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Ars et Labor, 1906/N. 3/Proiezioni

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N. 3 - Trieste a Giuseppe Verdi N. 3 - Scene del “Giovanni Gallurese„

[p. 234 modifica]Immagine dal testo cartaceo

John Burns. — Non si tratta del poeta-contadinello, del celebre cantore di The Jolly Beggars, del poeta paesaggista che faceva si lughi giri per non disturbare gli augelletti cantanti tra le fronde, e che davanti allo spettacolo della natura infinita diceva di sentire l'anima tenera come una lagrima, non si tratta di Robert Nurns. John Burns non è il poeta Robert Burns, quantunque si potrebbe subito notare come sia un gran fondo di poesia, di semplicità e di schiettezza che costituisce la base psicologica al di lui temperamento e ne determini così i principi come gli atti. Immagine dal testo cartaceo E John Burns, combinazione, è il ministro-operaio, come Robert Burns fu appunto chiamato il poeta-contadino dallo stesso Craik in History of English Language and Literature. E se John Burns non è poeta che sogni e canti, è poeta che pensa e agisce. È poeta in quanto che una grande, alta, luminosa idealità umanitaria gli arride e questa idealità appunto egli tenta proseguire, tenta afferrare e realizzare attraverso le molteplici lotte parlamentari; ma, uomo d'azione, si tiene pure afferrato a tutte le armi della diplomazia, dell'abilità, del savoir faire, del più saggio ed avveduto opportunismo filosofale. Per esempio, ultimamente egli non ha creduto discordante con le sue umili origini e con le sue dottrine popolari l'indossare l'uniforme di Corte, mentre nel suo programma elettorale aveva creduto bene includere l'intento di abolire la Camera dei Pari: e si lasciò indurre a cambiar la giacca ed il cappello a cencio nella tuba fiammante e nell'ambito della cerimonia dallo stesso.... re Edoardo in un colloquio che Carlyle avrebbe riprodotto lampeggiandolo del più satirico humorismo. Uomo d'ordine è uomo pratico, uomo buono e mite, sa però anche difendersi ed al caso offendere: sotto il suo guanto di velluto è una mano di ferro che può stringere e stritolare, attraverso il suo sorriso arguto lampeggia uno sguardo che anch'esso sorride ma penetra e scandaglia. Ma, del resto, fu sopratutto la calma (quella calma che è la virtù dei forti e che costituisce in massima parte la base del carattere inglese), fu questa calma che costituì uno dei fattori più impellenti e coerenti della vittoria nella vita politica di John Burns. John Burns, insomma, in essenza sintetica, è uomo di principio ed è uomo d'azione, simultaneamente ed ininterrottamente: ogni suo atto deriva da un suo principio; epperò idea ed azione in lui e per lui s'integrano, si avvivano e volgono al raggiungimento d'un obiettivo con la decisione alata, tipica, coercente che sta appunto a designare una personalità. È stato eletto “President of the Local Governament Board„, è quanto dire che la splendida votazione ha schiuso alle sue doti il campo ad un'operosità rifecondatrice nell'ordine dei fatti ed anche un po' nell'ordine di certi principi, che già intaccano alle fondamenta un certo puritanismo al tutto inglese della City!

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Three. — Three!.... tout court! all right! Three, e basta! non gli va aggiunto niente, né prenomi, né titoli. Beerbohom Three? Mr. Beerbohm Three?... tutte cose comuni, fronzoli, banalità e... pleonasmi! — Three è dir tutto — la semplice parola, il breve motto, il semplice nome, rapido, incisivo che acchiude una lode, sprigiona una fama, ha la [p. 235 modifica]subitaneità d'una scintilla, ha il segreto, il largo fascino d'un'evocazione. — Three, infatti, è una persona, anzi è una personalità, destinata ad essere eternamente modellata nel marmo e nel bronzo. Morto Irving, è l'attore più rifulgente, più convincente, più simpatico, epperò più ricercato e popolare del teatro di prosa d'Inghilterra tutta.

Immagine dal testo cartaceoThree.

Il segreto del suo fascino? la genesi della sua fama? deve essere cercata e trovata nella versatilità del suo ingegno, versatilità prestigiosa, spontanea, pienamente soggiogatrice nell'interpretazione d'un tipo, pienamente trionfatrice nell'esecuzione di una parte. Ecco detto tutto, ecco segnalata la più grande vittoria che da un attore possa esser conquistata, vittoria che presuppone il più pieno possesso di doti congenite ed acquisite attraverso studî, attraverso lotte che sempre più quelle stesse doti elevarono alla perfezione.

Il più recente trionfo di Three è quello da lui conseguito all'His Maesty di Londra protagonista nel nuovissimo dramma storico di Stephen Phillips, Nero. La tetragona figura dell'imperatore megalomane fu dal geniale attore resa in tutti quei trapassi, guizzanti dalla tragicità più ferale alla comicità più buffonesca, che improntano da secoli la grande figura di un fascino strano. Three-nerone?! Nerone felico, Nerone vanesio, Nerone megalomane, Nerone erotomane, Nerone terrifico e Nerone esilarante; che è quanto dire Three artista possente, Three proteiforme, Three iridescente come un prisma prisma in piena luce di sole!

Immagine dal testo cartaceoadele dell'armi.

Dell'Armi e Di Blasi. — Al nostro Regio Conservatorio di Musica le due gentili signorine Dell'Armi e Di Blasi dettero un concerto con programma ricco e assai variato. Di speciale interesse furono i tre numeri a due pianoforti eseguiti con rara perfezione di ritmo, per la nitidezza del tocco e per classica linea d'interpretazione generale. Le due brave signorine sono allieve dello stesso nostro Conservatorio e sortono dalla scuola di quel valente musicista che è il prof. Vincenzo Appiani, Sotto la di lui guida costante ed assennata seppero divenire pianiste eccellenti, e le varie doto di vere musiciste ci apparvero palesi anche nei molti pezzi che suonarono separatamente. Immagine dal testo cartaceorosalia di blasi. Nel Tic-toc-chic di Couperin, e nello Scherzo di Arensky, si ebbe campo di ammirare specialmente la nitidezza del tocco, mentre rifulsero per l'eguaglianza dell'agilità, la [p. 236 modifica]delicatezza e la morbidezza del suono un Impromptu di Liszt e Il neige di Oswald.

Queste ottime signorine che hanno così brillantemente chiuso i loro studi di allieve, ci apparvero esecutrici sicure, tanto che non esitiamo ad affermare che esse possono cimentarsi nell'interpretazione dei più grandi fra i nostri classici, e ne fanno fede il difficilissmo Concerto in Do di Bach per due pianoforti, ed il Tema con variazioni di Arenski.

L'affiatamento fra le due concertiste fu veramente ammirabile, affiatamento tanto più notevole perchè non ci fu dato di riscontrarlo soltanto nei tempi e nelle smorzature, ma nell'intuire l'interpretazione che apparve perfetta.

Furono assai festeggiate; vada dunque a loro ed al bravissimo prof. Appiani i nostri mirallegri sinceri.

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Gaetano Calamani. — Il valente violinista ha avuto, in questi giorni, l'alto onore d'essere invitato, per ben due volte, da S. M. la regina Margherita nel suo palazzo, ove ha eseguito uno scelto programma.

Immagine dal testo cartaceogaetano calamani. L'Augusta Signora gli esternò tutto il suo compiacimento e volle replicati vari pezzi; poscia, a mezzo del Gentiluomo di Corte signor marchese Guiccioli gli fece tenere un prezioso gioiello.

Il signor Calamani è assai noto anche le sue composizioni per canto, edite dalla Casa Ricordi, nelle quali rivela effusione di sentimento ed una geniale spontaneità, tanto che i suoi stornelli Stella e Incanto, l'improvviso Fremiti!!! la romanza A Lei e la serenata Io son l'Amore!, vengono eseguiti in tutti i salotti ove si gusta la buona musica.

All'esimio virtuoso e brillante compositore le nostre sincere congratualazioni.

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Marion Winchester. — Cos'è?... un attrice, anzi una gaiety actress — ed è dir molto... a Londra — meglio è una gaiety actress shadowes by Detectives at the Gaiety.... — figuriamoci! è dir tutto, è perfino dir troppo; ma... ripeto, sarebbe dir tutto, dir troppo a Londra!.... In Italia è dir troppo poco: bisogna agigungere qualche cosa, bisogna almeno aggiungere che è una di quelle attrici, tipiche nei palcoscenici inglesi, attrici brillanti, leggere, alate, fosforiche, più che estrose, spensierate, attrici frizzanti, di quelle attrici inglesi che inebbriano d'humor e danno il capogiro: attrici elettriche! Immagine dal testo cartaceomarion winchester. Una di queste attrici è Miss Marion Winchester, a nessuna paragonabile delle cosidette attrici brillanti italiane, neppure alla Pia Marchi ne' suoi tempi migliori. Essa riempie la scena di sé, del suo spirito, anzi dell'evaporazione del suo spirito, non della sua persona, poiché essa di persona è, anzi, piuttosto esile, flessuosa, guizzante con divincolamenti serpentini pieni di fascino. Quand'ella apparisce è [p. 237 modifica]come se un'onda luminosa si allargasse sul palcoscenico, sul dramma, e che dal palcoscenico e dal dramma volasse ad espandersi invadendo gli spettatori, anime e sensi. Il segreto del suo fascino? sta in questo, che essa è una di quelle attrici che hanno la grande dote della spontaneità, recitano una parte e par l'improvvisino, talora anzi par che scherzino con la parte stessa e con chi la scrisse e con chi l'ascolta, e par perfino che si prendano gioco del pubblico spingendo quella spontaneità anche oltre i limiti del simmetrico, talché lo stesso spettatore ad un certo momento, come raggirato, abbagliato dai raggi di un fuoco d'artificio, di indiavolata briosità, resta incerto se si tratti di realtà o di fantasmagoria. Eppure questa spontaneità è la dote più genuina, la più sentita, la più sincera loro dote, dote ferace e peregrina d'un temperamento autentico, strettamente singolare. Tale è quello di Miss Marion Winchester, attrice personale se mai ve ne furono — personale direi quasi ancor più che etnicamente inglese: alla di lei genialità, infatti, si direbbe abbiano presieduto in strana fusione l'humour più britannico e la verve più parigina!

Immagine dal testo cartaceo Stefano Donaudy. — Ha 26 anni ed è autore dell'opera in quattro atti Teodoro Körner, rappresentata nel novembre del 1902 al teatro Municipale di Amburgo con ottimo successo.

Sin da fanciullo dimostrò singolari doti per la musica e, specialmente, per la composizione.

A dieci anni suonava il pianoforte e il violino e componeva già alcune melodie per canto. A tredici scrisse un'opera in un atto: Folchetto, e, dietro consiglio di un musicista, amico di famiglia, che aveva scorto nel giovinetto, più che un dilettante, un futuro maestro, incominciò ad apprendere armonia e contrappunto. Immagine dal testo cartaceostefano donaudy. Ma, impaziente di arrivare subito a formarsi quella coltura per la quale è necessario un non breve periodo di studi, e considerando che la via da percorrere era lunga e difficile, ben presto si scoraggiò e decise di abbandonare gli studi musicali per dedicarsi a quelli classici, già iniziati, pur non tralasciando, per conto suo, di coltivare l'arte prediletta come più gli garbava. Entrato, però, a sedici anni, all'Università, un vibrante desiderio di apprendere seriamente la musica lo invase, e, avendo intanto composta un'altra opera: Scampagnata, propose alla famiglia di abbracciare esclusivamente l'arte che tanto sentiva, sicuro di riuscirvi.

Fu allora presentato al maestro Zuelli, direttore del Conservatorio di Palermo, il quale, letto il lavoro del giovane, ne intuì il forte talento musicale, volle che abbandonasse l'Università e imprese con grande [p. 238 modifica]amore a dargli lezioni di armonia, contrappunto e composizione. Durante il periodo degli studî compose una Cantata per soli, coro e orchestra (Il sogno di Polisenda), un Quartetto per archi, una scena lirica (Idilli estivi) e alcune Arie di stile antico per canto. In meno di tre anni il giovane allievo aveva fatto tali progressi da essere già abbastanza maturo per lanciarsi finalmente nel libero campo dell'arte, e, poichè il teatro era stato sempre l'oggetto dei suoi ideali, col teatro volle esordire. Sopra un libretto apprestatogli dal fratello Alberto, compose con molta foga ed in breve tempo la sua prima opera: Teodoro Körner.

Ha finito per un'opera in tre atti, Sperduti nel buio, presa dal dramma di Roberto Bracco e sceneggiata dal fratello Alberto; se il teatro Dal Verme si aprirà a stagione lirica nel prossimo autunno assai probabilmente il nuovo lavoro del Donaudy affronterà il giudizio del pubblico milanese.

Immagine dal testo cartaceoalberto donaudy.

Alberto Donaudy. — È nato a Palermo nel 1880. Ha seguito gli studi classici e l'Università laureandosi in legge. Ma anch'egli ha voluto seguire la sua vocazione dedicandosi esclusivamente alla letteratura, e giornali e riviste pubblicano da alcun tempo sue poesie e suoi scritti letterarî. È autore del libretto Teodoro Körner, molto elogiato dalla stampa tedesca, nella traduzione di L. Hartmann, per il coscienzioso studio dell'ambiente rivoluzionario tedesco e per la fedele e passionale riproduzione del carattere e delle vicende occorse al Tirteo della Germania. È pure autore della lirica di Sperduti nel buio.

Immagine dal testo cartaceolorenzo parodi. Lorenzo Parodi. — È il critico musicale del Caffaro di Genova ed è un critico musicale che conosce la musica. Ciò è già qualche cosa: ma ammettiamo pure che alla stregua dei criteri modernissimi vigilanti sulle rubriche musicali di certi giornali politici, ammettiamo pure che ciò sia poco, niente sia: e allora aggiungeremo che il signor Parodi è un critico musicale che digerisce bene non solo col pensiero, ma anche col ventricolo: e intendiamo dire con questa molto fisiologica espressione che egli è un critico calmo, riflessivo, equanime, tale che non impronta i propri giudizi ai giochetti dei nervi od alle fasi digestive, è un critico che conosce ciò che giudica, che si dà ragione dell'importanza dell'assennatezza d'un giudizio, epperò questo giudizio, prima di emetterlo, ben lo medita, ben lo calcola e bene altresì letterariamente lo formula. Bene lo formula?... Sì, perchè Lorenzo Parodi è anche un critico che sa scrivere molto bene, come sa parlar bene quando si fa conferenziere, sia che trituri un lavoro d'arte nell'analisi del processo tecnico in relazione all'intento estetico, sia che lo ravvivi in una sintesi che reintegrandolo, lo deterga. Così Lorenzo Parodi si eleva come una simpatica personalità nel campo giornalistico della critica musicale italiana, una personalità che ha lata e bene meritata considerazione.

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