Ars et Labor, 1906/N. 2/Proiezioni
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Lucia Crestani. — Nata a Verona or son pochi lustri, studiosa e appassionata per la sua arte, dopo un felicissimo debutto a Torino, protagonista nell'Aida, eccola d'un balzo alla nostra Scala, Loreley acclamata.
lucia crestani.
Questo il breve, ma fulgente, stato di servizio della giovane artista, che arditamente ha osato affrontare il fuoco della nostra massima ribalta serenamente, conscia della propria grande responsabilità, dalla quale dipendeva tutto il suo avvenire. Ella ha vinto.
Le sue qualità sincere di voce, duttile, pastosa ed intonata; la sua esecuzione precisa, le accattivarono le simpatie del pubblico, che fedele alle proprie tradizioni, sa apprezzare anche in un'artista a lui sconosciuta e quasi esordiente il talento unito alla volontà per raggiungere una splendida meta nella difficile strada dell'arte.
Adele D'Albert. — È raro il caso che artisti giovani possano acquistare d'un tratto la notorietà, ma quando si possieda doti naturali di voce e di intelligenza, il successo non può mancare e procura coll'alloro il trionfo, la rinomanza.
adele d'albert.
La signorina di cui riproduciamo la vezzosa sembianza è nativa di Roma e giovane d'anni, ma dotata di un forte corredo di studi, si accinse all'ardua carriera lirica con serietà d'intendimenti e con ferma volontà di riuscire. Debuttò soltanto da un anno e si presentò, con successo, nei teatri di Napoli,
Vicenza e Brescia, facendosi veramente apprezzare per la freschezza, la pastosità, l'eguaglianza della voce e per la disinvoltura scenica.
Chiamata dalla fiducia della direzione della nostra Scala a sostenere la parte di Anna di Rehberg nella Loreley, seppe interpretarla con graziosa efficacia, da meritarsi l'applauso del pubblico.
miecio horszowski.
Miecio Horszowski. — É un piccolo cenno e non già una biografia quella che possiamo scrivere, giacchè il pianista di cui diamo il ritratto è appena all'alba del cammin di nostra vita.
Nato undici anni sono a Lemberg, a tre anni fu presentato per la prima volta in pubblico come esecutore. Studiò il pianoforte col celebre Lecetizski, e artista nato come egli è, profittò così intensamente dello studio, da potere oggi essere annoverato fra i migliori concertisti viventi. Noi non siamo per niente ammiratori dei così detti enfants prodiges, ma dobbiamo convenire di trovarci dinanzi ad un fenomeno.
Nel mese scorso suonò in una seduta privata al nostro Conservatorio, mandando in visibilio l'uditorio per la perfezione e per a robustezza del tocco, per la precisione del ritmo e per un'interpretazione così schiettamente personale che ha detto strabiliante. Fra la molta musica classica eseguita, fu specialmente suonando brani di Chopin e di Beethoven che egli destò l'ammirazione la più entusiastica, e competenti pianisti, che erano fra gli spettatori, ebbero a dichiarare commossi concorsi, che l'arte di questo bimbo è semplicemente sbalorditiva. Del resto il pubblico milanese sarà chiamato presto a giudicarlo, essendo annunciato un di lui concerto al R. Conservatorio Giuseppe Verdi.
I nostri auguri al bello e simpatico giovanetto, perchè un'alba cos' risplendente lo conduca al più abbagliante meriggio.
Se Leopoldo Mugnone è oggi arrivato a conquistare uno fra i migliori posti nell'arte musicale, può ben dire di esserselo meritato, attraverso lunghi anni di aspirazioni e di tentativi, che non hanno per nulla infiacchito la sua fibra gagliarda, ma gli hanno conferito conoscenza profonda del teatro, delle voci e delle orchestre.
Napoletano di Napoli, egli cominciò assai modestamente le sue prime armi nel 1872 sotto la bandiera dell'impresario Peppino Luzi, facendo il maestro dei corti al teatro Nuovo della sua città natale. Nel 1874 lo ritroviamo allo stesso teatro compositore, e le sue operette, Don Bizzarro e Madama Angot al Serraglio di Costantinopoli, ottennero lieto successo, rimanendo per molte sere sul cartellone.
Nel 1875 doveva dirigere al teatro la Fenice l'opera buffa, nella Compagnia dei celebri fratelli Lambiase, ma la prima sera l'altro direttore congiurò così bene a suo danno, che la camorra finì per trionfare e, malgrado il buon volere del Mugnone, lo spettacolo andò a rotoli.
“Maestro Jatevenne!„, così gli disse Luigi Lambiase, ed egli ritornò ai suoi cori. L'anno seguente diresse con onore sedici spartiti a Trapani.
Fu però solo nel 1877 che egli potè affermarsi; cioè quando al teatro dei Fiorentini, in Napoli, arditamente allestì e diresse gli Zingari in Fiera di Paisiello, Giannanina e Bernardone e Matrimonio segreto di Cimarosa, ottenendovi un successo notevolissimo. Alla fine di quell'anno il celebre Bottesini, il contrabassista principe, lo volle con sé in un giro artistico attraverso l'Europa e l'America, quale accompagnatore al pianoforte;
leopoldo mugnone.
e nel 1878 egli fece il suo arrivo a Milano. Da allora quale e quanta strada ha percorso!
Impetuoso, talvolta fino alla violenza, egli riesce a trasfondere il proprio entusiasmo agli artisti ed alle masse, e sa guidarli al successo più clamoroso. Si potrebbero raccontare di lui a centinaia gli aneddoti singolarissimi e curiosi; basti soltanto accennare al suo caratteristico modo di parlare: e chi non ha parlato almeno una volta con Don Liopordo non può formarsi un'idea esatta delle frasi rimbombanti ed argute. É particolarmente originale il di lui andamento dinoccolato e quel continuo gesticolare che fa, accompagnando i suoi discorsi espressi nel suo dialetto napoletano, che in bocca sua acquisita ancor più somaglianza e sonorità. Si rammenta della sua infanzia un casetto curiosissimo; una volta fra i giovinetti sorse una disputa, e il piccolo Mugnone s'accapigliò con un suo coetaneo; un amico voleva intromettersi e dividere i contendenti, ma un giovanetto severamente gli disse:
— Signurì, che volete fa?
— Guagliò, chille s'accidene!....
— Nossignore, chilli stanno arragionanno, jatevenne, lassateli fa.
Ecco come dimostrava le proprie opinioni Liopardo; egli è oggi come un tempo irruento, ma ha pure finezze di sentire squisite, che fanno di lui una personalità simpatica.
Sono note le circostanze per le quali Leopoldo Mugnone ritornò ad occupare l'importante — e pericoloso — scanno di dirtettore d'orchestra al nostro teatro alla Scala; il pubblico lo ha accolto simpaticamente e noi, nel di lui espressivo dialetto napoletano, gli diamo un cordiale saluto.
Maestro stateve bono!
Pietro Tciakowski nacque in Wotkinsk il 25 aprile 1840. Fu, ed è rimasto, uno dei più geniali, stimati compositori russi. Del resto i suoi lavori orchestrali, sinfonie, ouvertures, poemi sinfonici, furono già apprezzatissimi anche in Italia ed ora si ammira nel Tciakowski anche l'autore melodrammatico. Certamente l'indole speciale della sua musica teatrale, anche per l'ambiente ch'egli descrive, pecca, pel pubblico italiano assai sensibile e nervoso, di alquanta monotonia; cos' per l'Oneghin, cos', ma in assai minore dose, per la Dama di Picche che ora si rappresenta alla Scala di Milano. (Vedasi: Giro del mondo in un mese, giorno 18 gennaio).
pietro tciakowski autore dell'opera “La Dama di Picche„.
Quest'opera è, senza alcun dubbio, di molto superiore all'Oneghin; l'orchestrazione è accurata, interessante, le melodie quasi sempre impressionanti e nel complesso l'opera si presenta quale un lavoro nobilmente concepito e nobilmente scritto, eccezion fatta pel modo col quale le voci del soprano e del tenore sono trattate; modo che per non chiamare barbaro, , diremo che è, per lo meno, salvo!
Tutto sommato la Dama di Picche conferma in modo indubbio l'alta fama che circonda Pietro Tciakowski.
Questo eminente compositore russo morì a Pietroburgo nel 1890, l'anno stesso nel quale (novembre) fu rappresentata la Dama di Picche; morì fulminato dal colera, dopo aver preso una bibita gelata in un caffè di Pietroburgo, quando appunto in quella città infieriva il terribile morbo asiatico.
Thomas Breton. — L'opera Dolores rappresentata testé (vedasi Giro del mondo in mese, giorno 16 gennaio) al teatro Dal Verme di Milano, ha richiamato sul nome del distinto direttore del COnservatorio di madrid l'attenzione e la simpatia ancge degli italiani.
thomas breton
Non è opera nuovissima certo né per età, né per intenti e procedimenti artistici — fu data già nel 1895 al teatro della Zarzuela di Madrid e se ne capisce il grande successo là, poichè è come collana di quadri scenici, e come tipeggiamento di figure ed anche come musica nell'essenza sua sì tonale come ritmica l'opera è etnicamente al tutto tipica, caratteristica. Ciò che forse meno interessa in italia è ciò che in Spagna è leva immediata di successo. In ogni modo anche a Milano l'opera ebbe successo. In ogni modo anche a Milano l'opera ebbe successo, per quanto il dramma del popolare autore di Bocca de fraile sia frammentario, ed a noi sembri inverosimile.
Complessivamente Dolores ha i pregi dell'altra opera che il Breton tolse da un altro popolare dramma, quello dell'Hartzenbusch, Gli amanti di Teruel, già, prima che dal Breton, musicati da Avelino de Aguirre.
Il professore Torriani Antonio nacque a Milano il 17 febbraio 1829. Ammesso nel 1842 al R. Conservatorio di Musica di Milano, vi compì gli studi musicali come allievo di fagotto sotto il prof. A. Cantù.
antonio torriani.
Chiuso temporaneamente il Conservatorio nel 1848, egli si arruolò come volontario nel Battaglione degli studenti. Ritornato poi al Conservatorio, vi rimase fino al 1850, nel quale anno ottenne il diploma di professore.
Dopo aver fatto parte, come primo fagotto di varie orchestre in teatri importanti, quale il Comunale di Bologna, direttore l'illustre Mariani, nel 1857 fu scritturato per Londra al teatro di S. M. la Regina, ove esercitò l'arte propria per parecchi anni.
Ritornato più tardi in Italia ottenne, per concorso, a Torino, il posto di primo fagotto e solista nella R. Cappella e Camera, e così pure al teatro Regio.
Trasferitosi poi a Milano, si scritturò al teatro della Scala, e vi restò ininterrottamente fino al 1893.
Col Falstaff di Verdi si chiuse definitivamente la sua carriera di professore d'orchestra, rimanendo come professore di fagotto nel nostro Conservatorio.
Nel 1878 si recò a Parigi a quell'Esposizione universale, come membro della Società Orchestrale, sotto la direzione del compianto maestro Faccio e prese parte a tutti i concerti dati al Trocadero, pei quali fu onorato di una medaglia commemorativa in bronzo, e finalmente nel giugno 1905 fu nominato Cavaliere della Corona d'Italia.
Le qualità artistiche del professore Torriani sono rimarchevolissime, in quanto che si può dire che fu instrumentista perfetto per la bellezza del suono, per l'esattezza dell'esecuzione, non mai disgiunta da una espressione giusta e gradevole.
Osserviamo che il Governo italiano troppo aspettò a concedere questo modesto attestato d'onore ad uno dei più stimati artisti e benemeriti italiani, caro ed apprezzato anche da Giuseppe Verdi.
Ben è vero d'altra parte colla massima facilità si nominano cavalieri e magari ufficiali e magari commendatori dei fabbricanti di... pianelle perdute nella neve, di caramelle vulcaniche, di polpette alla salsa idrofuga, di scarpe al miele, ecc., ecc.!! Ma un artista italiano?!! peuh!.... roba comune; l'Italia ne conta uno per ogni metro quadrato!
elvira donnarumma.
E. Donnarumma. — É in lei il primo dono, quello che conquista pure gli occhi: la bellezza.
Giovine, assai giovine ancora, ella seppe emergere con una speciale rinomanza tra le dive del gran caffè-concerto; cantando ed esprimendo or la gaia canzone, ora la passionale romanza, quella con un leggiadro spirito tutto suo, questa con una seducentissima soavità pensosa.
Nata in riva al Sebeto, ove il canto è più particolarmente l'intima espressione della vita e dove gli amori, sono una viva e vera poesia, tra i due azzurri del mare e del cielo, ella porta in ogni espressione sua il carattere dolce e potente che distingue le figlie fervide, passionali de la sua terra.
Il maestro Daniele Napoletano la educò nella musica e nel canto ed oggi egli va giustamente altero di un'allieva la quale, già ammirata nei più eleganti ritrovi di Napoli, di Firenze, di Roma, di Torino, di Milano per vaghezza di atteggiamenti, per eletta dizione e per correttezza di canto, andrà nel marzo a Parigi, dove cento e cento, in grazie della sua grazia, penseranno Napoli e sue vecchie riviere incantate, vedendole per la luce di quegli occhi.
alessandro peroni.
Alessandro Peroni. — É uno dei migliori allievi usciti dal Liceo Rossini di Pesaro. Studiò composizione sotto i professori Pedrotti, Petrali e Vanbianchi, pianoforte dotto il prof. Vitali. Modesto quanto valoroso, non sdegnò d'iniziare la sua carriera come maestro di banda, a S. Vito al Tagliamento; passò poi a Gallarate, dove legò il suo nome a quello glorioso della Musica “la Libertà„ e da Gallarate a Brescia, quale direttore del Concerto Comunale e del Canto Corale nelle Scuole elementari e poscia anche insegnante pianoforte ed armonia in quell'Istituto Musicale “Venturi.„
Il maestro Peroni è autore di una Cantata in onore di G. Rossini, premiata col premio Bodoira; di una burletta in un atto, dal titolo Il maestro di Cavallara, rappresentata a Perugia (1895) con buon successo; di una vecchia fola in atto, dal titolo I Proci; di due Ouvertures per orchestra; di una Sonata in Mi bemolle per pianoforte; e di molte altre composizioni per canto, pianoforte, orchestra e nada, in una parte edite dalla Casa G. Ricordi & C.
La detta Casa Editrice egli ha da qualche tempo affidata la direzione di tutte le pubblicazioni per banda.
Il maestro Peroni lasciò Brescia, dove l'opera era apprezzatissima, per assumere la direzione dell'Istituto Musicale “Frescobaldi„ di Ferrara.
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