne ed ossa. Nel loro erudito cervello non cape che la risurrezione e la parentela, per cui la riminescenza è loro guida e bilancia. Essi sono sostenitori e talvolta membri del giurì di accettazione delle opere da esporsi; esame, a loro parere, necessario al decoro dell'arte e per il lustro di essa allontanano la equilibrata originalità, per dare posto a quanto vi ha di comune e di strano su questa superficie della terra. Immagine dal testo cartaceo«dies iræ».E sembra a loro equo di poter far parte di un'istituzione immorale, che soffoca la libertà del pensiero e limita la bellezza dell'arte alla relativa predilezione di un gusto di pochi; gusto ormai giudicato affetto di pervertimento, giacchè preferisce agli splendori del nostro cielo, alla maschia intelligenza innata ai canti e ai suoni, le melanconiche intonazioni dell'Olanda, le infiammate frenesie della Russia, gli stentati vagiti della Germania, i plagi francesi. E non basta: chi sa dove andremo a finire, se non li arresta lo scrupolo, pensando che se un giorno venisse istituita una Commissione arbitra della pubblicità della loro prosa, forse nemmeno una frase toccherebbe l'onore del torchio. Ed ora mantengono pure, se loro aggrada, continuamente il silenzio. Nessuno, nemmeno lo scultore Ripamonti, se ne cura, fidenti in una prossima completa vittoria.

Il pubblico già gli ha reso coll'Errore Giudiziaio e col Caino il tributo della propria ammirazione e gli illustri della critica straniera, fra i quali Emilio Zola, lo hanno proclamato un vero valore.

Chi avrebbe mai immaginato, allorchè io con [p. 39 modifica]pochi combattevo a conforto del solitario, dovesse giungere così presto la rivendicazione unanime dell'apologista e dell'artista! Certamente non mi inorgoglisco, sapendo che il mio non era vaticinio, ma semplice buon senso. Continuerò il mio convinto apostolato fino alla massima apoteosi meritata dall'insigne statuario. E quei colleghi che paternamente mi consigliavano di desistere dalla battagliera impresa, perchè poteva costarmi il biasimo alle opere da me pubblicate, avranno avuta validissima prova che non era ostinazione convinta di stramberia, nè devozione di amicizia, ma profonda persuasione nelle originali esplicazioni di un'individualità eminentemente artistica.

Oggi, pensando alla fermezza che mi ha sostenuto a percorrere spontaneamente un cammino non fatto di rose, sento raddoppiata la soddisfazione di un dovere compiuto. Confesso anzi di compiacermi di aver resistito alle lusinghe di un interesse particolare, quando tentava di infliggermi le umiliazioni di una pusillanime coscienza.

E. A. Marescotti.


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